DRAGONBALL E PEDOFILIA

A partire da oggi, e’ attiva la sezione Manga, un settore in cui come sappiamo la censura opera fin troppo. Riportiamo quindi il contributo di chi e’ esperto del settore, e cioe’ l’,ADAM, Associazione Difesa Anime Manga.

Una denuncia riapre lo scontro sui cartoni giapponesi
Luca Raffaelli, nel suo libro cult “Le anime disegnate”, l’aveva definita “una vera guerra generazionale tra genitori e figli”, ma sarebbe piu’ corretto parlare di conflitto culturale, che vede contrapposti i cosiddetti “otaku italiani” (i ragazzi cresciuti “a pane e Mazinga”) ai rappresentanti dell’ortodossia cartonistica, che continuano a guardare ai prodotti giapponesi con un misto di paura e di pregiudizio. Non si tratta, infatti, di un semplice scontro tra generazioni (per risolvere il quale basterebbe aspettare un numero sufficiente di anni), ma di una vera guerra culturale, che si combatte purtroppo anche tra coetanei. E si tratta – va detto – di una guerra a senso unico poiche’, come rilevava ancora Raffaelli, spesso gli appassionati di animazione giapponese si interessano anche ad altre produzioni, mentre l’inverso e’ assai raro. Ma come e’ scoppiata, questa guerra?

Tralasciando la cronologia degli eventi, che mi riservo di trattare in un altro articolo, tutto nasce dalla sostanziale differenza di impostazione tra il cartone giapponese e quello tradizionale di marca disneyana. Quest’ultimo, che costituisce ancora un arbitrario metro di giudizio, vede infatti il prodotto d’animazione come “naturalmente” destinato ad un pubblico di giovanissimi, e che deve essere quindi pieno di dolcezza e buoni sentimenti. La produzione giapponese, al contrario, si rivolge soprattutto agli adolescenti e agli adulti, e ha quindi temi e linguaggi enormemente piu’ articolati e complessi. La “guerra”, dunque, nasce dall’incapacita’ di capire le peculiarita’ del cartone giapponese da parte di chi e’ cresciuto col modello disneyano; cosa che invece riesce perfettamente naturale a chi ne fruisce fin dalla piu’ tenera eta’. E questa incapacita’ di giudizio porta a manifestazioni di vera isteria collettiva allorche’, guardando distrattamente qualche scena a caso, ci si trova di fronte a situazioni lontane anni luce da quelle a cui si e’ abituati, come un combattimento tra robot giganti, la morte di un protagonista o una scena con allusioni erotiche. Tutte cose di fronte alle quali non si fa una piega, invece, se il mezzo narrativo e’ un film dal vivo.

E in questo contesto di scontro culturale si inserisce il fatto del giorno, ovvero la disputa giudiziaria che vede “Dragonball” accusato nientemeno che di istigazione alla pedofilia. Per chi non sia al corrente dei fatti – per i cui aggiornamenti rimando al sito di ADAM Italia- riassumo brevemente… Il 28 Ottobre di quest’anno, l’associazione “Cittadinanzattiva/Tribunale per i Diritti del Malato” presenta alla Procura di Roma un esposto-denuncia contro l’anime comics “Dragonball” di Settembre, segnalando “scene con evidente contenuto a carattere pedofilo e altre con evidente contenuto erotico”. La scena incriminata vede protagonisti il vecchio Muten, il “Genio della Tartaruga”, e la giovane Bulma, una ragazza che sta girando il mondo alla ricerca delle sette “Sfere del Drago” che danno il titolo alla serie. Poco prima, Bulma aveva incontrato Goku (personaggio tratto da un’antica leggenda orientale), un ragazzino cresciuto “fuori dal mondo”, il quale non aveva mai visto una femmina in vita sua. Cosi’, durante la notte, il piccolo e ingenuo Goku, per capire la differenza tra i sessi le aveva sfilato le mutandine a sua insaputa… Ora, nella scena incriminata, il vecchio Muten, noto pervertito, offriva la sua “Sfera del Drago” in cambio di una sbirciatina alla biancheria intima di Bulma, la quale acconsentiva senza rendersi conto di mostrare ben piu’ del voluto… Da cui l’effetto comico della situazione, in un fumetto non certo rivolto ai bambini, ma in cui il tratto grottesco-demenziale riduce praticamente a zero la potenziale carica erotica. E non dimentichiamo che, comunque, al giorno d’oggi i bambini conoscono il sesso molto piu’ di quanto i loro genitori si ostinino a voler credere…

Tornando alla denuncia, “Cittadinanzattiva” descrive la scena dicendo che “un anziano protagonista del fumetto invita una bambina a scoprirsi le parti intime e a mostrarle, cosa che puntualmente viene poi fatta nelle scene seguenti”, tralasciando tutto il contesto di cui sopra, definendo come “bambina” una ragazza che guida l’automobile e usa armi da fuoco, e inserendosi perfettamente nel discorso iniziale sull’incapacita’ di valutare un cartone non-disneyano. Gli appassionati, questa volta, non sono rimasti a guardare, e hanno tempestato di mail di protesta il sito dell’associazione, la quale si e’ vista costretta ad una rapida marcia indietro, ridimensionando dapprima le intenzioni dell’esposto e poi rettificando anche la rettifica con un secondo comunicato ancora piu’ morbido del primo. Ma la situazione si e’ complicata pochi giorni dopo, quando Raidue, con discutibile ma opportuna scelta di tempo, ha proposto in prima serata proprio il film da cui era tratto l’anime comics oggetto dell’esposto. E a questo punto, ad intervenire e’ stata un’altra associazione, il Moige, che ha denunciato il Direttore di Raidue all’Authority per le Telecomunicazioni. Credevamo di aver visto ormai tutto, e invece l’8 Novembre giunge la notizia che la magistratura ha ordinato una perquisizione presso la Yamato srl, distributrice delle videocassette, e posto sotto sequestro una parte del magazzino. E siamo certi che la vicenda sia solo all’inizio…

E tutto questo, per cosa?
Per una scena boccaccesca come tante altre, in cui comunque il pervertito viene dipinto come tale, e come tale fatto oggetto di scherno, in una pubblicazione a fumetti, mentre nella stessa edicola in cui si compra “Dragonball” fanno bella mostra di se’ copertine di settimanali anche “seri” e famosi che ostentano procacita’ femminili a tutto tondo, che ben poco lasciano all’immaginazione. Il sospetto – per non dire di piu’ – e’ che dietro queste “sparate” si nasconda il tentativo di nascondere all’opinione pubblica l’assoluta impotenza delle suddette associazioni nei confronti della pedofilia vera, che non si trasmette certamente attraverso fumetti e videogiochi. Meglio additare un fumetto giapponese al pubblico disprezzo (tanto si va sul sicuro, grazie a radicati pregiudizi) che ammettere che l’80% delle violenze sui minori avviene tra le mura di casa, dal padre, dallo zio, o dall’amico di famiglia.
Meglio illudersi di vivere in un mondo in cui “il cattivo” sia l’estraneo, meglio ancora se straniero, piuttosto che ammettere la realta’ dei fatti e affrontare seriamente il problema.

Noi otaku, nel difendere i fumetti e i cartoni giapponesi dai pregiudizi, cerchiamo di fare proprio questo: riportare l’attenzione sui problemi veri, allontanandola dai capri espiatori, e cosi’ facendo rendiamo all’infanzia violata un servizio molto piu’ concreto di quello delle associazioni che si vantano di tutelarla. E siamo pronti ad andare fino in fondo.

approfondimenti li trovate in Adam

Ti è piaciuto questo articolo? Sostieni Censurati, fai una donazione!

About the Author