Da “Intervista su Tangentopoli” a cura di Giovanni Valentini. Ed.Laterza. pag.54-57
(…)Quella sera, nel salotto del Procuratore Borelli, ci ritroviamo al gran completo noi del pool e quelli di Palermo guidati da Caselli. Fu li’ che commisi l’errore, di cui all’epoca non capii l’importanza: altrimenti, oggi farei ancora il magistrato, avrei potuto portare a termine una serie di atti che invece si interruppero e Mani Pulite avrebbe avuto un esito totalmente diverso.
D. Che cosa avvenne in quell’incontro di cosi’ determinante? Continui il racconto…
R. Noi di Milano illustriamo la situazione ai colleghi di Palermo, spieghiamo che cosa abbiamo raccolto e loro ci dicono : “Adesso tutto questo materiale passatelo a noi, cosi’ sviluppiamo e proseguiamo l’inchiesta (…) Abbiamo bisogno anche noi di conoscere il fenomeno non solo sotto l’aspetto mafioso, ma anche sotto l’aspetto imprenditoriale”. I miei colleghi risposero subito di si, gia’ a casa di Borrelli. Dentro di me ci pensai su a lungo: per qualche giorno i verbali me li tenni io (…) Ma poi alla fine decisi di adeguarmi. Gli avvenimenti successivi dimostrarono che in quella occasione commisi un errore, come mi capita sempre quando rinuncio al mio istinto per dar retta alla ragione e agli ordini di scuderia. Il fatto piu’ importante e’ che dagli interrogatori avevo capito chi era diventato l’imprenditore di riferimento in Sicilia per molte imprese del Nord.
D.Un unico imprenditore? Una sola persona?
R.Soprattutto una. Prima era Angelo Siino, poi Siino era stato soppiantato da Filippo Salamone, come dimostreranno le carte processuali. Si tratta del fratello di quel Fabio Salamone che mi ritrovero’ contro qualche anno dopo come pm di punta a Brescia, dove sono stato incriminato non so piu’ quante volte per fatti del tutto campati in aria e senza alcun rilievo penale.Ma questa e’ un’altra storia, una lunga storia ancora tutta da decodificare.
Il mio vero errore fu di trasmettere le carte senza avere prima richiesto l’arresto contro questo Filippo Salamone, che appariva il deus ex machina della situazione: la bozza e’ ancor oggi nel mio computer portatile, e chissa’ se il fratello magistrato l’ha vista e che cosa ha pensato quando me l’ha fatta sequestrare con un’azzardata perquisizione del Gico di Firenze, poi dichiarata illegittima e annullata qualche giorno dopo dal Tribunale della Liberta’ (…)
Mi rimase l’amaro in bocca, mi rimase. I colleghi siciliani – ovviamente in assoluta buona fede, ci mancherebbe altro – si erano accontentati di poco. Ma tutto va visto nel giusto contesto: in quel momento, la Procura di Palermo sapeva molto sul sistema mafioso e poco o nulla sul sistema degli intrecci politico-affaristici dell’era di Tangentopoli. Filippo Salamone non e’ affatto uno stupido: ando’ li’, confesso’ una serie di fatti e mise nei guai un sacco di uomini politici, consentendo al pool di Caselli di procedere subito contro di loro. Per smontare le accuse sosteneva di essere un normale imprenditore, uno che era costretto a pagare, uno che non aveva mai avuto rapporti con uomini di mafia.
Le indagini nei suoi confronti riprenderanno due anni piu’ tardi e quando Salamone verra’ arrestato di nuovo, dopo che anche il noto mafioso Giovanni Brusca (per intenderci, quello che ha ammazzato Giovanni Falcone) lo chiamera’ in causa, allora cambiera’ versione : “E’ vero, ho avuto a che fare con questi personaggi”, dice, “ma ero sotto ricatto, ero minacciato”.
Chissa’ come sarebbero andate le cose, se a quell’epoca io avessi proceduto contro Salamone, prima di trasmettere le carte a Palermo! Con il senno di poi, gli avrei voluto chiedere e avrei voluto svolgere indagini a fondo per capire se era soltanto una vittima del sistema oppure il faccendiere, l’anello di congiunzione, il raccordo tra la criminalita’ organizzata e il sistema imprenditoriale. Sempre con il senno di poi, gli avrei voluto chiedere la storia di alcune conversazioni che lo riguardano (e altre che riguardano il fratello magistrato Fabio) intercettate agli inizi del 1996, in occasione dell’inchiesta dei pm di La Spezia, Cardino e Franz.(…)