Medioriente: “è giusto aprire un dialogo”, si dice. Ma è paritaria la posizione di un popolo occupante e di uno occupato? Oppure tra due popoli c’è chi cerca la libertà e la dignità e chi invece cerca la prevaricazione e l’umiliazione dell’altro?
ce lo spiega Riccardo Orioles
Ritorna l’antisemitismo in tutta Europa. Certo, gli antisemitismi sono due – i carri armati a Ramallah sono antisemiti quanto le bombe a Gerusalemme – ma quello che torniamo a vedere qui da noi e’ proprio il vecchio antisemitismo antiebraico dei Maurras, degli Interlandi, degli Streicher, della feccia d’Europa: le svastiche, le scritte sulle sinagoghe, le minacce, l’odio agli ebrei.
[...] Ogni europeo civile, nel momento in cui c’e’ la sia pur minima minaccia, per prima cosa deve difendere gli ebrei. Ma difendere qualcuno non vuol dire permettergli di ammazzare altri. Non c’e’ nessuna ostilita’ preconcetta nella sinistra – contrariamente a quanto si dice per propaganda – verso lo Stato d’Israele. Anzi. Le giustificazioni e le attenuazioni e attenuanti che sono state trovate – che noi stessi cerchiamo disperatamente di trovare – per l’orribile comportamento di quello che una volta era l’esercito e il governo d’Israele non sarebbero state trovate per nessun altro esercito e nessun altro governo al mondo.
Sono penetrati nei ghetti, hanno umiliato i ghettizzati, hanno rastrellato, hanno cacciato con disprezzo e arroganza i poveri dalle loro baracche; hanno rifiutato freddamente le offerte di pace, hanno proclamato di infischiarsene di quello che ne pensava il mondo. Cosa sarebbe stato mai detto se fossero stati gli americani o i russi a fare una cosa simile, se fossero state truppe vietnamite o inglesi o cubane o indiane o di un qualunque altro esercito del mondo a invadere un paese vicino con tanta prepotenza?
Negli occhi dell’ambasciatore israeliano c’era un senso di sincero sgomento – non solo nei suoi – mentre descriveva l’ultimo orrore del terrorismo, i sedicenni che si fanno esplodere per uccidere degli ebrei (fra le risorse tecniche militari adesso si contano tranquillamente gli aerei, i carri armati, e i suicidi). “La colpa e’ vostra, che educate i vostri figli a fare i kamikaze”.
No, signor ambasciatore. Non e’ cosi’. Quando l’esercito e’ entrato per la prima volta in Ramallah, un altoparlante ha ordinato a tutti i maschi dai quindici ai quarantacinque anni di venir fuori dalle baracche, nudi, e di stendersi coi documenti in mano per terra. Questo, crea i terroristi sedicenni. Statisticamente, e’ impossibile che fra mille esseri umani sottoposti a questa umiliazione non ce ne sia almeno uno che decida di morire. Questo e’ cio’ che oggi – a differenza che un anno fa – forma i terroristi, o la maggior parte di
essi. Non il fanatismo, non l’ideologia: l’umiliazione.
Io temo che, per i peggiori fra i politici israeliani, questo meccanismo sia perfettamente chiaro e previsto, e auspicato. Piu’ terrorismo ci sara’, piu’ il governo sara’ libero di portare avanti la pulizia etnica e di ottenere alla fine un Israele perfettamente libero dai palestinesi, abitato solo da ebrei anche se non – ma questo, il gretto materialismo d’uno Sharon non puo’ comprenderlo – dallo spirito d’Israele. E’ un’utopia, naturalmente, e non puo’ funzionare. Ma quanti milioni sono stati uccisi in nome di utopie.