….ove si nasconde l’umana monnezza

a cura di Federica Raimondi, responsabile Campania di censurati.it

In vista delle prossime elezioni, la Regione Campania sta inviando alle famiglie un grazioso opuscolo, in puro stile berlusconiano: carta patinata, illustrazioni a colori e tono suadente e pedagogico, tipico di chi narra le favole ai bambini. E, infatti, una favola la racconta: quella dell’inceneritore – pardon, termovalorizzatore – che non fa male a nessuno perchè progettato secondo norme di sicurezza rigidissime. Sarà ma stavolta una storia la vogliamo raccontare noi.

La storia di una gara d’appalto: quella che la Fisia Italimpianti vinse, sette anni fa, per la realizzazione dello stesso inceneritore. La località Pantano venne scelta dalla Fisia, per la gioia del Comune di Acerra e di tutti i suoi abitanti.

Correva l’anno 1998, mese di dicembre. La Commissione di gara era formata da cinque persone: due docenti di ingegneria, uno di economia, l’amministratore delegato di una banca d’affari e il professor Paolo Togni, attuale capo di gabinetto del Ministero dell’Ambiente e vicepresidente della Sogin (società di gestione degli impianti nucleari).

Alla gara comunitaria – del valore di circa 1800 miliardi delle vecchie lire – partecipavano due gruppi d’imprese: la Fisia Italimpianti consorziata con Impregilo e con le tedesche Babcock Kommunal, Deutsche Babcock e Oberhausen contro la Foster Wheeler insieme ad Enel, Elettroambiente, Gesenu, Cecchini e Cogeco (citeremo, d’ora in poi, solo Elettroambiente).

La gara fu vinta dalla Fisia, per un motivo molto semplice: aveva fatto l’offerta economica più vantaggiosa e assicurava la consegna dell’opera in 300 giorni contro i 398 di Elettroambiente. Ma sul piano tecnico, l’impresa lasciava molto a desiderare.
Ecco, infatti cos’è scritto nel verbale di gara stilato dalla Commissione: La relazione è caratterizzata da una diffusa carenza di dati tecnici che rende complessa un’analisi approfondita del progetto(‘). La soluzione progettuale proposta appare non adeguatamente sviluppata nè sufficientemente supportata. Voto: 4,2 contro l’8,6 di Elettroambiente. Ma allora, se la Fisia era così scarsa, come ha fatto a vincere?

La risposta va cercata nel capitolato d’appalto, tra i criteri di aggiudicazione del servizio.

I parametri erano quattro e ciascuno valeva un determinato numero di punti: 45 il prezzo, 35 la velocità di realizzazione dell’opera e 10 punti il merito tecnico dell’impresa e il valore delle opere. Della serie: non ce ne frega niente di che cosa costruite, basta che facciate presto e soprattutto che ci costiate poco.

Domanda: ma chi è quel genio che ha pensato e redatto questo capitolato? Purtroppo, non ci è noto. L’unico dato certo è che,
all’epoca, il Commissario delegato per l’emergenza rifiuti era il Presidente della Regione Antonio Rastrelli ma il braccio operativo era il vice commissario, Ettore D’Elia, attuale consulente del Ministero dell’Ambiente, capo della commissione tecnica di supporto al Presidente della Regione Sicilia in materia di rifiuti e, fino a qualche anno fa, consulente anche del generale Carlo Jean, presidente della Sogin.

Tornando alla gara, per gli amministratori regionali, dunque, contava solo l’offerta economica. L’ambiente e la salute della gente potevano andare, tranquillamente, a farsi benedire. In
barba all’articolo 2 del decreto Ronchi che recita: i rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente.

Edo Ronchi, infatti, aveva dato l’okay alla realizzazione degli “inceneritori”, purchè venisse assicurata, nel corso dell’operazione, la maggior protezione ambientale possibile.

Concretamente, il Ministro dell’ambiente diceva che negli impianti dovevano essere bruciati solo i rifiuti che residuavano dalla raccolta differenziata.

Nel capitolato d’appalto, invece, era scritto che era possibile incenerire, oltre al Cdr (combustibile derivato da rifiuti), anche ogni altro tipo di rifiuto. Perchè?

La spiegazione la dà lo stesso ministro Ronchi in una lettera inviata a Rastrelli, il 12 ottobre 1998, cioè due mesi prima della competizione. La lettera, “tradotta”, dice in sostanza queste cose.

Egregio Presidente, c’è qualcosa che non mi convince nella documentazione che ho appena letto: perchè avete scritto che si può bruciare qualsiasi altro tipo di rifiuto? In questo modo, le imprese penseranno di poter costruire degli inceneritori molto grandi e quindi molto remunerativi e di poterci buttare dentro di tutto e di più. Ma allora, la raccolta differenziata, che la facciamo a fare? Di grazia, inserite nel capitolato una modifica per limitare il dimensionamento degli impianti.

Ma ormai era troppo tardi, la frittata era fatta, e la modifica venne rinviata a una fase successiva alla gara: a un accordo di programma che, in realtà , non si fece mai.

Aggiudicatosi l’appalto, la Fisia ebbe circa sei mesi tempo per presentare la propria documentazione alla Commissione ministeriale che doveva esprimere il parere di compatibilità ambientale, previsto da un’ordinanza del Ministero dell’Interno (la 2774 del marzo 98).

Il 20 dicembre 1999, la Commissione espresse parere favorevole al progetto, a pagine nove -dopo averlo criticato nelle otto
precedenti. Siamo di fronte a un caso di schizofrenia o, in quelle otto pagine, era contenuto un messaggio per chi avesse orecchie da intendere?

Ecco un breve stralcio della relazione: Per ciò che riguarda gli aspetti impiantistici, sviluppati nel quadro progettuale in modo estremamente sintetico, si rileva che la tecnologia adottata per l’incenerimento, pur se convalidata da oltre 30 anni di specifiche esperienze, non risulta particolarmente innovativa. In parole povere: statevi accorti che l’impianto è un vero “cippo”.

E ancora: Si rileva che la documentazione esaminata appare in parte lacunosa e certamente sommaria nel fornire informazioni per la definizione di un parere sugli aspetti ambientali del progetto di termovalorizzazione. Vale a dire: e come lo diamo un parere se non c’hanno detto un tubo?

Ma, infine: Fatte salve tutte le predette considerazioni e valutazioni, sulla base delle informazioni disponibili (ndr: quali???) non si sono rilevati significativi elementi di incompatibilità ambientale e territoriale connessi con la costruzione e l’esercizio dell’impianto. Si possono comunque indicare alcuni accorgimenti ed interventi atti a mitigarne l’impatto e ad assicurare un adeguato controllo in fase di costruzione e in esercizio.

E fu così che per Acerra, che aspettava una bonifica, fu progettato l’inceneritore più grande d’Europa (1.554.000 tonnellate di rifiuti al’anno) -a 3 km da un Polo pediatrico che (per fortuna) è ancora sulla carta.
E in un territorio che la rivista Lancet Oncology definisce Il Triangolo della morte, per l’elevatissima mortalità tumorale.

Domande: perchè Elettroambiente e le consorziate non fecero ricorso contro un capitolato di gara pieno di incongruenze? Perchè la Regione Campania bandì una gara, in materia di ambiente e salute, assegnando un punteggio scandalosamente alto all’offerta economica e uno altrettanto basso alla tecnologia e alla qualità ? Perchè la Commissione ministeriale fece a pezzi il progetto e poi lo fece passare? Sarà vero quel che ha detto Tommaso Sodano, senatore campano di PRC, lo scorso 23 settembre, in Parlamento, e cioè che siamo di fronte al più grande regalo che il pubblico vuole fare a una grande multinazionale?

Ma i regali, si sa, li fa solo Babbo Natale. E allora, chi ci ha guadagnato?

a cura di Federica Raimondi

Ti è piaciuto questo articolo? Sostieni Censurati, fai una donazione!

About the Author

violinista per hobby, giornalista per dovere civico e morale, casalinga per lavoro, contadina del web e "colpevole" di questo sito antonella@censurati.it