Ignoranza di comodo. L’ora della verità per Bologna

Che la strage di Bologna sia stata la strage di matrice fascista, è un’ignoranza che per molti è di comodo. A chi non piacerebbe, tra noi comunisti, che il terrorismo nero fosse responsabile di una delle più grandi stragi a livello europeo? Credo tutti. Poi capita di leggere un libro con dati un po’ più precisi, che non danno nulla per scontato e che ricostruiscono i fatti, e cambia la visione della verità. Il libro si chiama “Strage all’italiana”, di Valerio Cutonilli. Non è scritto con la presunzione di dire la sola verità, come spesso accade nei libri che trattato argomenti così delicati. Semplicemente racconta la storia della strage, dall’atmosfera politica del momento fino alla condanna di Ciavardini e alla sentenza finale dopo 27 anni.

La prima cosa che fa pensare (e credo che sia una di quelle cose su cui soffermarsi perchè di rilevante importanza) è che all’epoca dei fatti, la mattina del 3 agosto 1980, ore 17.30, il Presidente della Repubblica Sandro Pertini incontrò i magistrati a cui sarebbe stata affidata l’inchiesta. Il 5 agosto 1980, Repubblica mostrava in prima pagina un titolo destinato a passare alla storia: “Torna il terrore nero. Per i giudici l’unica pista valida è quella fascista”. Ora, quello che è stato letto il 5 agosto, è stato scritto il 4 agosto, cioè il giorno dopo l’incontro di Pertini. In un giorno i magistrati avevano già deciso che taglio dare. Ed è questo che è inquietante, perchè una sentenza fu data solo a quasi 30 anni dalla strage, ma che erano stati i fascisti l’hanno capito il giorno dopo.

Leggendo il libro, non si sanno le verità, ma si capisce dove sono state carenti le indagini. Sarà forse per il fatto che l’autore è avvocato, ma parlando in termini di giurisprudenza, si capisce come le inchieste non sono state svolte a 360°, perchè era di fondamentale importanza che il terrorismo nero passasse come responsabile. Realtà a cui non ha creduto neanche la parte ragionevole della sinistra, però fa comodo avere il nemico incriminato per una strage così.

La strage di Bologna è un fatto noto a tutti. O a nessuno. Quanti sapevano infatti il modo in cui fu tirato in ballo Luigi Ciavardini? Che fu chiamato in causa da Angelo Izzo, il mostro del Circeo? Non credo lo sappiano in tanti. Una detenuta (fidanzata con Macciò, ucciso in uno scontro a fuoco con le forze dell’ordine), disse di essere al corrente del coinvolgimento di Nazareno De Angelis e Massimiliano Taddei (che poi provarono l’estraneità portando come prova documentale la videoregistrazione di un torneo di calcetto a cui stavano partecipando in un’altra città). A questo punto, Angelo Izzo, famoso per tragici eventi (e quindi di dubbia moralità), disse che “se c’erano questi due ragazzi, sicuramente c’era anche Ciavardini”, in virtù di una loro amicizia che li legava.

Cosa strana, però, dopo aver visto che i due ragazzi non c’entravano nulla (e quindi non avendo motivo d’essere il sillogismo con Ciavardini), ci si aspettava che scagionati i due, si scagionasse anche il terzo. E invece no. Qualcuno di destra ci voleva. Ciavardini era nel gruppo dei Nar, quale persona migliore da tenere in carcere per una strage così. Secondo le testimonianze di un detenuto, poi sarebbe stato proprio Izzo a pilotare le dichiarazioni fuorvianti della Furiozzi. E il quadro appare più chiaro.

Nel libro si possono leggere fatti, testimonianze presi da atti processuali. Sotto forma di intervista, fatta da un giornalista di sinistra, vengono a galla cose che fa comodo si diano per scontate senza approfondire.
E’ possibile che un ragazzo di 17 anni, quale era Ciavardini all’epoca dei fatti, potesse da solo approvvigionarsi di quasi venticinque chili di un composto di tritolo, T4, nitroglicerina, nitrogricol, nitrato di sodio, nitrato di ammonio, solfato di bario ed altre sostanze minori, supportato forse da un temporizzatore di natura chimica? E inoltre, a nulla è servita la testimonianza di Massimo Sparti che disse ai giudici che il padre ha testimoniato il falso per avere in cambio una scarcerazione fraudolenta, sul tumore, vantandosi di aver fregato tutti. La scarcerazione di Sparti a seguito delle sue mendaci testimonianze, non fu ritenuta uno scambio di favori. Il fatto che non era vero che avesse un tumore lancinante, è dimostrato dal fatto che visse altri 23 anni, ma ciò fu ritenuto errore di valutazione. Insomma, non furono svolte indagini dopo le dichiarazioni del figlio di Sparti.

I delitti commessi da Ciavardini durante la militanza al Nar, sono gravi. Ma in carcere dovrebbe essere per quelli, e non per una strage che a 27 anni dall’accaduto è ancora oscura mentre il giorno seguente già si seguiva la pista nera. La giustizia non ha un colore politico. Lo hanno però tutti gli incastri che il governo del periodo ha visto passare davanti. Come dice l’autore del libro in un’intervista, “il fronte innocentista è trasversale, quello colpevolista no”. In parole povere, è come dire che Caino deve essere punito per il peccato originale e non per aver ucciso il fratello. Ma non è questa la nostra giustizia. O meglio, è questa e non importa a nessuno. L’importante è che qualcuno sia in carcere. Qualcuno che non sia intoccabile, però.
Il libro, edito da edizioni “Trecento”, è un racconto tecnico dei fatti. Forse l’unico modo per vederli in maniera obiettiva. Anche perchè, persino su wikipedia quando si cercano i mandanti si legge “La natura controversa della vicenda giudiziaria dà adito a molti dubbi riguardo alla responsabiltà di coloro che sono stati condannati” e “L’unico punto fermo, su cui aleggiano pochi dubbi, è che la loggia massonica segreta P2, così come il governo di allora, ed i servizi segreti avevano interesse a depistare le indagini affinché non trapelasse la verità, anche se oscure sono le motivazioni”.

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