“IL TRITOLO” (Seconda parte): cresce nel tempo come lo yoghurt, dai 15 Kg del 2013 ai 200 attuali

tritolo

“Allarme attentato per Di Matteo . Un confidente: pronto l’esplosivo”  “PALERMO – La soffiata di una fonte confidenziale fa salire l’allerta al Palazzo di giustizia di Palermo. Cosa nostra starebbe organizzando un attentato in città. Si stanno addirittura pianificando le fasi operative: 15 chili di tritolo e  un telecomando sarebbero pronti per l’uso. (LiveSicilia – 25 luglio 2013)

 

Il progetto di un attentato al pm di Matteo. La modalità sempre quella: il tritolo. Cosa nostra starebbe organizzando l’agguato mortale al magistrato. A Palermo sarebbero già arrivati 15 chili di esplosivo. “ (Corriere del mezzogiorno – 25 luglio 2013)

 

Ma l’ex boss dell’Acquasanta lo accusa anche di altro: “E’ lui l’uomo che ha procurato l’esplosivo”. Per il neo collaboratore di giustizia, avrebbe avuto il compito di procurare dalla Calabria 100 chili di tritolo e poi di conservarlo. Finanzieri della polizia valutaria e i colleghi del Gico del nucleo di polizia tributaria cercano ovunque il tritolo con ruspe e georadar.” (Antimafia Duemila – 16 dicembre 2014)

 

La presenza di 100 chili di tritolo sul territorio palermitano rende ancora attuale, a mio avviso, il pericolo dell’attentato nei confronti del dottor Di Matteo“. Lo afferma il pentito Vito Galatolo in dichiarazioni rese il 14 novembre scorso e inserite nel decreto di fermo del boss Vincenzo Graziano, emesso dalla Dda di Palermo.“ (AGI – 16 dicembre 2014)

 

“Poi i boss, aveva detto ancora il collaboratore, avrebbero fatto arrivare 150 chili di esplosivo dalla Calabria. Ma durante la fase di acquisto – avvenuta nel più completo riserbo – una parte del tritolo calabrese risultava essere danneggiato da infiltrazioni d’acqua.  [forse sarà per questa ragione che poi diventano 200 kg, l’acqua lo ha gonfiato – ndr] (Antimafia duemila – 22 gennaio 2015)

 

Chiarello [Francesco, un nuovo “pentito” – ndr]  dice chiaramente che il tritolo si trova in qualche luogo di questa disgraziata città, nascosto chissà dove. E la sua fonte altri non è che il figlio del boss dell’Acquasanta Vincenzo Graziano. Proprio quest’ultimo, arrestato nel dicembre 2014, secondo quanto riportato da Vito Galatolo, era l’uomo incaricato di custodire i 150 chili di esplosivo. In un primo momento erano stati nascosti dentro dei barili. Oggi ancora non è dato saperlo.” (Antimafia Duemila – 15 settembre 2015)

 

Sentivo che poteva succedere qualcosa di molto grave – ha raccontato lo scorso maggio [Vito Galatolo]  al processo trattativa Stato-mafia – Eravamo stati avvicinati da persone di Cosa nostra che dicevano che si voleva fare un attentato al dottor Di Matteo, a Roma o a Palermo. Quando vengo arrestato nel 2014 vengo trasportato al carcere di Tolmezzo. Dopo un mese e mezzo vengo a sapere che è stato scarcerato Vincenzo Graziano sottocapo della famiglia dell’Acquasanta. Graziano voleva fare questo attentato ed aveva a disposizione 200 kg di tritolo.” (Antimafia Duemila – 25 settembre 2015)

 

Per eliminare Di Matteo, aveva raccontato Galatolo, i boss avevano acquistato 200 chili di tritolo, dopo aver messo insieme 700mila euro” (Il Fatto Quotidiano – 12 gennaio 2016)

 

Poi qualcuno si domanda come mai, con quadretti del genere, le Autorità dello Stato come Mattarella non fanno dichiarazioni di solidarietà a Di Matteo. Ma quando avrebbero dovuto farle? Con i 15 kg del 2013, Con i 100 del 2014, con i 150 del 2015 o con i 200 del 2016?  Forse è meglio aspettare il 2017, Galatolo ci ripensa, e quando arriviamo almeno a 3 quintali varrà finalmente la pena di solidarizzare. – ndr

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violinista per hobby, giornalista per dovere civico e morale, casalinga per lavoro, contadina del web e "colpevole" di questo sito antonella@censurati.it