SENTENZA MANNINO: COMINCIANO LE ARRAMPICATE

di Redazione

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 Riprendiamo alcuni passaggi dell’articolo di Pettinari, e rispondiamo al giornalista di Antimafia2000:

“Le contraddizioni iniziano se si considera che, in un altro passaggio sui contatti con il Ros, il gup scrive: “è ragionevole ritenere che i descritti comportamenti di Mannino con Guazzelli e con i Ros siano stati determinati dalla volontà di trovare una protezione speciale, approfittando certamente della sua pregressa conoscenza con Subranni e dei privilegi che gli derivavano dal suo ruolo di potente politico”. Mentre successivamente aggiunge: “non vi sono elementi sufficienti per escludere che Mannino si fosse limitato a chiedere ai Ros protezione dagli attentati e dalle indagini sul Corvo 2, anche con condotte non specchiate, perché ne volesse essere tutelato”. Dunque qual è secondo la Petruzzella la ricostruzione corretta? “

 

Forse Pettinari ha difficoltà di lettura. E dove sarebbe la contraddizione? Che differenza c’è tra il dire che Mannino, come è ragionevole credere, si è rivolto al ROS per avere una protezione ed il dire che non vi sono elementi sufficienti per dire che non si sia limitato (cioè per “escludere che si fosse limitato”), con il ROS, a chiedere detta protezione?

Facciamo il disegnino: il giudice prima dice che Mannino si è rivolto al ROS per avere una protezione dagli attentati, e poi dice che nulla fa pensare che si sia rivolto al ROS per altri motivi. E quindi? Ma di che piffero di contraddizione si starebbe parlando?

 

Per quale motivo di quei timori arriva a parlare con Mori, Subranni, Guazzelli e Contrada e non con figure che lui stesso definiva “amiche” come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino? Forse perché loro non sarebbero stati d’accordo di intavolare una trattativa con la mafia, con il fine di fermare quegli attentati?

 

E allora qui bisogna fare un altro disegnino. Una persona accorta e che ne abbia la possibilità, se teme di essere ucciso da un’organizzazione mafiosa, non può fare nulla di meglio se non rivolgersi a degli investigatori operativi ed addestrati ad indagini d’intelligence nel mondo criminale, e all’epoca i migliori erano quelli del ROS. Invece nella polizia uno dei più abili e rinomati a muoversi nel mondo del crimine per prevenire crimini, a Palermo, era Contrada (ops, già, non ci avevamo pensato, ma guarda, proprio questi, i migliori dell’anticrimine e antimafia, sono poi finiti alla gogna giudiziaria a Palermo sulla base di “testimonianze” di mafiosi, o di cd. ex mafiosi, o collaboratori connessi con la mafia, ma dai.). Come dire, che se io sono una personalità di Washington e temo per la mia vita in questo modo, se posso rivolgermi a GIBBS dell’NCIS, vado da lui, mica dal sostituto procuratore al palazzo di giustizia. E che ci vado a fare da un magistrato?

Quel che frega Pettinari e tutta la banda Disney della trattativa, è il pregiudizio per cui non riescono a vedere in questi poliziotti ed in questi carabinieri, altro che degli inciucioni, dei trafficoni, tutti quanti. Invece dovrebbero cominciare ad aprire un po’ la mente, e pensare che se Mannino si è rivolto a loro, è proprio perchè non lo erano per niente, degli inciucioni, ma erano dei professionisti dotati delle capacità per cercare di salvaguardarlo da un crimine, soprattutto attraverso indagini preventive. Questa è la logica di prima mano, che giustamente recepisce il giudice, non la loro, che invece è stortura. Ma chi l’ha detto che una persona che teme un crimine, se si rivolge ad un bravo maresciallo (E Mannino si rivolse a Guazzelli, uno dei migliori) lo fa per domandargli di intraprendere inciuci o trattative illecite? Quando una persona chiede aiuto ad un maresciallo dei carabinieri, commette una stranezza o è una cosa normale? Per dimostrare che non sia così, cioè che vi sia una logica deviata, bisogna avere prove e riscontri,  e qui non ve n’è neppure l’ombra, dice il giudice.

 

Dunque, cosa portarono quegli incontri con il Ros? E’ un dato di fatto che l’interlocuzione tra i carabinieri e Vito Ciancimino viene avviata nel giugno del 1992 così come è un dato di fatto che, dopo la morte di Lima, non vi furono altri politici a perdere la vita.

 

Veramente che l’interlocuzione tra i cc e don Vito venga avviata a giugno 92, non è per niente un dato di fatto. E’ solo il frutto della testimonianza del figlio di don Vito, a cui però questo giudice illuminato, non crede. A giugno sono solo i primi contatti tra Junior e De Donno (per giunta casuali), mentre invece per gli incontri fra  don Vito e Mori, passerà ancora un po’ di tempo.  Invece è un dato di fatto che a dicembre fu ingabbiato don Vito, e a gennaio Riina. Infatti il giudice questo lo rileva eccome.

Ma soprattutto c’è un altro piccolo dettaglio, che Pettinari dimentica: il 19 luglio ci fu l’attentato di Via D’Amelio, con l’omicidio di Borsellino e degli uomini della scorta, dopo il quale è semplicemente normale, che la mafia si sia messa “in campana”. Non c’è bisogno certo di invocare una presunta trattativa per spiegare cose che sono già spiegate dal decorso degli eventi noti.

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“Sul figlio dell’ex sindaco di Palermo, invece, non viene lasciata aperta alcuna possibilità. Addirittura viene messa in dubbio l’intera mole di documenti presentata ai pm, bollandoli come dei falsi nella loro interezza, senza entrare nel merito delle perizie svolte che, diversamente, decretavano l’attendibilità dei documenti.”

Ma di quale perizie ciancia Pettinari, e con riferimento a quali documenti? Ci faccia sapere, che così il divertimento continua.

 

 

 

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violinista per hobby, giornalista per dovere civico e morale, casalinga per lavoro, contadina del web e "colpevole" di questo sito antonella@censurati.it