I falsi processuali del piccolo Ciancy, per Repubblica sono FOTOCOPIE originali

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Ancora una furberia per fuorviare l’opinione pubblica sul processo della presunta trattativa stato-mafia.

In un articolo di Repubblica dal titolo roboante:  “STATO-MAFIA, DEPONE LA SCIENTIFICA: “NEL PAPELLO NESSUNA MANOMISSIONE”,   Salvo Palazzolo, ci spiega: “Per il giudice che ha assolto Calogero Mannino, il “papello” attribuito al boss Salvatore Riina sarebbe solo una “grossolana manipolazione”. La procura di Palermo ribatte e al processo “Trattativa Stato-mafia” chiama a deporre quattro esperti del Servizio centrale della polizia Scientifica di Roma, che davanti alla corte d’assise dicono: “Sulla fotocopia consegnata da Massimo Ciancimino non è stata rilevata alcuna manomissione grafica o merceologica, non sono state evidenziate anomalie o alterazioni”.

Ma è il solito gioco dei tre bicchierini, ed ora spieghiamo perché.

Nella sentenza Mannino il giudice quando parla del papello come del “frutto di una grossolana manipolazione”, come si può leggere a pag. 366 della sentenza, non si riferisce alla “manomissione” o “alterazione” del documento, ma alla manipolazione di una prova da intendersi in senso giuridico. Infatti subito a seguire spiega in cosa sarebbe consistita detta manipolazione. Per il giudice la prova è genuina se è confermabile l’autenticità del documento sotto profilo oggettivo e se le modalità di consegna del documento all’autorità giudiziaria non sono alterate da false testimonianze, depistaggi, elementi di supporto della prova che possono essere frutto di alterazioni. Per il papello di Ciancimino invece il giudice riscontra che all’autenticità non provabile – in quanto nulla prova che il documento sia un’originale autentico di Riina e non una fotocopia fatta con vecchia carta e vecchio toner, di un documento scritto da qualsiasi impostore in epoca recente,    – si aggiungono le incongruenze testimoniali relative alla provenienza (reticenze e riscontri non confermati) ed alla consistenza (fotocopia anziché originale) del documento, il fatto che sia stato apposto, col fine di avvalorarne l’autenticità, un post-it originale (ma ritagliato, vale a dire alterato, il quale può essere anche stato “spostato” da un altro documento, tipo dal manoscritto “le mafie”) anziché anch’esso in fotocopia, il fatto che i contenuti del papello e del contropapello siano incongruenti per varie ragioni.

Questo dice il giudice Petruzzella.  Usa quindi il termine manipolazione riferendosi ad una generica alterazione o manipolazione o falsificazione, da intendersi come produzione di un falso documentale o anche solo di un contesto di costituzione della prova manipolato.

Non alla “contraffazione” fisica dell’oggetto. D’altro canto ha senso  contestare la MANOMISSIONE di un documento o di un oggetto soltanto in presenza di un originale autentico manomesso per qualche ragione (come ad esempio un assegno bancario, o una lettera, alterati o manomessi nei contenuti), non in presenza di un falso appositamente confezionato senza fotomontaggi, senza ritagli e senza alcun originale di confronto. Per citare un esempio recente, basta pensare ai famosi diari di Mussolini riportati agli onori della cronaca da Marcello Dell’Utri. Quei diari sono scritti su carta dell’epoca, con inchiostro dell’epoca, e non presentano segni di manomissione, né di alterazione, né di fotomontaggi. Eppure sono falsi, perché non li ha scritti Mussolini, ma un impostore.

Dunque, se il papello in atti è una fotocopia fatta su carta vecchia e con toner vecchio di un foglio A4 scritto a mano da un anonimo nel 2009, (e non da Riina nel 92, che di quel documento può anche non saperne nulla), questo può benissimo risultare “privo di contraffazioni”, “privo di ritagli”, “privo di fotomontaggi, aggiunte o collage”, come hanno detto ieri i periti e come ci racconta Palazzolo, ma essere egualmente il “frutto di una manipolazione” nel momento in cui ce lo ritroviamo in atti come prova avente a corredo le dichiarazioni di un testimone che lo descrive, mediante il supporto di informazioni incongrue o persino non vere,  come qualcosa che non è, e cioè come un documento inviato da Riina ai carabinieri nel 92, anziché come la fotocopia di un foglio A4 compilato da un impostore nel 2009.

Quindi qui si gioca con le parole, come se tutti fossimo degli sprovveduti capaci di bersele.

Autentico o meno, noi troviamo vergognoso, inquietante e rivoltante, che su questo documento dopo che diversi tribunali hanno già sentenziato l’impossibilità di assumerlo come prova a causa della sospetta falsità o comunque della tutt’altro che certa autenticità, ci siano ancora questi tentativi di farci prendere le pere per banane.

 

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/11/10/news/stato-mafia_depongono_quattro_esperti_della_scientifica_nel_papello_nessuna_manomissione_-151724892/

 

P.S. siamo Davide contro Golia, ma la verità è una sola, quindi NON CI FREGHERANNO MAI

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violinista per hobby, giornalista per dovere civico e morale, casalinga per lavoro, contadina del web e "colpevole" di questo sito antonella@censurati.it