Travaglio come Orlando. Stesse tecniche, periodi diversi

Giustizia, Mafia, Politica 7 Comments

La memoria è sempre breve, ma i corsi e ricorsi storici dovrebbero aiutare a non dimenticare. In passato, uomini illustri istituzionali hanno ostacolato la lotta a Cosa Nostra, nel momento in cui osteggiarono Giovanni Falcone, più volte trovatosi nella bufera di vili e calunniose accuse mirate alla sua delegittimazione; attacchi ad opera di quei falsi amici che riuscirono a farlo sentire solo e  “isolato” all’interno del palazzo di Giustizia di Palermo tanto che Falcone previde la sua morte con la frase “si muore quando si è lasciati soli”; quel Giovanni Falcone colpevole di essere scampato all’attentato all’Addaura, e “maldestro” nell’aver ritardato la festa agli avvoltoi costretti ad aspettare ancora prima di versare lacrime di coccodrillo sulla sua bara; quel Giovanni Falcone accusato di tenere “le carte nei cassetti” proprio da quei “simboli” dell’antimafia (più parlata che agita, é bene dirlo) consapevoli che nei cassetti non c’erano prove nascoste; gli stessi calunniatori che, a strage consumata” pur di autocelebrarsi politicamente e mediaticamente, erano in prima fila nella fiaccolata notturna per le vie di Palermo in suffragio di quel magistrato che essi stessi avevano vergognosamente e vilmente infangato e contribuito ad isolare. I nemici della verità cambiano volto ma non cambiano tecnica. Lo stesso lavoro che fecero con Falcone l’hanno fatto e lo stanno tuttora facendo con uno dei migliori uonini dell’arma dei carabinieri, il capitano Ultimo, che con i suoi uomini condusse l’inchiesta sulla strage di Capaci e che tuttora va avanti e cerca di lavorare e costruire lasciandosi alle spalle un lavoro di malelingue professioniste. Le stesse, probabilmente, che nel momento in cui la vittima di turno non ci sarà più andranno a decantarne le lodi. E’ sempre accaduto, è sotto gli occhi di tutti, e non ci si rende conto che la verità se la si vuole conoscere, è a portata di mano.