Il caso Marlane
ottobre 1, 2009 Senza categoria 3 Comments
Nel 2000, cercando materiale per mettere sul neonato censurati, mi sono imbattuta in un newsgroup che parlava di insabbiamenti. E leggo un comunicato. Un comunicato di alcuni operai della ditta Marlane (Marzotto), di Praia a Mare. Parlava di eccessiva dose di decessi nella loro fabbrica. Gli ho scritto, ho chiesto di incontrarci.. e sono venuti. Non so perchè, visto che ero fresca di sito, non mi conosce nessuno adesso, figuriamoci allora, però.. forse per non lasciare niente di intentato. E conosco un sindacalista di base della fabbrica. Ci vediamo alla stazione termini, e mi portano tutti i fascicoli del caso. Chiesi come mai non ne hanno parlato ai giornali, loro rispondono “abbiamo chiesto a tutti, ma quando capiscono la portata e la gravità, spariscono”.
Decido di sposare la causa della Marlane, faccio esaminare tutti gli elementi chimici che trattavano gli operai, chiedo informazioni utili anche a mia sorella, ingegnere chimico. Insomma, faccio i miei accertamenti e rilevo che tutto quello che mi è stato detto da quei due operai (uno dei quali era in cura cono chemioterapia) era vero.
In quel mese di ricerche, ho cominciato a ricevere una serie di telefonate, con accento spiccato calabrese. Del tipo “è lei la giornalista che si sta occupando della Marlane?” – “Si” – e agganciavano. Poi seguivano altre telefonate, sempre con quella voce (o almeno quella cadenza) in cui mi dicevano “signora serafini, sappiamo dove vive”. Oppure “tutto bene a casa?”. Una fonte calabrese mi disse che ero entrata in un campo minato, e di uscirne possibilmente incolume. Però pensavo sempre dentro di me.. che era impossibile che mi accadesse qualcosa, in fondo sono una sconosciuta, a chi interessa se mi occupo di pinco pallo? Ma le telefonate continuavano, era un po’ inquietante, tanto che ero arrivata a un punto in cui, confesso, ho pensato: “mollo tutto”. Cominciavo anche ad avere paura, ma a un certo punto mi telefona uno degli operai della Marlane. Era appena uscito dall’ospedale per la chemio, se non ricordo male, e mi disse “grazie perchè ALMENO TU non ci hai abbandonato”. Capite che, messa davanti a una frase del genere, non ce l’ho fatta a mollare. Ho messo da parte la paura, ho traslocato e sono andata avanti. Stavolta però chiamo Alessandro Sortino, delle Iene, in modo da poter essere coperta, nel senso che… se succede qualcosa a me, almeno c’è qualcun altro che ci lavora. Tempo dopo, il fascicolo dell’inchiesta era sulla scrivania di Sortino, che vede la gravità, e in due giorni realizza il primo servizio per la Marlane.
Un servizio che farà parlare, perchè Praia è piccola, gli operai sono tosti e vanno avanti con le loro battaglie, anche mediaticamente adesso c’è il precedente che “anche le iene ne hanno parlato”. E così prima rai 3, poi in seconda serata, rai 1, poi qualche giornale, il manifesto in particolare… insomma, finalmente si parla di queste morti nel colorificio più grande del mondo, di proprietà della famiglia Marzotto (ne parlerà mai Beatrice Borromeo, di quello che fa la sua famiglia? Perchè Borromeo è il cognome del padre, ma la madre è la signora Marzotto, una delle azioniste della Marlane, appunto).
Insomma… tra una causa di risarcimenti e l’altra fatte a titolo personale, nel frattempo si attendeva la fine delle indagini. Una fine che ora è arrivata, ed ha portato a un rinvio a giudizio. E qui, passo la parola a loro, gli operai della Marlane, che ci hanno spedito un comunicato in merito alle ultime vicende del caso. Amici è stato bellissimo lavorare per voi!
LA MARLANE DEI VELENI
Sono occorsi oltre dieci anni di lotte ai lavoratori dello SLAI Cobas per vedersi riconosciute le rivendicazioni sulle svariate decine o centinaia di morti per patologie tumorali registratesi fra i lavoratori della Marlane Marzotto di Praia a Mare. L’inquinamento del terreno di pertinenza, del mare adiacente la fabbrica, i fanghi di depurazione smaltiti presso discariche abusive – ne fanno fede i verbali dei Carabinieri comminati ai camion che li trasportavano – e molto probabilmente delle falde acquifere, tutto è passato al vaglio attento degli organi inquirenti. Ora è ufficiale: oggi la Procura di Paola ha reso noto di aver chiuso le indagini ed ha annunciato il rinvio a giudizio per i dirigenti ed i tecnici indagati. Fondamentalmente due i capi d’imputazione, truffa e omicidio colposo, tuttavia sul secondo capo la quasi totalità dei legali nominati propendono per modificarlo in omicidio volontario con dolo eventuale. Grande soddisfazione nei lavoratori denuncianti che, resistendo con coraggio a ricatti e minacce d’ogni genere, per molti anni hanno tenuto testa alle prevaricazioni della multinazionale del tessile valdagnese. I decessi e gli ammalati sono tanti e ancora molti coloro che al termine di una incubazione di decenni potrebbero soccombere vittime del male che non perdona. Ben tre archiviazioni si sono succedute nel corso degli anni e tutte e tre sono state fatte oggetto di opposizione fidando in una giustizia degna di tale nome. Poi è stato un crescendo, nonostante l’atteggiamento poco professionale di patrocinatori dalla dubbia deontologia. Ora il caso Marlane finalmente è approdato agli onori della cronaca, conquistandosi quello spazio mediatico che la gravità del caso meritava e non da ora. Eppure tutti sapevano. Lo sapevano i sindacati confederali locali più attenti a curare l’indotto che l’interesse generale ed i politici dai vari colori, lo sapevano i lavoratori della fabbrica ai quali il bisogno da sempre ha consigliato il silenzio, lo sapevano le istituzioni puntualmente rese edotte su ciò che avveniva in questa fabbrica “apportatrice di benessere”. Eppure di soldi pubblici questa fabbrica ne ha macinati tanti, al punto da far dire ad un funzionario dell’Ispettorato: “Se avessero dato a tutti i cittadini praiesi i soldi spesi per l’azienda ne avrebbero fatto un paese di milionari”. Della massa di denaro quasi nulla è stato destinato alla salvaguardia dei lavoratori, nonostante le varie leggi succedutesi nel tempo a loro tutela. Lo SLAI Cobas, unico sindacato coerentemente a fianco degli operai in lotta nel processo che seguirà si costituirà parte civile, orgoglioso del successo ottenuto per la prima volta in Italia in un’azienda del settore tessile.
Alberto Cunto
Coordinatore Prov.le Slai Cobas
Praia a Mare, 30.09.09 h.16.30