La censura di Marco Amenta a don Ciotti

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Molti magari non lo sanno, ma don Luigi Ciotti è stato censurato proprio dal regista del film “la siciliana ribelle”, Marco Amenta. Perchè è stata fatta rimuovere l’intervista da youtube?  Marco Amenta nel 96 realizzò un documentario su Rita Atria utilizzando materiale di repertorio, ovvero, filmini di matrimonio di Piera Aiello, testimone di giustizia sotto protezione, rendendola così riconoscibile ed esposta al rischio. Piera Aiello e sua figlia Vita Maria Atria, hanno così preso le distanze dal prodotto cinematografico di questo regista, rilasciando interviste e documentando il pericolo a cui fu esposto un testimone di giustizia che viveva in località protetta. Ovviamente, non mostrando rispetto per le uniche persone che sono state vicine a Rita Atria (ovvero Pra Aiello e sua figlia), la presa di distanza dal film in memoria di Rita Atria è stato quasi un percorso obbligato.

Peccato però che nessuno della stampa ufficiale abbia poi dato risalto alla lettera aperta di Vita Maria. Oltretutto basta leggere il diario di rita atria pubblicato non integralmente sul sito www.ritaatria.it per capire che il film di Amenta non ha nulla a che vedere con la realtà. Un film con tanti patrocini, con tanti sponsor, che crea un indotto spaventoso con l’autorizzazione dello Stato a calpestare la memoria di Rita Atria mancando di rispetto alle persone a lei più care.

Quella che segue è l’intervista di don Ciotti

Travaglio come Orlando. Stesse tecniche, periodi diversi

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La memoria è sempre breve, ma i corsi e ricorsi storici dovrebbero aiutare a non dimenticare. In passato, uomini illustri istituzionali hanno ostacolato la lotta a Cosa Nostra, nel momento in cui osteggiarono Giovanni Falcone, più volte trovatosi nella bufera di vili e calunniose accuse mirate alla sua delegittimazione; attacchi ad opera di quei falsi amici che riuscirono a farlo sentire solo e  “isolato” all’interno del palazzo di Giustizia di Palermo tanto che Falcone previde la sua morte con la frase “si muore quando si è lasciati soli”; quel Giovanni Falcone colpevole di essere scampato all’attentato all’Addaura, e “maldestro” nell’aver ritardato la festa agli avvoltoi costretti ad aspettare ancora prima di versare lacrime di coccodrillo sulla sua bara; quel Giovanni Falcone accusato di tenere “le carte nei cassetti” proprio da quei “simboli” dell’antimafia (più parlata che agita, é bene dirlo) consapevoli che nei cassetti non c’erano prove nascoste; gli stessi calunniatori che, a strage consumata” pur di autocelebrarsi politicamente e mediaticamente, erano in prima fila nella fiaccolata notturna per le vie di Palermo in suffragio di quel magistrato che essi stessi avevano vergognosamente e vilmente infangato e contribuito ad isolare. I nemici della verità cambiano volto ma non cambiano tecnica. Lo stesso lavoro che fecero con Falcone l’hanno fatto e lo stanno tuttora facendo con uno dei migliori uonini dell’arma dei carabinieri, il capitano Ultimo, che con i suoi uomini condusse l’inchiesta sulla strage di Capaci e che tuttora va avanti e cerca di lavorare e costruire lasciandosi alle spalle un lavoro di malelingue professioniste. Le stesse, probabilmente, che nel momento in cui la vittima di turno non ci sarà più andranno a decantarne le lodi. E’ sempre accaduto, è sotto gli occhi di tutti, e non ci si rende conto che la verità se la si vuole conoscere, è a portata di mano.

TONFA

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di Mimmo Lombezzi

Il manganello Tonfa,
che ruppe molti denti,
Fa finta di dormire,
pronto per gli studenti.

Dai tempi del G8,
è quasi sempre appeso.
Liscia schiene di negri,
cose di poco peso…

Ma ora sente la brezza
di un altro autunno caldo,
e una mano accarezza
quel manico ben saldo…

Avviso ai naviganti :
“Okkio al cranio ribelle!
Se restate occupanti
vedrete ancor le stelle.

Cercando gli infiltrati
delle Brigate Rosse
Potreste esser coinvolti
da presunte percosse…”.

Poesie della Seconda Repubblica

Il problema dell’antimafia. Lettera aperta ai “professionisti”

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Forse sto per dire una cosa molto criticabile dalla società civile, però è un’analisi critica personale. Il problema dell’antimafia è proprio l’antimafia. La mafia non si sconfigge con l’antimafia. Si sconfigge con uno Stato presente. Presente come non lo è stato quando è stata lasciata morire la rivista Casablanca, come non lo è stato quando saltarono in aria i nostri migliori giudici, come non lo è stato quando si è trattato di dare una mano ai testimoni di giustizia (non i pentiti, ma i testimoni come Piera Aiello), come non lo è stato quando si è trattato di non isolare chi combatte, come Ultimo, Arciere, e tanti come loro.

Un po’ come se l’antifascismo fosse la sola arma contro il fascismo. Ma nessuno vede più un comunismo, accecato dall’antiqualcosa.

Per togliere il buio non ci vuole l’antibuio, che non si sa cos’è. Ci vuole la luce.

Bisogna cambiare ottica, l’unico modo è costruire là dove si demolisce. L’unico modo è fare invece di criticare. L’unico modo è combattere invece di scappare.

Non voglio dire che mi vergogno di essere italiana a causa delle assurde ingiustizie. Voglio vantarmi di essere italiana per aver contribuito nel mio piccolo a cambiare le cose, magari usando la trasparenza là dove si è abituati ad offuscare e insabbiare. Una battaglia alla volta, voglio vivere combattendo come l’ultimo dei diseredati, non esistere vivendo come il primo dei borghesi.

Diamoci una mossa e rimbocchiamoci le maniche, che il momento è favorevole. I buffoni e idioti che attecchiscono al potere mafioso, sono solo vigliacchi. Perchè dovremmo lasciare il nostro Paese in mano a un branco di vigliacchi?

Pino Maniaci li ha sfidati da solo facendo abbattere il simbolo del loro potere, Giulio Cavalli li ha ridicolizzati con uno spettacolo teatrale. Non si può stare a guardare dicendo “bravi”. Perchè è necessario metterci la faccia ed esporsi in prima persona.

Facciamolo insieme, informare in maniera pulita è già un modo buono per costruire. Se le mafie vivono di morte, noi rivitalizziamo la vita. Eccheccazz…

Antonella Serafini

Cominciamo con l’aiutare Carlo Ruta


Vi ricordate del macchinista di trenitalia licenziato?

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Petizione online, richiesta reintegro del Rls Dante De Angelis al suo posto di lavoro di macchinista.

Chi vuole aderire all’appello, invii, nome, cognome, azienda, qualifica, città, alla seguente email: bazzoni_m@tin.it

Spett.le Trenitalia Spa, Vi chiediamo il reintegro immediato del macchinista, nonchè Rls, Dante De Angelis.
Questo è un attacco a tutti gli Rls d’italia.
Dante De Angelis ha solo ricordato che lo spezzamento degli Eurostar a Milano il 14 e il 22 luglio scorsi, sono stati degli incidenti molto pericolosi, e un campanello d’allarme, che pone con forza all`attenzione di tutti la questione della manutenzione, della progettazione e dei controlli sugli Etr.
Non bisogna dimenticare che anche l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti, “ammise” in qualche maniera la questione, in un comunicato Fs : http://www.fsnews.it/fsnews/v/index.jsp?vgnextoid=816a183ad255b110VgnVCM1000001c42fe0aRCRD
Se adesso un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, non si può più permettere neanche di andare in assemblea, e dire i problemi che ci sono per la sicurezza sul lavoro nella sua azienda, che in questo caso riguardano anche tutti i cittadini, dato che i treni, bene o male, li prendiamo tutti, significa che siamo messi davvero male.
Inoltre, è inammissibile che un licenziamento venga comunicato a voce.
Gli è stato comunicato ieri 15 agosto 2008, mentre si era recato a lavoro per prendere regolarmente servizio (non ha ancora ricevuto la lettera di licenziamento che potra’ vedere solo lunedi 18 agosto, dato che è stata notificata in giorni festivi e giace attualmente presso gli uffici comunali)
Marco Bazzoni, Andrea Coppini, Mauro Marchi-Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza
Claudio Gandolfi-Edile.
Email: bazzoni_m@tin.it

Non per Grillo, ma per Samanta

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Di solito non pubblicizzo le cose di Beppe Grillo, un po’ per motivi personali un po’ perchè non ha certo bisogno di censurati per vendere i suoi prodotti. L’ultimo libro però in vendita nel negozio on line di Grillo, è stato scritto da Samanta Di Persio, una ragazza coraggiosa, cazzuta, che fa due lavori per portare avanti le sue battaglie sociali. Il libro è edito dalla casa editrice Casaleggio, e per questo pubblicizzato dal sito di Beppe Grillo. Il libro non ha prezzo di copertina per motivi che non ci è dato sapere. Invito tutte le persone che sono interessate all’argomento (ma anche chi non lo è, almeno per fare un regalo) ad acquistare il libro “Le morti bianche”.

E’ il primo libro (speriamo di una lunga serie) di Samanta di Persio.

Telejato: una tv a gestione familiare

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Una settimana di lavoro in sicilia, un’esperienza in trincea dentro una tv coraggiosa come telejato, non sono cose facili da descrivere. Proverò a farlo nel sito censurati.it con immagini e parole , rinnovando l’affetto e la stima non solo a Pino Maniaci, ma a tutta la famiglia Maniàci, che fa anche da redazione. Una tv a gestione familiare che è seguita in 22 comuni e che è arrivata ad aver bisogno di una scorta per gli attacchi velati ed espliciti a cui è stata soggetta, inclusa l’aggressione fisica, che udite udite, finirà davanti a un giudice di pace, come fosse una lite tra confinanti vicini di casa. Si tratta di figlio di un boss che tenta di uccidere un giornalista che denuncia gli affari della famiglia Vitale, ma probabilmente il tentato omicidio non esiste, se a farlo è figlio di un boss. Probabilmente se rubava una mela un affamato, ci sarebbe stato un processo per direttissima.
Questa è una delle tante raccontate in un video che presto monteremo e metteremo on line

Tutto questo ci serve anche per dire a tutti che esiste un’antimafia fatta di professionisti strapagati, e una lotta alla mafia, fatta di rinunce, sacrifici, devozione e pochissimi soldi, giusto per arrivare (quando va bene) a fine mese.

Nella foto: Letizia Maniaci che si arrampica per fare riprese con la sua telecamera, il suo terzo occhio.

Stampa clandestina? Parte la petizione

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fonte: Punto informatico

Roma – Un blogger condannato per stampa clandestina? La sentenza resa pubblica nei giorni scorsi ha suscitato grande emozione in rete ed ora c’è chi promuove una protesta per sensibilizzare su un argomento delicatissimo. In particolare ci lavora Censurati.it che ha avviato una petizione web.

La petizione parla di “sentenza oscurantista” e di “fatto gravissimo” che “potrà avere effetti devastanti per la libertà di espressione sul web in Italia”. A detta di Censurati.it, che da molti anni segue da vicino le restrizioni e i limiti imposti alla libertà di espressione dentro e fuori della rete, è stato di fatto condannato “un normalissimo blog”.

La sentenza viene descritta, dunque, come “incredibile”, una sentenza “che reca riscontri soltanto in Cina e in qualche nazione a regime dittatoriale, per le leggi che vigono nel nostro paese è un’assurdità. Costituisce un attacco frontale al mondo del web, alla democrazia, ai diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione. È quindi importante che le realtà delle reti, le sedi dell’informazione, le espressioni del paese civile rispondano con la massima determinazione”.

Firma la petizione – conclude il testo – potresti essere tu il prossimo condannato!

La pagina della petizione è raggiungibile a questo indirizzoP.S. Ci auguriamo che la gravità del fatto venga notata anche se non la notizia non parte da Grillo, da Travaglio, e dai vari paladini della giustizia (privata)

Intercettazioni, Travaglio: “Adesso arrestateci tutti”

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“Continuerò a informare i lettori senza tacere nulla di quel che so. Continuerò a pubblicare, anche testualmente, per riassunto, nel contenuto o come mi gira, atti d´indagine e intercettazioni che riuscirò a procurarmi, come ritengo giusto e doveroso al servizio dei cittadini”. Il suo sarà un atto di “disobbedienza civile”. “Anche a costo di finire in galera, di pagare multe, di essere licenziato” specifica il giornalista. “Al primo processo che subirò – continua – chiederò al giudice di eccepire dinanzi alla Consulta e alla Corte europea la illegittimità della nuova legge rispetto all´articolo 21 della Costituzione e all´articolo 10 della Convenzione europea sui diritti dell´uomo e le libertà fondamentali”. “Mi auguro – conclude – che altri colleghi si autodenuncino preventivamente insieme a me e che la Federazione della Stampa, l´Unione Cronisti, l´associazione Articolo21, oltre ai lettori, ci sostengano in questa battaglia di libertà. Disobbedienti per informare. Arrestateci tutti”

Noi “adesso arrestateci tutti” l’abbiamo detto al processo Marsilii, processo in cui è al corrente anche l’esimio giustiziere e ribelle alle leggi Marco Travaglio. Ma da un orecchio è entrata la notizia, da un orecchio è uscita. Forse perchè la signora Marsilii non era a suo avviso un personaggio da difendere? La signora fece una richiesta di aiuto per illegalità svolte all’interno dei tribunali, un appello su internet. A raccogliere l’appello eravamo due. E per aver assistito a quell’udienza, il processo lo stanno facendo a noi. Tornassi indietro lo rifarei, come ho detto anche in udienza. Ma per Travaglio forse andare contro le procure può essere controproducente (i documenti dei suoi libri arrivano tutti da li. A proposito, un documento falso creato da un procuratore della repubblica di Palermo, viene citato come fonte in uno dei suoi libri. Appurato davanti a un tribunale che quel documento è un diario falso costruito posticcio, secondo voi Travaglio l’ha detto ai suoi lettori?). Per come la vediamo noi, la divulgazione delle informazioni deve esserci per le persone competenti, gli addetti ai lavori e basta, per non ostacolare il percorso giudiziario. Pochi forse sanno che se le fughe di notizie dalle procure non fossero state punibili per legge, probabilmente non sarebbe stato arrestato solo Riina, ma tutto il circuito che gli girava intorno. Purtoppo si sono tutti allertati quando videro la stampa davanti al covo che chiedeva informazioni (il covo doveva rimanere località segreta). Quanti anni di galera dovrebbe prendere, il maresciallo che ha allertato contro gli ordini la stampa? Magari anche una condanna piena per favoreggiamento a Cosa Nostra. Se per Travaglio divulgare una notizia è più importante di tutto, anche di un non corretto funzionamento delle indagini che potrebbe rimanere compromesso da una fuga di notizie, noi la vediamo di tutt’altro avviso. Le leggi si rispettano sempre, le indagini non devono essere ostacolate, il crimine va combattuto collaborando con le forze dell’ordine, non scavalcandole per arrivare primi. Questo è solo individualismo becero, non è giornalismo. Il problema adesso è che Travaglio è diventato più importante delle cose che dice. Noi preferiamo appoggiare tutti i signori nessuno di cui lo Stato non si occupa, e quando lo fa è solo per schiacciarli. La signora Marsilii, la signora Mariani, la signora Paladino, la signora aldrovandi, il signor Scolaturru ecc ecc.. Per noi sono queste le persone per cui battersi. E per sostenere queste persone non ci servono le intercettazioni da pubblicare. Cominciamo a fare, invece di piangerci addosso perchè non possiamo copiare. Siamo italiani, ma non per questo pagliacci (come dice il noto gruppo musicale SottoFasciaSemplice)

Autopromozione

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Censurati.it si lega ancora di più a chi si rimbocca le maniche. Massimiliano Coccia, scrittore emergente e già presidente dell’associazione “Io sto con Falcone”, cercherà di raccontare in una rubrica nuova del sito di censurati, tutte le storie di chi invece di lagnarsi per le cose che non vanno, pensa a costruire per il bene di tutti. Perchè questo è anche il Paese che molti rispettano e tentano di tenerne alto il nome, non solo di chi lo stupra (anche legittimato da certe politiche oligarchiche a farlo). Un po’ di aria fresca ci voleva. Serve fare le cose. Il giornalismo racconta, non crea, in fondo.

Quanto segue, è la presentazione di Massimiliano Coccia

L’Italia viva è quella che resiste alle contingenze del momento, che lavora e fatica, che si guarda indietro cercando di proiettarsi al futuro.
Raccontare questa Italia è difficile, perché viene nascosta dalle notizie negative che influenzano la nostra vita fino a sfiduciarci a farci restare chiusi in casa.
Questo Paese conserva nel suo D.n.a. pregi e difetti, ma è capace di stupire con quelle che Alex Langer chiamava “le buone pratiche di cittadinanza” e così basta guardare fuori dalla finestra per vedere che un mondo diverso esiste, che nella difficoltà emergono esperienze che rovesciano paradigmi, abbattono i muri del compromesso e costruiscono ogni giorno l’Italia migliore.
Siamo un popolo dedito alla chiacchera da bar, ai convegni per decidere di decidere, e questa piccola rubrica vuole essere “un granello di sabbia nell’ingranaggio del pensiero unico” e spero nel corso delle settimane di raccontare qualcosa che stupisca e faccia tornare a produrre energie vive e positive.

(Massimiliano Coccia)
www.massimilianococcia.com/blog

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