L’hai capita la morale?

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pensieri e parole di.. Marina Pera

Aspetto sto treno da 4 minuti…che me sembrano 20. Er tempo non passa più quanno aspetti, specialmente si nun vedi l’ora de mettete sotto le pezze, cammini pe inerzia e sei incartapecorita dar freddo. Ripenso alla giornata de oggi. Me so svegliata alle 4 meno un quarto stanotte e alle 4 e mezza stavo alla fermata dell’auto a aspettà nel gelo l’auto pe andà a lavorà. Ho lavorato. So tornata a casa, ho spicciato, me so buttata un attimo sur letto e poi so ripartita pe lavorà n’artra vorta. Ho rilavorato e mo sto a tornà. Fa freddo. C’ho fame. Me rode er chiccherone perchè ancora non hanno inventato er teletrasporto..
Arriva sto treno e me metto seduta, visto che arriva voto perchè sto al capolinea…
Tiro fori er telefono, gioco a snake..armeno non conto i secondi che me separano dar letto.
Intorno non guardo gniente, tanto fa tutto schifo e tutti sti rompicojoni che vonno le strafiche…ma loro se so guardati? non solo so tutti brutti, so pure uno peggio dell’artro! E so tutti incazzati. No no…via da me!
Qualche fermata e er treno s’empie de gente. Chiacchierano, se spingono pe montà, se lamentano de tutto…io gioco. Sti cazzi!
Una se mette seduta vicino a me, l’amica sua resta in piedi perchè nun c’è posto. Io non l’ho manco guardate. A tutte e due. Le sento..e dalla voce me pareno brutte, perciò che le guardo a fa? So pure milanesi! Quella seduta se lamenta che je fa male una “piegolina della calza nel piede” e quella in piedi je risponne “Eh, lo so…abbiam cammina tanto!”
Se lamentano che a Roma c’è er casino, come si Milano fosse er Lussemburgo..
A na certa quella in piedi se ne esce:
“Certo…a noi da bambini insegnavano diversamente”
e quell’altra non risponde, e quella continua…
“Vedi pure quello stronzetto laggiù? c’è una signora vecchia vicino e lui è seduto”
e quell’artra dice:
“Siamo a Roma!”

Bè..io nun c’ho visto più…e nun c’ho manco guardato. Senza arzà l’occhi je faccio a quella seduta:
“A signò, ma lei lo sa perchè l’impero l’hanno fatto i romani e no i milanesi? E lo sa perchè? perchè nun apreno bocca e je danno fiato! E lo sa che ve insegnavano diversamente a voi da regazzini? che er rispetto è un diritto de nascita…io invece dico che sulla tazza der cesso semo tutti uguali perciò finchè nun te lo guadagni in piedi resti. Nun ho capito perchè io sto in giro che casco e pendo perchè ho lavorato e me devo fa pure er viaggio de ritorno in piedi pe fa poggià er culo a na turista stronza milanese che è venuta a lamentasse der casino che c’è a casa mia, che nun je sta bene gniente e che se viene a fa le vacanze in bassa stagione perchè è na micragnosa e nun c’ha na lira e vò fa la signora che è stata a Roma!”

Quella in piedi prova a ribatte che se non altro era pe carità cristiana che me dovevo arzà allora me so proprio fomentata…capirai, fino a 10 anni le monache m’hanno rincojonito co ste cose…

“Ma lei è sicura che vole pià sto discorso? no perchè a me me risulterebbe che sur vangelo ce sta scritto CHIEDI E TI SARA’ DATO…insomma Gesù Cristo nun ha detto PRETENDI E SI NUN TE LO DANNO INCAZZATE! E la sa na bella storia? Quella der cavaliere bianco e er cavaliere nero?”

Quella me guarda co l’occhi de fori e quanno me giro a vedè l’amica sua, pure quella stava cor fiato ritirato…sento un paio de sghignazzate de quarche ragazzo che stava lì attorno e finalmente me arzo…perchè devo scende però.. e je dico:
“bè…s’enformi, che er cavaliere nero so io!”

Poi ce ripensi no? e dici…me sarò incazzata pe gniente, ho esagerato? se avessi esagerato, l’artri degni concittadini romani, non me l’avrebbero fatto l’applauso.

Carta Canta fascista: tutti quelli che travaglio difende

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Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra. attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza infatti, sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere, in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?”
Giorgio Bocca, 4 agosto 1942, “La Provincia Granda”

«Non si sarà mai dei dominatori se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può, non si deve. Niente indulgenze, niente amorazzi. Il bianco comandi»
Indro Montanelli

“Ancora oggi è la stessa voce del Capo che ci guida e ci addita le mete da attingere. [...] Oggi mentre sembra che Sua Maestà la Massa (come la definì il Duce in un lontano giorno) mascherata da veli più o meno adeguati tenti di riprendere il suo trono, è necessario riporre l’accento sull’elemento disuguaglianza, che il Fascismo ha posto come cardine della sua dottrina
Un Impero del genere è tenuto insieme da un fattore principale e necessario: la “volontà di potenza” dello Stato nucleo, che poggia su due pilastri essenziali: il “popolo” quale elemento di costruzione sociale; la razza quale elemento etnico, sintesi di motivi etici e biologici che determina la superiorità storica dello Stato nucleo e giustifica la sua dichiarata “volontà di potenza”

Eugenio Scalfari, luglio 1942, “Roma fascista”

grazie ad angelo per la ricerca

A volte, di noi, si parla anche bene :)

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Daria Lepore, direttore del giornale locale di Morcone “La Cittadella”, ha aperto il suo editoriale parlando di noi. La cosa ci lusinga, perchè è un periodico indipendente “servo di nessuno”, come piace a noi, e che in diverse occasioni hanno tentanto di comprare, non riuscendoci. La schiena dritta nella città di Morcone, ce l’hanno in tanti. Anche se sempre troppo pochi in confronto a chi si mette in vendita.

Riportiamo l’editoriale per intero

LA FORZA DELLE IDEE (di Daria Lepore)

Incontrare Antonella Serafini, la giornalista che ha scritto del caso Mannello sul sito Censurati.it, è stata un’esperienza davvero piacevole, ma che mi ha riservato delle punte di disagio.
Ci siamo prese un aperitivo alla Formica, il giorno seguente a quello in cui, come una santa, è stata onorata in processione da mezza Morcone.
Antonella ha degli occhi bellissimi, sembrano scaglie di giada, che ti guardano dritto in faccia senza abbassarsi mai. Quello sguardo puoi reggerlo solo se come lei non hai paura della verità.
Non so come sia giunta a Morcone, non le ho chiesto niente a riguardo, non m’interessava. Sono però certa del perché: desiderava seguire un caso umano e professionale palesemente ingiusto.
Abbiamo parlato di tante cose e spesso i suoi occhi hanno brillato d’interesse, come quando le ho sintetizzato la storia di Carlo Senzamici, l’operatore ecologico fatto fuori senza giusta causa e che ora sta a spasso in attesa di un rinserimento nel mondo del lavoro, che tarda a venire, pare, per mancanza di fondi. Read the rest…

Mai attuale quanto ora

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Questa è la lettera che Kipling scrisse al figlio nel 1910, per far capire la differenza tra bene e male. Una copia era attaccata nell’ufficio di Boris Giuliano prima della sua morte. Grazie a Fabio Catalano che l’ha segnalata, a cui va tutto il nostro rispetto.

Se riesci a mantenere la calma quando tutti attorno a te la stanno perdendo;
Se sai aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te tenendo conto però dei loro dubbi;
Se sai aspettare senza stancarti di aspettare o essendo calunniato non rispondere con calunnie o essendo odiato non dare spazio all’odio senza tuttavia sembrare troppo buono ne’ parlare troppo da saggio;

Se sai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;
Se riesci a pensare senza fare di pensieri il tuo fine;

Se sai incontrarti con il successo e la sconfitta e trattare questi due impostori proprio nello stesso modo;
Se riesci a sopportare di sentire la verità che tu hai detto, distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per gli ingenui;
Se sai guardare le cose, per le quali hai dato la vita distrutte e sai umiliarti a ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori;

Se sai fare un’unica pila delle tue vittorie e rischiarla in un solo colpo a testa o croce e perdere e ricominciare dall’inizio senza mai lasciarti sfuggire una sola parola su quello che hai perso;
Se sai costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più e così resistere quando in te non c’è più nulla tranne la volontà che dice loro: <<Resistete!>>;

Se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà o passeggiare con i re senza perdere il tuo comportamento normale;
Se non possono ferire ne’ i nemici ne’ gli amici troppo premurosi; Se per te contano tutti gli uomini, ma nessuno troppo;
Se riesci a riempire l’inesorabile minuto dando valore ad ogni istante che passa: tua e’ la Terra e tutto ciò che vi e’ in essa e – quel che più conta – tu sarai un Uomo, figlio mio !

l’associazione dei volontari capitano ultimo all’incontro con Piera Aiello. Lontano dai riflettori, ma al fianco di chi lotta

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(24/05/2009) – Si è costituita in data 23 maggio l’Associazione dei Volontari capitano Ultimo, associazione di volontariato di cui fa parte lo stesso “capitano”. La scelta della data è stata fortemente voluta simbolicamente per dar vita a una palingenesi, la vita che nasce da una morte. L’associazione di volontariato affiancherà la fondazione già esistente sia per i progetti della casa famiglia già annunciati e resi noti grazie alle varie iniziative come la Partita del Cuore, sia per altre attività, atte a togliere dalla strada e dalle periferie romane (per ora) persone che potrebbero cadere nella facile tentazione di manovalanza per il crimine, diffondendo la cultura della legalità scendendo nelle strade delle borgate dimenticate. Sabato in rappresentanza dell’associazione, Silvia Baldelli e altri membri del direttivo, erano presenti all’incontro organizzato dall’associazione antimafie “Rita Atria” con Piera Aiello (testimone di giustizia) e Nadia Furnari, per testimoniare la propria solidarietà e vicinanza concreta. Un incontro che è stato il battesimo dell’associazione di volotariato, prendendo una posizione al fianco di chi l’antimafia la fa senza passerelle, ma con azioni vere, e culturali. “La lotta ci deve unire, sostituire l’azione con la celebrazione, è il nostro reato più grave”, sono le parole del carabiniere che mise le manette a Riina a cui seguì l’isolamento punitivo e lo smembramento della squadra.


settimana in sicilia

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bambino fotografato al corteo per Peppino Impastato. Il nostro futuro

bambino fotografato al corteo per Peppino Impastato. Il nostro futuro

Probabilmente dimenticherò molte cose, di questa settimana sicula, ma le più rilevanti le voglio dire:
il primo giorno che mi vedo con Nadia Furnari (associazione Rita Atria), concordiamo gli appuntamenti, le date, le persone da vedere, i passaggi in macchina per Partinico (per assistere al processo contro Pino Maniaci) e approfitto di un po’ di tempo in cui lei è al telefono per fare una telefonata privata. Lei parla dal suo telefono, io ovviamente dal mio. Cioè, non tanto ovviamente, perchè io nel mio apparecchio sento sia il mio interlocutore, sia Nadia, sia il suo interlocutore, e sente anche mio marito da Roma. Dubito fortemente che il mio telefono sia intercettato, ma sul suo comincio ad avere qualche certezza, anche perchè il fenomeno si ripete in più di una occasione.

Per le varie iniziative, ci si divide, io vado a Partinico mentre Nadia e il gruppo di Fabrizio Varchetta fanno il giro Corleone Partanna. Ci ritroviamo la sera a Trapani, dove ci sarà un incontro tra tutte le varie realtà che si occupano di antimafia, in un concerto che si rivelerà un successone. Il luogo d’incontro è la Calcestruzzi ericina, luogo confiscato alla mano e gestito da una cooperativa. Finisce il concerto, si va al caffè letterario di trapani dove la giornata va avanti fino alle prime ore del mattino. L’indomani partiamo da Trapani direzione Partinico per fare un servizio su telejato e proseguire poi verso cinisi per la manifestazione finale in ricordo di Peppino Impastato. Sono molti, sono tantissimi, vengono da ogni parte della sicilia, ma nella via che Peppino chiamava “corso Liggio”, tutti hanno le finestre rigorosamente sbarrate, anche se si vedono benissimo lampadari accesi all’interno. Mi fa piacere vedere che chi sta vicino a Impastato anche dopo 31 anni abbia l’orgoglio di farlo, mentre chi sta dall’altra parte si rinchiude, come fanno i topi, dentro le case, costringendosi a una luce artificiale anche con una stupenda giornata di sole. Il corteo parte da Terrasini, dove si trovava Radio Out, e finisce alla casa di Peppino a Cinisi.

Il concerto conclusivo l’hanno tenuto i modena city ramblers, ma devo dire che il successo più grande è stato quello dell’operaio fabrizio varchetta, un ragazzo (si può dire ragazzo a 40 anni?) che con il suo anticipo del TFR ha prodotto un cd i cui proventi vanno tutti alle famiglie delle vittime sul lavoro. In esclusiva, poi, è stata cantata una canzone, “Testimoni di giustizia”, dedicata a Piera Aiello e Rita Atria. Particolarmente commovente il messaggio di Piera Aiello, che pur non presente, fa leggere sul palco. Riporto il testo:
Ciao Cinisi, vorrei tanto essere lì con voi ma la mia condizione di testimone di giustizia non mi permette di godermi la gioia dello stare insieme. Devo però ringraziare una persona che mi ha dedicato una canzone da Viva. Io e Rita Atria ci stingiamo la mano ogni giorno. La sua morte ha messo un riflettore sui testimoni di giustizia oggi una canzone racconta la nostra esistenza e la nostra RESISTENZA.
Voglio dire grazie a Fabrizio Varchetta perché ha creduto in un progetto anche se piccolo per me grandissimo.
Grazie quindi a Fabrizio, Greta, Dema, Elisa, Dario ed Alessandro per il loro impegno sincero e grazie a Casa Memoria per essermi stata vicina in questo periodo.
Vi voglio bene e non lasciate soli coloro che hanno fatto della testimonianza un dovere civico; come diceva mia cognata/Amica Rita Atria: ‘Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare. Forse se ognuno di noi prova a cambiare. Forse ce la faremo‘.
Vi voglio bene.
Piera Aiello

La settimana siciliana non mi ha consentito di dormire quanto un comune mortale dovrebbe, ma è valsa la pena tutto. I ragazzi dello zen 2 che hanno trasmesso energia, pino maniaci e i suoi baci baffuti, il gruppo di fabrizio varchetta, giovanni impastato, salvatore coppola (dei pizzini della legalità), nadia, enza e tutti quelli che attivamente si danno da fare in luoghi caldi come quello, devono servire da esempio per tutti. Ultima cosa: non si può fare antimafia se non si vive in posti dove Cosa Nostra logisticamente staziona, decide, si muove.. Chi dice il contrario, mente.

gli amici a Cinisi lo ricordano così

gli amici a Cinisi lo ricordano così


mentre fuori si festeggia la vita, chi prende le distanze da Peppino Impastato si rintana in casa con la luce artificiale

mentre fuori si festeggia la vita, chi prende le distanze da Peppino Impastato si rintana in casa con la luce artificiale

La censura di Marco Amenta a don Ciotti

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Molti magari non lo sanno, ma don Luigi Ciotti è stato censurato proprio dal regista del film “la siciliana ribelle”, Marco Amenta. Perchè è stata fatta rimuovere l’intervista da youtube?  Marco Amenta nel 96 realizzò un documentario su Rita Atria utilizzando materiale di repertorio, ovvero, filmini di matrimonio di Piera Aiello, testimone di giustizia sotto protezione, rendendola così riconoscibile ed esposta al rischio. Piera Aiello e sua figlia Vita Maria Atria, hanno così preso le distanze dal prodotto cinematografico di questo regista, rilasciando interviste e documentando il pericolo a cui fu esposto un testimone di giustizia che viveva in località protetta. Ovviamente, non mostrando rispetto per le uniche persone che sono state vicine a Rita Atria (ovvero Pra Aiello e sua figlia), la presa di distanza dal film in memoria di Rita Atria è stato quasi un percorso obbligato.

Peccato però che nessuno della stampa ufficiale abbia poi dato risalto alla lettera aperta di Vita Maria. Oltretutto basta leggere il diario di rita atria pubblicato non integralmente sul sito www.ritaatria.it per capire che il film di Amenta non ha nulla a che vedere con la realtà. Un film con tanti patrocini, con tanti sponsor, che crea un indotto spaventoso con l’autorizzazione dello Stato a calpestare la memoria di Rita Atria mancando di rispetto alle persone a lei più care.

Quella che segue è l’intervista di don Ciotti

Buon Anno Criptografico

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condividiamo gli auguri degli amici di Pillolhacking

Buon anno in sei diversi formati crittografici, dal ROT13 al Ripemd128, passando per MD5 e SHA1:

ROT13 ohba naab!

MD5 7c1b8b170813e78c7e9324d7877cf894

SHA1 954e3e4d112f30d4bfbf640fbc7b31846c31b780

SHA256 563ae5a80c6f43f472ecf6f58e990fac16724eb1657826a747d58df99c3555dd

CRC32 9f1bcaed

Ripemd128 ba4601a691b59249a5db7f79f7295d38

Per chi fosse alla ricerca di un tool per generare hash crittografici suggerisco hashr, estensione Firefox che produce hash con una quarantina di algoritmi.

Buon Anno.

Il problema dell’antimafia. Lettera aperta ai “professionisti”

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Forse sto per dire una cosa molto criticabile dalla società civile, però è un’analisi critica personale. Il problema dell’antimafia è proprio l’antimafia. La mafia non si sconfigge con l’antimafia. Si sconfigge con uno Stato presente. Presente come non lo è stato quando è stata lasciata morire la rivista Casablanca, come non lo è stato quando saltarono in aria i nostri migliori giudici, come non lo è stato quando si è trattato di dare una mano ai testimoni di giustizia (non i pentiti, ma i testimoni come Piera Aiello), come non lo è stato quando si è trattato di non isolare chi combatte, come Ultimo, Arciere, e tanti come loro.

Un po’ come se l’antifascismo fosse la sola arma contro il fascismo. Ma nessuno vede più un comunismo, accecato dall’antiqualcosa.

Per togliere il buio non ci vuole l’antibuio, che non si sa cos’è. Ci vuole la luce.

Bisogna cambiare ottica, l’unico modo è costruire là dove si demolisce. L’unico modo è fare invece di criticare. L’unico modo è combattere invece di scappare.

Non voglio dire che mi vergogno di essere italiana a causa delle assurde ingiustizie. Voglio vantarmi di essere italiana per aver contribuito nel mio piccolo a cambiare le cose, magari usando la trasparenza là dove si è abituati ad offuscare e insabbiare. Una battaglia alla volta, voglio vivere combattendo come l’ultimo dei diseredati, non esistere vivendo come il primo dei borghesi.

Diamoci una mossa e rimbocchiamoci le maniche, che il momento è favorevole. I buffoni e idioti che attecchiscono al potere mafioso, sono solo vigliacchi. Perchè dovremmo lasciare il nostro Paese in mano a un branco di vigliacchi?

Pino Maniaci li ha sfidati da solo facendo abbattere il simbolo del loro potere, Giulio Cavalli li ha ridicolizzati con uno spettacolo teatrale. Non si può stare a guardare dicendo “bravi”. Perchè è necessario metterci la faccia ed esporsi in prima persona.

Facciamolo insieme, informare in maniera pulita è già un modo buono per costruire. Se le mafie vivono di morte, noi rivitalizziamo la vita. Eccheccazz…

Antonella Serafini

Cominciamo con l’aiutare Carlo Ruta


Esuberi Alitalia? In certi casi è troppo poco

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Volo Olbia-Fiumicino delle 20:55

un amico fiducioso si imbarca solo con bagaglio a mano, ma non lasciano passare il bagaglio a causa di una bomboletta per la schiuma da barba. Sta per lasciarla quando lo tranquillizzano “imbarchi tutta la valigia con gli altri bagagli, invece di portarla come bagaglio a mano, tanto volate con lo stesso aereo, non va smarrita, arriva con voi”.

Il nostro amico, un po’ rassicurato dalle parole dell’omino di Olbia, un po’ fesso (perchè non c’è da fidarsi di chi ti dice “stai tranquillo”), carica il borsone tra i bagagli.

Tempo nemmeno un’ora, si è già ricreduto sull’omino, perchè indovinate un po’? Il bagaglio l’hanno perso. Dentro ci sono medicine salvavita, quindi un po’ preoccupato arriva a destinazione. Ci riproponiamo di chiamare l’ufficio bagagli, al numero che c’è sul documento di denuncia. Numero della pratica FCOIG12209 del volo IG1113-01. Il volo è Meridiana ma il servizio di assistenza bagagli è Alitalia.

Il mattino seguente si chiama l’ufficio di competenza (ore 09:16, 2 sett 2008, durata della chiamata 15 minuti). E qui troviamo un simpatico ometto che spero finisca tra i licenziamenti alitalia, perchè in maniera arrogante risponde qualcosa del tipo “SE ci sono veramente farmaci salvavita, andate in un pronto soccorso e fatevi fare la ricetta”. Arroganza che include anche l’ignoranza, perchè non sono farmaci facilmente prescrivibili, ma il simpatico omino se ne strafrega, e comincia anche a fare illazioni del tipo “SE è vera questa cosa dei farmaci, MI PARE STRANO che non possiate provvedere con una normale guardia medica”, insinuando anche qualche dubbio sulla verità. Ho chiesto il nome all’operatore in questione ma ci fa “l’ho detto all’inizio, potevate stare attenti”. Cioè, prepotente, sbruffone, e mentre chiedevamo collaborazione, chiude la comunicazione.

Una persona a rischio di coliche, la si prende a pesci in faccia. Non so chi sia questo simpatico omuncolo dell’assistenza bagagli di Alitalia, ma credo si possa risalire a lui dall’orario della telefonata, se qualcuno volesse fare pulizia partendo dalla feccia. Ma purtroppo finirà che a perdere il lavoro non sono mai queste persone, perchè se si permettono questi toni e quest’arroganza in questo periodo delicato, è perchè sanno che comunque hanno le spalle protette e si possono permettere di farlo. Peccato non averlo visto in faccia.

Si decide quindi di andare di persona in aeroporto, e dopo un po’ di sbattimenti da pallina di ping pong si arriva all’ufficio lost and found della meridiana. Nemmeno lì c’è il bagaglio. Un finanziere consiglia di dare una controllata in magazzino, e da lontano si vede la valigetta FUCSIA (non passa inosservata con quel colore). In magazzino, quindi. Nemmeno si sono sforzati di portarla tra gli oggetti smarriti, o di avvisare la persona in questione che il bagaglio non era perduto. Così, nella negligenza più totale, era semplicemente lasciata in magazzino.

Happy end, quindi. Una mattina persa e due biglietti per fiumicino che ci potevamo risparmiare, ma il bagaglio è finalmente nelle mani del legittimo proprietario.

una nota positiva: la farmacista a cui abbiamo chiesto consiglio per le medicine che si trovavano in aeroporto, ci ha detto che in caso di necessità poteva fornirci a pagamento dei farmaci, ma con una ricetta medica avrebbe restituito i soldi.

Un consiglio ad Alitalia: cominciate a tagliare i posti partendo da chi ha risposto al numero 0665434956 a quella ora. Basta un’indagine interna, si trova la persona.

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