Lezioni di ITALIANITA’: lettera aperta a Pier Luigi Celli

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“Illustrissimo Pier Luigi Celli, io non so che vita lei abbia condotto finora e cosa si augura per noi, io non so dove abbia appreso il giusto e lo sbagliato, i parametri del bene e del male, se sia un classista o di larghe vedute, severo o dal polso morbido, se la sua ottica è stata assimilata solamente dal suo indiscutibilmente alto punto di vista o se si è mai calato in vari panni.
Io non so quale sia la sua visione di uno scopo della vita e se ne è mai stato incuriosito tanto da chiederselo.
Io non so se questo messaggio mai le arriverà, né se le potrà portare anche una piccola forma d’interesse sapere cosa pensa un chiunque.

Ma quel che posso dire è che il chiunque è molto vicino alla sua situazione; chi le scrive è figlio di una vecchia nobiltà che non avrà mai la possibilità di raggiungere.
Uno di quei giovani emigrati qualche tempo fa proprio per colpa di questi pesi ingiusti. Un risultato di una depressione evidente che, per rifiuto, ha tentato di conoscere con i suoi occhi buttandosi in un mondo più ampio, cibandosene in prima persona.

Partito con un biglietto sola andata, vissuto inizialmente in una casa coperta di scarafaggi lavorando come custode notturno, finito in un modesto attico tropicale campando di rendita con rampolli di un’internazionale borghesia perbenista.

Illustrissimo Pier Luigi Celli, nel mio migrare in porti di mare ho incontrato ragazzi da tutto il mondo: inglesi, spagnoli, francesi ed europei di ogni dove, americani, australiani, asiatici, africani, arabi.
Le assicuro che erano di ogni stirpe, classe e veduta. Le assicuro che ho tentato di capire ognuno di loro collocandoli poi in una visione più ampia.

Illustrissimo Pier Luigi Celli, le assicuro che per quanto nel mondo ci siano società diverse, culture diverse, quindi luoghi diversi, diversi pregi e difetti, l’Italia e gli italiani hanno davvero poco di concreto da invidiare al resto del mondo. Tanto che son tornato speranzoso.

Ci lamentiamo di una politica indubbiamente distante ma mi chiedo in quale parte del mondo non lo sia stabilmente, e comunque non è scappando che si potranno risolvere le problematiche. Le consiglio di scendere per strada o se non sa dove, dirigersi, partecipare ai nuovi salotti “on-line” dove troverà giovani che ogni giorno combattono per tentare di migliorare millimetro su millimetro ogni passo. Le consiglio di scrivere una lettera simile anche a loro.

Ci lamentiamo di una società sempre più ignorante, ma se parliamo di massa, mi chiedo in quale parte del mondo una buona parte non lo sia, e comunque non è scappando che si potranno risolvere le problematiche. Le consiglio di scendere per strada ed annusare l’orgoglio che ogni italiano porta in seno per vivere nel suo pezzetto di terra che per ogni centimetro è denso di storia secolare. Le consiglio di farsi portare da loro nei luoghi più interessanti, farsi raccontare una parte di quella storia, le chiedo di farsela scrivere e possibilmente mandarla per e-mail. Noterà che come massa ignorante ha sicuramente un livello notevole.

Ci lamentiamo di un’economia depressa ed instabile, senza futuro, ma mi chiedo in quale parte del mondo non lo sia, e comunque non è scappando che si potranno risolvere le problematiche. Le consiglio di aprire gli occhi e capire che siamo una nazione storicamente potente, con potenzialità infinite e risorse ampissime. Stiamo passando una crisi mondiale e ci stiamo nuotando dentro con difficoltà, ma è guardando le nuove prospettive che potranno migliorare le cose. Quelle nuove prospettive che solo le nuove reclute, con il loro fresco acume, sanno osservare, carpire e diffondere.

Ci lamentiamo della mafia, ed anche qui paradossalmente mi chiedo in quale parte del mondo non ci siano atteggiamenti mafiosi, e comunque non è scappando che si potranno risolvere le problematiche. Le consiglio di partecipare alle iniziative dei gruppi giovanili, di conoscere e documentarsi su ciò che fanno alcuni veri e propri angeli per diffondere notizie, informare o proteggere chi vive nella paura. Le consiglio di scrivere una lettera simile anche a loro.

Illustrissimo Pier Luigi Celli, lei chiede pubblicamente a suo figlio, e quindi a tutti noi, di prestare ascolto e prender per buoni i suoi consigli. Lei, con la sua autorità, sta chiedendo ad ognuno di noi di gettare nel fango secoli di storia, di mollare. Parliamo di un orgoglio nazionale al fronte di un potenziale, ma non di certo sicuro, successo economico. Siamo uomini o cavallette?

Illustrissimo Pier Luigi Celli, la storia di una nazione è costruita con il sacrificio di tutta la popolazione, una popolazione che deve essere fiera di appartenere ad una bandiera che vuol dire storia e costume ed impegno. Una realtà cupa come quella attuale, si può cambiare. Ma vede, lei, proprio proclamando i suoi errori di padre ed usando la sua posizione illustre, ne ha commesso uno nuovo.

Mi chiedo perché lamentarsi dei fallimenti di una generazione dirigenziale scaricando poi le frustrazioni su quella che sta tentando di reagire.
Perché non tentare di aiutarla con le armi che si hanno?
Perché, l’unica cura possibile per tutti noi, Illustrissimo Pier Luigi Celli, è un sincero e consapevole ottimismo. Un sostegno morale.

E’ un compito arduo, parlo per primo anche a me stesso, chi non se la sente è libero di fare ciò che vuole, ma almeno, Illustrissimo Pier Luigi Celli, possiate voi non remarci contro.

Fero – Comecostruirsiilfuturo.com

Samuele Landi, la povera vittima

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Entra in un blitz notturno con 15 persone che si spacciano per forze dell’ordine, che potremmo tranquillamente chiamare “scagnozzi”, sfonda porte, usa la forza, poi si lamenta che la giustizia italiana non difende i cittadini come lui. Questo è Samuele Landi, membro della

Io vorrei tranquillizzare Samuele Landi che la giustizia magari gli va contro, ma l’applicazione della giurisprudenza lo tutela. Abbiamo letto le parole di Landi, che definisce i lavoratori Agile (ex Eutelia) che occupano l’azienda perchè non percepiscono stipendio da mesi, “loschi figuri”.

Bene, i “loschi figuri”, attendono di sapere che fine ha fatto il loro TFR e i loro stipendi. Non scriviamo che Samuele Landi e’ un criminale che opera con la compiacenza di alcune istituzioni, ma ci riserviamo il diritto di pensarlo. E’ in preparazione l’articolo sulla storia di quest’uomo, la sua famiglia e migliaia di lavoratori.

Ah, un post scriptum: le foto che ritraggono Landi con la bandiera del pirata e il pugnale fra i denti, offendono la memoria di quei pirati che in realtà erano ribelli di un sistema che ripudiavano. Non lo cavalcavano, il sistema marcio, lo ripudiavano.

Ciancimino, il servo di Riina, parla ancora (ma non sta zitto mai?)

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Prima il bordello sul famoso papello arrivato in fotocopia a importanti redazioni. E’ stato detto di tutto, hanno parlato di tutto, senza dire niente. Aspettavamo chiarimenti nel momento in cui è stato depositato il papello originale, ma tutto tacque. Come se non fosse successo nulla. Che sia un falso l’hanno detto in tanti, abbiamo azzardato a confrontare la calligrafia, ed anche un bambino capirebbe che tra memoriale e papello ci sono due mani differenti. Poi è arrivato il video pizzino. Prima Riina chiede (le richieste dei mafiosi si sa, non sono richieste, ma ordini) di ascoltare Massimo Ciancimino, poi tutti obbedienti, si va ad ascoltare questo omuncolo, che si contraddice ogni due dichiarazioni fatte.

E stasera finalmente, durante il tg 5, per la prima volta a memoria d’uomo, le dichiarazioni di massimo ciancimino vengono prese molto con le pinze, e in redazione hanno chiesto anche una replica allo stesso capitano ultimo, di solito che ha inviato una lettera. La riportiamo integralmente. Chi segue il sito censurati.it e chi segue questo blog, presto avrà delle sorprese. Buona lettura ora con la lettera di Ultimo.

Le ultime dichiarazioni di Ciancimino sull’arresto di Riina sono l’ennesima aggressione di stampo mafioso che ciò che rimane dello schieramento corleonese lancia sulla verità dei fatti, allo scopo evidente di delegittimare fedeli servitori dello stato e legittimare Riina e lo stragismo mafioso. Sia chiaro a Riina e a Ciancimino che non ci faremo intimidire oggi così come non ci facemmo intimidire a Capaci e a via D’Amelio.

Onore a tutti i combattenti caduti per la mafia!

ultimo

Diritto e castigo

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Pubblichiamo, così come ci è stata inviata.

Maurizio ha 43 anni, il 14 settembre è stato operato per un carcinoma al
colon retto.
Un cancro “fetente” per chi se lo becca in così giovane età. La dottoressa che faceva parte dell’equipe dopo qualche giorno dall’intervento mi dice:” avvocato è andata bene, siamo stati molto fortunati, lo abbiamo preso appena in tempo ancora qualche giorno e sarebbe andato tutto a rotoli, gli sarebbero rimasti solo due anni di vita se non fossimo intervenuti subito. Il Signore ci ha aiutati”. La dottoressa è contenta nel dirmi queste cose. Ora, per tre mesi Maurizio deve vivere con una sacca esterna, poi dovrà fare un altro intervento per la ricanalizzazione intestinale. Questi tre mesi sono delicati, sono necessarie cure e attenzioni molto particolari.
Pratica di Ileostomia, così si chiama il trattamento post-operatorio di questi tre mesi.
Maurizio è in carcere, è detenuto. Il suo fine pena è 2015.
In carcere, a Vigevano, si sta male, come in tutte le carceri. Ma lì di più, perchè è un vecchio carcere per i 41 bis. A settembre, quando lui è ancora all’Ospedale San Paolo presento l’istanza al Magistrato di Sorveglianza di Pavia per richiedere la detenzione domiciliare a casa della cugina, l’unica nella sua famiglia che lo segue; la mamma ed i suoi fratelli non vogliono saperne nulla di lui. Anche la cugina per un pò si era allontanata da lui, poi, grazie a Dio a giugno sono riuscito a farli riavvicinare ed ora guai a chi le tocca suo cugino.
Il Magistrato di Sorveglianza rigetta la prima istanza, quella d’urgenza perchè nel certificato dell’ospedale è scritto che non deve sottoporsi a radio o chemioterapia.
Però è scritto anche che deve sottoporsi per tre mesi alla pratica di
ileostomia per poi fare un altro intervento. L’ospedale non spiega cosa significhi questa pratica.
Maurizio, la cugina, non se la passano bene economicamnete. Non possono permettersi un medico di parte che vada in carcere a fare una perizia.
Vado a Pavia a parlarne con il Magistrato, le presento una seconda istanza allegando uno studio che ho trovato in internet: 25 pagine che descrivino dettagliatamente cosa vuol dire Pratica di Ileostomia. Il Magistrato legge, mi guarda parplessa, forse ha capito che c’è stata leggerezza. Però ormai lei ha rigettato e la legge vuole che la decisione finale passi al Tribunale di Milano che dovrà defnitivamnete stabilire se Maurzio può farsi qusti tre mesi a casa (per poi tornare in carcere, la mia istanza non era un escamotage per falro uscire prima, ma solo il tenetativo di salvaguardare il suo diritto alla salute).
Il Tribunale fissa l’udienza al 21 gennaio 2010.
Assurdo.
Vado in Tribunale, presento una nuova istanza al Presidente per far anticipare l’udienza, allegando lo studio sull’ileostomia di cui ho detto prima.
IL tribunale anticipa d’urgenza l’udienza al 21 novembre 2009.
Pochi giorni fa sono stato a Vigevano a trovare Maurizio. Si trascinava, il direttore ha disposto che uno dei suoi due compagni di cella lo piantoni perchè lui non può fare nulla. Si è presentato da me, per il colloquio, con il suo compagno che lo teneva sotto braccio. Stava male, mi ha fatto vedere la sacca esterna, è ulteriormente dimagrito. La doccia deve fargliela il suo compagno di cella. Vive in una cella umida, di 10 mq con altre tre persone, di cui una ha il materasso sul suolo perchè un’altra branda lì dentro non ci entra.
Sono uscito dal carcere.
Ho scritto alla Direzione del carcere, al direttore sanitario, al Magistrato di Sorveglianza di Pavia, ho riunito tutti questi scritti e ho presentato una nuova istanza al Presidente del Tribunale di Milano per far nuovamente anticipare l’udienza. Oggi sono andato a controllare: istanza rigettata per sovraccarico di lavoro del Tribunale. Maurizio dovrà attendere fino al 24 novembre.
E non è detto che il Tribunale gli conceda i domiciliari.

La Direttrice del carcere di Bollate ha recentemente scritto un bellissimo
libro sulla condizione delle carceri. Credo sia la prima direttrice che descrive in maniera critica e severa la pessima condizione umana in cui vivono le persone-detenute. Il libro si intitola “Diritti e Castighi”… nel caso di Maurizio per ora esistono solo i castighi…chissà se un giorno gli verrà riconosciuto il suo piccolo, grande diritto….in fondo ha un semplice cancro al colon-retto.
Francesco Ferrandino

La trattativa c’è. La stanno facendo adesso

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Io l’avevo sottovalutato. Parlo di Massimo Ciancimino. Mi dicevo “ecco il figlio scemo del boss pezzo da novanta”. Mi devo ricredere. Uno che prende in giro tutta l’Italia, e una procura, quella di Palermo, facendo la trattativa del tipo “io non vado in galera e in cambio vi do qualcosina”, alla fine la procura si ritrova non con una bufala, ma con una fotocopia di bufala, in attesa che Ciancimino si decida a dare qualcosa in più, come ha promesso. Che darà l’anno prossimo, visto che è un annetto che promette il papello e ancora non ce l’ha in mano nessuno, l’originale.
Insomma, il bastone e la carota, in attesa del processo per riciclaggio dei soldi sporchi del padre, lui se ne sta tranquillo a casa, libero di rilasciare dispacci di agenzie alla minima scoreggina che gli passa per il cervello. Ma il problema non è più lui, a questo punto. E’ diventato il vip, giornali, tv, tutti a pendere dalle sue labbra, procura inclusa. Ed è gravissimo che nessuno non faccia un aut aut del tipo “o mi dai tutto quello che hai SUBITO o ti risbattiamo in galera!”, ma no, troppo facile trattare un mafioso da mafioso. Guanti di velluto ci vogliono. Così magari ci da quello che vogliamo noi, e pure quello che vogliono i giornali. Ecco: Ciancimino ci ha insegnato a non sottovalutare nemmeno gli scemi. Anzi, soprattutto gli scemi, perchè Riina non l’abbiamo mai sottovalutato, e nemmeno don Vito, ed è per questo che uno è stato preso e l’altro pure. Nessuno si chiede come mai Borsellino dopo la strage di Capaci fosse escluso dalle indagini su Mafia e Appalti e testardamente decise di riaprire quell’inchiesta insabbiata alla procura di palermo vedendosi in segreto con le uniche persone di cui si fidava, e cioè il ROS che aveva lavorato con Falcone, alla caserma di Carini, proprio perchè non si fidava della Procura. Insomma, nel paese del tafazzismo imperante, ci sono tanti giornalisti e tanti uomini istituzionali a cui piace proprio sentirsi presi in giro. Se a farlo è Provenzano, o Riina, o Vito Ciancimino, ci posso anche stare.. sono intelligenti, come criminali. Ma che lo faccia Massimo Ciancimino è troppo, dai. Non offendiamo la nostra intelligenza. A meno che non abbiamo sbagliato i calcoli e lui sta agendo per mano dei corleonesi interpretando questo personaggio da VIP della Corona’s. In fondo, basterebbe vedere il videopizzino di Riina ad Annozero. Un flash, a cui nessuno ha dato importanza, in cui si vede Riina che dice “ascoltate Ciancimino”, e subito dopo Ciancimino parla dai riflettori di Annozero. Quale posto migliore..

Ultimo: Annozero è il miglior esercito di Riina.

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OFFESE ALL’ANTIMAFIA. Ultimo: Annozero è il miglior esercito di Riina. Il Capitano Ultimo che nel 1993 ha arrestato Riina parlaCondividi
Oggi alle 0.52

Tema della puntata una presunta trattativa fra mafia e istituzioni. Il Capitano Ultimo, che nel 1993 ha arrestato Riina, parla a Tgcom: “E’ fase stragista mediatica di nuovi Corleonesi”. Polemiche dopo la puntata di Annozero in cui si è parlato di una presunta trattativa fra mafia e istituzioni. A guardare la trasmissione di Michele Santoro anche Capitano Ultimo, l’ufficiale dei carabinieri che il 15 gennaio del 1993 ha arrestato Totò Riina: “Annozero e le star che lo promuovono sono il migliore esercito di Riina Salvatore – ha detto Ultimo a Tgcom – lo si capisce in maniera nitida guardando la puntata sulla mafia”. Ultimo: Annozero è il miglior esercito di Riina. “E’ importante – aggiunge l’ufficiale dell’Arma che da anni vive sotto scorta – che ciò che resta della società civile si unisca contro questa nuova fase stragista mediatica dei nuovi Corleonesi”. “Alla fine quelli che hanno combattuto la mafia saranno, oltre agli attori di Annozero, il figlio di Ciancimino, i figli di Riina e magari anche quelli di Provenzano e Brusca”, aggiunge con amarezza. “Chissà, magari li troveremo anche tutti insieme a fare lezione di legalità nelle scuole. Che si indaghi su Riina Salvatore e sui suoi nuovi alleati mediatici. Onore a tutti i combattenti caduti contro la mafia”, conclude il carabiniere.Durante la puntata Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo condannato per mafia e deceduto nel novembre 2002, ha parlato della presunta trattativa fra Stato e Cosa nostra. Contrariamente a quanto accertato finora in via giudiziaria, secondo Massimo Ciancimino, la trattativa sarebbe cominciata prima della strage di via D’Amelio, costata la vita al giudice Paolo Borsellino e agli agenti della scorta, e dopo la strage di Capaci del 23 maggio 1992, in cui morirono Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta

Il caso Marlane

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Nel 2000, cercando materiale per mettere sul neonato censurati, mi sono imbattuta in un newsgroup che parlava di insabbiamenti. E leggo un comunicato. Un comunicato di alcuni operai della ditta Marlane (Marzotto), di Praia a Mare. Parlava di eccessiva dose di decessi nella loro fabbrica. Gli ho scritto, ho chiesto di incontrarci.. e sono venuti. Non so perchè, visto che ero fresca di sito, non mi conosce nessuno adesso, figuriamoci allora, però.. forse per non lasciare niente di intentato. E conosco un sindacalista di base della fabbrica. Ci vediamo alla stazione termini, e mi portano tutti i fascicoli del caso. Chiesi come mai non ne hanno parlato ai giornali, loro rispondono “abbiamo chiesto a tutti, ma quando capiscono la portata e la gravità, spariscono”. 

Decido di sposare la causa della Marlane, faccio esaminare tutti gli elementi chimici che trattavano gli operai, chiedo informazioni utili anche a mia sorella, ingegnere chimico. Insomma, faccio i miei accertamenti e rilevo che tutto quello che mi è stato detto da quei due operai (uno dei quali era in cura cono chemioterapia) era vero.

In quel mese di ricerche, ho cominciato a ricevere una serie di telefonate, con accento spiccato calabrese. Del tipo “è lei la giornalista che si sta occupando della Marlane?” – “Si” – e agganciavano. Poi seguivano altre telefonate, sempre con quella voce (o almeno quella cadenza) in cui mi dicevano “signora serafini, sappiamo dove vive”. Oppure “tutto bene a casa?”. Una fonte calabrese mi disse che ero entrata in un campo minato, e di uscirne possibilmente incolume. Però pensavo sempre dentro di me.. che era impossibile che mi accadesse qualcosa, in fondo sono una sconosciuta, a chi interessa se mi occupo di pinco pallo? Ma le telefonate continuavano, era un po’ inquietante, tanto che ero arrivata a un punto in cui, confesso, ho pensato: “mollo tutto”. Cominciavo anche ad avere paura, ma a un certo punto mi telefona uno degli operai della Marlane. Era appena uscito dall’ospedale per la chemio, se non ricordo male, e mi disse “grazie perchè ALMENO TU non ci hai abbandonato”. Capite che, messa davanti a una frase del genere, non ce l’ho fatta a mollare. Ho messo da parte la paura, ho traslocato e sono andata avanti. Stavolta però chiamo Alessandro Sortino, delle Iene, in modo da poter essere coperta, nel senso che… se succede qualcosa a me, almeno c’è qualcun altro che ci lavora. Tempo dopo, il fascicolo dell’inchiesta era sulla scrivania di Sortino, che vede la gravità, e in due giorni realizza il primo servizio per la Marlane.

Un servizio che farà parlare, perchè Praia è piccola, gli operai sono tosti e vanno avanti con le loro battaglie, anche mediaticamente adesso c’è il precedente che “anche le iene ne hanno parlato”. E così prima rai 3, poi in seconda serata, rai 1, poi qualche giornale, il manifesto in particolare… insomma, finalmente si parla di queste morti nel colorificio più grande del mondo, di proprietà della famiglia Marzotto (ne parlerà mai Beatrice Borromeo, di quello che fa la sua famiglia? Perchè Borromeo è il cognome del padre, ma la madre è la signora Marzotto, una delle azioniste della Marlane, appunto).

Insomma… tra una causa di risarcimenti e l’altra fatte a titolo personale, nel frattempo si attendeva la fine delle indagini.  Una fine che ora è arrivata, ed ha portato a un rinvio a giudizio. E qui, passo la parola a loro, gli operai della Marlane, che ci hanno spedito un comunicato in merito alle ultime vicende del caso. Amici è stato bellissimo lavorare per voi!

LA MARLANE DEI VELENI
Sono occorsi oltre dieci anni di lotte ai lavoratori dello SLAI Cobas per vedersi riconosciute le rivendicazioni sulle svariate decine o centinaia di morti per patologie tumorali registratesi fra i lavoratori della Marlane Marzotto di Praia a Mare. L’inquinamento del terreno di pertinenza, del mare adiacente la fabbrica, i fanghi di depurazione smaltiti presso discariche abusive – ne fanno fede i verbali dei Carabinieri comminati ai camion che li trasportavano – e molto probabilmente delle falde acquifere, tutto è passato al vaglio attento degli organi inquirenti. Ora è ufficiale: oggi la Procura di Paola ha reso noto di aver chiuso le indagini ed ha annunciato il rinvio a giudizio per i dirigenti ed i tecnici indagati. Fondamentalmente due i capi d’imputazione, truffa e omicidio colposo, tuttavia sul secondo capo la quasi totalità dei legali nominati propendono per modificarlo in omicidio volontario con dolo eventuale. Grande soddisfazione nei lavoratori denuncianti che, resistendo con coraggio a ricatti e minacce d’ogni genere, per molti anni hanno tenuto testa alle prevaricazioni della multinazionale del tessile valdagnese. I decessi e gli ammalati sono tanti e ancora molti coloro che al termine di una incubazione di decenni potrebbero soccombere vittime del male che non perdona. Ben tre archiviazioni si sono succedute nel corso degli anni e tutte e tre sono state fatte oggetto di opposizione fidando in una giustizia degna di tale nome. Poi è stato un crescendo, nonostante l’atteggiamento poco professionale di patrocinatori dalla dubbia deontologia. Ora il caso Marlane finalmente è approdato agli onori della cronaca, conquistandosi quello spazio mediatico che la gravità del caso meritava e non da ora. Eppure tutti sapevano. Lo sapevano i sindacati confederali locali più attenti a curare l’indotto che l’interesse generale ed i politici dai vari colori, lo sapevano i lavoratori della fabbrica ai quali il bisogno da sempre ha consigliato il silenzio, lo sapevano le istituzioni puntualmente rese edotte su ciò che avveniva in questa fabbrica “apportatrice di benessere”. Eppure di soldi pubblici questa fabbrica ne ha macinati tanti, al punto da far dire ad un funzionario dell’Ispettorato: “Se avessero dato a tutti i cittadini praiesi i soldi spesi per l’azienda ne avrebbero fatto un paese di milionari”. Della massa di denaro quasi nulla è stato destinato alla salvaguardia dei lavoratori, nonostante le varie leggi succedutesi nel tempo a loro tutela. Lo SLAI Cobas, unico sindacato coerentemente a fianco degli operai in lotta nel processo che seguirà si costituirà parte civile, orgoglioso del successo ottenuto per la prima volta in Italia in un’azienda del settore tessile.

Alberto Cunto
Coordinatore Prov.le Slai Cobas
Praia a Mare, 30.09.09 h.16.30

Quello che Santoro non dice sul caso Travaglio

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Leggo dal corriere della sera che nel caso schifani/travaglio/chetempochefa, le parole di travaglio hanno provocato una multa dall’agicom alla rai. Della serie: se si attaccano cariche dello Stato, viene multata l’azienda Rai, mica il giornalista. Per dirla alla Di Pietro, “paga pantalone”, e cioè noi con il canone. Basterebbe far firmare a travaglio una liberatoria in cui si assume la responsabilità di quello che dice e secondo me la sua presenza non sarebbe compromessa. Come funziona il regolamento interno rai non lo conosco, non avendo mai avuto un guinzaglio (per dirla alla Travaglio), però a quanto si legge nel corriere della sera, l’azienda sta chiedendo proprio all’agcom una forma che tuteli l’azienda, prima di fare il contratto. E in questo non ci vedrei nulla di male. Visto che la regola dell’assunzione di responsabilità vale per tutti, non vedo perchè non debba valere anche per il signore del trono di cartone.

Aggiornamento sul caso Mannello

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In molti hanno seguito il caso Mannello, il comandante dei vigili di Morcone, di cui abbiamo parlato in passato sul sito, dopo essere veniti a conoscenza del caso a seguito di anonime segnalazioni. Eravamo rimasti a un processo che doveva subire, giusto? Beh, causa vinta, il giudice del lavoro l’ha reintegrato, stabilendo che sussistevano presupposti per nessuna sanzione. Pensavamo che la vittoria decretata dal giudice del lavoro che stabiliva il reintegro immediato del comandante Mannello, fosse l’epilogo della storia. Invece questa storia della vittoria in tribunale proprio non è andata giu. Tant’è che la SEGRETARIA del sindaco di Morcone (mica il sindaco, la segretaria!), il comune di riferimento, prima decide di farlo tornare si, facciamo contenti questi giudici, ma senza divisa, togliendogli gli incarichi, non contenti anche lo stipendio ingiustamente sospeso per 9 (diconsi nove!!!) mesi non viene restituito, dopodichè sempre la segretaria decide di demansionare il capitano a luogotenente (cosa che legalmente è impensabile, a Morcone però si può, il codice penale si inventa, non c’è nemmeno la reinterpretazione sbagliata, si inventa direttamente, si fa prima). E dopo qualche giorno dal reintegro, ci inventa un altro provvedimento disciplinare (stavolta per conto terzi, perchè pare che un subalterno del comandante abbia fatto uno sconto su una multa), cosa che ha celermente allertato la procura, che in tre giorni ha convocato una cinquantina di persone per chiedere se avevano pagato tutti la multa intera o con lo sconto di quegli 8 euro che fanno gola alle casse dell’erario comunale.  Noi c’abbiamo provato a sentire il sindaco di Morcone in modo da sapere la sua versione dei fatti, ma sono andata giovedi mattina e riceveva il pomeriggio. Sono andata giovedi pomeriggio e non riceveva più, perché FORSE era in ferie. E così anche vice sindaco, segretaria… tutti in ferie. Ci sarebbe piaciuto chiedere come mai i documenti pubblici chiesti con la legge per la trasparenza non venissero consegnati per motivi di privacy (solo a Reggio Calabria hanno trovato una scusa simile, a chi chiese l’accesso agli atti pubblici dopo l’omicidio Fortugno). Insomma, non finisce il calvario di Mannello, a Morcone, di cui continueremo a parlare nel sito prossimamente, anche perchè è stata presentata una denuncia per mobbing dall’ormai ex comandante del corpo di polizia municipale (che adesso non c’è più). Un mio amico per molto meno è stato risarcito con 250mila euro. Qui tra mobbing, decurtazione stipendi, danni materiali e fisici, i cittadini di Morcone prima o poi dovranno pagare gli errori del primo cittadino. Ci incuriosirebbe però sapere che fine ha fatto la denuncia per truffa che ha portato al banco degli imputati il “nostro” sindaco. Una denuncia per truffa (artt. 415 bis e 369 bis c.p.p.) depositata alla procura di Benevento il 05/10/2007, protocollo 1153/07.

In fondo, pensandoci bene, anche Cinisi era un piccolo paese, proprio come Morcone. Cinisi aveva Peppino Impastato che faceva la trasmissione radio ONDA PAZZA, dove parlava di riunioni  in municipio fatte a mezzanotte (non molto diverso da quello che accade a Morcone, in cui fatti importanti vengono decisi con convocazioni d’emergenza 12 ore prima, e i documenti possono essere visti un’ora prima della riunione.. insomma, meno si sa, meglio è per tutti). Peppino Impastato è morto ammazzato, ma a Morcone non c’è la mafia quindi nessuno muore spappolato dal tritolo. Anche se c’è gente che avrebbe preferito  morire con un colpo secco, invece di subire una tortura senza fine, un fare persecutorio, con una morte psicologica e un crollo di un paese che vive nel terrore, e che è costretto a fare incontri carbonari, anche per un semplice saluto, per non essere visto dal sindaco. Ho visto gente terrorizzata. Commercianti, ex dipendenti comunali, semplici cittadini che prevedono tempi bui… Sarà il motivo per cui non mi hanno lasciato visionare atti pubblici per motivi di privacy? E meno male che hanno inventato questa legge: salva tutti (gli affari pubblici e chi li controlla). Avrò sbagliato a render noto quanto è a mia conoscenza sia la guardia di Finanza che i carabinieri del posto?  Forse, però il pensiero di salvare le casse di un ente pubblico prima di un tracollo e tutte le bellissime persone conosciute lì che non meritano questa vita e che vorrebbero tanto lavorare onestamente senza paura di ricatti o licenziamenti è stato più forte di me.

Gli aggiornamenti li troverete nel sito, perchè non è mica finita qui! Ci preme sapere se quel vincitore di concorso di cui mi hanno segnalato in anticipo il nome, ha vinto veramente, o se già lavora nell’ufficio tecnico, come la palla di vetro mi ha detto, tramite i volantini trovati proprio nei locali pubblici di Morcone

Carta Canta fascista: tutti quelli che travaglio difende

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Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra. attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza infatti, sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere, in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?”
Giorgio Bocca, 4 agosto 1942, “La Provincia Granda”

«Non si sarà mai dei dominatori se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può, non si deve. Niente indulgenze, niente amorazzi. Il bianco comandi»
Indro Montanelli

“Ancora oggi è la stessa voce del Capo che ci guida e ci addita le mete da attingere. [...] Oggi mentre sembra che Sua Maestà la Massa (come la definì il Duce in un lontano giorno) mascherata da veli più o meno adeguati tenti di riprendere il suo trono, è necessario riporre l’accento sull’elemento disuguaglianza, che il Fascismo ha posto come cardine della sua dottrina
Un Impero del genere è tenuto insieme da un fattore principale e necessario: la “volontà di potenza” dello Stato nucleo, che poggia su due pilastri essenziali: il “popolo” quale elemento di costruzione sociale; la razza quale elemento etnico, sintesi di motivi etici e biologici che determina la superiorità storica dello Stato nucleo e giustifica la sua dichiarata “volontà di potenza”

Eugenio Scalfari, luglio 1942, “Roma fascista”

grazie ad angelo per la ricerca

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