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	<title>Censurati &#187; Sociale</title>
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	<description>Padroni di niente, servi di nessuno</description>
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		<title>Ci assolvono perchè il taccuinaggio non è reato!</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 11:59:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Serafini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[processati da cinque anni, ci assolvono perchè il reato non sussiste. Se ci ascoltavano da subito gli risparmiavamo 5 anni di lavoro e di sprechi di denaro pubblico. Lo Stato vs Antonella Serafini, all'inizio, ma IN NOME DEL POPOLO ITALIANO vengo assolta. I responsabili di questa manfrina continuano a dormire sonni tranquilla giocando con la vita delle persone, forti DI UNA TOGA]]></description>
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		<title>Sentimenti ostaggio dei tribunali. Il problema burocrazia</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 12:31:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lisa biasci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quell’ingiusta e inutile burocrazia dei sentimenti “infranti”: le cifre e i numeri della separazione direttamente dai tribunali italiani]]></description>
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		<title>Una catena al collo: 20 euro. Per il resto c’è la Caritas</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 23:48:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Serafini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: <a href="http://www.giornalepopolare.it" target="_blank">www.giornalepopolare.it</a>
<p align="center">
<a href="http://maurobiani.splinder.com" target=_blank><img border="0"    src="http://farm3.static.flickr.com/2187/4257939422_542865e1d1_o.gif" width="630" height="343"></a>
<p align="center">


Al costo di 20 euro, gli schiavi hanno ottenuto di non avere la catena al collo. Ma c’è stata un’involuzione dai tempi di Kunta Kinte. Prima c’era il negriero che si comprava il servo, si facevano le spedizioni in africa e si andava “a caccia di negri”. Adesso vengono da soli, con l’illusione di poter cambiare la loro vita e si ritrovano ammassati come bestiame in dormitori umidi, prelevati all’alba e riportati a “casa” solo dopo il tramonto. Ma sono clandestini e non hanno diritti. Se uno protesta, avanti un altro, che problema c’è? Nella tragedia che sta accadendo adesso sulle guerriglie civili da calabresi e immigrati, qualcuno si è dimenticato un pezzo.]]></description>
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		<title>Padre separato e non affidatario: cosa fanno i Servizi Sociali per i minori?</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 16:59:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lisa biasci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Lisa Biasci

<b>Dalla finzione alla realtà, tra la mancata applicazione della legge sull’affidamento condiviso </b>

<b>(L. 54/06) e la storia amara di un uomo e padre onesto che non vede più suo figlio</b>

Leggetelo, l’ultimo romanzo di Gianni Biondillo “Nel nome del padre” edito da Guanda (2009). L’autore è un architetto-scrittore molto attento ai problemi della famiglia, dei padri e dei separati; fa anche parte della redazione di Nazione Indiana.

Il romanzo prende le mosse dalla legge 54/06 “Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso”.

Una legge piena di falle e di buchi, di cui anche il suo estensore il prof. Marino Maglietta lamenta le grosse modifiche apportate dal governo per la sua approvazione. Una legge importante comunque perché sancisce il diritto della bi genitorialità e riconosce i diritti di entrambi i genitori dopo la separazione.
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		<title>Blenda, assassinata dalla transfobia di Stato</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 17:06:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vipera</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<i>La vicenda, nata intorno all’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo, ha riassunto l’ipocrisia, l’intolleranza e la violenza italici.</i>

Carissima Blenda, 
è con amarezza e vergogna che scrivo queste righe. Amarezza per la tua tragica morte e per come nulla è stato fatto per difenderti. E vergogna per quest’Italia che ancora una volta si è mostrata ipocrita, violenta, intollerante, incapace di superare indifferenze, pregiudizi e squallidi giochi di potere. Sei stata uccisa nella giornata della memoria contro la transfobia, una delle peggiori intolleranze che infestano l’inciviltà italiana. E la tua tragica morte, il gioco al massacro di queste settimane contro te e le tue amiche mostrano ancora una volta questo terribile volto.
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		<title>Colpevoli d&#8217;amore. Il volo è proibito a Sandra e Fortunato</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 16:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vipera</dc:creator>
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		<category><![CDATA[petizione]]></category>
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		<description><![CDATA[<i>Domenica mattina don Alessandro Santoro ha unito in matrimonio, dopo una lunghissima attesa durata moltissimi anni, Sandra e Fortunato. Lunedì mattina, con una celerità impressionante il vescovo di Firenze ha dichiarato nullo il matrimonio e ordinato a don Alessandro di lasciare la comunità Le Piagge.</i>



]]></description>
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		<title>Se Santoro, Floris e Travaglio sono martiri del regime, queste persone cosa sono?</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 16:23:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vipera</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<i>Storie reali nel Paese dei salotti chic autoreferenziali</i>

<b>Joy</b> è una giovane ragazza nigeriana, prigioniera del CIE di Via Corelli a Milano. Il 13 agosto scorso, insieme ad altri 12 migranti, ha partecipato alle proteste contro le disumane condizioni in cui sono costretti. Per questo verrà espulsa. Ha denunciato un ispettore di polizia che, testimone la sua compagna di cella, ha tentato di violentarla. L'unica risposta che ha ottenuto, nell'Italia che organizza giornate, manifestazioni e G8 contro la violenza sulle donne, è una denuncia per calunnia.

La scorsa estate <b>tre giovani kurdi</b> sono stati ritrovati morti dentro alcuni tir, su navi che dalla Grecia sono approdate a Venezia. La stessa sorte, nel dicembre scorso, era toccata a <b>Zaher Rezai</b>, un ragazzo afghano: la sua vita è stata stroncata dalle ruote del camion nel quale era nascosto. Gli hanno ritrovato nelle tasche alcuni giocattoli e un biglietto. C'era scritto: "<i>Non so ancora quale sogno mi riserverà il destino, ma promettimi Dio, che non lascerai si spenga questa mia primavera</i>"
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		<title>Ad un passo dall&#8217;apocalisse. Gravissimo incidente sul lavoro a Casalbordino (Chieti)</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 13:57:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Serafini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

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		<description><![CDATA[<i>Secondo i soccoritori si è sfiorata una tragedia di dimensioni immense. Gravissimo uno dei due operai feriti. Tornano i dubbi sulla sicurezza dello stabilimento, che collabora anche con l'Esercito Italiano e la NATO.</i>



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		<title>Un golpe criminale si aggira per l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Aug 2009 07:48:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vipera</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Riina]]></category>

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		<description><![CDATA[<i>Riprendendo le parole di Pasolini, l'Italia sta marcendo da decenni in un fascismo in doppiopetto e in un regime mafiosocratico. I fatti più recenti lo dimostrano, una volta di più.

'Viva l'Italia, assassinata dai giornali e dal cemento' canta De Gregori. E il peggior cemento è quello che sta bloccando le sinapsi neuronali, che impedisce di pensare, che omologa e massifica tutti. E i giornali ne sono tra i grandi esecutori. Mentre il regime mafiosocratico sta sconfiggendo il terribile cancro di cui è vittima: lo Stato democratico ...</i>

L'ultimo mese ha visto riemergere dalla nebbia della storia italiana un fantasma che l'accompagna dall'alba della Repubblica: <b>il golpe</b>. A partire dalla strage di Portella della Ginestra, passando per l'attentato a Togliatti e il golpe Borghese solo per ricordarne alcuni, periodicamente torna il rischio di un sovvertimento armato delle istituzioni. Che, puntualmente, si ferma ad un passo dal realizzarsi. 

In queste settimane il fantasma del golpe è stato evocato da <b>Scotti</b> e <b>Ciampi</b>, uomini delle istituzioni nel 1992 delle stragi di mafia. Una strategia di sangue che puntava a destabilizzare il cuore delle istituzioni italiane. Una stagione di sangue e bombe che, improvvisamente, si è fermata nell'ottobre 1993, dopo il fallito attentato fuori dello stadio Olimpico di Roma durante Lazio - Udinese. 
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		<title>E ora, per cercare la verità sulla mafia, si chiede una mano a Totò Riina.</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 02:46:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Serafini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mafia]]></category>

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		<description><![CDATA[E' indegno per qualsiasi Paese civile mettere alla gogna un uomo che arresta un mafioso, e chiamare il mafioso stesso ad autocertificarsi sull'estraneità dei fatti. 

E adesso avremmo un po' di domande da fare alla gente, e un po' di NOMI E COGNOMI FINORA OMESSI DA TUTTI i giornalisti "perbene", come Travaglio, Bolzoni, Lodato, Lo Biondo, Pennarola. E per ora mi fermo qui.

Andiamo per ordine: 
<b>E' mai possibile che nessun giornalista, nessun magistrato, nessun procuratore che si occupi di antimafia, sappia la differenza tra controllo/sorveglianza a breve termine e controllo a lungo termine? </b>
Anche l'investigatore privato del paesino di 500 anime sa che se si deve controllare una persona per 2/3 giorni il medoto è il controllo con ripresa costante, se l'appostamento deve perdurare per settimane/mesi (perchè come dice Ultimo stesso, <i> il fine era di controllare chi entrava e chi usciva da quella casa, quindi seguire i Sansone, e ricostituire i circuiti politico imprenditoriali</i>) la sorveglianza costante metterebbe a rischio di vita chi sorveglia, con l'aggravante di bruciare il posto da controllare. Però ci sarebbero stati dei bei funerali, su cui piangere tanto, magari i giornalisti "perbene" avrebbe fatto un articolo con encomio solenne, avremmo un morto in più e un martire in più. Il fine di Ultimo non era questo, e ora paga lo scotto di aver preferito mettere le manette a chi, latitante per anni, ha messo a ferro e fuoco il Paese, piuttosto che creare un martire da piangere in più.

Che cosa spinge i procuratori di Palermo e i giornalisti "perbene", a <b>COPRIRE</b> i veri responsabili nell'arma dei carabinieri? Cominciamo a fare nomi, cognomi, ruoli ricoperti e falsità dette, sia all'interno delle istituzione che nella stampa servile.
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		<title>Razzismo e schiavitù sono legge</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 14:32:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vipera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 2 luglio è diventato legge dello Stato Italiano il decreto "che porterà molta sofferenza". Al culmine di un ciclo di degrado e barbarie, che dura ormai da oltre un decennio, si è definitivamente stabilito che lo Stato Italiano considera parte dell'umanità schiavi da sfruttare e violentare. Una decisione che dovrebbe soffocare, chiudere con un pugno lo stomaco, ogni coscienza civile, democratica, pacifista, amica della nonviolenza e dell'umanità. Ma il quadro sociale e civile nel quale è accaduto, rende tutto ancora più grave. Esattamente come nel primo ventennio si è radicato un razzismo "in doppio petto" perbenista e ipocrita. 

Poche ore prima della definitiva approvazione del decreto sofferenza, un migrante è stato selvaggiamente picchiato a Roma. La squadraccia colpiva urlando "noi facciamo solo la volontà del governo". 

Il giorno successivo, alla periferia di Roma, è avvenuto l'ennesimo stupro. Rapide indagini degli inquirenti hanno portato a dimostrare che il criminale è autore di almeno altri 2 stupri e diversi altri sono attribuibili a lui. Dopo una settimana di indagini viene arrestato un ragioniere di Roma, apparente tranquillo borghese di provincia. 

Nessun rom, nessun rumeno, nessun marocchino o senegalese da additare al pubblico disprezzo e ai tribunali mass mediatici. E, infatti, si è squarciato ancora una volta il velo dell'ipocrisia della macchina del consenso mediatico. 
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		<title>Un ricordo di Alexander Langer</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 16:52:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vipera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[petizione]]></category>

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		<description><![CDATA[Alexander è un uomo che si ama o non si comprende. Lo si può amare se si accetta che la purezza e la profondità dell'animo umano sa andare oltre ogni barriera, ogni egoismo, amando rivolgendo lo sguardo soltanto verso lo scrigno custodito nel cuore dell'uomo. Nel suo pensiero, nel suo comportamento quotidiano si realizzano splendidamente le parole di San Paolo "non c'è più giudeo ne greco; non c'è più schiavo ne libero". 
Si definiva un ponte che "si poteva percorrere in entrambe le direzioni". Cresciuto in una regione di frontiera, ha visto nella conoscenza reciproca, nell'incontro fecondo, una ricchezza da costruire quotidianamente. Parlando di se stesso, disse "Nessuna delle bandiere che svettano davanti a ostelli o campeggi e' la mia. Non ne sento la mancanza. In compenso, con il tedesco e l'italiano, riesco a farmi capire dalla Danimarca alla Sicilia". E, facendosi comprendere, si abbandonava all'ascolto del cuore, dell'animo, della sensibilità di chi aveva di fronte. Sono parole che sembrano tanto simili al pensiero di Taras Bul ' ba, il protagonista dell'omonimo romanzo dello scrittore russo Gogol. "L'unica bandiera che unisce i popoli della steppa è il cielo stellato". ]]></description>
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		<title>Punirne uno per educarli tutti</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 15:12:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Serafini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Morcone]]></category>

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		<description><![CDATA[Che cosa spinge un comune a smantellare un corpo di polizia municipale? Me lo sono chiesto quando mi sono trovata casualmente a leggere un quotidiano in Campania, che parlava di questo fatto su un trafiletto di poche righe. Come cittadina ho sempre provato antipatia verso la figura del vigile urbano, visualizzato con taccuino alla mano, dietro a una macchina che fa una multa. Ma giornalisticamente mi suona strano (specie se ci troviamo in Campania) vedere che il capo della polizia municipale si ritrova senza uomini, demansionato e licenziato, il tutto dopo aver fruttato allo stesso municipio centinaia di migliaia di euro. E' accaduto al Comune di Morcone. Il capo dei vigili si chiama Donato Mannello. Ci incuriosiamo e andiamo a Morcone a chiedere un po' di notizie. Un po' di domande in un bar, un po' di domande a una pompa di benzina, la frase più gettonata è "eeeeeh, addà vere' qant'altra robba, sa trova, cca'". Però nessuno che si sbilancia. Cerco materiale, distribuisco biglietti da visita, e i primi risultati li ottengo una volta tornata a Roma. Dopo pochi giorni del viaggio a Morcone, mi trovo il caso bello pronto nella cassetta della posta. Spedito da un paese di cui non si capisce bene il nome, in totale anonimato. Riassumo per tutti, perchè la storia si fa torbida. Donato Mannello, capo dei vigili, si trova demansionato e licenziato per aver abusato della sua professione nel controllo di abusi edilizi inesistenti, messo firme false, perseguitato innocui cittadini, e appropriato di soldi della cassa municipale. Detto così ci sarebbe da pensare che quest'uomo è un criminale. E quindi approfondiamo meglio.

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		<title>Papà c’è e non serve solo per pagare</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 22:42:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lisa biasci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[<i>"La giustizia non è ardore giovanile e decisione energica e impetuosa: giustizia è malinconia."</i>
Thomas Mann (1875-1955)

Papà c’è e non serve solo per pagare, sentenzia il tribunale: la storia di un cittadino romano

a cura di Lisa Biasci

La giustizia è malinconia: così diceva lo scrittore tedesco nel "Disordine e dolore precoce", così possiamo dire noi -oggi- quasi senza fiato, alla fine di una lunga “querelle” giudiziaria. Vicenda umana malinconica davvero, di malagiustizia, quella di un “uomo perbene” di cui ci siamo occupati tante volte nelle pagine di Censurati. Vi ricordate il caso di malagiustizia di un papà condannato quattro anni or sono da un tribunale civile di questo malandato paese a versare un assegno di mantenimento onerosissimo all’ex moglie? E poi, a lasciare la propria casa, ad affrontare perizie, CTU, incontri con i servizi sociali perché non riusciva più a vedere suo figlio?
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		<title>L&#8217;antimafia è bella, finchè non c&#8217;è qualcosa da fare</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 12:20:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Serafini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[Casablanca]]></category>
		<category><![CDATA[Graziella Proto]]></category>

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		<description><![CDATA[Graziella Proto, amministratrice e redattrice dei Siciliani anni '80, sta perdendo la casa per via dei vecchi debiti del giornale. L'antimafia è bella e tutti appoggiano l'antimafia, si capisce: però le  cambiali, oltre vent'anni fa, le ha dovuto firmare Graziella.

I Siciliani, una rivista "storica" e elogiata da tutti, vendeva fra 15 e 30mila copie. Però - imprenditori siciliani... - non aveva uno straccio di pubblicità, e quindi ci voleva qualcuno che firmasse cambiali. E questo qualcuno era Graziella.

La cooperativa faceva parte della Lega delle Cooperative, che però in quel periodo aveva grossi affari coi Cavalieri. Il giornale era un fiore all'occhiello - stando ai discorsi - della Federazione della Stampa, dell'Ordine, dei compagni perbene di tutt'Italia e in genere dei progressisti. Però le cambiali le firmava Graziella.

Graziella Proto, in questi venticinque anni, è stata uno dei più seri e validi - e meno propagandati - giornalisti antimafiosi. Negli ultimi anni, sempre di tasca sua, ha fatto una bellissima rivista, Casablanca, ed è riuscita a portarla avanti per quasi tre anni. Nel primo numero c'erano la Borsellino, la Alfano, il Riscatto della Sicilia, il Movimento delle donne, la Sinistra. Nessuna di queste nobili signore s'è fatta mai sentire, non fosse che per ringraziare. Infatti Graziella, per i pochi che avevano la bontà di conoscerla, era quella che firmava le cambiali. Nessuno l'ha mai citata - ad esempio - per la rischiosissime inchieste sui ragazzini di Paternò ammazzati da Santapaola.

Non sappiamo cosa ne pensa Graziella. Ma noi pensiamo che parlare di informazione e di antimafia è una presa in giro se non si salva chi ha fatto informazione e antimafia non per un anno o due, ma per venticinque. Bisogna che intervengano coloro che debbono, subito e con urgenza. Sarebbe intollerabile vedere una Graziella vittima della mafia (vera) e dell'antimafia (a parole).
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