camera di commercio

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tra i molti scandali di questo Paese, uno dei pi? vergognosi (e di cui nessuno parla) Ë certamente quello delle Camere di Commercio, istituti ibridi che da un lato rivendicano la libert‡ d’azione delle associazioni private e che al tempo stesso, perÚ, hanno privilegio di imporre balzelli e obblighi che sono tipici dello Stato.
Da tempo, infatti, molti si chiedono a cosa servono di preciso tali enti. Qualcuno sostiene che l’iscrizione alla Camera di Commercio dovrebbe garantire la seriet‡ dell’azienda, ma Ë ovvio che le cose non possono stare in questi termini: tutte le aziende fallite, infatti, erano prima regolarmente iscritte nei registri camerali. Certamente quest’istituto rilascia certificati utili, anzi indispensabili, in varie occasioni. Ma si tratta solo di pezzi di carta che gli enti pubblici c’impongono di esibire quando sottoscriviamo un contratto per la fornitura di un servizio pubblico o quando viene aperto un conto corrente. In realt‡, a nessuno quel documento serve davvero: Ë solo la legge ad imporlo. Per di pi?, nella quasi totalit‡ dei casi c’Ë pure un bollo da pagare.E che dire della presentazione dei bilanci, che come le aziende ben sanno costa un’enormit‡.
Non sono solo queste considerazioni a sollevare dubbi e interrogativi. Le imprese, infatti, si chiedono come sia possibile che i bilanci di tali enti non siano mai pubblicati o comunque non siano mai adeguatamente pubblicizzati. PerchÈ, in altre parole, enti privati di questo genere possono pretendere soldi da altri enti privati (le imprese) e non tenerle minimamente al corrente dell’uso che ne viene fatto?
PerchÈ un’associazione, con i soldi rapinati alle aziende, concede prestiti agevolati ad alcune ditte e solo a quelle iscritte a certe coperative-fidi di ben precise associazioni di categoria e non a chi puÚ rilasciare ben pi? solide fideiussioni di primarie banche nazionali? » pi? che legittimo chiedersi se una Camera di Commercio puÚ discriminare in tal modo, dato che usa soldi che necessariamente tutti gli imprenditori sono costretti a versare. CosÏ com’Ë inevitabile che ci si chieda per quale motivo vi siano Camere che installano macchine per la distribuzione dei certificati, ma poi ne limitano l’uso ai commercialisti e alle associazioni di categoria. Sono forse i normali imprenditori solo polli da spennare?
I responsabili delle Camere di Commercio affermano che il loro operato Ë al di sopra di ogni sospetto, che i loro servizi sono ottimi e utili alle imprese. Prendiamo per buona tale affermazione: ma se le cose stessero in questi termini nessuno di tali enti avrebbe motivo di temere la nascita di altre organizzazioni analoghe (in concorrenza con loro) che offrissero analoghi servizi in un mercato competitivo. E certo non vi dovrebbe esservi neppure un’impresa orientata a rinunciare ai servizi delle Camere di Commercio: anche in assenza di un esplicito obbligo di legge.
In definitiva vorremmo conoscere con precisione cosa ci da in cambio la Camera di Commercio a fronte di un esoso balzello che noi paghiamo tutti gli anni. In realt‡, oggi le Camere di Commercio sono organismi del tutto inutili, che ostacolano quanti vogliono lavorare ed impongono inutili pesi a chi vuole e intraprendere. Chi vuole aprire una bottega, deve obbligatoriamente frequentare – a pagamento – un corso istituito dalla Camera; e stessa cosa capita a chi vuole avviare un’attivit‡ di agente di commercio. E se il giovane (pur bravo e volonteroso) non ha tempo da perdere e soldi da sborsare, dovr‡ cambiare progetto di vita. In conclusione resta solo da chiedersi come si possa continuare ad accettare tutto ciÚ in uno Stato che si dice moderno e (almeno a parole) di tipo liberale. In definitiva, finche noi imprenditori continueremo solo a pensare al lavoro, ed a bofonchiare ogni volta qualche regolamento limita le nostre libert‡ personali, non a beneficio della comunit‡, ma a !
vantaggio solo d’organizzazioni o burocrati continueremo a subire questi sorprusi. Non Ë ora di dire basta? Quarto Giuseppe

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