Censurati.it

Padroni di niente, servi di nessuno

Contusa e felice

Il G8 e’ finito, sta per cominciare un altro caso tipo “Marta Russo”, senza mai un colpevole, con tanti indiziati, tante supposizioni e solo belle ma inutili parole. Io sono voluta andare a Genova per tastare con mano, per vedere cosa potevo dire per censurati su questa importantissima manifestazione, senza interposta persona a riferire i fatti. Volevo essere l’occhio di censurati. Quanto e’ convenuto? Solo esperienza personale in piu’, lezione di vita da non dimenticare, scene indelebili nella mente. Eccovi il resoconto di quanto ho visto, sentito, provato per voi.

PREMESSA

Premesso che:
– non sono di destra, ne’ di centrodestra
– la morte del ragazzo e’ quanto di piu’ grave possa essere accaduto, appoggio Checchino Antonini di Liberazione quando afferma che il ragazzo e’ stato ucciso DAL G8.
– sul carabiniere non si puo’ parlare di omicidio, ssolutamente. Gli accusatori li metterei a vivere quella situazione, prima.
– a Genova sono andata solo ed esclusivamente per vedere con i miei occhi quanto sarebbe accaduto, per mettere on line sul mio sito il materiale raccolto.
– che sono individualista e che non credo che esiste una categoria buona e una cattiva
– Le immagini viste in tv, per quanto possano essere crude, sono solo un film, e viverle di persona non e’ un’esperienza che si cancella.

Premesso tutto questo, vi faccio il resoconto di quanto ho vissuto, di quanto ho provato, di cosa hanno provato le persone che erano con me a vivere lo stato d’assedio di Genova.

19 luglio. partenza. La tranquillita’ e la curiosita’ .

Treno speciale per Genova, io sola, molti gruppi dei centri sociali, tra loro si conoscevano tutti, si parlicchia con qualcuno, si fa amicizia, anche. Stazione di Firenze, mi accorgo che c’e’ un movimento strano sul primo vagone, dove sono io, e da buona curiosa mi avvicino.

Il movimento strano era dovuto al fatto che ci avvicinavamo alla fermata di Firenze, si temeva un’entrata della polizia, semipanico, si cerca di chiudere dall’interno le porte del vagone, mi chiedono la cinta militare (poi causa del pestaggio, a saperlo gliela regalavo) che avevo addosso. Non si riesce a bloccare le porte, e tutti cambiano posto, vanno al vagone di centro, entrano nella mia cabina, e mi dicono che se resto lì arriva la polizia e perquisisce e chiede documenti (illusi, non si e’ visto un poliziotto neanche a pagarlo).
Tutti vanno via, si spostano, cambiano vagone, rimaniamo in tre: io, un fotografo che mi sembra un tipo in gamba e una ragazza che come me e’ partita da sola. Ho capito da lì che la massa di persone fa quello che dice il leader. Il viaggio prosegue senza problemi, gente che canta, suona la chitarra…

Io e i miei due compagni di viaggio siamo straconvinti che sara’ tutto tranquillo, che la stampa esagera, loro sono pacifisti.

Si arriva a Genova, i ragazzi vanno per conto loro, io cerco un amico genovese, un giornalista, che mi garantisce il tetto per poggiare i bagagli. Nessuno mi ha fatto un controllo, una perquisizione, nulla! Solo una marea di giornalisti ad accoglierci. La cosa non mi fa stare affatto tranquilla. In mezzo a noi potevano esserci tutti, e avrei preferito che schedassero anche me, ma almeno l’avrebbero fatto con tutti e si aveva un minimo di garanzia. Onestamente non capisco, o meglio, non condivido questa ostinazione a non voler farsi perquisire o quanto meno, mostrare i documenti. Un po’ la cosa mi spaventa, ma poi penso ad altro.

Tre giornalisti mi intervistano, decine di telecamere, polizia sull’attenti, saluto con un sorriso, fanno altrettanto. Mi dico: non e’ poi tutto questo pericolo, la polizia, almeno non con i manifestanti (salvo scoprire dopo che non sono tutti uguali, e che gli sciacalli ci sono anche tra di loro. Ma questo dopo)

Arriva la sera, Manu Chau in concerto! 10mila lire! Cavolo, meglio ancora di Roma, qui era 15mila! mi trovo un posto vicino al palco e mi godo nonostante la stanchezza del viaggio, dei bagagli e del poco sonno, il concerto fantastico. Non sapevo che il tour di Manu Chao fosse sponsorizzato da una Major, o comunque da una multinazionale, come mi viene detto. Interessante sapere come ci si puo’ battere contro le multinazionali e apprezzare il prezzo politico dell’artista, quando poi se non fosse per la multinazionale pinco pallo, non ci sarebbe proprio stato il concerto, o meglio, ci sarebbe stato al prezzo non politico. Mah.. c’e’ qualche conto che non torna. Ci penso, incamero e accantono il pensiero, ripromettendomi di approfondire dopo. Intanto raccolgo volantini, fascicoli, impressioni, scopro che il 50% delle persone con cui parlo fuori dal raduno comunista e del GSF non sa neanche gli argomenti che i tratteranno.

Faccio domande in giro, tra i genovesi, e a parte lo stress a cui sono sottoposti, sono tutti arrabbiati. La stessa domanda se la fanno tutti: perche’ Genova. Molti si chiedono perche’ non Arcore. Ormai e’ la battuta tormentone tra i centri sociali “tanto Arcore non l’intacca nemmeno la tromba d’aria”.

20 luglio. il lavoro, il pestaggio, la morte

Dopo una mattina passata a Chiavari, penso che forse e’ meglio dormire a Genova, quindi mi riprendo i bagagli, contenta di poter vedere una manifestazione che si preannuncia pacifica (ancora illusa, non cambiero’ mai) almeno tra i miei amici. Arrivo a Genova Nervi all’ora di pranzo. Prendo il pass da stampa, perche’ penso che se passo per vie bloccate espongo il cartellino, non dovrebbero farmi problemi. Nei bagagli, un sacco di fascicoli, taccuini, macchine fotografiche, registratori, insomma, una cosetta che non e’ molto leggera. La voglio poggiare a casa del mio amico, in questo modo saro’ piu’ libera con le mani per scattare foto e usare il registratore, che porto sempre dietro. Genova Nervi, autobus, finalmente, sono vicina a casa di Roberto, il tempo di una doccia veloce e si va in strada ad appoggiare le tute bianche con il materiale da lavoro, e cioe’ l’inseparabile macchina fotografica e l’altrettanto inseparabile registratore.

Un angolo. Spuntano tre ragazzi, uno capelli cortissimi, alto, grosso fisicamente, sembra giovane. Un altro molto diverso, capelli tipo rasta, il terzo non lo ricordo proprio, deve essere stato meno appariscente. Solitamente io non mi spavento, neanche se tre persone così mi sbarrano la strada, e non per le arti marziali fatte, ma perche’ penso sempre che sono persone, e prese nella maniera giusta, che cavolo, sono riuscita a parlare con tutti, perche’ con questi no? Invece non erano molto disposti al dialogo, o meglio, si sono imbattuti in me per puro caso, e non si sarebbero fermati se il tizio con i capelli rasta non avesse detto: “guarda, e’ della stampa”. Si gira il tipo piu’ grosso, che sogghigna e tira un calcio. E’ il primo! Una volta a terra ne seguono altri e altri e altri, e scopro che… gli anfibi fanno male, ragazzi, ma proprio male. Gli altri due prima ostacolano la via di fuga potenziale e basta, poi guardano, poi un colpetto tanto per gradire. Trovo il coraggio di dire al ragazzo coi capelli rasta :”Non fate i cretini, sono di sinistra anche io”. Rimangono spiazzati, si fermano un attimo, non si aspettavano che io mi permettessi di dire una cosa simile, forse. E’ un’impressione mia. Poi uno dei due non mi ricordo quale fa: “La cintura militare, sei una di loro”.

Di loro? questa non l’ho mai capita!

E non ho mai capito perche’ mi hanno lasciato la borsa, ma me l’hanno lasciata. Dentro la mia fortuna: la macchina fotografica ecc ecc. Poi vanno via. Un po’ stile arancia meccanica, mi vengono in mente Lillo e Greg, le iene, e mi viene pure da ridere. Ora, mi viene da ridere, prima un po’ meno.

Raggiungo il mio amico, e racconto come e’ andata, non si vedono i lividi, si vedono solo segni rossi, e fanno male, ma sembrano solo botte, ma neanche si vedono troppo. Decidiamo, io e il mio amico, di mettere un po’ a riposo la gamba e la bocca dello stomaco, e seguiamo per un paio d’ore la tv locale, per tenerci aggiornati. Mi rendo conto che la situazione e’ sfuggita di mano a tutti, poi mi vengono dubbi che non esterno, adesso, poi ci rimugino sopra, poi preferisco farmi solo un’idea, rimandando tutto a dopo il servizio, le supposizioni aiutano, ma non bastano. Mi fa male sempre di piu’ la gamba, ma dietro il ginocchio e’ peggio, anche se lì sembra piu’ piccola, la ferita (contusione, e’ meglio).

Usciamo di casa, la gamba non mi fa poi tanto male… salgo in vespa dietro a Roberto, andiamo a vedere cosa succede a Genova, così… senza meta. Faccio foto in giro, lui guida, vediamo in lontananza un gruppo di gente, ci avviciniamo e proseguiamo a piedi. Piu’ mi avvicino piu’ si respira tensione, voci che urlano, elicotteri, sei camionette dei carabinieri (lo ricordo perche’ qualcuno mi ha chiamato al cellulare e nel racconto in diretta di cio’ che vedevo, ho contato anche quelle). Io mi ricordo di aver detto qualche parolaccia, non mi aspettavo tutto questo. Ricordi frettolosi, ma per niente confusi. La citta’ in stato d’assedio. I contestatori ci sono, ma sono dalla parte opposta alla mia, tra me e loro la polizia. Vengo poi a sapere che un ragazzo e’ morto dieci minuti prima che arrivassi, solo dopo si capira’ come, sono solo voci volanti, al momento. E una ragazza e’ ferita gravemente, poi sembra sia morta, poi falso allarme. Insomma, una gran confusione. Io cammino, corro, rispondo al telefono, mi chiamano al cellulare tante di quelle persone che mi sento friggere il cervello. Amici che vogliono sapere che sta succedendo (non riescono a credere alle tv), il mio ragazzo, lontano, che sente la mia voce frettolosissima che dice che e’ tutto a posto (che razza di parole, dire “tutto a posto” a una persona che vede quelle immagini in tv, e sa che io sono lì in pericolo.. che mi viene da dire? Tutto a posto). Il tutto lo sto registrando. Lanciano lacrimogeni, la mia prima esperienza di esalazione lacrimogeni, anche se in quantita’ moderate grazie al vento contro.

Io e un gruppo di giornalisti siamo divisi dai contestatori perche’ tra noi e loro c’e’ la polizia. Sembra tutto fermo, ma i lacrimogeni vanno, io ho paura, tanta, perche’ vedo sparare dall’alto dei camioncini dei carabinieri, dove sbuca un uomo in uniforme con il fucile puntato nella parte opposta a quella in cui sono io. Un carabiniere a destra, uno a sinistra che spuntano dalle camionette, in mezzo una barriera umana in divisa rivolta verso di noi, che guarda le spalle alle forze dell’ordine. Molte persone urlano “Assassini!” “Via!” “Via la polizia!”. Il tutto con gli stessi rumori di sottofondo (spari di lacrimogeni, elicotteri, ambulanze, urla ecc ecc).

Io sono confusa, frastornata, ma ho la macchina fotografica, devo finire il rullino. La prendo e mi avvicino alla polizia, la distanza e’ poca, veramente poca, pero’ vedo che i fucili sono puntati dalla parte opposta alla mia, quindi molto stupidamente penso che non corro pericolo (grosso errore avere di questi pensieri dove c’e’ appena stato un morto sparato), solo dopo mi rendo conto che non ero in me, non ero lucida. Prendo la macchinetta, metto a fuoco il primo carabiniere, sulla destra, macchinetta…temporeggio se metterla orizzontale, verticale… Praticamente me la sto pendendo comoda, panico praticamente nullo, sono calma, troppo! Clic! poi mi metto di fronte alla barriera umana al gusto distintivo e posiziono con la stessa calma la macchinetta, con una tranquillita’ che se ci penso adesso sto male, perche’ so che non ero in me, che rischiavo e neanche sapevo di farlo. Mi sveglia una voce, forse Roberto, forse qualcun altro, non so, mi urlano “Antone’, scappa, allontanati”!. Mi giro e vedo che si sono allontanati tutti, e io penso “Non posso farmi fregare e sequestrare la macchinetta. Marilena non voleva che la portassi, se gliela perdo mi fa la pelle (marilena e’ mia sorella, n.d.r)”.

Giro i tacchi e vado, scappo a nascondo la macchinetta, poi pero’ torno sul posto. Incoscienza, non lucidita’ , panico. Situazioni che non si regolano. Piu’ avanti incontro una ragazza, di rete Lilliput, Sconvolta. Stavano manifestando pacificamente, mani alzate, urlavano NON VIOLENZA stando fermi, poco lontano i black blocs che si avvicinavano. Li hanno fatti avvicinare, e poi la polizia ha caricato sui ragazzi di rete Lilliput, non torcendo un capello ai black bloc. La ragazza era sotto shoc, io quasi. Oddio, onestamente non so dire se quello era “essere shoccata”. In ogni caso queste sono cose che lasciano il segno.

Intanto le percosse date il pomeriggio mi mettono la febbre, non riesco a camminare. Due amici da Milano mi dicono che non vedono perche’ ho paura di andare al pronto soccorso (l’unico modo per convincermi a fare qualcosa e’ farmi capire che si pensa che ho paura di farla), così, un po’ perche’ non piegavo una gamba, un po’ perche’ le botte ricevute mi avevano messo la febbre, mi convinco, e su insistenza di questi due ragazzi, chiamo il 118. In pronto soccorso mi fanno la visita due medici. Niente di rotto, posso tornare a casa, dicono. A casa? E’ notte, sono le due, questa e’ Genova, che ne so come tornare a casa? I mezzi non circolano, i soldi per un taxi non li ho liquidi, un bancomat neanche a dirlo, a piedi.. beh, se potevo camminare chilometri e chilometri a piedi non avrei certo chiamato l’ambulanza, per farmi trasportare.
Intanto mi danno cinque giorni di prognosi. Ora sto al terzo giorno da quando mi hanno gonfiato, e i lividi non sono neanche sbiaditi, la schiena fa un male cane, il ginocchio non lo piego. Poi mi devo anche pagare la radiografia, perche’ e’ incidente sul lavoro, e il mio datore di lavoro (cioe’ io) mi deve rimborsare. Bene! E’ il mio giorno fortunato! Lo giochero’ al lotto!

Vi tralascio i dettagli del giorno seguente perche’ sono noiosi, ma una cosa la voglio dire:

Il giorno dopo, era sul treno per Sestri Levante con me un ragazzo, occhio tumefatto, sangue seccato tutto intorno alle orecchie, dito fratturato. Disperato perche’ non sapeva a chi denunciare le cose che aveva subito. Gli dico di parlarne a me, se gli va, forse nel mio piccolo, da giornalista, posso aiutarlo. Mi dice che e’ un volontario del primo soccorso, stava nella jeep loro, pronto ad essere d’aiuto in casi di emergenza. Un poliziotto lo tira fuori dalla vettura e inizia a dar gia’ di manganello.
Ridotto malissimo, il ragazzo va al pronto soccorso, dove si trovera’ di nuovo a contatto con due poliziotti, che lo privano di portafogli e cellulare, poi stendono il verbale scrivendo “trovato sprovvisto di documenti”, si spartiscono il denaro e prendono anche in giro il ragazzo. Il suo commento finale: “e adesso a chi lo dico? alla polizia?”

Come i bastardi stanno tra i contestatori, gli ultra’ , i comunisti, i fascisti, stanno anche tra i poliziotti. NON SONO UNA RAZZA PROTETTA.

Una cosa e’ certa: da questa esperienza ho visto tanto, ho visto violenze da parte dei celerini, ho visto violenze da parte di manifestanti, ho subìto violenze, non dalla polizia, ma neanche dai manifestanti. So che sono stata un lasso di tempo in cui agivo in automatico, durante gli spari. So che così come io ho sragionato mettendomi a pensare alle cose piu’ strane invece che a salvaguardare la mia vita, chissa’ come puo’ reagire chiunque in certe situazioni. Il carabiniere ventenne, e’ vero che ha sparato, e ferito mortalmente un suo quasi coetaneo, ma era stato aggredito, il panico viene, quando si e’ così giovani. Non era certo stato abituato alla guerra. Sono certa, mi ci gioco la reputazione, che adesso, a mente fredda, il carabiniere non ha gli stessi pensieri che aveva allora. Queste cose non le puo’ capire chi non ci passa. E’ anche questo il motivo che mi ha spinto ad andare contro la volonta’ di tutti i miei amici e conoscenti, a questo G8. Non c’ero perche’ ambivo a morire ammazzata o manganellata o altro. Vedere con i miei occhi, senza interposta persona, da’ una coscienza piu’ alta e consapevole dei problemi. E questa coscienza sta crescendo. Il prezzo sono le lesioni, sono gli insulti che arrivano, e’ il sonno perso per il lavoro. Chi giudica standosene al calduccio e al sicuro, non puo’ arrogarsi il diritto di sputare sentenze.

Rimango dell’opinione che la perquisizione preventiva andava fatta. Non dopo che e’ successo tutto. PRIMA!

Antonella Serafini

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313 thoughts on “Contusa e felice

  1. a uno come te non stò a dire,a spiegare uno ke parte con i tuoi presupposti non può ke assere una tesa di kazzo,e io kon una testa di kazzo non ci discuto,lo insulto e basta, fascio rottoinculo

  2. è eccesso di legittima difesa e se la facciamo io o te andiamo in gabbia…

  3. BLACK BLOCK FOR LIFE!!!!
    Capitalismo di merda e Anarchia Sovrana

    No paura di nessuno,
    Non temere il celerino
    solo morte e distruzione,
    con la nostra rivoluzione!!!!!

  4. hai un pò di confusione in testa rimetti un pò in sesto le idee prima di rovinare certe ideologie… il pregiudizio contro l’anarchia è alimentato anche grazie a teste di cazzo come te

  5. Ciao Anto ho appena letto questa tua testimonianza,adesso hai capito perch

  6. Purtroppo come spesso avviene,le persone come voi sono forti o per meglio dire si sentono forti (in realt

  7. posso dire che sono stata pestata (io, da sempre rifondarola) da manifestanti, e protetta da Carabinieri. Anzi, pi

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