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Padroni di niente, servi di nessuno

i voltagabbana di Tangentopoli

di MARCO TRAVAGLIO – I VOLTAGABBANA DI TANGENTOPOLI
QUANDO MAURIZIO GASPARRI DICHIARAVA: “DI PIETRO E’ MEGLIO DI MUSSOLINI”

I VOLTAGABBANA
di MARCO TRAVAGLIO per Micromega

Gianfranco Fini: L’avviso di garanzia a Craxi non è solo
la fine di un leader, ma anche la fine ingloriosa di un regime in cui i
segretari dei partiti di governo hanno accumulato negli anni più potere di
qualsiasi dittatore. La scelta dei pm di Milano di emettere l’avviso di
garanzia all’indomani delle elezioni amministrative dimostra che la
magistratura milanese non fa politica, contrariamente a quanto sostenuto
proprio dal segretario socialistaî (Ansa, 15-12-92). “L’avviso di garanzia ad
Andreotti per concorso esterno in associazione mafiosa è la fine del regime: lo
dimostra l’autentico boato che ha salutato la notizia da me data alle migliaia
di veronesi che affollavano il mio comizio. Pare proprio che il sistema si
reggesse sulle tangenti e sulle organizzazioni criminali” (27-3-93). “Ormai mi
sento a disagio nel frequentare questo Parlamento: chiederò ai gruppi
parlamentari missini di valutare l’opportunità di non partecipare più ai lavori
della Camera e del Senato” (Ansa, 28-3-93). “La gente i tangentisti li vuole in
galera” (5-6-94). “Sono lieto che Di Pietro abbia detto di aver indagato
in tutte le direzioni, io non ne avevo mai dubitato” (La Repubblica, 30-10-94).

Umberto Bossi: “Sulle tangenti auguriamo al giudice Di Pietro
di andare avanti a tutta manetta. Senza la Lega, ora Di Pietro sarebbe
in un pilastro di cemento armato” (Ansa, 20-12-92). “Berlusconi sbaglia ad
accusare i giudici di averlo colpito in base al principio della responsabilità
oggettiva. Se così fosse, avrebbero dovuto avvisarlo già molti mesi fa, quando
sono stati inquisiti i primi uomini Fininvest” (il Giornale, 23-11-94).

Rocco Buttiglione: “La classe dirigente del partito (la Dc, nda)
è da tempo sotto accusa a causa della corruzione dellíintero sistema politico.
In un altro paese un politico onesto lancerebbe il suo guanto di sfida ai
dirigenti e farebbe appello alla base democristiana, conducendo una battaglia
interna al partito. In Italia, però, questo non è possibile perchè i capi,
saggiamente, hanno usato il denaro delle tangenti per comprarsi la base. Buona
parte delle tessere sono fasulle” (Ansa, 25-10-92).
“Se dietro le inchieste sulla corruzione c’è una manovra politica, non solo non
è un’attenuante, ma un’aggravante per la politica. Se fosse giusta la
convinzione che in Italia è del tutto impossibile che uno dei potenti sia
chiamato a rispondere dei suoi misfatti da un giudice che fa semplicemente il
suo mestiere, allora vorrebbe dire che la corruzione del sistema è giunta al
limite estremo” (La Stampa, 27-8-92).

Roberto Castelli: “A Craxi avrei voluto gridare: “Bettino,
dov’è finita la fontana sparita a Milano?” (Corriere della Sera, 4-8-93). “Non
posso credere alla malattia di Craxi. Piuttosto condivido l’opinione di
chi propone che Craxi sia posto sotto tutela coatta” (Ansa, 22-10-í97).
Maurizio Gasparri: “Per noi Di Pietro è un mito” (23-7-94). “Di
Pietro
è meglio di Mussolini” (7-5-94).
Ignazio La Russa. “Calcoli politici di Di Pietro? Mai. Chi lo pensa è in
malafede. Starei per dire che è un farabutto”(6-12-94).

Carlo Giovanardi: “Caro Di Pietro, sento il dovere di
ringraziarLa per la professionalità ed il senso della misura con il quale
conduce la difficile inchiesta a Lei affidata. Voglio esprimerLe la piena
solidarietà per la coraggiosa azione Sua e dei Suoi colleghi, perchè sappia che
all’interno del cosiddetto Palazzo, ai piani alti come ai piani bassi, c’è chi
fa il tifo per Lei. Perchè, come giustamente Lei ha affermato in una
intervista, il problema non è quello di criminalizzare entità astratte come i
partiti: qui si tratta di aiutare gli onesti e le persone per bene, che sono in
tutti i partiti, a difendersi dallíaggressione dei disonesti che con il
malaffare lucrano ingenti risorse, parti delle quali vengono investite per
comprare consenso politico e via così in una spirale perversa. EÖ la moneta
cattiva scaccia quella buona. Finchè qualcuno, provvidenzialmente, non toglie
dalla circolazione i falsari. Grazie dunque per il Suo impegno da un deputato
Dc che Ö crede sia ancora possibile dimostrare che non è da ingenui avere
fiducia nelle istituzioni” (lettera aperta diffusa in migliaia di copie
tramite l’agenzia “Centralità ñ Area Forlani”, 20-5-1992)
.

Cíera un bel pezzo dell’attuale governo Berlusconi, tra il 1992 e il
1995, ai piedi di Antonio Di Pietro e del pool Mani Pulite.
Nessuno si era ancora accorto che in Italia, dal 17 febbraio “92, si combatteva
una guerra civile, si consumava un colpo di Stato, si perpetrava una
persecuzione ai danni dei partiti e dei leader anticomunisti da parte di un
pool di marionette del Comintern. Ma soprattutto non se n’era accorto l’agnello
sacrificale di quell’operazione sanguinaria: il cavalier Silvio Berlusconi.
In quegli anni, nessuno osava attaccare Mani Pulite. Francesco
Cossiga
faceva un tifo sfegatato: “Ringrazio Dio tutte le mattine perchè a
Milano c’è una magistratura seria. Penso a cosa sarebbe successo se l’inchiesta
su Tangentopoli non fosse finita in mano a un giudice come Di Pietroî
(13-5-92).
E il cardinale Camillo Ruini quasi: “Tangentopoli è anche frutto
della radice del peccato. E come tale va condannata” (12-7-93).
Elogi persino da Giuliano Ferrara: “Di Pietro non l’ho mai
attaccato. Anzi, riconosco che la sua azione è stata provvidenziale per il
passaggio a un altro sistemaÖ Io ero più ëdipietristaí di quei malandrini che
dicevano: ëLo scandalo riguarda solo Craxi“, perchè in realtà riguardava
tutti” (La Stampa, 8-2-95). E financo da alcuni inquisiti, figli di inquisiti e
avvocati di inquisiti, magnificavano il pool e il suo leader.

Bobo Craxi: “Di Pietro è una persona gentile” (19-12-93).

Giulio Di Donato: “Di Pietro è un uomo equilibrato, serio e
incisivo” (28-6-92).

Paolo Pillitteri: “Di Pietro è una persona positiva, buona,
cordiale, per quanto può esserlo uno che fa arrestare le persone” (L’Espresso,
28-6-92). “I pm sono l’accusa e devono battersi per la verità. Se Arnaldo
(Forlani) nega l’evidenza, il pm si arrabbia. Il processo Cusani è diventato il
processo al sistema, l’ho visto tutto in tv, è stato un grande momento di
cinema verità” (La Stampa, 19-12-93).

Cesare Previti: “Di Pietro dimostra ancora una volta d’essere un
grande personaggio, la cui coerenza merita rispetto e ammirazione” (7-12-94).
Gaetano Pecorella: “Le amicizie di un giudice (Di Pietro, nda), la sua
vita privata, non possono essere usate per invocare irregolarità processuali.
Gli unici rilievi che si possono legittimamente sollevare riguardano il
rispetto delle regole alle quali gli inquirenti si devono attenere. E su questo
fronte, finora, non mi sembra sia emerso nulla di rilevante” (11-9-92).

Carlo Taormina: “Squillante manovrava la giustizia a favore dei potenti.
In quanto a Previti, la sua posizione è indifendibile sul piano politico: non
c’è avvocato al mondo che ha visto mai nella sua vita una parcella di quelle
dimensioni (i 21 miliardi per la causa Imi-Sir, nda). Dovrebbe dimettersi da
parlamentare per affrontare come qualsiasi altro cittadino la vicenda che lo
riguarda. Quella che sta venendo alla luce è solo una minima parte del marcio
che si è sedimentato oltre ogni limite a Roma” (La Stampa, 7-6-96); “Berlusconi
deve fare non uno, ma dieci passi indietro, perchè il suo conflitto permanente
di interessi tra politica e magistratura da una parte, e la ricerca di una
personale libertà dai processi dall’altra, impedisce la soluzione della
questione giustiziaÖ Il comportamento di Berlusconi è concussivo:
strumentalizza milioni di voti, condizionando lo sblocco dei lavori della
Bicamerale allíassoluzione in uno sterminato numero di processi o pretendendo
spedizioni punitive contro i magistrati che si azzardano a intraprendere azioni
penali per gravissime corruzioni giudiziarieÖOra la misura è colma” (Ansa,
11-5-98).

Forza Italia, Forza Di Pietro. Nessuna traccia, nelle esternazioni
berlusconiane di allora, del mefistofelico complotto ordito da Mani Pulite
e Botteghe Oscure per ìeliminare i partiti liberaldemocratici e portare al
potere i comunistiî. Anche perchÈ di comunisti in circolazione, a Milano, il
pool ne aveva lasciati pochini. ìSono molto orgoglioso – confessava il
Cavaliere il 5 febbraio í93 – di essere uscito dal settore delle opere
pubbliche da ventíanni. Se avevo fiutato le tangenti? Me le hanno chieste! Ne
sono uscito perchË era un sistema che giudicavo inaccettabileî. Replay ancora
pi? esplicito nel discorso della ìdiscesa in campoî, con calza di nylon e finta
libreria: ìLa vecchia classe politica italiana Ë stata travolta dai fatti e
superata dai tempi. Líautoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal
peso del debito pubblico e al sistema del finanziamento illegale dei partiti,
lascia il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e
del passaggio a una nuova Repubblicaî (26-1-94). Niente golpe: autoaffondamento
e finanziamento illegale.

Vinte le elezioni, Berlusconi tenta di ingaggiare Di Pietro
ìnella mia squadraî, come ministro dellíInterno. Il pm rifiuta, ma lui gli
promette, per il futuro, il posto di capo della Polizia o dei servizi segreti.
Cariche, queste, che difficilmente si offrono a un golpista. ìQuesto governo –
annuncia presentando la ìsquadraî al Senato – Ë schierato dalla parte
dellíopera di moralizzazione della vita pubblica intrapresa da valenti
magistrati. No ai colpi di spugna. Da questo governo non verr‡ mai messa in
discussione líindipendenza dei magistratiî (16-5-94). Poi lo scandalo della
Guardia di Finanza, il decreto Biondi, líarresto del fratello Paolo e il
famoso invito a comparire. Primo firmatario: Di Pietro. La prova
decisiva del complotto e dellíaccanimento persecutorio? Nemmeno per sogno,
anche perchÈ il primo che si dimette non Ë Berlusconi: Ë Di Pietro.
ìUn magistrato ñ lo piange il Cavaliere – che si Ë conquistato con il suo
lavoro il rispetto degli italianiÖ Le sue inchieste esprimevano una grande
ansia di verit‡. Le sue dimissioni lasciano líamaro in boccaî (6-12-94). ìDi
Pietro
in politica potrebbe essere uníottima cosa… La sua spinta alla
moralizzazione sarebbe un patrimonio prezioso per il PaeseÖ Ho sempre
riconosciuto il ruolo svolto dai magistrati nella lotta al sistema perverso
della Prima Repubblica. E le tv e i giornali della Fininvest sono sempre
stati in prima linea nel difendere i magistrati e in particolare Antonio
Di Pietro. Dal Tg5 al Tg4 a Panorama a Epoca al Giornale.

Anche quando le inchieste si sono indirizzate contro dirigenti del gruppo, le
ho criticateÖ ma sempre ricordando il merito complessivo della magistratura, e
di Di Pietro soprattuttoÖ Le intemperanze di Sgarbi non possono
far dimenticare tutto líappoggio dato dalle reti e dai giornali Fininvest
ai magistratiî(la Repubblica e Il Messaggero, 8-12-94).

Lo stesso Sgarbi fu sorpreso un anno dopo da chi scrive in atteggiamenti
inequivoci, sottobraccio a Borrelli, alla buvette del palazzo di giustizia: era
il 16 gennaio í96, giorno della prima udienza del processo Berlusconi-Guardia
di Finanza. ìBorrelli ñ strisciÚ Sgarbi – lo ammiro, Ë caustico, con líocchio
fine, non Ë certo un Di Pietroî. Fu allora che il Cavaliere scoprÏ che i
processi erano una cosa seria: allora, dolorosamente, rivide il suo giudizio
sul pool e si avvide dellíorrendo golpe che per anni gli era passato sotto il naso.
In simultanea, anche i giornali e le tv Fininvest scoprirono di aver
sbagliato tutto. E si emendarono.
Il tradimento dei chierici. Anche gli intellettuali, nella migliore tradizione
italiana, iniziarono la guerra da una parte e la finirono dallíaltra.
Allíinizio, nel 1992, erano quasi tutti con Mani pulite. E non prudentemente,
con i piedi di piombo: sfrenatamente. Poi, appena il potere riprese un poí di
fiato, annusarono líaria che cambiava e si misero ìa ventoî. Oggi sono quasi
tutti contro Mani pulite. Senza neppure aver chiesto scusa per líerrore. Anche
perchÈ non Ë la prima volta che cambiano cavallo. Hanno passato una vita a
praticare il pi? antico mestiere díItalia.

Il reverendo Gianni Baget Bozzo, gi‡ cappellano di Tambroni e poi di Craxi,
nel í92 si smarca subito dal Garofano che líha persino mandato a Strasburgo:
ìSe Craxi fosse andato a Milano e avesse chiesto perdono, sarebbe stato
fischiato ma anche assolto. Via del Corso adesso Ë il luogo del silenzio. La
discussione va fatta fuori, per riprendere il rapporto con la gente. CíË un
problema morale, prima che politico. Nel centenario del Psi, un atto collettivo
di presenza per chiedere scusa per le tangenti incassate sarebbe stato un atto
comprensibile, che la gente avrebbe capitoÖ Persino il Pci, che era il
partito-verit‡, ha dovuto dire ëho sbagliatoíÖî (La Stampa, 12-9-92). E quando
il pool presenta la sua soluzione per Tangentopoli, eccolo pronto con
líaspersorio a benedire le truppe in partenza per il fronte: ìI parlamentari
debbono accettare la mano aperta del pool. Nemmeno questo Parlamento ha
mostrato di avere líautorit‡ di regolare con legge i reati di concussione, di
corruzione, di violazione del finanziamento pubblicoÖ Borrelli, Di
Pietro
, gli altri giudici hanno inteso che solo loro potevano spegnere il
mito del capro espiatorio e garantire la laicit‡ della giustizia occidentale,
che ha coscienza del proprio limiteÖ Di Pietro ha impressionato per la
sua dignit‡, il suo riserbo, la sua schietta popolarit‡. Eí una persona in cui
gli italiani credono, ma in lui come pubblico ministero, come uomo del dovere
quotidiano, di cui il Paese viveî (Panorama, 16-9-94).

Un altro esemplare tipico di intellettuale allíitaliana Ë Ferdinando
Adornato
, ex Pci, ex Pds, gi‡ direttore della sfortunata rivista Liberal,
poi editorialista del Giornale e infine deputato di Forza Italia. Indovinate
con chi stava negli anni ruggenti di Mani Pulite: ìLa parola díordine ñ
scriveva sarcastico – Ë: abbasso il protagonismo dei giudici. Se la si
sussurra, o meglio, se la scandisci con tono ostile nei confronti del pool Mani
Pulite
la porta si apre. E, di colpo, entri in uno dei nuovi, pi?
selezionati club della nazione: il comitato nazionale per il superamento di
Montesquieu. Del club, nato dopo Tangentopoli, fanno parte politici,
giornalisti, intellettuali. Ex di Lotta continua, ex Psi, socialisti, dirigenti
miglioristi del Pds e antimiglioristi del manifesto. Tutti stufi della
tripartizione dei poteri sancita nel pensiero giuridico da oltre due secoli.
Legislativo, giuridico ed esecutivo sono poteri ënormalií. Gli aderenti al club
ne hanno a cuore un quarto, superiore a tutti: il potere partitico. E, in suo
nome, sono pronti a etichettare ogni mossa, giusta o sbagliata, del pool Mani
pulite come prova di un tentativo di golpe. Tutto fa brodo. I giudici non
possono processare i politici. Non perchÈ essi non abbiano rubato, ma perchÈ Ö
i politici ladri sono ëcompagni che sbaglianoí. E chi li attacca Ë un nemico
della democrazia. PerciÚ nel club non ci sono solo socialisti, ma anche tanti
altri che da tanto tempo sostengono il primato della ëpoliticaí.

Paolo Liguori, Napoleone Colajanni, Emanuele Macaluso, Giuliano
Ferrara
. Il cerchio si chiude…î (LíEspresso, 14-2-93). Uníaltra volta
paragonava Craxi ai brigatisti rossi: ìLa colpa di questo ëcrolloí della
politica e della morale non Ë affatto, come Craxi ieri ha coattamente
ripetuto, della magistratura. Al contrario. Ragioniamo: da noi un uomo pubblico
si dimette solo (e neanche sempre) se gli arriva un avviso di garanzia. NÈ una
sconfitta politica, nÈ un evidente naufragio etico lo indurranno mai a lasciare
la sua carica come avviene in Germania o negli Usa (per motivi infinitamente
meno gravi). NÈ gli uomini intorno a lui avranno mai il coraggio di rimuoverloÖ
Che senso ha prendersela con la magistratura quando, ad un uomo pubblico,
mediamente, dei cittadini, della morale, delle regole non gliene importa un
fico secco e si vede che solo l’intervento del giudice ha la forza di ottenere
ciÚ per il quale la politica e la morale risultano impotenti? Da questo punto
di vista, dal punto di vista morale terroristi e tangentisti hanno dimostrato
una straordinaria contiguit‡. Avete Ö mai visto, in questi ultimi quindici
anni, qualche imprenditore o qualche politico che abbia avuto il coraggio di
denunciare l’enorme marcio che era sotto i suoi occhi? Possibile che neanche
uno, eroe o pazzo che lo si voglia giudicare, abbia sentito l’impulso etico di
farla finita con il crimine?Ö

La toccante lettera suicida di Gabriele Cagliari conteneva sÏ un grande
atto d’accusa contro carceri e giudici ma poco o nulla che parlasse, da membro
della classe dirigente, ad un paese attonito, reso schiavo della corruzione.
Forse solo la lettera di Sergio Moroni conteneva qualche nota di verit‡
in pi?. Ö Craxi, unico, gli va riconosciuto, si assume la responsabilit‡
dei crimini di tutti. Ma, piccolo particolare, insiste a negare che fossero
criminiÖ Ma che uomini ci hanno diretto? Possibile che non siano capaci,
neanche in chiusura, di uno scatto d’orgoglio. Stanno lÏ solo a contare,
stravolti, gli avvisi di garanzia, a cercare il modo migliore per riciclarsi, a
dire, anche i segretari di partito, io non c’entro. Gi‡, e dov’eri? Il papa e
il cardinal Ruini si preoccupano dell’unit‡ dei cattolici. Dovrebbero
preoccuparsi del fatto che questo paese, dove il senso morale Ë cosÏ
oltraggiato, non Ë gi‡ pi? un paese cattolico. E i laici, anche i laici,
misurano, tutto intero, il peso del fallimento della cultura
liberal-democraticaî (Repubblica, 5-8-93).

ìIl Parlamento Ë sempre di pi? un bazar orientale dove, accanto a onesti
negozianti, si muovono affaristi e manigoldi pronti a tutto. Il governo fatica
a domarloÖ Eppure parte della vecchia classe dirigente cerca di ritardare la
sua uscita di scenaÖ Quanta irresponsabile miopia: basta girare un po’ per le
strade di questa nostra nazione ferita per capire che l’opinione pubblica ha
gi‡ deciso. I vecchi partiti e le vecchie facce non li vuole pi? vedere neanche
dipinti. E come dar torto a questo sentimento quando si scopre che ministri
della Repubblica lucravano anche sulle medicine, sulle malattie, sul dolore?
Che addirittura, moderni Mabuse, alteravano le posologie dei farmaci per
guadagnare di pi?? E costoro, responsabili di ogni sfascio, si permettono persino
il lusso di lamentarsi. Il problema non Ë sapere se questo regime finir‡. Ma
sapere come finir‡î (Repubblica, 25-7-93). ìLíultimo lampo di lucidit‡ colse Adornato
nel luglio í94, alla vista del decreto Salvaladri: ìPresidente Berlusconi,
raccolga subito líautocritica del ministro Maroni: bisogna correggere eccessi
contro i cittadini, e non tutelare il clan delle tangentiî (16-7-94). Poi la
folgorazione sulla via di Arcore, piuttosto affollata in verit‡ di ex-devoti di
San Tonino Vergine e Martire.

Come Franco Zeffirelli, che allora invocava ìuna ghigliottina in piazza
del Popolo per i corrotti di Tangentopoliî (19-3-93), ricordava che ìuno
come Craxi, in altri tempi, sarebbe stato impiccatoî e si rammaricava
che non fosse pi? in vigore ìla pena di morteî (25-7-93).
O come líantropologa Ida Magli, letteralmente rapita dallíeroe di Mani
Pulite
. Eccola, affranta, per le inchieste di Brescia contro di lui: ìHo
pianto davanti alla tv quando ho visto Di Pietro in tribunale, nelle
vesti di imputato. Ho pianto perchÈ in questo nostro Paese la speranza Ë morta.
Piango perchÈ gli italiani sono sempre gli stessi, vigliacchi e pecoroni. Se Di
Pietro
avesse fatto un solo gesto per mettersi alla testa di una
rivoluzione, molti italiani lo avrebbero seguito. Invece questo gesto non cíË
stato e il momento per una vera rivoluzione Ë finito. Ora ne stiamo pagando le
conseguenzeî (23-2-96).
Emblematica, strepitosa, ineguagliabile la conversione ìa Uî del professor Ernesto
Galli della Loggia
. Al punto da far sospettare líesistenza di un sosia
omonimo che, dal í94, si Ë sostituito allíoriginale e si diverte a scrivere sul
Corriere della Sera tutto il contrario di quel che scriveva lui. Per comodit‡
chiameremo il primo Galli e il secondo Della Loggia. Tanto Galli era accigliato
e severo, assetato di sangue & manette, quanto Della Loggia Ë mansueto e
comprensivo, sempre pronto a giustificare le malefatte dei potenti con gli
ìeccessiî della ìmagistratura politicizzataî.

Fremeva di sdegno, il Galli, nel í92 quando denunciava ìla societ‡ complice dei
partitiî, che poi altro non erano se non ìcombriccole di corrottiî.
Qualunquista della pi? bellíacqua, sosteneva che ìtutti hanno rubatoî e si
domandava ìda dove viene questa propensione allíillegalit‡ finanziaria del
sistema politico italianoî e di ìsettori importanti della imprenditoria
privataî (La Stampa, 9-5-92). Un tantino insensibile ai sacri principi della
responsabilit‡ personale e della presunzione di innocenza, sposava líorrendo
teorema del înon poteva non sapereî e scriveva: ìAppare ogni giorno verosimile
le segreterie romane (dei partiti) non sapessero nulla e non ricevessero parte
del prelievo tangentizio. Anche il non voler sapere Ë un modo di sapereÖ I
partiti dellíarco costituzionale sono equiparabili a combriccole di malandriniî.
Ergo, due mesi e mezzo dopo le elezioni politiche, gi‡ invocava ìlo
scioglimento delle Camereî per mettere i partiti ìcon le spalle al muro della
volont‡ popolareî (17-6-92).

Con scarso garantismo, aggiungeva che ìle risultanze finora note delle
inchieste delineano una situazione sostanzialmente veraî, su cui ìË possibile
esprimere giudiziî, senza il fastidio di attendere le sentenze: altrimenti ci
si dovrebbe astenere ìda qualsiasi giudizio su chicchessia e perfino
sullíesistenza delle tangenti in generaleî. Insomma, basta col sottilizzare sul
ìprincipio giuridico della presunzione di innocenzaî: ìfrancamente lo definirei
un caso classico di due pesi e due misureî.
Allíindomani della strage di Capaci, il forcaiolo Galli deplorava che ìcontro questa
macchina da guerra che carbura sangueî lo Stato italiano si muovesse ìcon
regole opposte: in cui tutto Ë contrattabile, dove regna líaccomodamento, le
cui decisioni sono sempre soggette a mille appelli, mille rinvii. Da un lato Corrado
Carnevale
, da un lato la Cupola, dallíaltro il Csm, da un lato il tritolo,
dallíaltro a carta bollataî. Insomma, lo Stato dovrebbe ìvendicareî i suoi
morti (25-5-92). Ad esempio, con la pena di morte: dopo la strage di via
DíAmelio, Galli strapazzava il premier Amato perchÈ, ai funerali di Borsellino,
non aveva preso la parola dalla cattedrale di Palermo per ìparlare a tutto il
Paese e promettere la vendetta e lo sterminio ai delinquenti assassini nemici
díItaliaî (23-7-92).

Nel í93 Galli passÚ dalla Stampa al Corriere, ma senza mutare registro. ìEí gi‡
molto ñ lamentava, a proposito di Tangentopoli – se, dopo gli estenuanti
e annosi riti giudiziari che sono in Italia la regola, dopo gli indulti, le
amnistie, i patteggiamenti, e gli arresti domiciliari, alla fine si riesce a
mandare in galera qualcuno per un lasso di tempo non proprio ridicoloî
(19-6-93). Si ammazzava Gardini? Lui ammoniva impietoso: ìEí tempo che
il capitalismo italiano torni sotto líimperio della leggeî (13-8-93). Poi sparÏ
nel nulla. Vane le ricerche, anche con i cani sanbernardo. CosÏ, dopo il
certificato di morte presunta, il Corriere lo rimpiazzÚ con il suo opposto:
Della Loggia.

Camere con svista. Pochi lo ricordano, ma anche Pierferdinando Casini,
nel í92, quando portava la voce e la borsa a Forlani, difendeva Mani
Pulite
: ìNoi siamo in uno Stato di diritto e quindi rispettiamo líautonomia
della magistratura e aspettiamo la fine di questi processi. Un partito serio
pi? che pensare a complotti pensa a cambiare le strutture, a fare autocritica
ed esami di coscienza (Il Giornale, 24-1-1992). Poi síinnamorÚ perdutamente di Di
Pietro
. E dopo le sue dimissioni dal pool, gli scrisse una straziante
lettera aperta: ìCaro Di Pietro, i tuoi articoliÖ rivelano passione
civile e senso dellíopinione pubblica e mi inducono a darti un caloroso e
rispettoso ëbenvenutoíÖ Ho trovato nelle tue parole qualche assonanza con lo
sforzo che anche noi stiamo facendoÖ Líinsieme delle tue considerazioni vale a
segnalare quanto sia indispensabile un lavoro comune per riportare lo scontro
politico su binari meno estremizzati rissosi. Spero sia líinizio di un
percorsoÖî (La Stampa, 24-3-95). Lo voleva a tutti i costi nel Polo, al posto
di Berlusconi. Ma non osava dirlo. CosÏ gli mandava messaggi furtivi, in
codice: ìPer Di Pietro ci vuole un ruolo di primo piano nellíalleanza di
centro- destra, dovrebbe essere uno dei leader della coalizioneî (14-4-95). Ora
ha distrutto líintera corrispondenza.

Un altro, increscioso caso di omonimia, simile a quello di Galli Della Loggia,
riguarda il presidente del Senato Marcello Pera, protagonista di diverse
reincarnazioni: oscuro docente di epistemologia a Firenze, oscuro commentatore
di area craxiana sul Messaggero, editorialista della Stampa e poi di nuovo del
Messaggero, infine senatore del Polo. Nel í92, grazie agli arresti di Chiesa
& C., Pera cominciÚ a cantare nel coro di Mani Pulite. E non
sommessamente: a squarciagola. Facendosi notare per i toni decisamente
borrelliani. Esempio: “Come alla caduta di altri regimi, occorre una nuova
Resistenza, un nuovo riscatto e poi una vera, radicale, impietosa epurazione…

Il processo Ë gi‡ cominciato e per buona parte dell’opinione pubblica gi‡
chiuso con una condanna” (19-7-92). Non gli avevano ancora parlato della
presunzione di innocenza. Craxi, intanto, attribuiva i suoi guai
giudiziari alla ìlobby dei giornali-partito”, cioË al gruppo
Repubblica-Espresso, portatore insano della cultura “azionistaî che a Pera
stava particolarmente a cuore: ìUomini che vogliono un’Italia pi? decente e
pulita sono iscritti ad una ‘lobby finanziaria’?… Galante Garrone Ë un uomo
che ha sempre avuto altissimo il senso dello Stato, specchiata la coscienza,
profondo il rigore della vita morale, e che perciÚ ha testimoniato e pagato con
coerenza… Se avessero prevalso i valori degli azionisti abbiamo la riprova
che sarebbe andata meglio. PerchË i rimedi che ora ci troviamo a dibattere per
uscire dal pantano sono proprio quelli che Galante Garrone e gli altri della
sua terribile risma hanno sempre proposto: l’idea della nazione, uno Stato
governato da regole trasparenti, delle istituzioni non lottizzate,
un’amministrazione non corrotta o inetta, un’economia non inquinata, e tanta
tanta passione civile, coscienza morale, senso del dovere” (5-5-92).
Qualcuno cominciava a provarci con líamnistia, ma Pera inflessibile insorgeva:
“Un’amnistia dei politici ai politici non Ë solo impensabile perchË
provoca indignazione e disgusto nella gente: essa Ë anche impraticabile. PerchË
un’amnistia si d‡ a categorie specifiche di malfattori, mentre qui si tratta di
un intero sistema… il condono avrebbe solo un effetto sanatorio del passato e
moltiplicatore del malaffare futuro: i condoni in Italia sono come le ciliegie,
uno ne tira l’altro, e creano aspettative di impunit‡” (19-7-92).
Uníaltra cosa che Pera non sopportava erano gli attacchi alle procure. Quando Bossi
insultÚ il giudice di Varese che indagava sulla Lega, lui lo zittÏ
immantinente: “No e poi no, on. Bossi. Lei deve chiedere scusa…

I giudici fanno il loro dovere… Molti magistrati sono gi‡ stati assassinati
per aver fatto rispettare la legge… Lei mette in discussione i fondamenti
stessi dello Stato di diritto” (24-9-93). Niente sconti nemmeno a Psi e
Dc: “Quei politici che, come Craxi, attaccano i magistrati di Milano,
mostrano di non capire la sostanza grave, epocale, del fenomeno”
(19-7-92). Craxi e De Michelis urlavano al “golpe dei
giudici”. E lui: “Siamo qui che preghiamo ogni mattina per salvare la
democrazia inquinata dalla degenerazione dei partiti e quelli ti dicono che, se
disinquini i partiti, si perde la democrazia…” (2-12-92). “Craxi
sbaglia… ciÚ che i cittadini vedono Ë solo una lunghissima serie di indagini,
avvisi di garanzia, incarcerazioni, confessioni, processi che riguardano
persone specifiche… Il malaffare partitocratico era ramificato ovunque, ma
non Ë in atto un attacco alla democrazia” (1-2-93).

La ricetta del Pera modello ’93 era talebana: “I partiti devono
retrocedere e alzare le mani… subito e senza le furbizie che accompagnano i
rantoli della loro agonia. Questo sÏ sarebbe un golpe contro la democrazia:
cercare di resistere contro la volont‡ popolare” (1-2-93). E i giudici,
ultimo ìbaluardoî della democrazia, dovevano “fare fino in fondo e senza
riguardi per nessuno il loro dovere, cosÏ come gli Ë imposto dalle leggi
vigenti… Nessuno chiede che gli inquisiti eccellenti abbiano un trattamento
diverso dagli altri inquisiti” (5-3-93).

Non potendo prevedere che di lÏ a qualche anno avrebbe calcato le scene della
Casa delle Libert‡, il Pera modello base si scagliava contro la
ìreligione della libert‡î, contrapponendole la cultura che ìmette al centro le
regole… il governo e il controllo, i due capisaldi della democrazia”
(28-3-93). E metteva in guardia contro gli eccessi del “garantismo, che
come ogni ideologia preconcetta Ë pernicioso” (29-3-93).

Qualcuno insinuava che il pool proteggesse il Pds. Ma lui no di certo:
“Quanti sono i socialisti incarcerati? E quanti quelli del Pds? Allo stato
attuale, sembra tanti e tanti” (8-5-92). Pensassero piuttosto, i
detrattori di Mani Pulite, allíeterna “Italia di Andreotti,
Pomicino e Formica, la trimurti paradigmatica dei nostri guai” (23-9-92),
ai “loschi borghesi come De Lorenzo” e agli altri politici
“tanto abituati a fare i propri comodi che neppure pensano che anch’essi
debbono rendere conto delle proprie azioni”: gente che “non aveva
ancora sentito parlare del codice penale e si comportava come se non ci
fosse” (8-7-93). Gente da spazzare via con una “rivoluzione democratica”
(4-2–93), da amputare con il bisturi del “chirurgo” (5-5-92). Che
cosíera, díaltronde, la nomenklatura del Psi se non un “un personale
vecchio e trasformista, un ceto di individui mai visti, spesso simili ai bravi,
certo con scarsi o nessun ideale politico che non fosse la conquista o la
gestione del potere”? (5-5-92).

Dovevano andarsene tutti, anche se non erano personalmente inquisiti:
ìL’opinione pubblica, frastornata, delusa, inviperita, ha bisogno di un esempio
di coerenza e coraggio. Un ministro che, pur essendo in grado di provare la
propria innocenza, si dimette per essere stato sospettato e accusato, darebbe
oggi agli italiani la pi? efficace dose di fiducia, di cui hanno disperato
bisogno” (3-7-92). “Negli Usa ci si gioca la presidenza non per aver
passato una notte in un motel con una bella bionda, ma per aver detto una bugia
e spezzato un rapporto fiduciario… Meglio confessare le scappatella con una
bionda che perdere tutta la posta in gioco. La rivoluzione ha regole ferree e
tempi stretti” (26-9-93).

Fece ancora in tempo, il Pera-1, di magnificare Di Pietro come ìun
angelo del Beneî (7-4-95). Poi scomparve nel nulla, forse rapito e segregato in
una torre di Arcore, con tanto di maschera di ferro. Un caso tipico da ìChi
líha visto?î. Chiunque avesse notizie utili, Ë pregato di comunicarle alla
presidenza del Senato. Dove, da cinque anni, siede il sosia usurpatore. Che si
diverte a esaltare “i molti meriti della Prima Repubblicaî, a rivalutare
Andreotti (“imputato perchË vittima dei comunisti”) e a celebrare
degnamente persino il latitante Craxi (ìl’intuizione socialista degli
anni ’80 fu giusta”).
Stampa serva. Speculare alla classe politica e intellettuale (per non parlare
degli imprenditori, che nel ë92-í94 si contendevano i pm del Pool nei
loro convegni, salvo poi farli killerare dai loro giornali), cíË la cosiddetta
informazione. Anche questa, con le dovute quanto rare eccezioni, sempre dalla
parte del vincitore: prima con i ladri, poi con le guardie, poi di nuovo con i
ladri. Qualche caso umano, fra i pi? avvincenti.

Giorgio Forattini, in adorazione davanti a Tonino: ìPenso che Di
Pietro
aspetti la vera grande occasione: líelezione diretta alla presidenza
della Repubblica, come avviene in Francia, che gli porterebbe certamente lí80 %
dei voti. Uno di questi sarebbe sicuramente il mioî (LíEspresso, 7-4-95).

Paolo Guzzanti, la penna intinta nella saliva: ìAntonio Di
Pietro
Ë come un poliziotto alla Robocop: la figura sanguigna di un uomo
della legge innestata su un computer ad altissima tecnologia, una macchina
imbattibile contenuta in un corpo di forte contadino italico che Ë anche un
archetipo, un semidio capace di raccogliere e dare volto allíidentit‡ di un
popolo intero, chiamato a celebrare finalmente la sua grande saga. Se i Teutoni
ebbero Nibelunghi e Odino, noi abbiamo la saga di Tangentopoli e del
pool: Mani pulite come il Risorgimento, con un solo Gobetti. O come la
Resistenza, ma con un solo Garibaldi. Lui, il procuratore di ferroÖî (Panorama,
16-9-94). ìMilano ore 16.43: si toglie la toga per líultima volta. Stiamo
dunque assistendo alla svestizione del giudice Antonio Di Pietro,
quello che per tanti italiani era il giudice che vestiva la giustiziaÖî (La
Stampa, 7-12-94).

Vittorio Feltri, annate 1992-í93 (líIndipendente) e í94 (sul Giornale):
ìMai provvedimento giudiziario fu pi? popolare, pi? atteso, quasi liberatorio
di questo firmato contro Craxi (il primo avviso di garanzia, nda) Ö Di
Pietro
non si Ë lasciato intimidire dalle critiche, dalle minacce di mezzo
mondo politico (diciamo pure del regime putrido di cui líappesantito Bettino Ë
campione suonato) e ha colpito in basso e in alto, perfino lass? dove non osano
nemmeno le aquile. Ha colpito senza fretta, nessuna impazienza di finire sui
giornali per raccogliere altra gloria. Craxi ha commesso líerroreÖ di
spacciare i compagni suicidi (per la vergogna di essere stati colti con le mani
nel sacco) come vittime di complotti antisocialistiÖ Eí una menzogna,
onorevole: che cosa vuole che importi a Di Pietro delle finalit‡
politicheÖ I giudici lavorano tranquilli, in assoluta serenit‡: sanno che i
cittadini, ritrovata dignit‡ e capacit‡ critica, sono dalla loro parte. Come
noi dellíIndipendente, sempreî (16-12-92).

ìQuegli onorevoli che oggi si stracciano il doppiopetto (pagato verosimilmente
con le mazzette) perchÈ molti politici finiscono in galera sino a che non
dicono la verit‡, sbagliano di grosso a prendersela con Borrelli e compagnia
bellissima. I magistrati fanno solo il loro dovere. E noi siamo con loroî
(10-7-93). ìAmmesso e non concesso che un magistrato abbia sbagliato, ecceduto,
ciÚ non deve autorizzare i ladri e i tifosi dei ladri… gli avvoltoi del
garantismo… a gettare anche la pi? piccola ombra sulla lodevole e mai
sufficientemente applaudita attivit‡ dei Borrelli e dei Di Pietroî
(21-7-93). ìLa cella Ë il luogo migliore per servire la giustizia, per
riflettere e ricordareî (9-3-93). ìMa questa Ë una pacchia, un godimento
fisico, erotico. Quando mai siamo stati tanto vicini al sollievo? Che Dio salvi
Di Pietroî (15-6-92). ìSui 70 e passa finiti in galera, e su altrettanti
che sono sul punto di finirci, soltanto tre si sono ammazzati, gli altri si
godono il bottinoî (30-7-92).

ìNon si puÚ pretendere di guidare un partito… avendo in tasca un avviso di
garanzia. Líavviso di garanzia Ë un modo gentile per dire ëcaro mio, sei dentro
fino al collo nellíinchiesta sulle tangentiíî (20-7-92). ìIl governo non puÚ
permettersi di schierare un personaggio chiacchieratoî (4-7-92). ìDecine di
politici sono stati trovati dai giudici con le mani nelle tasche piene di
tangenti. Ma invece di prendersela con i ladri loro amici, se la prendono con
il giudice che li ha smascheratiî (29-6-92). ìNon ho mai scritto che Di
Pietro
e colleghi hanno graziato il Pds; che prove avrei per affermare una
cosa simile?î (25-11-94). ìLa realt‡ Ë che il marcio Ë venuto fuori per primo a
Milano grazie a una Procura con i nervi saldi e un profondo senso di giustizia:
giudici che non si sono fermati dinanzi alla prima intimidazione socialista…
Ecco líItalia che non ci piace. E che Mani Pulite, speriamo, demolisca
sino allíultimo mattoneî (8-9-92). Forse voleva dire il penultimo.

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29 thoughts on “i voltagabbana di Tangentopoli

  1. amici miei, quessto è un articolo inviato da voi. Io do lo spazio, ma censurati lo fate voi, a tutti gli effetti, e questa è la prova. Grazie a tutti
    Antonella (mai dal mio pc…)

  2. Complimenti per la pazienza nel copiarlo tutto! L’ho letto ieri sera, su Micromega.

    Il numero del primo bimestre 2002, interamente dedicato a Tangentopoli, è da comprare e leggere, assolutamente.

    LuVi

  3. Molti cari amici, che scrivono in versione nick, ufficiale, o anonima su questo sito, i quali prendono per essenza pura, della verita’ benedetta dal papa, e messa in terra ai popoli da san berluska, divulgandola tramite mediaset e oramai raiset, non potranno che affermare che tali parole sono false, pura invenzione, fantascienza, bufale, congetture apocaliticche, insoma un “Japanese Carton”, con la camicia rossa ;-).

    Oppure inveteranno qualcosa di diverso….??

    Pregasi lor signori, della verità sacrosanta, qual’è il vostro illuminato commento, a tale più che evidente voltafaccia..??

    Attendo, in poltrona, patatine, single malt, e un Romeo Y Julietta, lo spettacolo tragicomico, di chi tanto protegge, tali politici, … o semplicemente, cadranno nello squallido dandomi del finocchio..?

  4. beh c’è solo da dire che se sei un rosso il tuo stile di vita non si addice molto….

    sembra quello di un nobile inglese con proprietà in Brasile…no?

    magari amico caro del Bertinotto???

  5. Caro Marco,

    1) Non ho mai affermato di essere un rosso, magari un nero ma il vero nero…;-)

    2)Non sono nobile anche se il mio cognome ha il de 😉

    3) Assolutamente non in Brasile, magari nell’esatto punto avverso dello stesso tropico ;-))))

    4) Considero’ il bertinotti/o ( se ti piace la o) alla stessa stregua di cicciobello, inutilmente demenziali, ma ti posso confermare che nella mia stima negativa sono sicuramente meglio di quel truffatore piazzista di un berluska e associati.

    Prima risata ;-)))) di tutto gusto, adesso vado a dormire, vistosi che qua caro marco sono le 02.06 …

    avanti il prossimo… ;-))))

  6. Cara antonella

    io non ti stimo altro che per il fatto che hai fatto un sito di discussione, so che sei di sinistra, che odii berlusconi, la lega e ecc.

    Ti volevo dire soltanto che un giorno potresti essere anche tu inquisita da un pietro qualsiasi, per una scusa qualsiasi, e nessuno ti aiuterà. Allora capirai che alle volte i tempi sono folletti che perseguitano la vittima di turno e smetterai di essere così forcaiola. fai mente locale sorella. D’accordo che il tuo sito si chiama censurati e vorresti vincere il premio pulitzer italiano. Però…

    ERG

  7. Conosco Marco Travaglio fin dal 1995 quando scrisse “Il Pollaio delle Liberta'” e non posso che dirgli: Bravo! Continua cosi’ con questi Italiani dalla memoria cortissima. Forse capisci chi sono perche’ ti ho scritto una lunga lettera di recente indirizzandotela a Repubblica. Ancora bravo e grazie.

    Kagliostro

  8. quanto siamo lontani 🙂
    1) non sono di sinistra
    2) non odio nessuno
    3) non voglio nessun pulitzer, amo solo la sua filosofia di pensiero
    4) per essere inquista dovrei aver fatto qualcosa di male, e non mi risulta (sono stata disoccupata fino a due giorni fa per questo motivo, meglio disoccupata che sporca dentro)
    5) Ma perchè invece di dire che sono forcaiola non ti fai venire il sospetto che forse quello che dice Travaglio è vero? Non lo sto inventando io, Travaglio non mi paga, forse non sa neanche dell’esistenza di questo sito.
    baci
    Anto

  9. Il problema è proprio questo: la memoria cortissima degli Italiani.

    Si vive l’oggi senza pensare al domani.. se non per i prossimi cinque minuti.

    LuVi

  10. Il Berlusca ha intrallazzato a tutto spiano dal 1980 (o giù di lì), ovvero da quando è nato il suo impero economico.E dal dopoguerra (se non prima) i ComunistiPidiessiniDemocraticidisinistaMargheritini no?

    Per rinfrescarsi la memoria…

    Nell’ottobre del 1993 la Procura di Milano anchiviò con insolita solerzia l’inchiesta sulle tangenti rosse e sui conti in Svizzera del PCI, inchiesta portata avanti da Tiziana Parenti.

    E’ dello stesso periodo l’inchiesta sul conto corrente “gabbietta” intestato al prestanome Primo Greganti, per il quale furono trovate prove del passaggio di fondi neri del PCI, così come quella su Marcello Stefanini, tesoriere del Pds, accusato di reati fiscali.

    Al processo Cusani, Carlo Sama dichiarò che Raul Gardini versò contributi (circa 1 miliardo di lire, portato personalmente dal presidente di Montedison a Botteghe oscure), rigorosamente in nero anche al Pci;per lo stesso processo il presidente del tribunale Tarantola respinge la richiesta dell’avvocato Spazzali di chiamare a testimoniare Ochetto e D’Alema sulla presunta tangente al Pds.

    Nel Febbraio 1994, il funzionario veneziano del Pds Morandina confessa di aver procurato tangenti per il suo partito.

    Marzo 1994: a Torino esponenti locali del Pds vengono aggiunti da avvisi di garanzia im relazione alla costruzione del centro commerciale “Le Gru” di Grugliasco.Pochi giorni dopo Ochetto e D’Alema vengono iscritti sul registro degli indagati, assieme a Marcello Stefanini in relazioni reati fiscali nella gestione delle casse del partito.

    Aprile 1994. Al processo Cusani Di Pietro presenta elementi che provano l’esistenza di una tangente data da Raul Gardini al PCI.

    Ce ne sarebbe da andare avanti ( e se qualcuno me lo dovesse chiedere…). Come mai, per questi e tanti altri fatti i cari D’Alema, Ochetto, Amato, Cossutta e soci non sono stati perseguitati dalla magistratura come successo per gli altri esponenti politici?

  11. Innanzitutto un saluto a tutti coloro che qui leggono…

    Sono Massimo ho 26 anni e non mi intendo molto di processi e tanto meno di politica (non mi ritengo quindi di appartenere a destra o sinistra);in tutta verità se devo votare voto la sinistra:questo perche’ mi identifico piu’ nelle parole e nel modo di pensare di una parte piu’ che dell’altra,ma non ho una foto di Rutelli sul comodino,tanto meno una di berlusconi sul tiro a segno.

    Quello che sento profondamente (da ignorante e non da sociologo)e’ che si ragiona troppo come allo stadio (senza nulla togliere a questo sport):io tifo per una squadra e per quella mi batto.Berlusconi ci piglia in giro,aspetta :NO io l’ho votato ,sei tu un comunista Berlusconi e’ il piu’ sincero.PAR CONDICIO:Rutelli in passato oppure tutt’oggi non si comporta ONESTAMENTE,ma no è di certo una balla del Tg4 o del Giornale di Belpietro….

    Possibile che non sappiamo fare altro che schierarci in una fazione e “tirare il carretto anche quando non ha piu’ le ruote”?

    Il problema di schierarsi(a meno che tu non inizi a vivere la politica partecipando attivamente)te lo togli dopo il voto.Dopo non resta che osservare,con occhio critico ma senza la parentela alla sinistra o destra .Avere il PROPRIO GIUDIZIO pensare LE PROPRIE IDEE.

    Non vuol dire fregarsene ,anzi l’opposto forse.Chi nomina sempre il popolo gli elettori deve iniziare a capire che noi abbiamo dato fiducia ma non il perpetuo ed infinito consenso.

    A mio giudizio bisogna sostenere l’opposizione quando il governo sbaglia e viceversa.

    INSOMMA PIU’ FIDUCIA IN NOI STESSI POPOLO CITTADINI E TUTTI UNITI CONTRO CHI RUBA ,SBAGLIA E PENSA DI FREGARCI PER FARE I PROPRI INTERESSI che siano di destra o di sinistra AMEN

    Massimo Lorenzetti

  12. Sono Massimo ho 26 anni e non mi intendo molto di processi e tanto meno di politica (non mi ritengo quindi di appartenere a destra o sinistra);

    Una piccola provocazione: secondo te per essere di destra o di sinistra (sia nel senso di “appartenere” che nel senso di “sentirsi”) occorre intendersi di politica?

  13. ….”io tifo per una squadra e per quella mi batto..” ?? ti batti per una squadra ?? bhè, forse è meglio discutere di politica con me (ignorante patentato) piuttosto che “BATTERSI” per una squadra di mercenari.

  14. Salve a tutti, mi chiamo Mauro ed ho 31 anni.

    Forse sono ancora un’ingenuo, ma mi duole vedere che nonostante tutto le cose sono rimaste tale e quali a quelle del passato (se non peggio).

    L’unica speranza è quella di vedere che il comportamento degli italiani “maturi” dall’intimità di ognuno di noi: credo che solo così tra qualche generazione potremo essere considerati “normali”, mentre ora siamo la palla al piede dell’ Europa.

    Certo la situazione attuale [sia che governi Berlusconi, sia D’Alema, che chi per loro] mi spinge sempre più ad abbandonare l’Italia e rinnegare la mia nazionalità, anche se dicendo questo mi sento stupido e ipocrita, perchè se così dovessi fare non sarei certo meglio dei vari Craxi o Pilato…

    Spero solo di riacquistare un briciolo di fiducia nei miei connazioanli, ormai troppo intorpiditi cerebralmente da programmi televisivi spazzatura che imperano in squallidi clichè da Grande Fratello [Sport inclusi…]

    Insomma, Italiani, è tremendamente nauseante il puzzo di marcio della nostra nazione che non si riesce ad eliminarlo solo parlandone o criticando chi ha rubato, ruba e coninuerà a farlo.

    E’ sempre più necessario che chiunque di noi si senta parte attiva della vita sociale di tutti i giorni, cominciando dal raccogliere la carta che “involontariamente” gettiamo a terra, smettrla di fare i furbi al supermercato occupando il posto dei disabili con la nostra autovettura [a meno che il dottore non abbia comprovato una nostra deficenza intellettiva], ecc., ecc., ecc.

    mano.mano@katamail.com

  15. Caro Antonino,i miliardi pagati alla Guardia di Finanza per eludere i controlli(dalle confessioni di Paolo Berlusconi)non sono “scuse qualsiasi”come non la sono le società costituite all’estero per non pagare le tasse(in campagna elettorale Berlusconi si è vantato di averlo fatto).

    cordiali saluti assad.

  16. Divertirsi ad elencare le contraddizioni altrui (prendere in castagna) è certo un bell’esercizio……Travaglio però sembra escludere dalle sue “verità” tutta una serie di persone , a cominmciare da coloro che trovarono le prime glorie giovanili come Avanguardisti , o Giovani Balilla! Voglio dire: indubbiamente incensare Di Pietro come limpida persona fuori da

    mire politiche è cosa carina , ma con credibilità risibile, alla luce dei fatti……….Allora ,l’unica verità mi sembra che i c.d. politici costituiscono una banda sui generis ,e lo dimostrano anche le oscene intemperanze nelle sedute parlamentari …..Siamo comunque affidati a soggetti ultrapagati(-si) ,pronti a sostenere tutto ed il contrario di tutto , a strapparsi le vesti se altri fanno quello che non si è riusciti a fare. Guardate la tragedia dell’art. 18 , e quanto il segretario UIL aveva proposto al governo D’Alema ,che ci stava pensando!Anche in campo sindacale ci sono grandi campioni ………

  17. I voltafaccia della politica?

    Prendete un esempio tra gente comune: qui sopra Antonella dice di non essere di sinistra, ma io su questo forum ho letto il contrario innumerevoli volte, da lei stessa affermato…

    Quindi non stupiamoci se succede lo stesso laddove ci sono soldi e interessi di ben altro genere.

    Har

  18. Oh Trevaglio hai scoperto l’acqua calda!

    Comunque basta guardar anche a sinistra per trovare le stesse, speculari incoerenze…

    basta guardare, appunto… ma quelli come te mi sa che ci vedon poco!

  19. Nella lista non mi è parso di vedere l’altra faccia della medaglia……..( Forse è stata una svista e si sono dimenticati ).

    Oppure nell’altra faccia della medaglia erano dei santi ???

    Bel sistema di fare politica/critica

    Silvano Modena

  20. E’ molto semplice la risposta

    — ERANO DEI SANTI —

    e io sono – POLLICINO –

    manca biancaneve e i 7 nani e siamo nel paese delle meraviglie

    Scherzi a parte hai completamente ragione purtroppo quando non si hanno le capacità di cambiare le cose (Vedi precedente governo di sinistra,e vorrei che qualcuno elencasse cosa hanno fatto in 5 anni )per muovere una critica verso qualcosa bisogna avere la risposta o la soluzione non basta dare aria ai denti.

    Silvano da Modena

  21. hei cinghialotto non avevi 25 di anni?

    potevi dircelo che avevi festeggiato il compleanno ,tamti auguri da tutto il forum.

    Comunque io non credo nell’appartenenza politica e al sostegno diretto di un politicante ricordo che quando studiavo la Divina Commedia,l’autore, Dante relegava gli ignavi,coloro che non hanno professato cause e idee,alla condizione più misera dell’inferno ma per me gli ignavi sono coloro che ancora stanno dietro a qualche bandiera o tessera di partito rifiutando logica e ragione a cui basta credere in uno straccio d’idea fosse pure quella degli asini o cinghiali volanti combatter o morire per tale idea e dire di aver vissuto come un’idealista.

    La ragione non è nè di destra o sinistra e tantomeno di centro i politici hanno perso da parecchio tempo il loro ruolo guida della società ed è tempo che si facciano da parte(facile a dirsi)sarà necessaria una società più responsabile e più attiva ma sempre meglio di correre dietro al politicante di turno.

    Moebius

  22. Effettivamente questo sito è come nel mio paese: c’è un’isola pedonale a senso unico, con divieto di sosta 24/24. Ci passano (e posteggiano): il sindaco, gli assessori, il presidente del consiglio comunale -l’ideologo-. Se ci passassi io, multa. Indovinello: l’amministrazione è di destra o di sinistra?

  23. non è star sopra un albero…..

    ricordate la canzone?

    Sono quasi totalmente d’accordo con te, ciao!

    Sergio R.c.P.

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