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Padroni di niente, servi di nessuno

new scientist argentina e OGM

Da: NewScientis del 17 aprile 2004, numero 2443 – pag. 3

Dolori in crescita
Un duro avvertimento dal Sud America, sui rischi di un uso scorretto del biotech

Sembra certamente una buona idea. Pianti una specie, geneticamente modificata per resistere ad un erbicida a largo spettro come il glifosato, e puoi disfarti di tutte le infestanti con un paio di applicazioni di prodotto chimico.
Non È neppure necessario dissodare la terra prima della semina, cosa che riduce líerosione del suolo e la quantit‡ di carbone rilasciata nellíatmosfera.
Sfortunatamente, le cose non sono cosÏ semplici. I semi rimasti nei campi dalla coltivazione dellíanno precedente rispunteranno come ìspontaneeî non volute, che potranno essere eliminate solamente con un nuovo erbicida. E, dopo aver piantato le stesse colture per alcune stagioni, le infestanti naturalmente resistenti al principale erbicida inizieranno ad avere il sopravvento, obbligando ancora una volta gli agricoltori a ricorrere ad altri erbicidi.
Nel Nord America, questi problemi sono stati fattori di irritazione piuttosto che fattori díarresto.
Ma pi? a Sud, la visione díinsieme È differente. Verso la fine degli anni ë90, gli agricoltori argentini colsero al volo líopportunit‡ di coltivare soya resistente allíerbicida.
Oggi, nel momento in cui emergono le spontanee e le superinfestanti risulta che alcuni, per combatterle, siano passati allíuso di quantit‡ di erbicidi che distruggono i campi dei vicini e che fanno ammalare la gente.
Sebbene líintero quadro non sia chiaro, persino i sostenitori Argentini delle coltivazioni Geneticamente Modificate ammettono che i metodi agricoli in uso oggigiorno non sono sostenibili (vedere ìLíamaro raccolto dellíArgentinaî).
Alcuni attivisti coglieranno al volo líoccasione per provare che le coltivazioni GM sono semplicemente cattive. La la vera storia È pi? complessa. Ogni agricoltore che spruzza erbicidi con tale abbondanza da impattare campi vicini e persone È un incosciente e dovrebbe essere legalmente perseguito. Soprattutto, líavvelenamento da pesticidi non È nulla di nuovo e sappiamo che altre specie GM come il cotone BT hanno effettivamente ridotto la loro richiesta in paesi come la Cina (vedi: New Scientist, 18 May 2002, p 44).

I guai dellíArgentina sono stati causati da un cattivo uso della tecnologia piuttosto che dalla tecnologia in sÈ. Il passaggio dalla coltivazione di diverse variet‡ alle monocolture su vaste estensioni di terra confidando su un solo metodo di controllo delle infestanti ed evitando líadozione di precauzioni quali la rotazione delle colture, ha un solo significato: cercar guai.
Ma se gli avversari delle colture GM si fermassero un attimo prima di appropriarsi del caso Argentina, altrettanto dovrebbero fare coloro che affermano che gli OGM saranno un beneficio per gli agricoltori dei paesi in via di sviluppo.
A meno che le agenzie governative e le compagnie sementiere si diano da fare per assicurare che gli OGM vengano coltivati in modo appropriato, il loro valore non durer‡ a lungo.
Per esempio, gli agricoltori che coltivano cotone BT in Sud Africa, si vantano di non aver bisogno di piantare ërifugií di cotone tradizionale nelle vicinanze. CiÚ potrebbe esser vero oggi, ma i parassiti resistenti al Bacillus Turingiensis si evolveranno pi? rapidamente se non lo faranno.

Da: NewScientist del 17 aprile, numero 2443 – pag. 40
Líamaro raccolto dellíArgentina

Quando la soya geneticamente modificata si affacciÚ sulla scena pareva una soluzione inviata dal cielo per i problemi dellíagricoltura Argentina. Ora la soya viene biasimata per una crisi ambientale che sta minacciando la fragile ripresa economica.
Sue Branford scopre comíÈ che tutto È andato storto.

Un anno fa Colonia Loma SenÈs era soltanto uno stagno rurale fra i tanti nellí Argentina del Nord. CiÚ, perÚ, prima che giungesse la nube tossica.
“Il veleno venne soffiato sui nostri appezzamenti di terra e nelle nostre case,” ricorda líagricoltore Sandoval Filem-n che vive sul posto. ” Immediatamente i nostri occhi cominciarono a bruciare. Le gambe nude dei bambini si riempirono di sfoghi”.
La mattina seguente il villaggio si svegliÚ davanti a una scena di desolazione. “Quasi tutti i nostri campi erano stati danneggiati malamente. Non credevo ai miei occhi,” dice la moglie di Sandoval, Eugenia. Nei giorni e nelle settimene successivi le galline e i maiali morivano e le scofe e le capre davano alla luce a cuccioli morti o deformi. Mesi dopo gli alberi di banana erano deformi, con la crescita impedita, e non generavano pi? frutti commestibili. Gli abitanti del villaggio puntarono il dito verso una fattoria confinante i cui gestori coltivavano soya geneticamente modificata, ingegnerizzata per essere resistente allíerbicida glifosato.
Un mese dopo, un agronomo della vicina Universit‡ di Formosa visitÚ il sito e confermÚ i sospetti degli abitanti del villaggio. I ricercatori conclusero che gli agricoltori confinanti, come altre migliaiia di coltivatori di soya GM in Argentina, erano stati costretti ad adottare misure drastiche contro le infestanti divenute resistenti e, senza curarsi delle conseguenze, avevano inzuppato i campi con una mistura di potenti erbicidi – vicino a Colonia Loma SenÈs.

Gli abitanti del villaggio trascinarono in giudizio il confinante e vinsero, ottenendo uníinibitoria contro ulteriori irrorazioni. Il giudice riscontrÚ pure che i titolari dellíazienda agricola erano colpevoli ìper aver causato ingenti danni ai raccolti e alla salute umanaî. Ma fu una vittora di Pirro.
A Settembre, un nuovo gestore subentrÚ nella conduzione della fattoria e ricominciÚ a spruzzare. Quando furono confrontati (dai danneggiati, n.d. T.), gli agricoltori dissero che líinibitoria non li riguardava e ciÚ era tecnicamente vero.

Colonia Loma SenÈs non È un caso isolato. Negli ultimi otto anni i coltivatori di soya GM hanno occupato una gran parte delle terre coltivabili Argentine, provocando regolarmente le lamentele delle famiglie di contadini le cui coltivazioni erano state danneggiate dal glifosato e da altri erbicidi.
“Noi non sappiamo veramente quanti danni siano stati prodotti in tutto il paese perchÈ le autorit‡ non hanno fatto un serio monitoraggio della situazioneî, dice Walter Pengue, un agro-ecologista dellí Universit‡ di Buenos Aires che ha studiato líimpatto ambientale della soya GM, tuttavia, ha previsto, tali incidenti diventeranno sempre pi? comuni come conseguenza della corsa dellíArgentina verso la soya GM.
Altri esperti, poi, ci mettono in guardia dai problemi potenziali che comprendono líemergenza delle superinfestantii resistenti allíerbicida e la distruzione dei naturali microrganismi del suolo.

La tecnologia GM non È la sola cosa da biasimare tra le sventure argentine. Anche i problemi economici hanno fatto la loro parte. Ma líesperienza del paese con la soya GM costituisce una lezione preoccupante per il resto del mondo, particolarmente per i paesi in via di sviluppo come il Brasile, il secondo produttore di soya dopo gli USA. Dopo aver rifiutato per anni di autorizzare la tecnologia GM, il Brasile sta ora ripensando la sua politica. Gli agricoltori del Sud hanno illegalmente piantato Soya contrabbandata dallíArgentina, attratti dai miraggi di raccolti pi? abbondanti con costi di produzione inferiori.
Questo fatto non ha lasciato scelta al governo che ha dovuto accettare la coltivazione di soya GM come un fatto compiuto. Líanno scorso, con riluttanza, ha rilasciato una temporanea autorizzazione per la vendita della soya GM sul mercato nazionale e sta ora discutendo i dettagli per líapprovazione definitiva. Líesperienza Argentina suggerisce che bene far‡ il Brasile a optare per rigorosi controlli con studi seri sullíimpatto ambientale.
Nel 1997 líArgentina fu uno tra i primi paesi ad autorizzare coltivazioni GM quando la soya Roundup Ready di Monsanto fu introdotta l‡ e negli USA.
Questa variet‡ GM È resistente al glifosato ed È venduta da Monsanto col nome commerciale ëRoundupí.
Gli agricoltori Argentini si precipitarono ad adottare la nuova tecnologia che sembrava essere proprio ciÚ che serviva per risolvere uno dei loro pi? pressanti problemi.
Dalla fine degli anni ë80 le Pampas, le regioni pi? vaste e pi? fertili dellí Argentina, secondo il National Institute of Agricultural Technology (INTA) del paese soffrivano di una preoccupante erosione del suolo e i raccolti su queste terre erano calati di almeno un terzo. Per tenatare di alleviare il problema gli agricoltori stavano sperimentando la non-aratura, un sistema che comporta líinserimento del seme direttamente nella terra senza arare e senza altre forme di coltivazione. Ma senza aratura le erbe infestanti avevano cominciato ad andare fuori controllo, e gli agricoltorii non sapevano pi? cosa fare.

La soya Roundup Ready sembrava la manna dal cielo. Gli agricoltori potevano far funzionare il sistema della non-aratura perchÈ anzichÈ richiedere cinque o sei applicazioni di erbicidi vari, con il glifosato potevano limitarsi a due, nei periodi critici della stagione.
Inoltre, le compagnie sementiere resero agevole il passaggio al Roundup Ready fornendo semi, macchinari e pesticidi in un unico e conveniente ìpacchetto tecnologicoî.
La nuova tecnologia era anche poco costosa. Mentre gli agricoltori USA pagavano un premio di almeno il 35 per cento per piantare variet‡ GM, LíArgentina allíepoca non aveva ancora sottoscritto líaccordo internazionale sui brevetti sicchÈ la Monsanto poteva chiedere solo un modesto pagamento, altrimenti avrebbe rischiato di essere tagliata fuori dalle compagnie che copiavano la sua tecnologia in modo generico.
Guidato dallíapparentemente insaziabile domanda di soya per nutrire il bestiame, gli agricoltori argentini si fissarono sulla soya, uno dei pochi settori redditizi in uníeconomia depressa. Volendo disperatamente inserirsi (nel business n.d.T.), gli investitori di citt‡ presero in affitto le terre dei piccoli proprietari impoveriti e le trasformarono in coltivazioni di soya.
Anta, il gruppo di coltivatori che causÚ i danni a Colonia Loma SenÈs, trasse beneficio da tale schema. Gi‡ nel 2002 quasi la met‡ delle terre coltivabili dellí Argentina – 11.6 milioni di ettari – erano piantate a soya, la maggior parte GM, mentre nel 1971 la soya copriva solamente 37,700 ettari. La soya si spostÚ oltre le Pampas verso aree pi? fragili dal punto di vista ambientale, specialmente nelle province a Nord di Chaco, Santiago del Estero, Salta e Formosa. Neppure la Monsanto immaginava che líadesione alla soya Roundup Ready sarebbe stata cosÏ rapida.
Allíinizio tutto sembrava rose e fiori. Dal 1997 al 2002, le aree coltivate a soya erano aumentate del 75 per cento e i profitti del 173 per cento (vedi Diagramma). Nei primi anni cíerano anche evidenti vantaggi ambientali. Líerosione del suolo declinava, grazie al metodo della non-aratura, e i coltivatori si erano mossi da erbicidi pi? dannosi al glifosato, largamente considerato come uno degli erbicidi meno tossici.
Persino quando il prezzo modiale della soya iniziÚ a diminuire mano a mano che la disponibilit‡ aumentava, gli agricoltori Argentini continuavano a mantenere le posizioni acquisite dal punto di vista finanziario.
Monsanto progressivamente abbassÚ il prezzi del Roundup e nel 2001 vendeva a meno della met‡ del prezzo richiesto nel 1996. Complessivamente, gli agricoltori Argentini ebbero un profitto di circa 5 miliardi di dollari utilizzando la soya Roundup Ready.

Alcuni anni fa, tuttavia, alcuni agronomi iniziarono a suonare il campanello díallarme avvertendo che la vendita allíingrosso e lo spostamento verso la soya Roundup Ready stava causando problemi non previsti. In uno studio pubblicato nel 2001 dal Northwest Science and Environmental Policy Center, uníorganizzazione senza fini di lucro di
Sandpoint, Idaho, il consulente economico agricolo Charles Benbrook riferÏ che i coltivatori di soya Roundup Ready in Argentina stavano usando pi? del doppio delle quantit‡ di erbicida rispetto ai coltivatori di soya tradizionale, per lo pi? a causa di problemi imprevisti con le infestanti diventate tolleranti.
ScoprÏ anche che applicavano il glifosato pi? frequentemente rispetto alle loro controparti USA – il 2.3 contro lí1.3 di applicazioni allíanno. Dicendo che “la storia dimostra che líeccessiva fiducia in una sola strategia di gestione delle infestanti o degli insetti fallir‡ a lungo termine di fronte alle risposte ecologiche e geneticheî, consigliava agli agricoltori Argentini di limitare alla met‡ gli acri a Roundup Ready per ridurre líuso di glifosato.
Altrimenti, li avvertiva, avrebbero corso il rischio di incontrare seri problemi. Tra le sue predizioni era compresa la modificazione delle specie infestanti, la comparsa di superinfestanti e il cambiamento della microbiologia del suolo.
Líavvertimento non fu ascoltato. Líeconomia Argentina si trovava in cattive acque e con la soya che rappresentava la maggior voce per l’ export il governo non se la sentiva di intervenire. Le aree a coltivazione Roundup Ready continuavano a crescere e gli agricoltori, feriti dal collasso della moneta Argentina alla fine del 2001, si stanno muovendo in modo crescente verso le monocolture a soya, dato che le altre coltivazioni per il mercato interno sono diventate economicamente poco vantaggiose.
Líuso di glifosato continua a salire. Pengue stima che il consumo abbia raggiunto i 150 milioni di litri nel 2003, dai soli 13.9 milioni di litri nel 1997.
Allíinizio Pengue credeva che con uníattenta rotazione delle coltivazioni e con un controllo adeguato sulle modalit‡ di applicazione dellíerbicida il passaggio al glifosato sarebbe stato benefico per líambiente.
Ora, invece, È preoccupato che líuso non monitorato di questo unico erbicida conduca ai problemi previsti da Benbrook. In uno studio sullíimpatto della soya Roundup Ready sulle infestanti, Delma Faccini, della National University di Rosario, ha scoperto che molte specie precedentemente non comuni di infestanti resistenti al glifosato sono aumentate in grande misura. In uníaltro studio líagronomo dellíufficio INTA di Venado Tuerto, vicino a Rosario, ha scoperto che gli agricoltori dovevano usare concentrazioni pi? alte di glifosato. Per ora il problema sembra essere limitato alla proliferazione di infestanti che sono naturalmente resistenti, ma alcuni agronomi avvertono che È solo una questione di tempo: la resistenza al glifosato si traferir‡ ad altre specie infestanti, trasformandole in superinfestanti.

Il terzo problema predetto da Benbrook – cambiamenti nella microbiologia del suolo – pare si stia verificando anchíesso. “A causa del fatto che cosÏ tanto erbicida viene usato, i batteri del suolo stanno diminuendo e la terra sta diventando inerte, il che inibisce il normale processo di decomposizione” dice líagronomo Adolfo Boy del Grupo de Reflexion Rural, un gruppo di agronomi che si oppone allíagricoltura GM.
“In alcune aziende agricole la vegetazione morta devíessere persino spazzata via dalla terra.” Ritiene anche che varie specie di lumache e i funghi stiano spostandosi verso nuove nicchie ecologiche disponibili.
Simili problemi si stanno verificando, in qualche misura, anche negli USA.

Secondo Joe Cummins, un genetista della University of Western Ontario in Canada,
gli studi sullíimpatto degli erbicidi, particolarmente del glifosato, sulle comunit‡ microbiche del suolo, hanno rivelato una crescente colonizzazione delle radici della soya Roundup Ready da parte del fungo Fusarium nei campi del Midwest.
Anche gli agricoltori Argentini ora devono avere a che fare con la proliferazione di soya ìspontaneaî che germoglia dai semi perduti durante il raccolto e che non puÚ essere eradicata con dosaggi normali di glifosato. Questo fatto ha creato opportunit‡ di mercato per altre compagnie agrochimiche come la Syngenta, che ha pubblicato dei manifesti con lo slogan ” La soya È uníinfestante”, consigliando agli agricoltori di usare un miscuglio di atrazina e paraquat per debellare la soya spontanea. Altre compagnie, compresa la Dow AgroSciences, stanno raccomandando di mescolare il glifosato con altri erbicidi come il metsulfuron and clopiralide.

Forze di mercato
In Argentina, non tutti gli scienziati sono convinti che i problemi degli agricoltori siano stati causati dal glifosato e altri ancora sostengono che le difficolt‡ non hanno ancora raggiunto il punto critico. “Ci troviamo dinanzi ad alcuni problemi di infestanti tolleranti, ma non hanno raggiunto una scala vasta abbastanza da inflenzare complessivamente i raccolti in modo serio o di inficiare il futuro della produzione di soya,” dice Carlos
Senigalesi, direttore dei progetti di ricerca dellí INTA. Egli ritiene che la radice del problema sia la tendenza degli agricoltori a coltivare nullíaltro che la soya, piuttosto che la prevalenza delle specie GM.
“Le monoculture non vanno bene nÈ per i terreni nÈ per la biodiversit‡ e il governo dovrebbe incoraggiare gli agricoltori a tornare alle coltivazioni a rotazione”, dice Senigalesi. “Ma qui ogni cosa È lasciata al mercato. Gli agricoltori non hanno una guida appropriata da parte delle autorit‡. Non ci sono sussidi o prezzi minimi. Credo che siamo il solo paese del mondo in cui le autorit‡ non hanno una pianificazione agricola propria ma lasciano tutto in mano alle forze di mercato.”
Tuttavia, per la prima volta, lí INTA ha recentemente espresso delle preoccupazioni. In un rapporto pubblicato a dicembre ha criticato “il processo disordinato dello sviluppo agricolo”, avvertendo che se non si far‡ nulla, il declino della produzione sar‡ inevitabile e che lo stock di ìrisorse naturali del paese soffrir‡ una degradazione potenzialmente irreversibile in quantit‡ e qualit‡”. Ha invocato cambiamenti nella pratica agricola delle Pampas, affermando che la combinazione della non-aratura con la monocoltura a soya non È îuníalternativa sostenibile allíagricoltura a rotazioneî. Ha anche avvertito che nel nord, la coltivazione di soya non È compatibile con la sostenibilit‡ dellíattivit‡ di coltivazione”.

Il quartier generale di Monsanto in Argentina ha rifiutato di rispondere apertamente a queste accuse. Ma la compagnia ha espresso la propria preoccupazione riguardo alla situazione, dicendo che crede che la coltivazione a rotazione sia pi? sostenibile della monocoltura. Comincia, inoltre, a soffrire della mancanza di controlli governativi.
A gennaio, inaspettatamente, ha fermato le vendite di soya Roundup Ready, sostenendo che gli agricoltori stavano acquistando circa la met‡ delle sementi al mercato nero e privando la compagnia delle royalties.
Per Benbrook, ciÚ si aggiunge ad un panorama molto preoccupante. “LíArgentina si trova di fronte a grandi problemi agronomici che non puÚ risolvere per mancanza di risorse e di esperienza” afferma.
“Il paese ha adottato la tecnologia pi? rapidamente e pi? radicalmente di qualsiasi altro paese al mondo.
Non ha preso adeguate misure di salvaguardia per gestire la resistenza e per proteggere la fertilit‡ dei suoli. Considerando líuso corrente del Roundup Ready, non credo che la sua agricoltura sia sostenibile oltre un altro paio díanni.”

LíArgentina era solita esser uno dei pi? grandi produttori mondiali di cibo, in particolare di carne e grano. Ma la “soyarizzazione” dellí economia, come gli Argentini la chiamano, ha cambiato la situazione. Circa 150,000 piccoli agricoltori sono stati allontanati dalla terra. La produzione di molti beni, compresi latte, riso, mais e lenticchie si È ridotta drasticamente.

Molti guardano allíesperienza Argentina come un avvertimento di ciÚ che puÚ accadere quando la produzione di un singolo bene per il mercato mondiale acquista precedenza sulla preoccupazione per la sicurezza del cibo. Quando un siffatto bene viene prodotto in un sistema di quasi monocoltura, con líuso di una tecnologia nuova e relativamente non sperimentata fornita da compagnie multinazionali, la vulnerabilit‡ del paese È assicurata.
Pochi paesi hanno optato per la tecnologia GM: gli USA e líArgentina insieme contano lí 84 per cento delle coltivazioni GM del mondo. Ma gli altri paesi, compreso il Regno Unito, che sembrano predisporsi sempre pi? ad autorizzare la coltivazione a fini commerciali di specie GM, possono ben essere invitati a osservare la situazione Argentina per vedere come le cose possono andare storte.

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