Censurati.it

Padroni di niente, servi di nessuno

Un grande piccolo uomo

“Ancora una volta, prima di una partenza, mi sono sdraiato sotto le stelle, nella Romagna dei miei nonni e della mia infanzia…”
Di riccardo Orioles

Non c’era pacifista più pacifista di Enzo Baldoni, con la sua bandiera della croce rossa sventolata fisicamente fra i due fuochi. Non c’era giornalista più giornalista, col suo “dilettantismo” sofisticatissimo, figlio di internet, una generazione piu in là della carta stampata. Non c’era sessantottino più coerente, a cinquantasette anni, morto così. Qualcuno ha pensato che il primo video fosse fasullo perchè il viso “non rivela contrazioni inevitabili per chi si trovi sull’orlo dell’abisso”. Infatti. Cosa doveva fare, tremare, supplicare, gridare viva l’Italia? No. Un mezzo sorriso autoironico, tranquillo, quello dei personaggi di Doonesbury, senza nemmeno bisogno di fumetto.

E’ morto un grande, un grande piccolo uomo, uno di noi tutti. Del resto ne parleremo dopo, quando ci sarà la mente più tranquilla.

* * *

“A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare?”

E’ tornato. E’ tornato il momento di partire. Da un po’ di tempo la solita vocina insistente tra la panza e la coratella mi ripeteva: “Baghdad! Baghdad! Baghdad!”. Ho dovuto cedere.
Come sempre, quando si prepara un viaggio importante, cominciano a grandinare le coincidenze. E chissà quanto sono segni e quanto le provochiamo noi.

Ancora una volta, prima di una partenza, mi sono sdraiato sotto le stelle, nella Romagna dei miei nonni e della mia infanzia, in cima a Monte Bora, sulla terra notturna ancora calda del sole di luglio.
La terra, sotto, mi riscaldava il corpo. La brezza, sopra, lo rinfrescava.
Lucciole, profumo di fieno tagliato, il canto di milioni di grilli.
E’ qui che da piccolo studiavo spagnolo su un libro trovato in soffitta. E’ qui, davanti a un piatto di tagliatelle, che tre anni fa si è fatta sentire la solita vocina che ripeteva: “Colombia, Colombia, Colombia!”

________________________________________

(Tra parentesi. La “guerriglia” irachena, i “partigiani”? Ma io di comandanti partigiani ne ho conosciuti almeno uno vero, e quello i partigiani che commettevano atrocità li fucilava. Enzo è stato catturato mentre cercava di mettere in salvo degli iracheni feriti dagli americani. Adesso, dai capi della “resistenza” irachena ci aspettiamo che consegnino gli assassini di Enzo, oppure che li fucilino loro. Non che sia una soddisfazione. Ma tanto per sapere se in futuro alle manifestazioni per l’Iraq ci andremo ancora. – r.o. )P.S. di antonella: Appena ci riesco vi segnalerò i post di tutte quelle persone, colleghi e fanatici, che in vita hanno dubitato e gettato fango sulla professionalità di baldoni. Saranno gli stessi che ora lo piangono. Ci scommetto. E successo quando morì Antonio, quando morì la Cutuli.
Hasta Siempre
Antonella Serafini

per il momento eccovi un abstract abilmente curato da riccardo orioles

Io temo che anche la categoria [dei giornalisti, n.d.r.] nel suo complesso abbia capito poco di quel che è successo con Baldoni.
Il sito non ufficiale più autorevole del giornalismo italiano è, secondo me, il Barbiere della Sera. E’ nato come “giornale” spontaneo dei giornalisti, col preciso intento di mettere in piazza ciò che succedeva dietro le quinte dell’informazione. Povero, scattante, appassionato, ha avuto un suo ruolo preciso in quegli anni. Poi, come a tanti succede, s’è ingrassato e s’è ingrandito, e ora è un bel portale di quelli che appena li clicchi ti sparano subito i flash di pubblicità. Non lo leggevo da qualche tempo, l’ho fatto adesso per vedere il dibattito su Baldoni. Ho trovato quanto segue:
“Poi però al fine settimana, il nostro si mette la tutina da Superman e va a giocare all’inviato di guerra”.
“Lo spirito da avventuriero con cui affronta le sue imprese”.
“E non è un caso che anche ai dirigenti della nostra categoria non sia piaciuto questo finto inviato di guerra”.
“Deaglio, snob della sinistra, vergognati!”.
“Non conosco personalmente Enzo Baldoni, ma che sia un personaggio un po’ egocentrico, e forse anche leggero ma non per questo buono…”.
“Baldoni è simpatico, ma, ripeto, NON lo considero un giornalista”.
“Una persona così è un danno per la categoria”.
Questa, naturalmente, non era l’opinione di tutti. La maggior parte degli interventi erano complessivamente civili. Ma c’erano anche questi – una consistente minoranza – e facevano opinione.

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128 thoughts on “Un grande piccolo uomo

  1. Sì, sono io… L’avevo mandato al barbiere della sera.. Non sapevo lìavessero postato… Ti piace?

  2. Ah, se ti interessa, nalla sezione risevata a editoriali e commenti: “Tre palle un columnist”, sempre del Barbiere della sera, hanno pubblicato un altro mio pezzo. Niente di che, ma se ti interessa…

  3. Se devo essere sincero, l’altro mi è piaciuto un po’ meno (al livello di argomentazioni, ma per quanto riguarda lo stile…. complimementi!! Scrivi molto bene!!)

    Io ho trovato una recenzione secondo me molto bella di Fareneith, non la condivido punto per punto, ma mi sembra stimolante…..

    E pensare che il tipo che l’ha scritta dovrebbe essere un Texano!!!!

    Non bisogna proprio averli, i pregiudizi!!!!

    Eccola (ti avverto, è un po’ lunga, prepara lo spuntino…):

    5 Luglio 2004Znet | Iraq
    Fahrenheit 9-11 è uno stupido film bianco
    Gli sbagli di Micheal Moore sull’impero

    Robert Jensen

    Ho difeso “Fahrenheit 9/11” di Michael Moore dalle critiche dei circoli istituzionali e conservatori secondo cui il film è propaganda di sinistra.

    Ciò non potrebbe essere più lontano dalla verità; c’è molta poca critica di sinistra nel film. In realtà, è difficile trovare nel film un qualsivoglia tipo di critica coerente.La triste realtà è che “Fahrenheit 9/11″ è un brutto film, ma non per la ragione per cui viene attaccato dalla cultura dominante.

    In certi momenti è un film razzista. E l’analisi che sorregge i principali argomenti politici del film è sia pericolosamente incompleta, sia virtualmente incoerente.

    Ma, ben più importante, è un film conservatore che finisce con l’approvare una delle menzogne cruciali degli Stati Uniti, il che dovrebbe scaldare il cuore a quelle persone di destra che condannano Moore. E il vero problema è che molta gente di sinistra, liberale o progressista, sta tessendo le lodi del film, il che dovrebbe dirci qualcosa sulla natura impoverita della sinistra in questo paese.

    Dico tutto questo non per aggrapparmi a piccolezze o per insistere su difetti minori. Queste non sono piccole cose o piccoli disaccordi, ma questioni fondamentali che riguardano l’analisi e la coerenza. Ma prima di argomentare in proposito, voglio parlare di ciò che il film fa bene.

    Le cose buone:

    Per prima cosa, Moore mette in luce la privazione del diritto di voto avvenuta soprattutto a danno degli elettori neri in Florida nelle elezioni 2000, uno scandalo politico che i notiziari dei media istituzionali statunitensi hanno ampiamente ignorato.

    La sequenza in cui, in una sessione congiunta del Congresso, alcuni membri del Congressual Black Caucus (organo congressuale dei neri negli USA – N.d.T.) non riescono ad ottenere che un senatore firmi la loro petizione (una richiesta procedurale) per autorizzare un dibattito pubblico sulla questione, è un potente atto d’accusa non solo verso i Repubblicani che hanno perpetrato la frode, ma anche verso la leadership democratica che ha rifiutato di opporsi.

    Moore fornisce anche una critica tagliente delle pratiche di reclutazione militare statunitense, con alcune sequenze sorprendenti in cui cacciatori di reclute rastrellano cinicamente le zone a basso reddito in cerca delle prede, sproporzionatamente non bianche.

    Il film effettivamente demolisce anche l’uso fatto dall’amministrazione Bush, dopo l’11 settembre, della tattica della paura per portare l’opinione pubblica ad accettare la sua politica di guerra.”Fahrenheit 9/11” fa anche un buon lavoro nel mostrare gli effetti della guerra sui soldati statunitensi: vediamo soldati morti e mutilati, e vediamo come l’attuale logica di guerra deformi molti di loro anche dal punto di vista psicologico.

    E il film dedica attenzione alle vittime della guerra statunitense, mostrando gli iracheni sia prima dell’invasione, sia dopo, e li mostra come esseri umani, non come oggetti da strumentalizzare per i propri scopi.Il problema è che questi elementi positivi non si sommano per dar luogo ad un buon film.

    E’ un peccato che il talento e la predisposizione scenica di Moore non siano messe a servizio di un’analisi chiara e fondata, potenzialmente efficace per qualcosa che vada oltre la sconfitta di George W. Bush [alle elezioni] 2004.Sottile razzismoCome posso descrivere razzista un film che mette il luce la privazione del diritto di voto degli elettori neri, e che denuncia il modo in cui viene data la caccia ai giovani appartenenti alle minoranze a basso reddito per reclutarli nell’esercito? La mia affermazione non è che Moore sia apertamente razzista, ma che il film inconsciamente replica un razzismo più sottile, del tipo che tutti dovremmo combattere per resistere.

    Per prima cosa, c’è una sequenza in cui viene invocato il peggior tipo di detestabile sciovinismo americano, in cui Moore mette in ridicolo la “coalizione dei volonterosi” dell’amministrazione Bush, cioè le nazioni schierate per appoggiare l’invasione dell’Iraq. A parte l’Inghilterra, non c’è stato un sostegno militare significativo da parte di altre nazioni, e dunque non una vera coalizione, cosa che Moore ha ragione di far notare. Ma quando elenca i paesi della cosiddetta coalizione, usa immagini che hanno sfumature razziste. Per descrivere la Repubblica di Palau (una piccola isola del Pacifico), Moore sceglie un immagine stereotipata di una danza indigena, mentre la Costa Rica è rappresentata da un uomo su un carro trainato da animali. Sullo schermo appaiono immagini di scimmie che saltellano durante un discussione su una presunta offerta del Marocco di mandare scimmie a ripulire le mine terrestri. Per mettere in ridicolo la propaganda di Bush su questo argomento, Moore usa queste immagini e un esagerata voce fuori campo, ed essenzialmente il suo messaggio è: “Che razza di coalizione è, con dei paesi tanto arretrati?”.

    Moore potrebbe argomentare che non era questa la sua intenzione, ma non è solo questione di intenzione; siamo tutti responsabili di come incappiamo in questo tipo di stereotipi.

    Più sottile ed importante è il riferimento di Moore ad un razzismo in cui si prospetta una solidarietà tra gruppi dominanti bianchi e non, in patria, attraverso la demonizzazione del “nemico” straniero, che di questi tempi ha un volto arabo e sud asiatico. Per esempio, nella sequenza sull’infiltrazione di gruppi pacifisti da parte di tutori dell’ordine, la videocamera passa quasi esclusivamente sui volti bianchi (ho notato un uomo asiatico nella scena) del gruppo pacifista Fresno, e chiede come si possa immaginare che tra questa gente vi siano dei terroristi. Non c’è considerazione del fatto che gruppi Arabi o Musulmani che si dedicano ugualmente al pacifismo sono normalmente perseguitati e devono costantemente dimostrare di non essere terroristi, proprio perché non bianchi.

    L’altro esempio di repressione politica che viene offerto da “Fahrenheit 9/11″ è la storia di Barry Reingold, che è stato ispezionato da agenti dell’FBI dopo aver fatto delle osservazioni critiche su Bush e sulla guerra, mentre si allenava in una palestra in Oakland. Reingold, un telefonista bianco in pensione, non è stato arrestato ne accusato di nessun crimine. Gli agenti l’hanno interrogato e poi l’hanno rilasciato. Questo è il simbolo della repressione? In un paese dove centinaia di arabi, sud asiatici e musulmani sono stati scaraventati in detenzione segreta dopo l’11 Settembre, questo è l’esempio che Moore sceglie di mettere in evidenza?

    Il solo riferimento nel film a quegli arresti del dopo 11 Settembre è un’intervista ad un ex agente dell’FBI a proposito di alcuni sauditi a cui era stato permesso di lasciare gli Stati Uniti subito dopo l’11 Settembre, e sembra che Moore faccia menzione di questi arresti solo per evidenziare il contrasto con il trattamento privilegiato presumibilmente riservato ai cittadini sauditi.
    Quando ho fatto questa osservazione ad un amico, lui ha difeso Moore dicendo che l’intenzione era quella di raggiungere un pubblico ampio, che probabilmente è in gran parte bianco, e che probabilmente voleva usare esempi che questa gente potesse aver presenti.
    Dunque, è accettabile assecondare un’audience bianca e drammatizzare esageratamente i suoi rischi limitati, ignorando i danni realmente gravi perpetrati sui non bianchi?

    Un regista di talento non avrebbe potuto raccontare storie di gravi persecuzioni, in modo che anche non arabi, non sud asiatici, non musulmani, potessero provare empatia?

    Una brutta analisi”Fahrenheit 9/11” è grande nel modo in cui suscita emozioni, e nel sollevare domande sul perché gli Stati Uniti abbiano invaso l’Afghanistan e l’Iraq dopo l’11 settembre, ma è estremamente debole nel rispondere a queste domande in un modo anche solo marginalmente coerente.

    Nella misura in cui il film ha una tesi, questa sembra essere che la guerra è un prodotto delle politiche personali della corrotta dinastia dei Bush.

    Concordo con l fatto che la dinastia dei Bush sia corrotta, ma l’analisi che il film offre è sia internamente inconsistente, sia estremamente limitata nella comprensione storica, e quindi, poco logica.

    L’amministrazione Bush è piena di ideologi fanatici? è vero.
    Le sue azioni dall’11 Settembre a oggi sono state incoscienti e hanno messo a rischio il mondo intero? è vero.
    E nel perseguire queste politiche, ha arricchito i suoi grassi amici? è vero.

    Ma è un serio errore credere che queste guerre possano essere spiegate focalizzandosi così esclusivamente sull’amministrazione Bush e ignorare il chiaro andamento generale della politica estera e delle politica militare statunitensi.

    In breve, queste guerre non sono una svolta netta rispetto al passato, ma piuttosto dovrebbero essere viste come un’intensificazione di politiche in atto da tempo, influenzate dalla confluenza dell’ideologia di questa particolare amministrazione e dalle opportunità createsi con gli eventi dell’11 Settembre.

    Vediamo in primo luogo come Moore ci parla dell’invasione USA dell’Afghanistan. Vi è un filmato in cui l’ex funzionario anti terrorismo Richard Clarke si lamenta del fatto che la risposta dell’Amministrazione Bush all’11 Settembre in Afghanistan è stata “lenta e di piccola entità”, insinuando che avremmo dovuto attaccare più repentinamente e con un maggior impiego di mezzi. Il film non fa nulla per mettere in dubbio questa valutazione, lasciando intendere agli spettatori che Moore concorda. Si ritiene forse giustificata una campagna di bombardamenti che ha ucciso almeno tanti afgani innocenti quanti americani l’11 Settembre?

    Si ritiene forse appropriata una risposta militare, e che avrebbe dovuto solo essere stata più intensa, in modo da garantire ancora più vittime civili?

    Si pensa forse che una strategia militare, che molti esperti ritengono aver ostacolato l’applicazione di leggi anti-terrorismo più routinarie ed efficaci, sia stata una mossa intelligente?Moore suggerisce anche che la vera motivazione dell’amministrazione Bush nell’attaccare l’Afghanistan sia stata quella di assicurarsi il percorso per un gasdotto dal bacino del Caspio al mare.

    E’ vero che la Unocal aveva cercato di realizzare tale gasdotto, e che ad un certo punto i funzionari talebani furono corteggiati dagli Stati Uniti quando sembrò che l’affare si potesse realizzare. Moore sottolinea che i funzionari talebani andarono in Texas nel 1997 quando Bush ne era il governatore. Evita di sottolineare che tutto questo è successo con l’amministrazione Clinton al tavolo dei negoziati.

    E’ altamente improbabile che dei politici di professione vadano in guerra solo per un gasdotto, ma anche se ciò fosse plausibile, è chiaro che sia i Democratici che i Repubblicani sono stati coinvolti nello stesso modo in quei particolari progetti.Il pezzo forte dell’analisi di Moore della politica statunitense in Medioriente è la relazione della famiglia Bush con i sauditi e con la famiglia di bin Laden. Il film sembra argomentare che interessi d’affari, principalmente attraverso il gruppo Carlyle, hanno portato l’amministrazione a favorire i sauditi al punto da ignorare la potenziale complicità saudita negli attacchi dell’11 Settembre. Dopo aver mostrato la natura di quei rapporti d’affari, Moore insinua che i Bush sono letteralmente degli impostori.

    E’ certamente vero che la famiglia Bush e i loro amici hanno relazioni con l’Arabia Saudita che hanno portato alcuni funzionari a chiudere un occhio sulle violazioni di diritti umani perpetrate dai sauditi, e sul sostegno che viene dato da molti sauditi a movimenti come al Qaida. Questo è vero per Bush, proprio come lo è stato per l’amministrazione Clinton e, in realtà, come lo è stato per tutti i presidenti dopo la seconda guerra mondiale. Fin da quando Roosvelt avviò dei negoziati con la Casa Saudita per offrire sostegno statunitense in cambio di collaborazione nell’ambito del traffico di petrolio e dei profitti petroliferi, l’amministrazione statunitense è stata in combutta con i sauditi.

    La relazione è in qualche modo tesa, ma continua, tra alti e bassi, ed entrambe le parti ottengono almeno qualcosa di ciò gli serve dall’altro. Concentrarsi sui rapporti d’affari della famiglia Bush trascura questa pezzo di storia e incoraggia gli spettatori a vedere il problema come specifico di Bush. Un’amministrazione Gore avrebbe trattato i sauditi in modo diverso dopo l’11 Settembre? Non c’è ragione di pensarlo, e Moore non fornisce prove o argomenti del perché avrebbe dovuto essere così.Questa però è la sola parte nella storia della politica statunitense in medioriente in cui i sauditi rivestono un ruolo, e senza essere i soli. Gli Stati Uniti hanno fatto accordi con altri governi della regione che erano disposti ad appoggiare i propositi statunitensi di controllo di quelle risorse energetiche. I sauditi sono cruciali in questo sistema, ma non sono i soli. Egitto, Giordania e altri emirati del Golfo hanno giocato un ruolo, come l’Iran ai tempi dello Shah. E come fa, in modo cruciale, Israele. Ma non si fa menzione di Israele nel film. Sollevare la questione della politica statunitense in medioriente senza affrontare il ruolo di Israele come mandatario degli Stati Uniti, è, come minimo, un’omissione significativa. Non è chiaro se Moore appoggi realmente i crimini di Israele, e il relativo sostegno statunitense, o se semplicemente non afferri la questione.

    E che dire dell’analisi dell’Iraq? Moore ha ragione nel far notare che l’appoggio statunitense per l’Iraq negli anni ’80, quando la guerra di Saddam Hussein in Iran era considerata favorevolmente dai politici statunitensi, è stato un punto cruciale della politica di Reagan e di Bush I fino alla Guerra del Golfo. E ha ragione nel far notare che l’invasione e l’occupazione di Bush II hanno causato grosse sofferenze in Iraq. Ciò che manca sono gli otto anni intercorsi in cui l’amministrazione Clinton ha fatto uso dell’embargo economico più duro della storia moderna, e di bombardamenti regolari per devastare ulteriormente un paese già devastato. Evita di far notare che Clinton ha ucciso più iracheni con quella politica, di quanti ne abbiano uccisi entrambi i presidenti Bush. Evita di menzionare l’attacco di Clinton all’Iraq nel 1998 con missili cruise, che è stato illegale quanto l’invasione del 2003.

    Non è difficile argomentare che gran parte del resto del mondo capisce il senso delle politiche statunitensi in Iraq e in Medioriente: dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti hanno costituito una potenza dominante in medioriente, tramite la costruzione di un sistema che, minando alla base un qualsiasi tipo di nazionalismo pan-arabo, cerca di mantenere gli stati arabi deboli e controllabili (e di conseguenza non democratici), e che usa gli alleati come piattaforme e come surrogati del potere statunitense (come Israele e come l’Iran ai tempi dello Shah). Lo scopo è il controllo (non la proprietà, ma il controllo) delle risorse energetiche strategicamente cruciali della regione, e dei profitti che ne derivano, che in in un mondo industriale basato sul petrolio, è una fonte incredibile di potere nel condizionare avversari come l’Unione Europea, il Giappone e la Cina.L’invasione dell’Iraq, per quanto pianificata ed eseguita con incompetenza dall’amministrazione Bush, è consistente con questa politica. Questa è la spiegazione più plausibile per la guerra (d’ora in poi non serve più riflettere sull’ormai dimenticata razionalizzazione delle armi di distruzione di massa e sulla presunta minaccia rappresentata dall’Iraq per gli Stati Uniti).

    La guerra è stata un azzardo da parte della gang di Bush. Molti nell’establishment della politica estera, inclusi dei fidati di Bush I come Brent Scowcroft, si sono dichiarati pubblicamente contrari ai piani di guerra, che ritenevano avventati. Se l’azzardo di Bush, in puri termini di potere, darà i suoi frutti oppure no, è ancora da vedere.Quando il film affronta tale questione direttamente, che analisi offre Moore delle motivazioni per guerra in Iraq? Un familiare di un militare morto chiede “per che cosa?”, e Moore sposta la telecamera su dei soggetti che esemplificano la speculazione di guerra. Questa sequenza evidenzia in modo molto appropriato la natura di avvoltoi delle imprese che hanno beneficiato della guerra. Ma Moore vuole davvero farci credere che è stata intrapresa una guerra tanto imponente perché la Halliburton e altre aziende potessero incrementare i loro profitti per qualche anno?

    E’ vero, la speculazione di guerra c’è, ma non è la ragione per cui le nazioni vanno in guerra. Questo tipo di analisi distorta aiuta a tenere l’attenzione dello spettatore incentrata sull’amministrazione Bush, rilevando gli stretti legami tra queste aziende e i funzionari di Bush, anziché sul modo abituale in cui le aziende americane fanno profitti in nome del Dipartimento della Difesa, indipendentemente da chi si trovi alla Casa Bianca.La sintesi di tutto ciò si ha nel momento in cui Lila Lipscomb, la madre di un ragazzo ucciso in guerra, va in visita alla Casa Bianca nell’emozionante scena finale e dice che ora sa a chi indirizzare tutto il suo dolore e la sua rabbia.

    Questo è il messaggio del film: è tutta colpa dell’amministrazione Bush. Se è così, la conclusione ovvia è mandare via Bush dalla Casa Bianca, così che le cose possano tornare… a cosa? Tornerò sulle questioni di strategia politica alla fine, ma per ora è importante capire come questo tentativo di rappresentare Bush come qualcuno che ha perseguito delle politiche radicalmente diverse è una pessima analisi e porta a fraintendere la minaccia che gli Stati Uniti costituiscono per il mondo. Certo, Moore assesta anche un paio di colpi ai Democratici al Congresso per non aver fermato la folle corsa alla guerra in Iraq, ma l’attenzione è sempre sui particolari crimini di George W. Bush e della sua gang.Un film conservatoreL’affermazione secondo cui “Fahrenheit 9/11” è un film conservatore potrebbe suonare in qualche modo ridicola.

    Ma il film approva una delle bugie cruciali che gli Americani si raccontano, cioè che l’esercito statunitense combatte per la nostra libertà. Questa rappresentazione dell’esercito come forza difensiva nasconde la dura realtà secondo cui l’esercito è usato per proiettare il potere statunitense in tutto in mondo e per assicurargli il dominio, non per difendere la libertà di chicchessia, in patria o all’estero.Invece di affrontare questa favola, Moore la usa nel finale del film.

    Sottolinea, accuratamente, l’ironia del fatto che chi beneficia in minima parte del sistema statunitense – i poveri cronici e chi appartiene alle minoranze – è la stessa gente che si arruola nell’esercito. “Si offrono di dare la loro vita per la nostra libertà” dice Moore, e tutto ciò che chiedono in cambio è di non essere messi in pericolo a meno che non sia necessario. Dopo la guerra in Iraq, si domanda, “avranno ancora fiducia in noi?”.E’ indubbiamente vero che molti che si arruolano nell’esercito credono che andranno a combattere per la libertà. Ma dobbiamo distinguere tra la mitologia che molti interiorizzano e a cui possono credere sinceramente, dalla realtà del ruolo dell’esercito statunitense. Il film include alcuni commenti di soldati che mettono in dubbio questa stessa affermazione, ma la narrazione di Moore implica che in qualche modo una gloriosa tradizione di impegno profuso dall’esercito statunitense nel proteggere la libertà, è stata ora infangata dalla guerra in Iraq.Il problema non è solo che la guerra in Iraq è stata fondamentalmente illegale ed immorale.

    L’intero corrotto progetto di costruzione di un impero è stato illegale ed immorale – ed è stato un progetto tanto dei Democratici che dei Repubblicani. I milioni di morti in tutto il mondo – in America Latina, in Africa, nel Medio Oriente, nel sud est asiatico – come conseguenza delle azioni dell’esercito statunitense e delle guerre per delega, non si curano di quale partito statunitense stava muovendo le pedine e premendo il grilletto quando sono stati ammazzati. E’ vero che gran parte del mondo odia Bush. E’ anche vero che gran parte del mondo odia tutti i presidenti statunitensi dopo la seconda guerra mondiale. E per buone ragioni.Una cosa è esprimere solidarietà per la gente obbligata dalle condizioni economiche ad arruolarsi. Un’altra è assecondare le bugie che questo paese dice a se stesso sull’esercito. A dire il vero, non si tratta di irriverenza nei confronti di chi si arruola. Si tratta del nostro obbligo di cercare di prevenire guerre future in cui la gente sia mandata a morire non per la libertà, ma per il potere e per il profitto. E’ difficile capire come possiamo farlo ripetendo le bugie della gente che pianifica queste guerre e ne trae beneficio.

    Strategia politicaLa difesa più comune che ho sentito dai liberali e dai progressisti a questo tipo di critiche a “Fahrenheit 9/11” è che, qualunque siano i suoi difetti, il film sprona la gente all’azione politica. Una riposta è ovvia: non c’è ragione per cui un film non possa spronare all’azione politica pur contenendo analisi intelligenti e difendibili e senza essere sottilmente razzista.Ma a parte questo, non è completamente chiaro se l’azione politica che questo film sprona vada molto al di là del votare contro Bush. Sul sito di Moore, il link “cosa posso fare?” suggerisce quattro azioni, tutte e quattro che mirano a capovolgere l’esito del voto. Queste risorse sul voto sono ben organizzate e utili. Ma non ci sono link ad organizzazioni di base che sono contro non solo il regime di Bush, ma anche contro l’impero americano più in generale.Concordo con il fatto che Bush dovrebbe essere cacciato dalla Casa Bianca, e se vivessi in uno stato strategico per l’esito del voto, considererei l’idea di votare democratico.

    Ma non credo che abbia senso a meno non nasca negli Stati Uniti un significativo movimento contro l’impero. In altre parole, anche se sconfiggiamo Bush e torniamo alla “normalità”, siamo ancora nei guai. Normalità è la costruzione di un impero. Normalità è la dominazione statunitense, economica e militare, e la sofferenza che i popoli deboli in tutto il mondo patiranno di conseguenza. Questo non significa che gli elettori non possano giudicare un particolare uomo politico dedito alla costruzione di un impero più pericoloso di un altro. Non significa che qualche volta non dobbiamo fare delle scelte strategiche che ci portino a votare per qualcuno contro qualcun’altro. Significa semplicemente che dovremmo fare tali scelte con gli occhi aperti e senza illusioni. Questo appare particolarmente importante quando il probabile candidato presidenziale Democratico cerca di essere ancora più falco di Bush nell’appoggiare Israele, si impegna a continuare l’occupazione dell’Iraq, e non dice nulla sul rovesciare l’andamento generale della politica estera.Ad avere questa impressione, non sono il solo. Ironicamente, Barry Reingold – l’uomo dell’Oakland perquisito dall’FBI – è critico verso ciò che vede come messaggio principale del film. Come riportato dal San Francisco Chronicle, dice: “Penso che il proposito di Micheal Moore sia sbarazzarsi di Bush, ma io penso che si tratti di qualcosa di più di Bush. Penso che si tratti del sistema capitalista, che è iniquo.” Ha continuato criticando Bush e Kerry: “Penso che siano entrambi pessimi. Io penso che in realtà Kerry è peggio perché dà l’illusione che farà molto di più. Bush non ha mai dato quell’illusione. La gente sa che è un amico dei grandi imprenditori.”Nulla di ciò che ho detto in questo articolo è un argomento contro il proposito di raggiungere un pubblico più ampio e di cercare di politicizzare più gente. Questo è proprio ciò che provo a fare con il mio lavoro che consiste nello scrivere e nell’organizzarmi localmente, come fanno un gran numero di altri attivisti. La questione non è se raggiungere un pubblico ampio, ma con che tipo di analisi e di argomenti. Il suscitare emozioni e l’umorismo hanno il loro posto; gli attivisti con cui lavoro li usano. La questione è, queste emozioni suscitate, dove portano la gente?E’ ovvio che “Fahrenheit 9/11” sfrutta molte paure e/o rabbie degli americani nei confronti di Bush e della sua banda di delinquenti. Questi sentimenti sono comprensibili, e li condivido. Ma i sentimenti non sono analisi, e l’analisi del film sfortunatamente non va molto oltre la sensazione che si esprime nel “è tutta colpa di Bush”. Questo può piacere alla gente, ma è sbagliato. Ed è difficile immaginare come un movimento contro l’impero in grado di raggiungere degli obiettivi possa essere costruito sulla base dell’analisi di questo film, a meno che non la si contesti. Da qui la ragione di questo mio saggio.Il potenziale valore del film di Moore sarebbe realizzato solo qualora il film venisse discusso e criticato onestamente.

    E’ vero, il film è sotto attacco da parte della destra, per motivi molto diversi da quelli che ho sollevato. Ma quegli attacchi non dovrebbero fermare chi si considera di sinistra, progressista, liberale, contro la guerra, contro l’impero, o chi semplicemente ne ha le scatole piene, dal criticare i difetti e i limiti del film. Io credo che la mia critica del film sia accurata e rilevante. Altri possono essere in disaccordo. Il dibattito dovrebbe essere incentrato sulle tematiche sollevate, con un occhio verso la questione della costruzione di un movimento contro l’impero. Stringersi attorno al film potrebbe portare troppo facilmente a stringersi intorno ad una brutta analisi. Stringiamoci invece intorno alla battaglia per un mondo migliore, la battaglia per smantellare l’impero americano.

  4. Pensa, io il sito del barbiere l’ho conosciuto grazie a te… Lo avevi citato in un tuo post sui detrattori di Baldoni… CMq ora mi metto a leggere la critica a farenhait 9/11..

  5. “Secondo me una certa politica statunitense fa solo gli interessi di potentati economici, i quali si guardano bene da rendere palesi le loro strategie”. Tu hai grosso modo riassunto così la nostra divergenza di opinioni. Bene, ora ti dico: anche se a pensar male spesso ci si azzecca, perchè non proviamo per un istante a sgombrarci la mente dai pregiudizi? E’ inutile, hai ragione tu: la favola dei buoni e cattivi non esiste. Quindi cerchiamo di analizzare di volta in volta i singoli casi. Cosa possiamo dire dei “desaparecidos”, ma ingenerale di tutte le atrocità commesse dagli Stati Uniti nella loro storia? Nulla in questa sede… Perchè presi nel loro complesso non vogliono dire nulla, andrebbero analizzati caso per caso per capire le reali motivazioni che si sono determinate nelle specifiche situazioni… Se ci fosse una discussione in proposito probabilmente tu porteresti delle prove più o meno confutabili, e probabilmente ti dovremmo dare tutti ragione (anche se pochi sono gli avvenimenti nella Storia che non si prestano ad una doppia interpretazione..) Diciamo che ti do atto, in maniera generica, che gli Stati Uniti abbiano commesso atti efferati per loro propria convenienza… Però quelli appartengono, quali più quali meno, al passato.. Quindi abbandoniamoli per un istante, vuoi? Ora, nella situazione attuale, le due guerre che sono al centro della politica americana attuale, le guerre dell’Afghanistan e dell’Irak, possono essere dettate da interessi come quelli che suggerisco io (l’obiettivo di creare una testa di ponte nell’area mediorientale a prevalente influsso americano, come già fatto con l’Afghanistan [prego controllare l’ubicazione delle due regioni], con lo scopo di favorire un’opera di prevenzione e intelligence contro gli Stati nemici, propugnando e facendo conoscere nel frattanto un modello di istituzioni democratiche a regioni che non le conoscono. Debellare il terrorismo e nuovi partner commerciali in un colpo solo), o da interessi come quelli che suggerisci tu (Secondo me una certa politica statunitenze fa solo gli interessi di potentati economici, i quali si guardano bene da rendere palesi le loro strategie). Me lo sono posto anch’io il problema, ci ho riflettuto, e sai cosa ho concluso? Che non ci sarà mai modo saperlo con certezza, perchè, come ho precedentemente detto in un mio post, non siamo nè saremo mai in grado di leggere nella mente dei potenti delle terra per interpretare gli alti o bassi fini che muovono le loro azioni. Allora, di volta in volta, preferisco domandarmi: quali sono le conseguenze concrete di questo intervento? Quando (Afghanistan) le conseguenze erano la liberazione di una popolazione oppressa e massacrata all’inverosimile (ragazzi, la vita com’era prima in Afghanistan è inimmaginabile… Almeno per me… Era vietato anche ridere!!! E poi io dico, ben vengano le bombe americane che ci liberano da Mussolini… Altro che! Mussolini era un agnellino al confronto coi Talebani!!!), il debellamento di uno Stato Canaglia che EVIDENTEMENTE e DICHIARATAMENTE offriva protezione, rifugio e sovvenzionamenti a gruppi che hanno come unica loro ragione di esistere il completo annientamento della nostra cultura, della nostra civiltà e di noi come persone fisiche, ho avuto ben pochi dubbi e mi son detto: Avanti! Lì non ho pensato se nel ’57 gli Americani avevano sovvenzionato qualche rivolta nel Sud America, mi sono detto: ci penseremo dopo, ora c’è una minaccia concreta che mette in discussione l’esistenza stessa della nostra civiltà, affrontiamola, lo dobbiamo a noi stessi, a quelli che verranno, ai nostri principii e alle nostre idee per le quali, che diamine, ci siamo fatti uccidere, torturare, bruciare dalla Chiesa e schiavizzare dagli stranieri. Le armi a Bin Laden chi gliele ha fornite? L’America… Ma è questo un motivo per rinunciare ora, dopo che gliele hanno date tempo fa, ad appoggiarli a togliergliele?? Pazienza se hanno sbagliato, ora stanno facendo la cosa giusta: se poi questa sia dettata dagli alti ideali dei capi di Stato, o dagli interessi delle multinazionali, non posso saperlo. Ma non potendolo sapere, decido semplicemente di analizzare i fatti attuali e i dati in mio possesso per decidere che posizione prendere. Ora, visto che io non ho trovato NESSUNA controindicazione alla guerra in Afghanistan e molti fattori positivi (li ho già illustrati a sufficienza credo) semplicemente ho deciso che ero favorevole. Punto. Guerra in Irak, discorso simile: popolazione oppressa che viene liberata da un dittatore che commette massacri su massacri, genocidi su genocidi (fra parentesi, lo stesso discorso vale anche per Milosevich), che si proclama laico ma che sovvenziona sottobanco il terrorismo Palestinese per tenersi buoni i vicini, che anche se ora come ora non ha armi di distruzione di massa, casomai riuscisse a procurarsele sarebbe una minaccia per il mondo intero, un uomo che ha già scatenato la Prima Guerra del Golfo e che ha invaso il Quait solo per bramosia di potere, insomma un CANCRO nel mondo, estirpato il quale tutto il mondo è più sicuro, e questi non sono elementi sufficienti per essere favorevole ad una invasione dell’IraK? Perchè dovrei essere contrario? Perchè sennò le multinazionali americane si arricchiscono con il petrolio irakeno? Ma almeno quei soldi andranno in parte a ricostituire un’economia devastata, nel contesto di una democrazia che, credo, non faccia schifo a nessuno. Questo analizzando al di là del fatto che il gas a Saddam gliel’abbiano dato loro. Poi, su QUELLO, si può fare un dibattito, per carità, certamente interconnesso, ma che esula dalle ragioni vere e proprie della guerra. A questo proposito aggiungo per inciso, che le armi ad Osama Bin servivano per arrestare l’avanzata sovietica in Afghanistan (obiettivo che, mi pare, fosse pittosto condivisibile); che poi Osama Bin le usasse vent’anni dopo contro di loro non era certo prevedibile, altrimenti non gliele avrebbero certo fornite. Saddam è stato armato per creare un presidio laico e laicista in una regione fortemente islamizzata, per arrestare l’espansione dell’Iran (anche questo scopo condivisibile). Poi se io ti do un coltello per difenderti da un criminale e tu con sto coltello diventi imprevedibilmente criminale a tua volta, avrò il diritto di disarmarti nuovamente o no? Sono le 4 e 10 e sono distrutto, quindi non grarantisco che il mio intervento sia pienamente lucido nella parte finale. In tal caso me ne scuso e rimedierò domani, ora vado a letto che voglio dormire…. ‘Notte….

  6. “Ora, nella situazione attuale, le due guerre che sono al centro della politica americana attuale, le guerre dell’Afghanistan e dell’Irak, possono essere dettate da interessi come quelli che suggerisco io (l’obiettivo di creare una testa di ponte nell’area mediorientale a prevalente influsso americano, come già fatto con l’Afghanistan, con lo scopo di favorire un’opera di prevenzione e intelligence contro gli Stati nemici, propugnando e facendo conoscere nel frattanto un modello di istituzioni democratiche a regioni che non le conoscono. Debellare il terrorismo e nuovi partner commerciali in un colpo solo).”
    Scusa Marco, lo so, avevi sonno ed era tardi, ma da qui sembra che vogliano debellare i nuovi partners commerciali (??!!??).

    Al di là di questo, dubito fortemente che si possa far conoscere un modello di istituzioni bombardando dall’esterno.

    Per capirsi, correggimi se sbaglio, ma non mi pare che nella storia ci siano esempi di rivoluzioni durature(del tipo che tendevano alla “liberalizzazione” della società) importate da eserciti stranieri con la forza e la dominazione. Al massimo ci possono essere state degli appoggi esterni, anche ingenti e fondamentali, ma che dall’esterno alimentavano una spinta interna verso la modernizzzazione e la democratizzazione.

    Inoltre, scusami, ma non sono d’accordo che le eferatezze commesse, direttamente od indirettamente, dalla logica “imperiale” (virgolettato, perchè non sono sicuro che sia proprio definirla così), appartengano al passato.

    Citi Mussolini. Eppure potrei dirti, scioccamente, “almeno quando c’era lui i treni arrivavano in orario”, per risponderti al tuo discorso sul fatto che quando c’erano i Talebani non si potesse ridere.

    Hai ragione, ma quante persone non possono ridere, ora che si può? Il prezzo che si è pagato era inevitabile, oppure è frutto di una strategia che ha solo come aspetto secondario (e non fondamentale) il fatto che in Afghanistan si possa ridere?

    Poi scrivi, a tal proposito, che ” (l’Afganistan)EVIDENTEMENTE e DICHIARATAMENTE offriva protezione, rifugio e sovvenzionamenti a gruppi che hanno come unica loro ragione di esistere il completo annientamento della nostra cultura, della nostra civiltà e di noi come persone fisiche”. Scusa, ma non entra in conflitto con l’analisi che fai nell’articolo su la scuole islamiche che hai postato sul BdS? Non dovrebbero essere questi i VERI obiettivi di quegli stati…

    Alcune delle motivazioni con le quali giustifichi la guerra in Irak o in Afanistan (“un uomo che ha già scatenato la Prima Guerra del Golfo e che ha invaso il Quait solo per bramosia di potere”, “che si proclama laico ma che sovvenziona sottobanco il terrorismo Palestinese per tenersi buoni i vicini”) mi pare che, cambiando i soggetti, si possano adattare alla politica estera statunitense (che invece di avere i paesi arabi come interlocutori ha Israele). Altre motivazioni (“popolazione oppressa che viene liberata da un dittatore che commette massacri su massacri, genocidi su genocidi “) sarebbero da applicare, anche più urgentemente, in altre aree del globo dove, però, o non c’è alcun interesse geopolitico, o fa comodo che le cose vadano così…..

    Per finire, le armi di distruzione di massa le hanno in molti paesi.

    La loro pericolosità (di quei paesi) non credo sia calcolabile solo (certo si può ANCHE valutare da questo punto di vista, ma non solo) in base alla religione o alla cultura di quei paesi.

    Penso alla Turchia. Ad Israele (guarda che gli integralisti fanno paura sempre: che siano cattolici ebrei o mussulmani). E chi più ne ha più ne metta.

    Anche io sono stanco (non ho dormito stanotte, maledetta insonnia!!!).

    Scusa le imprecisioni e gli errori.

    Con grande cordialità e simpatia.

    Sergio

  7. “Ora, nella situazione attuale, le due guerre che sono al centro della politica americana attuale, le guerre dell’Afghanistan e dell’Irak, possono essere dettate da interessi come quelli che suggerisco io (l’obiettivo di creare una testa di ponte nell’area mediorientale a prevalente influsso americano, come già fatto con l’Afghanistan, con lo scopo di favorire un’opera di prevenzione e intelligence contro gli Stati nemici, propugnando e facendo conoscere nel frattanto un modello di istituzioni democratiche a regioni che non le conoscono. Debellare il terrorismo e nuovi partner commerciali in un colpo solo).”
    Scusa Marco, lo so, avevi sonno ed era tardi, ma da qui sembra che vogliano debellare i nuovi partners commerciali (??!!??).

    Al di là di questo, dubito fortemente che si possa far conoscere un modello di istituzioni bombardando dall’esterno.

    Per capirsi, correggimi se sbaglio, ma non mi pare che nella storia ci siano esempi di rivoluzioni durature(del tipo che tendevano alla “liberalizzazione” della società) importate da eserciti stranieri con la forza e la dominazione. Al massimo ci possono essere state degli appoggi esterni, anche ingenti e fondamentali, ma che dall’esterno alimentavano una spinta interna verso la modernizzzazione e la democratizzazione.

    Inoltre, scusami, ma non sono d’accordo che le eferatezze commesse, direttamente od indirettamente, dalla logica “imperiale” (virgolettato, perchè non sono sicuro che sia proprio definirla così), appartengano al passato.

    Citi Mussolini. Eppure potrei dirti, scioccamente, “almeno quando c’era lui i treni arrivavano in orario”, per risponderti al tuo discorso sul fatto che quando c’erano i Talebani non si potesse ridere.

    Hai ragione, ma quante persone non possono ridere, ora che si può? Il prezzo che si è pagato era inevitabile, oppure è frutto di una strategia che ha solo come aspetto secondario (e non fondamentale) il fatto che in Afghanistan si possa ridere?

    Poi scrivi, a tal proposito, che ” (l’Afganistan)EVIDENTEMENTE e DICHIARATAMENTE offriva protezione, rifugio e sovvenzionamenti a gruppi che hanno come unica loro ragione di esistere il completo annientamento della nostra cultura, della nostra civiltà e di noi come persone fisiche”. Scusa, ma non entra in conflitto con l’analisi che fai nell’articolo su la scuole islamiche che hai postato sul BdS? Non dovrebbero essere questi i VERI obiettivi di quegli stati…

    Alcune delle motivazioni con le quali giustifichi la guerra in Irak o in Afanistan (“un uomo che ha già scatenato la Prima Guerra del Golfo e che ha invaso il Quait solo per bramosia di potere”, “che si proclama laico ma che sovvenziona sottobanco il terrorismo Palestinese per tenersi buoni i vicini”) mi pare che, cambiando i soggetti, si possano adattare alla politica estera statunitense (che invece di avere i paesi arabi come interlocutori ha Israele). Altre motivazioni (“popolazione oppressa che viene liberata da un dittatore che commette massacri su massacri, genocidi su genocidi “) sarebbero da applicare, anche più urgentemente, in altre aree del globo dove, però, o non c’è alcun interesse geopolitico, o fa comodo che le cose vadano così…..

    Per finire, le armi di distruzione di massa le hanno in molti paesi.

    La loro pericolosità (di quei paesi) non credo sia calcolabile solo (certo si può ANCHE valutare da questo punto di vista, ma non solo) in base alla religione o alla cultura di quei paesi.

    Penso alla Turchia. Ad Israele (guarda che gli integralisti fanno paura sempre: che siano cattolici ebrei o mussulmani). E chi più ne ha più ne metta.

    Anche io sono stanco (non ho dormito stanotte, maledetta insonnia!!!).

    Scusa le imprecisioni e gli errori.

    Con grande cordialità e simpatia.

    Sergio

    Sergio R.c.P.

  8. Ma a chi giova rapire i pacifisti o gli operatori umanitari? Solo a chi vuole radicalizzare lo scontro ed eliminare dalla scena chi tenta (con molta difficoltà invero) la difficile via del diagolo e della pace.
    Interessi di questo tipo ci potrebbero essere da parte di qualche piccola fazione islamica che vuole arrivare ad uno scontro totale o dall’altra parte (americani) per portare i ‘renitenti’ e gli indecisi ad una lotta globale contro il terrorismo e i paesi che lo ospitano (scelti preventivamente in base ad informative della CIA di molto dubbia attendibilità).

  9. ciao a tutti, censurati di terra e di mare. ormai ci siamo. la nuova guerra globale-non-nucleare è diventata una piacevole realtà che ci fa ciao ciao con la manina tutti i santi giorni alle 19, 20, 20.30 e volendo anche in seconda serata. bombe in israele, a mosca e baghdad. in serata locali rovesci temporaleschi. ostaggi trucidati a mazzetti in iraq e a beslam. venti in lieve diminuzione. elezioni finte in cecenia. mossi o poco mossi gli altri mari. io diserterò. pochissime certezze nella vita, ma questa è una pietra miliare. colleziona anche tu i simpatici cazzetti, in omaggio con il primo fascicolo, il secondo fascicolo e il primo cazzetto della collezione. ancora nessuna notizia dei nostri ostaggi in iraq. te la do’ io, la notizia: ne hanno ammazzati 2 su 7, quasi il 30%. quindi se ammazzano le due simone andiamo a 4: oltre il 50%. che cinismo. e adesso tuffiamoci insieme nel meraviglioso mondo degli animali.
    A: ma quale resistenza: sono solo terroristi.
    B: chi?
    A: quelli che decapitano gli ostaggi!!!
    B: e chi sono?
    A: I TERRORISTI!!!!
    B: si, ho capito, ma CHI sono?!?!
    A: non scherzare, dai …
    B: non scherzo: sono tutti mascherati!!! che ne sai che non siano … agenti della CIA!?!?!?!
    A: giusto … non ci avevo pensato …
    B: in effetti potrebbero essere pirlo, gattuso e brocchi …
    A: e ambrosini no?
    B: no, non mi sembra il tipo …
    In effetti ambrosini non ha convinto. Giusta la decisione del mister che nel secondo tempo gli ha preferito il ministro alemanno. E l’euro? E la patente a punti? l’esodo? il controesodo? la piccola denise. l’oro di baldini. bagno di sangue a najaf. un missile ha centrato un covo di terroristi e ne ha uccisi QUARANTA!!!! che culo. illeso il portiere dida. che culo pure lui. dobbiamo andare al cinema. faranaitnainileven. maicol mur. busc è un coglione. l’america intera (milioni e milioni) lo prendono in quel posto (si, nel culo) da busc. ma il punto è: lamerica, sono buoni o sono cattivi? sono buoni tranne busc. sono cattivi tranne busc. non sono nè buoni nè cattivi, so’ solo americani. butta la pasta. il ministro martino. (‘mbè?). secondo te, IL MINISTRO MARTINO, è tornato dalle ferie? no. nun s’è ancora visto … aribbutta la pasta. il previsto speciale tg1 sugli effetti indesiderati delle guerre preventive, questa sera non andrà in onda. trasmettiamo ora il cartone animato della serie: nassirya. quinto episodio. il silenzio. il buio. kabul. il panshir. l’oleodotto. medici senza frontiere. il burka. il caucaso. la fallaci. il caspio. il petrolio. samuel huntington. le borse. dick. mohammed. ronald. osama. condoleeza. moqtadi. colin. kareem-abdul. ma come sta magic johnson? non aveva l’aids? MICA SARA’ GUARITO, NO?!?!?! che dice il tg? niente. fa caldo. freddo. cinquemila esuberi. settecento morti. mercato dell’auto in crisi. ma se muore lo dicono!!! nessuna nuova, buona nuova. la guerra.

  10. …perchè non la mandi in giro?
    bella anche la critica del giornalista(?) texano a “Fahrenheit 9/11” (anche se un po’ troppo condizionata dal politically correct: la sequenza delle scimmie marocchine era spassosa, e la descrizione degli alleati era surreale: gli Islandesi VIchinghi e gli Olandesi da Coffee Shop….) condivido la critica che il film dia una soluzione semplicistica ai problemi di politica estera USA con il cambio di amministrazione (ma chi ha letto stupid white man sa che forse ha giocato il senso di colpa di Moore per aver appoggiato il candidato verde nella precedente campagna elettorale sottraendo voti a Gore).
    ma una cosa che non ho trovato nella critica era il punto veramente più forte del film:
    le emozioni strazianti della madre che ha perso il figlio in guerra e il parallelo che si crea con la madre Irachena che ha seppellito 5 morti e, sebbene con una lingua diversa, ma con gli stessi occhi e lo stesso dramma nel cuore chiedeva il perchè ….questo nel libro non si sarebbe potuto descriver comunque con la stessa intensità.
    Le connivenze coi Sauditi contano meno anche a livello documentaristico anche se sono stati veramente spesi 200 miliardi di dollari per questa guerra (10 anni il petrolio iracheno), e la Carlise li avesse intascati tutti e messi in Svizzera come per i soldi ciucciati agli Americani in anni di Viet-Nam.
    Siamo in guerra baby e non è il caso di sottilizzare votando un verde alle elezioni presidenziali, anche se si inizia a intravedere la catastrofe ecologica che si avvicina (l’entropia dei derivati industriali insmantibili è molto peggio dell’esaurimento delle scorte energetiche che si profila e che la accompagna);
    Moore da vero-bravo Americano pragmatico ha fato la scelta per il male minore; e quando parlava dei cinque accendini ciascuno sull’aereo mi è tornato in mente quando il paparino mentre si preparava la coalizione dei “volenterosi” veniva in italia a comprare manifatture di tabacchi privatizzate per l’occasione (l’unica del governo in carica).

    GABRIELE

  11. Sono stato in ritiro spirituale per un paio di giorni e dopo quest’intervento altri due giorni seguiranno. Ma non volevo lasciare Sergio senza risposta (inoltre la nostra discussione col Maestro di Vita si sta facendo intrigante non trovi?)

    Mi scuso per l’errore formale. Intendevo dire “debellare il terrorismo e CREARE nuovi partners in un colpo solo”.

    Non si può far conoscere un modello di istituzioni bombardando dall’esterno, ma in certi casi è necessario eliminare quello che c’era prima, anche con le bombe, per poi creare nuove istituzioni successivamente.

    Le democrazie durature si sono spesso dovute formare da sole con secoli di spargimenti di sangue e di dolore, proprio perchè ad aiutarli dall’esterno non c’era nessuno o gli appoggi erano limitati. Nel caso dell’Irak, la democrazia esisteva, è stata distrutta da un dittatore. Come è successo da noi per Mussolini. Solo che da noi il consenso che la popolazione dava a Mussolini era ben più ampio di quello che la popolazione irakena dava a Saddam. Tu dici che gli interventi esterni devono appoggiare spinte già interne. Ma durante la prima Guerra del Golfo MIGLIAIA E MIGLIAIA DI VOLONTARI sono accorsi, sono insorti, per eliminare Saddam dall’interno, esattamente come proponevi prima tu, con l’appoggio militare esterno dell’esercito americano. Poi, un bel giorno, l’ONU decise che le truppe americane non avrebbero potuto raggiungere Baghdad; gli Americani, per una ragione o per l’altra, decisero di attenersi a questa disposizione, e i migliaia di ribelli furono massacrati da Saddam. Alcuni di loro erano rifugiati nella stessa moschea dell’Imam Alì in cui oggi sono asserragliati i ribelli dell’esercito del Mhadi. Sono stati trucidati senza pietà. Noi avevamo i partigiani, i quali, senza le bombe sganciate sull’Italia dagli Americani, non sarebbero stati altro che un gruppo di rifugiati e sovversivi. Col tempo sarebbero stati probabilmente eliminati. E’ una situazione in cui io mi immedesimo. Quando le forze di polizia ti torturano, ti annientano, ti distruggono, puoi andare avanti per tutto il Medioevo come abbiamo fatto noi e restare sottomesso. A meno che non arrivi qualcuno dall’esterno per aiutarti.

    Quaanto alla mia analisi sul Bds, non è in contrasto su quanto affermo ora. L’unico modo per eliminare, alla lunga, il terrorismo, è quello della riforma delle scuole islamiche. Ma vi deve essere anche una risposta immediata, col fine, come ho detto nell’articolo, di eliminare FISICAMENTE le infrastrutture e le organizzazioni terroriste e i loro capi. Per i quali non provo nessuna pietà. Bisogna insomma agire sui due fronti.

    La guerra in Irak, come quella in Afghanistan, ha avuto quest’ultimo compito. Adesso bisogna passare alla seconda fase, e bisogna farlo in fretta. Ma se si fossero lasciate le cose come stavano, il cancro avrebbe solo continuato ad aumentare, nutrendosi di sè stesso, fino all’esplosione finale i cui prodromi si sono visti l’11 Settembre 2001.

    La pericolosità delle armi di distruzione di massa, va calcolata in base a vari fattori. Ma ti posso dire che un dittatore che tiene nella fame e nella morte i suoi concittadini, ma fa più paura di una democrazia in cui, se non altro per il “politically correct” e per non urtare la sensibilità degli elettori, certe decisioni vengono prima bene ponderate. Quest’iltimo punto è forse opinabile, e va bene. Ma per il resto le mie convinzioni sono piuttosto salde.

    Ti saluto, rispondimi presto!

  12. Scherzi a parte (è un periodaccio!!), anche io cerco di ritirarmi spiritualmente (sicuramente da oggi pomeriggio fino a lunedì vado veramente in esilio), quindi cercherò di dirti la mia, anche se tre ore di sonno sono troppo poche per avere lucidità sufficente…

    La discussione col tipo quello là (sto aspettando che mi regali l’opportunità di chiamarlo in un modo decente) è un bel diversivo, e potrebbe essere interessante. Se non altro E’ una DISCUSSIONE (non è poco, di questi tempi).

    Veramente credo che questa discussione meriti più attenzione e lucidità di quella che posso garantire adesso. Quindi mi riservo il piacere di continuaral lunedì.

    Però due insiemi di domande (o considerazioni?) le pongo ad entrambi:
    Sei sicuro che ci sia un legame tra l’undici settembre e il ragime di Saddam? Qual’era la presenza dell’islam integralista (e del terrorismo che reca seco) in Irak prima dell’invasione? Che ruolo ha avuto l’embargo e che peso nella vita dello stato iracheno? Alla lucedi questa e di altre considerazioni di ordine geopolitico, è calzante il paragone con l’Italia fascista (che era inserita in un contesto completamente diverso, a mio parere)?
    Credo che, ad esempio, il paragone tra resistenza italiana e i terroristi iracheni sia altamente improprio (ed offensivo verso i partigiani), ma credo anche che, comunque, la maggior parte della popolazione, che ha salutato con gioialacaduta di Saddam, non gradisca l’invasione coloniale americana.
    Per finire, non credo che i piani della coalizione contemplino una strategia molto simile a quella da te prospettata, ma questa è qualcosa di meno di un’opinione, è un’impressione…

    Insomma, l’ultima tua considerazione, che definisci lapiù opinabile, è quella che mi trova più in sintonia.

    Pazienza.

    Magari con più calma ne parleremo lunedì.

    Ciao!!!!

    Sergio R.c.P.

  13. ….ora caro Marco, le tue teorie sono sincere e si capisce, ma
    chi ha deciso la guerra in Iraq, ormai scavalcato dagli eventi sul campo (la pacificazione e sempre più lontana e gli scontri con le truppe si sono propagati proprio oggi all’interno della capitale) e impossibilitato nel portare una prova di armi di distruzioni di massa che giustificasse la guerra preventiva (do you remember?), ha detto pochi giorni fa tuttaltro spiazzando i difensori d’ufficio e i soliti sgaloppini più realisti del Re.
    Il caro Bushino, durante un comizio (se vuoi la chiamo convention visto che era in un edificio chiuso) in funzione della campagna elettorale, ha detto che la guerra in Iraq ha permesso di tenere al sicuro il territorio degli Stati Uniti, molto meno difendibile, creando un polo d’attrazione per i terroristi, per la gran parte Sauditi, di Al Qaeda.
    In effetti sono passati tre anni dall’11 settembre senza che accadesse praticamente nulla oltreoceano e questo potrebbe fargli vincere le elezioni come garante della sicurezza degli Stati Uniti….che il resto del mondo infiammato dalla presenza di truppe in Medio Oriente si fotta quindi…..
    l’arte retorica comprende tra i suoi strumenti quello di ribaltare un’ accusa o un rischio ventilato in un successo o un fine da raggiungere…..
    …quante volte si è detto che invadere un paese islamico laico (lo ricordo sempre: i 700.000 cristiani Caldei, un vice primo ministro di quella religione di cui non si sa più nulla) avrebbe allargato l’area d’influenza del terrorismo di matrice islamica e il fondamentalismo di matrice Khomeinista che finanziando Saddam per decenni si era tentato di arginare!
    A quanto pare erano rischi da correre per garantire l’assidua frequentazione delle Mall ( i grandi centri commerciali Americani) unico luogo di aggregazione di massa in un paese così vasto fatto di casette di legno, dove Manhattan è solo un posto spesso neanche visitato e comunque così lontano (parola di una zia del Wisconsin dopo l’11 Settembre).
    200 miliardi di dollari in spese militari per quella guerra…sembra una cifra immensa eppure non è stata ancora smentita…ci vogliono decenni di petrolio Iracheno per recuperarla, nonostante il prezzo si avvicini sempre più ai 50 dollari al barile , ma quei soldi frutto dell’indebitamento dopo anni virtuosi di bilancio in pareggio potevano forse essere spesi meglio o almeno non tutti verso le industrie militari, se proprio si voleva contrastare il cattivo ciclo economico…
    invece no:
    bombe su bombe ad annientare un paese, la psiche di migliaia di persone, l’equilibrio ecologico con danni permanenti sulla salute..
    finchè poi ci sono ragazze eccezionali che mettono pezze sulle minchiate dei propri governanti potremo continuare a bearci della superiorità della cultura occidentale e giustificare la miopia dei militari e la mancanza di scrupoli di chi se ne fa paladino

    GABRIELE

  14. “Heard about the guy who fell off a skyscraper?” asks Hubert. “On his way down past each floor, he kept saying, to reassure himself, ‘so far so good… so far so good… so far so good.’ How you fall doesn’t matter. It’s how you land.”

  15. …come al solito nessuno ha capito niente di cosa stia veramente succedendo e dopo la morte di baldoni e dei bambini in russia nessuno ha ancora capito cosa sia la Gihad islamica e come al solito nessuno sta facendo niente per evitare che si verifichino questi fatti in italia per primi quelli che nascondo le mie parole “…li vomiterò dalla mia bocca cara trinity…” se ci sei ancora io sono stato censurato da tutti e da voi tutti sono venuto con amore e pace e voi mi avete rifiutato…da voi sono venuto a chiedere cibo e voi mi avete allontanato…da voi sono venuto a portare la pace ma non l’avete voluta…togliero i miei sandali dai miei piedi e con essi mi allontanerò da voi ma prima toglierò la polvere dai miei calzari…

    forse se voi aveste ancora la conoscenza della verità allora potremmo parlare ma io vengo da un altro mondo…veramente…mi sento un alieno e forse sono l’unico che può fermare il serpente antico che ammazza anche i bimbi…

    censuratoma@libero.it

    “…chi mangia del mio pane e beve il mio sangue avra la vita eterna e sarà salvato…Jesus…ma state lontani dall’albero della conoscenza del bene e del male affinche non diveniate degli empi…e peccatori…sura 2 ver.35 del santo corano arrivato tramite il profeta maometto”

  16. Della frase simbolo del film “la Heine”

    Meraviglioso…

    Ciao Marco!!!!!!!

    Sergio R.c.P.

  17. Falsità… verità…. chi può con certezza assoluta dire cosa è vero e cosa è falso, credi forse che un avvenimento solo perchè riportato sui giornali o alla televisione sia vero? Hanno fatto credere al mondo intero che un Boeing si è schiantato sul pentagono l’undici settembre quando ciò è pura fantasia… prova scaricati questo filmatino: http://www.nexusitalia.com/pentagon121.swf

  18. …Ezechiele chi!? Il Profeta
    …noooo il lupo dei tre porcellini che se magna i serpenti antichi (ma so buoni almeno?)..
    che soffia soffia sperando di abbattere la capanna dei porcelli (o vuole alimentare il fuoco dello scontro di civiltà?)
    e ci parla più oscuramente di San Giovanni nell’Apocalisse;
    ma lui al contrario dell’evangelista a cent’anni non c’arriva perchè se roderà il fegato prima: scoprendo che tutte le guerre e le sciagure profetizzate nella speranza di scatenare i suoi peggiori istinti non si avvereranno….ma se vuoi puoi andare in Okhlaoma a dare fuoco alle casette coi bambini ispanici dentro ….
    …qualche pirla col cappuccio bianco in testa a quanto pare ancora c’è che t’aspetta…

    Gabriele

  19. visto che molti non sanno dove si strovano e scrivono le cazzate da tutte le parti finalmente qualcuno che ne sà meglio di me farà un pò di chiarezza se lo capirte vi salverete se no…

    vi giro l’articolo che ha pubblicato su il cannocchiale…

    13 Settembre 2004

    E’ tempo di vendemmia anche per l’Islam…

    Il raccolto come la messe è molta ma gli operai sono pochi…

    In questi giorni in diversi campi di tutta Italia
    molte donne stanno vendemmiando l’uva che poi finirà
    sulle nostre tavole o verrà esportata in tutto il mondo…

    Qual’e il rapporto che ha l’Islam con il vino e le bevande alcoliche?
    E’ vero che per i mussulmani la Vite è una pianta maledetta?
    Questa bevanda è proibita a tutti i mussulmani per il fatto che alcuni compagni del profeta Maometto (La pace sia con lui) credettero che l’albero da cui stare lontani (a) fosse l’albero della vigna…e come tale maledissero la Vigna credendo che in essa vi fosse l’albero
    proibito messo a oriente di Eden e da cui stare lontani…l’albero proibito
    che sta al centro del giardino…l’albero di Adamo ed Eva…
    L’albero della conoscenza del bene e del male…l’albero proibito che dava l’eternità…(b)

    E mentre leggi di alberi proibiti due bellissime donne italiane saranno vendemmiate
    come due grappoli d’uva se nessuno fa niente…e finiranno…
    continua su

    http://abrahamo.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=185921

  20. ma PRETENDIAMO che la verità si celi nelle pieghe semantiche dei testi sacri altrui.

    A parte i proclami deliranti che alludono a questo o a quel passaggio di un qualche testo sacro (e alla sua personalissima interpretazione), a parte le minacce vuote e ridondanti, a parte i deliri mistici.

    A parte questo non c’è nulla.

    Fanatismo e basta.

    E, per cortesia, non USARE la sorte di due persone pragmatiche e generose, realiste e eticamente irreprensibili, oneste e leali, per i TUOI sordidi obiettivi di propagandare l’odio ed il terrore.

    Sergio R.c.P.

  21. Vive negli uffici della sua ditta, nel Porto Nuovo di Trieste.

    E’ una persona onesta, ma è un delirio mistico continuo.
    E’ solo, incazzato col mondo, ed ha smarrito il senno già da un bel po’…..

    Non so se lui se lo ricorderà, ma il giorno del suo sessantesimo compleanno io ero a casa “sua” a festeggiare, in via murat, con la “famiglia”….

    Sergio R.c.P.

  22. Se voi fate entrare le mie parole nelle vostre case allora io potrò fare qualcosa per voi altrimenti nulla io potro fare per voi…solo la verità vi renderà liberi…

    Dipende molto da quello che “mangiate”, magiate solo linux o anche windows ultimamente? E’ fino a che mangiate dall’albero del bene e del male allora mi sà che nuilla capirete e continuerete a camminare come i ciechi…senza sapere dove andate…

    Chi tra di voi è disposto ad ascoltare per mangiare il pane della vita allora io sarò suo fratello e gli porterò la pace altro non posso fare…

    Il resto lo fà il Gihad…creato da Allah il clemente e misericordioso che ha chiesto il sacrificio della Croce al Grandissimo Giudeo Gesù…per difendere la parola che era in principio…

  23. uei KDK! Sono io CIAU!
    Scusami ma solo oggi sto leggendo le tue stronzate!
    Io ad adgosto (pure a settembre) me ne vado al mare !Tu invece stai qui a parlare di Bush , Kerry, e le puttane delle loro figlie….
    Ma perche?
    Del tuo intervento ho capito poco e nulla.
    Parli di scannamenti , sionismo , croci , colonne comuniste….MA CHE CAZZO SIGNIFICA?
    Potresti usare un linguaggio piu’ chiaro?
    Una cosa l’ho capita(credo): sei schifato dalla estrema tolleranza del governo italiano verso questi 4 beduini che vengono in Italia e pensano di abbattere le chiese per costruire MOSCHEE…..
    Hai ragione! Ma che cazzo possiamo farci se il ministero dell’interno e inerte , incapace ???
    Assolutamente nulla !
    Ricordi quando 3 o 4 anni fa quel finocchio di FINI disse ” il governo ulivista non riesce a contenere l’immigrazione clandestina nel nostro paese , le coste sono mal sorvegliate ! L’unica forza politica in grado di frenare il fenomeno immigrazione siamo nooooi!
    CON I CAZZI!!!!!!
    NELLA STAZIONE DELLA MIA CITTA’ SI CONTANO PIU’ IMMIGRATI CHE ITALIANI!
    CHE PAGLIACCI DI MERDA!!!!!!!

    ADESSO DEVO ANDARE, DOMANI CONTINUO …….

    CIAU

  24. uei KDK! Sono io CIAU!
    Scusami ma solo oggi sto leggendo le tue stronzate!
    Io ad adgosto (pure a settembre) me ne vado al mare !Tu invece stai qui a parlare di Bush , Kerry, e le puttane delle loro figlie….
    Ma perche?
    Del tuo intervento ho capito poco e nulla.
    Parli di scannamenti , sionismo , croci , colonne comuniste….MA CHE CAZZO SIGNIFICA?
    Potresti usare un linguaggio piu’ chiaro?
    Una cosa l’ho capita(credo): sei schifato dalla estrema tolleranza del governo italiano verso questi 4 beduini che vengono in Italia e pensano di abbattere le chiese per costruire MOSCHEE…..
    Hai ragione! Ma che cazzo possiamo farci se il ministero dell’interno e inerte , incapace ???
    Assolutamente nulla !
    Ricordi quando 3 o 4 anni fa quel finocchio di FINI disse ” il governo ulivista non riesce a contenere l’immigrazione clandestina nel nostro paese , le coste sono mal sorvegliate ! L’unica forza politica in grado di frenare il fenomeno immigrazione siamo nooooi!
    CON I CAZZI!!!!!!
    NELLA STAZIONE DELLA MIA CITTA’ SI CONTANO PIU’ IMMIGRATI CHE ITALIANI!
    CHE PAGLIACCI DI MERDA!!!!!!!

    ADESSO DEVO ANDARE, DOMANI CONTINUO …….

    CIAU

  25. Ma vai a Fanculo!!!!! Te e il gihad!!!!!!!!!!! Domani voglio vedere se uno entra in casa e ti rompe il culo solo perchè sei mussulmano… E stai tranquillo che quel giorno arriverà!!! Oh se arriverà… E sai perchè? Per colpa degli stronzi come te… Perchè se tu pensi che la tua religione è l’unica giustificabile e che gli altri sono delle merde, allora io mi sento autorizzato a pensare lo stesso… E allora è una gara a chi per primo sgozza l’altro… Ma a quel punto, vuoi vedere chi vince? Quando l’odio sarà diffuso e non più arrestabile, grazie a stronzi come te, sarai molto più vicino al paradiso di quanto tu non sia creda…

  26. Pubblico un articolo che ho già provato a mandare al Barbiere. Spero me lo pubblichino…

    LA RUSSIA: RIFORME E POTERE.

    Le nuove riforme per fronteggiare la minaccia terrorista appaiono sempre più sostenute da una deriva autoritaria e accentratrice. Nella costante approvazione del popolo russo.

    E’ notizia fresca di questi giorni la messa in pratica della “riforma dello Stato” già promessa da Vladimir Putin all’indomani della strage di Beslan. In quel drammatico appello alla nazione mandato in onda nelle ore immediatamente successive alla tragedia, Putin si richiamava alla “compattezza del paese” contro un nemico comune, prometteva intransigenza e sconfitta totale dei nemici della Russia, garantiva al suo popolo un avvenire prospero e sicuro.

    I medesimi concetti sono stati ribaditi ed enfatizzati nel discorso di mezz’ora, andato in diretta tv, che ha sancito le decisioni organizzative prese al termine della maxi seduta del governo in consesso con gli 89 capi delle regioni della Federazione Russa.
    La necessità di “unità d’azione” di fronte alla minaccia terrorista si è concretizzata in un ulteriore rafforzamento della “linea dura” che pare essere ormai il punto fisso e indiscutibile della politica del Cremino. Linea dura che, strano a dirsi, significa niente di meno che un ulteriore accentramento dei poteri nelle mani del Presidente ed un maggiore controllo di questi sui più particolari aspetti delle politiche federali.

    In concreto, le regioni perderanno gran parte della loro autonomia, prima fra tutte la possibilità di eleggere autonomamente i propri rappresentanti tramite elezioni democratiche. D’ora in poi, infatti, i presidenti delle repubbliche autonome nazionali russe, ma anche i governatori e ed il sindaco di Mosca verranno nominati direttamente da Putin, per poi essere sottoposti ad un voto di fiducia delle assemblee legislative locali per la conferma della loro carica.

    Le riforme però non si fermano qui. Suddetti presidenti e governatori infatti, potranno essere in qualunque momento licenziati o sostituiti dal Presidente in persona, senza rispettare la scadenza del mandato, qualora ritenuti inefficienti o poco consoni a fronteggiare la minaccia terrorista.

    Altra parte della riforma centralizzatrice di Putin riguarda la Duma, il Parlamento nazionale russo. Sino ad oggi i seggi dei 450 deputati che costituiscono l’organo legislativo nazionale erano divisi equanimemente tra liste e moto uninominale, con applicazione del sistema maggioritario. Con questo sistema, in pratica, metà dei seggi parlamentari erano occupati dai rappresentanti delle classi politiche locali, democraticamente eletti. Da oggi invece l’uninominale verrà abolito, con conseguente rafforzamento dell’attuale governo ed eliminazione delle rappresentanze regionali.

    In somma il Paese si prepara ad uno stato di guerra e di assedio quale non conosceva da tempo, unito e compatto sotto la guida del proprio guru spirituale che vede come unico possibile baluardo di salvezza. Colpisce in effetti la sostanziale mancanza di dissensi che una manovra del genere avrebbe probabilmente suscitato in Italia e nella maggior parte dei paesi europei. Le denuncie di “incostituzionalità” delle riforme elettorali arrivano principalmente dall’estero o da sparuti gruppi di intellettuali generalmente tenuti in poca considerazione.

    D’altronde l’immagine dei governatori che ascoltano con volti di pietra e occhi di ghiaccio il discorso del proprio capo di Stato, senza reagire, senza opporsi al decreto che segnerà il loro annientamento, può essere assurta a simbolo della situazione globale del popolo russo. Molti di loro, intervistati, si dichiareranno favorevoli alle riforme, pur sapendo che esse toglieranno loro ogni autonomia, ogni funzione rappresentativa delle popolazioni locali, ogni posizione di privilegio che verrà invece verosimilmente rivestita da ora in poi da uomini di fiducia del Presidente.

    Putin ha fatto leva su di un sentimento comune, il bisogno di sicurezza e di protezione avvertito dai suoi concittadini, per varare riforma autoritaria che con la sicurezza hanno ben poco a che fare. La deriva che questo governo sta conoscendo sembra accentuarsi sempre più, sospinta dall’ideale di un nemico comune da abbattere, usato spesso come pretesto per imporre azioni che in tempi normali riceverebbero difficilmente approvazione.

    Se vogliamo, in questo, la tecnica usata da Putin è simile a quella propugnata da Bush all’indomani dell’11 Settembre. Il conferimento di poteri di guerra per casi eccezionali ad un Presidente mira alla possibilità di agire con prontezza ed efficienza di fronte ad un immediato pericolo e di fornire risposte adeguate alle incombenti minacce. Non deve però tramutarsi nel veicolo per fare passare riforme radicali del sistema che sfuggano alla normale procedura democratica. Le misure adottate in caso di emergenza dovrebbero insomma essere volte alla risoluzione dell’emergenza stessa ed effettive nel breve arco di tempo, senza vaste ripercussioni sul sistema “ordinario” che si ripristina al termine della problematica contingente.

    Quella che invece si sta creando in Russia è una organizzazione che, anche se certo non mira all’instaurazione di una dittatura nei tempi attuali, rischia però di creare una infrastruttura di tipo autoritario nel sistema, la quale potrà, se ulteriormente rafforzata, favorire nel futuro propulsioni (anche) di questo tipo.

    Purtroppo spesso la paura e l’odio, esasperati dall’emotività tutta particolare che si scatena in certe situazioni, rischia di mettere in dubbio la nostra capacità di discernimento del giusto e sbagliato. Putin ha dato prova, nel gestire la situazione cecena, di non essere pronto a perseguire politiche che esulino dai suoi parametri di giudizio tradizionali e (potremmo dire) tradizionaliste, di non essere disposto a tentare vie nuove o ad ascoltare pareri contrastanti.

    Sono in molti ormai che si domandano quale sia il confine della categoria che il termine “terrorista” definisce. Perché se ormai anche soldati regolari di un esercito appartenente in uno stato sovrano rischiano di essere assorbiti da questa definizione, significa che il bisogno di rivedere ed organizzare il sistema delle cose è più impellente che mai. Servono azioni immediate. Bisogna evitare che l’anelito di libertà, giustificato o meno, di un popolo si trasformi (come sta purtroppo accadendo per molti Ceceni, ma anche per i Russi) in una rabbiosa lotta all’ultimo sangue contro un nemico di cui vendicarsi ferocemente e con qualunque mezzo. Persi si vista gli obiettivi iniziali e visti dissolvere i propri sogni, la logica che rischia di prevalere è quella, fomentata dall’odio che obnubila le menti, del “fargliela pagare… A qualunque costo”.

    Purtroppo queste azioni immediate, che pur sono giunte, non sembrano rispondere ai criteri più immediati per la risoluzione del conflitto. Nel senso che questa risposta al terrorismo che il governo russo fornisce appare, agli occhi dei più maliziosi, come poco o per nulla attinente con il problema in sé, che non si capisce come possa essere risolto attraverso l’eliminazione delle elezioni democratiche in gran parte dei territori federali. L’insistenza che Putin ha volutamente impresso nel suo discorso sulla necessità di compattezza e unità va poco al di là della mera demagogia. Nel senso che se questa compattezza è più che mai necessaria in uno stato d’emergenza quale quello attuale, non si comprende bene tuttavia come la si possa raggiungere attraverso una semplice eliminazione di gran parte delle autonomie locali.

    Quello che in effetti pare più propriamente perseguito in questa situazione è un accentramento del potere, sul quale il Presidente Putin, al netto della vuota retorica politica, dovrebbe fornire una spiegazione. In merito soprattutto alla funzione che tale accentramento avrebbe in vista dell’obiettivo comune del debellamento del terrorismo.

    Insomma attendiamo tutti con un misto di speranza e timore l’evolversi delle vicende, non solo nel Caucaso, ma nella Russia intera. Con la convinzione che il perseguire troppo a lungo una condotta dimostratasi infruttifera, scavalchi ormai la mera qualifica di coerenza, per sprofondare in quella di inettitudine o di malafede. A Putin mostrarci il contrario.

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