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Padroni di niente, servi di nessuno

Per uscire dal pantano

La politica si è rotta, è profondamente malata. Si ha come l’impressione che si sia impantanata. La cosa più preoccupante è che il pantano sembra estendersi a tutti e due i poli contrapposti.
Si insinua, con le sue acque stagnanti, negli anfratti di tutta la nostra vita politica, al punto che si può leggere di una stupefacente profferta di aiuto da parte del centro sinistra a Siniscalco per superare il comune declino. Ma invece di mettersi nei panni sporchi degli altri bisogna fare qualcosa, occorre uscire al più presto da questo pantano, evitando di rimanervi inghiottiti.

Questo è l’imperativo del momento. Si rende necessaria una specie di “primum vivere” della politica, di quella vera, di quella alta, che inizia e finisce con l’idea centrale del Progetto, e che pone al suo centro i cittadini.
E’ necessario dar vita, senza la pretesa di una centralità gerarchica e ordinatrice, ad un vero e proprio movimento di cantieri aperti all’innovazione che si impegnino per la ricostruzione della democrazia e della sinistra.

Perché parlo di ricostruzione della democrazia?
La destra può convivere con la crisi della democrazia, la sinistra no. Non solo, siamo arrivati ad un punto in cui con la stessa parola si intendono cose profondamente diverse. Assistiamo ad una nuova confusione dei linguaggi, ad una terrificante Babele moderna. Libertà, pace e democrazia suonano mostruosamente diverse. Per non parlare di parole come riforme e riformismo.

In questa situazione non ha alcun senso pestare l’acqua nello stesso mortaio. Non se ne esce moltiplicando, declinando, intrecciando in vario modo tra di loro sempre gli stessi partiti. Serve una riforma della politica e una trasformazione profonda degli stessi partiti, direi dell’idea stessa di partito.

Si impone una rinnovata concezione della vita politica organizzata, una visione per grandi aree formate da movimenti, singole personalità, partiti riformati, associazioni, al cui centro si collochi, non il partito guida della coalizione, ma il Progetto in continua trasformazione ed elaborazione.

Ritorna un tema a me caro da molto tempo: quello della feconda contaminazione. C’è una profonda diversità tra contaminazione tra diversi che nel processo unitario si trasformano vicendevolmente e la sovrapposizione tattica propria dei cartelli politico-elettorali.

In questa diversità si racchiudono due politiche, due differenti visioni strategiche.
Oggi quello stesso tema, posto all’indomani della “svolta”, richiede nuovi interlocutori al di fuori dei partiti, siano essi riformisti o radicali; richiede una contaminazione con soggetti inediti della politica, che non sono immediatamente di sinistra, nel senso classico del termine. Per avviare questo processo con un certo successo occorre fare scoccare una scintilla, aprire delle linee di scorrimento, tra società civile e rappresentanza politica.

Al centro della riflessione collocherei una diversa e originale visione di quali sono oggi i soggetti politici (guardando oltre i partiti politici); una attenta visione dei rapporti tra società civile e società politica, e della formazione stessa della classe dirigente, e una ipotesi di coalizione estremamente ampia.

I cantieri dell’innovazione dovrebbero proporsi di superare, con un lavoro paziente e di lunga lena, la dicotomia tra la politica con la P maiuscola, altezzosamente autoreferenziale, e la visione, altrettanto errata, di una società civile incontaminata che non si pone, se non come peccato, il problema della rappresentanza e del suo ricambio, problema questo che è strettamente connesso a quello del dovere di partecipare alla formazione del governo del paese.

Ma per portare nel circuito di un rapporto politico fecondo le parti più vive dei movimenti, e soprattutto dei giovani, occorre che le forme e i contenuti della politica non rimangano separati. Devono fare corpo, esprimersi nella testimonianza di un’azione coerente, non rinchiudersi nella mera ingegneria istituzionale e non relegarsi nel contenutismo senz’anima, privo di un progetto, di un quadro ideale di riferimento.
Il Progetto è la sintesi alta della politica come forma (gli strumenti della democrazia) e come contenuto( i nodi programmatici del new global).

La mia idea di nuovo ulivo che cosa era se non quella di dar vita all’embrione di una originale organizzazione della partecipazione politica, della formazione delle classi dirigenti all’interno di una democrazia dei cittadini di cui le primarie sarebbero state uno degli strumenti fondamentali?
Ma ecco che ritorniamo dai sogni al pantano che ci circonda e che, tra l’altro, consiste in questo: che da almeno sette, otto anni, di fronte all’emergere di diverse ipotesi strategiche di organizzazione del centro-sinistra, non si sceglie con chiarezza una linea scartando l’altra, ma si opera una continua, meccanica sovrapposizione di posizioni contrastanti che portano progressivamente allo sfaldamento dell’idea stessa di sinistra, di Ulivo e di coalizione. E così rimaniamo con un pugno di mosche in mano.

Bisogna decidersi, dire chiaramente che cosa si vuole, quale strada si intende percorrere, senza ingannare i cittadini e gli elettori.
Si vuole per davvero il nuovo Ulivo? Allora si sbaracchi, ancora di più di quanto hanno già fatto le picconate degli elettori, il triciclo; si apra la costituente del nuovo soggetto della grande coalizione e si designi Prodi, come ha giustamente chiesto Pecoraro Scanio nel recente congresso dei verdi, come leader, non già di un partito, ma di tutta la coalizione.

Se invece, come è del tutto legittimo, non si concorda con questa prospettiva, e si ritiene che è meglio dar vita ad un partito dei simili, o dei più simili, dei riformisti della cosiddetta sinistra di governo, bene, allora lo si faccia con coerenza, senza pretendere di dar vita a un partito pigliatutto.

Quello che è intollerabile è che sostanzialmente ci si muove nella direzione del partito e si continua a chiamarlo con il nome della coalizione, fino a giungere al colmo della confusione di confondere la eventuale ma non certa federazione del listone con gli studi del comitato per il nuovo ulivo.
Con queste furbizie e incertezze non si fa molta strada, anche se Berlusconi continuasse a lavorare con alacrità e tenacia per noi.

Io continuo ad essere per il Nuovo Ulivo. Ma è del tutto evidente che qualora ci si muovesse nella direzione del partito dei riformisti moderati, camuffato da federazione, si renderebbe necessaria un’ altra federazione versus una feconda contaminazione e fusione del resto della sinistra e delle forze democratiche che operano nei movimenti. Come? Non commettendo l’errore del triciclo, non cercando di federare il 15% ,alla sinistra del listone, in modo burocratico. Concordo, come credo si evinca da quanto ho fin qui scritto, con quanto ha sottolineato recentemente Asor Rosa in un suo articolo sul Manifesto: a questo punto diventa centrale l’elemento culturale. La sinistra non è la risposta, è il problema: occorre ritornare ai fondamenti dell’idea stessa di sinistra e di democrazia. E scusatemi se è poco. Tuttavia è strettamente necessario pensarla così: la sinistra è diventata sterile, non fa più figli politici. Per questo la stessa federazione dei partiti non è più sufficiente in quanto taglierebbe fuori ingenti forze giovanili che devono essere fatte emergere, e che comunque fanno politica in altro modo. Accanto ai partiti e per la loro riforma devono vivere luoghi che si pongono come un servizio democratico che fornisce i terreni di confronto, apre tavoli programmatici, suscita e coordina iniziative. Non si tratta di cercare la singola persona, il leader che non c’è. Lasciamo da parte la cultura dei concorsi e dei sondaggi.

Questi luoghi, di cui ho parlato, non strettamente legati all’immediatezza del potere e della reciproca concorrenza, potrebbero fare saltare vecchie ruggini, rivalità di bottega. La stessa coalizione di centro sinistra – che dovrebbe prendere le mosse da una costituente programmatica – potrebbe in tal modo avvalersi di nuove energie che si formano nel contatto vivificatore tra diverse generazioni e differenti esperienze. A Prodi, il leader che c’è, non resterebbe che il compito moralmente grande e politicamente ineludibile, di collocarsi al di sopra dell’attuale logica dei partiti, di rompere i vetri delle vecchie stanze maleodoranti e di fare entrare in circolo l’aria di queste nuove esperienze.

Di Achille Occhetto.

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8 thoughts on “Per uscire dal pantano

  1. Oketto,oltre ad essere grande e… vacinato può essere tranquillamente criticato come tutti.E stato eletto al senato per servirci ed eventualmente assorbire e digerire critiche,insulti,ecc dal popolo italiota,la postilla di antonellik e…. troppo protettiva .
    E mi domando allora e il tuo Marx “Rik” quando sta sul ring come hai intenzione di difenderlo ….. sono curioso .

  2. onde evitare potenziali turpiloqui o offese gratuite (che spesso si sono verificate) non utili per un costruttivo scambio di opinioni, su questo spazio i post saranno moderati.
    saluti
    antonella serafini

  3. ciao caro achille pultroppo i tempi della politica come professione da incantatore di masse e finita adesso si va avanti con il marketing,la possibilita di proporsi al grande pubblico direttamente nelle case ti ha sconfitto –addio a te e ai tuoi baffi— e che qualcuno ci liberi da questo stato oligarchico pseudocapitalista,

  4. Siano le vostre parole si si no no il di piu viene dal maligno.
    Cristo
    Ecco perche siamo come siamo oggi non sappiamo dire si si non no come lo dice un bambino e come lo dicevamo noi quando eravamo bambini
    Anche se oggi dire si si oppure no no puo costarci la vita dovremmo avere il coraggio di farlo

  5. A Prodi, il leader che c’è, non resterebbe che il compito moralmente grande e politicamente ineludibile, di collocarsi al di sopra dell’attuale logica dei partiti, di rompere i vetri delle vecchie stanze maleodoranti e di fare entrare in circolo l’aria di queste nuove esperienze.
    ˆ
    ˆ
    ˆ
    Non vi dico Prodi oltre ai vetri cosa ha rotto fin’ora…

  6. smoderatamente accolgo
    la voglia di avere ancora voglia
    e rivolto la frittata
    su un ciglio di carboni ardenti
    ma la vita è un altra cosa
    senza ombra di dubbio
    trentanni di lotte non meritano di finire
    in questo mondo di merda
    ochetto che per primo sciolse la fgci
    poi il pci
    poi si è sciolto pure lui
    senza riuscire a stare neppure una volta
    dalla parte di noi umili
    semplici
    operai della cultura

  7. L’analisi del problema o dei problemi che stiamo vivendo come politica è comune a tutti gli schieramenti e a tutti coloro che di politica ci vivono,il problema però diventano le proposte sul come uscirne e mi pare che le proposte del Senatore Occhetto non siano migliori di altre.Non mi sembra che Prodi,non abbia nessuna responsabilità riguardo la situazione ecomico industriale che abbiamo a tutt’oggi.Anche riguardo alle “stanze maleodoranti”citate,non mi sembra che l’invocato capo coalizione super partes,non vi abbia mai fatto una capatina dentro.Se davvero si volesse cambiare i primi a fare un passo indietro,dovrebbero proprio essere coloro che con le politiche sbagliate fatte allora ci hanno portato a vivere
    in quel pantano che stiamo vivendo oggi e non solo politicamente. Luciano

    Ps:trovo l’appello di Antonella,in apertura,doveroso,perchè la libertà di dibattere per,purtroppo,tanti è intesa come libertà di offendere.

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