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Padroni di niente, servi di nessuno

il partito in franchising

E se fosse tutta una questione di facce? Del resto ce lo ha insegnato Berlusconi ed è normale che potesse andare a finire così.

E poi gli schieramenti non hanno scampo. Cercare un’associazione con gli opposti alla loro natura, di derivazione intransigente, radicale o mediatoria-centrista oppure affidarsi alla frammentazione redditizia. Per salvare il salvabile.

Quindi tutti dall’estetista per mettere a posto almeno la faccia. Allo svuotamento dei contenuti corrisponde un miglioramento del contenitore. All’invecchiamento interiore il restauro esteriore. Ma attenzione, talvolta è vero il contrario: il buon lavoro di pochi colonnelli è proprio quello che serve a salvare la faccia dei capipartito.

Arcipelaghi destinati a essere apprezzati per il locale lavoro di individualità.
Affitto del marchio e sua gestione personale dunque, per salvaguardare i voti salvabili e travasarli nel contenitore utile al momento opportuno.

La vera natura della devolution si presenta così, con il partito in franchising. E la situazione si paventa con due scenari diversi ma complementari.
Partiti regionalizzati o liste regionali. Scialuppe di salvataggio per una nave in pericolo di affondare, trainando il centrodestra verso la rielezione, oppure andando tutti verso un naufragio disastroso. Alla fine, forse, i supersiti tenteranno un processo di rottamazione del simbolo oppure lungimiranti, un nuovo e necessario battesimo.

I partiti gestiti da “clan locali” e le liste di Fitto, Storace e Formigoni sono esempi di questo tipo. Così come gli esempi dei Badaloni, della Gruber, dei Marrazzo, tanto per affermare il campo dei mezzibusti, oppure dei Veltroni. La faccia in technicolor al posto del progetto comune, i risultati locali rispetto al programma nazionale.
Forse si sta compiendo davvero la trasformazione in atto da tempo che ci coinvolge tutti: da popolo sovrano a pubblico sovrano.
E ora avanti con il prossimo spot.

Valerio Lo Monaco
La Destra Ogni Trenta Giorni (edizione di novembre ’04)
www.ladestraonline.it

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4 thoughts on “il partito in franchising

  1. mi trovi daccordo.

    in un’altro post ho espresso la mia idea, ossia che i neoliberismo abbia scardinato quelli che sino a qualche anno fa erano i principi su cui si basano destra e sinistra, e su come oggi abbiamo un fintodestra ed un fintosinistra che non sono che marionette che fingono di darsi mazzate per nascondere il mangiafuoco che muove le fila.

    ripropongo a te la mia domanda: non sarebbe ora che la destra e la sinistra antiliberiste si uniscano per combattere quel vero mostro dalle mille teste che è il neoliberismo?

    vorrei sapere cosa ne pensi

    doc

  2. Destra estrema e Sinistra già sono d’accordo. Anzi, il fascismo, come certamente saprai, fu una costola della Sinistra. Le differenze più grandi sono in merito al multiculturalismo e al ruolo dello Stato. Dal punto di vista sociale, invece, si trovano pienamente sulla stessa linea. Ti dirò di più: se hai avuto la fortuna di studiare su dei libri di storia corretti (poco probabile perché tuttora non ce ne sono in giro) oppure se hai avuto la curiosità di andarti a vedere la storia anche da altre e meno drogate fonti, avrai certamente scoperto che l’unico, vero attacco al capitalismo e alle oligarchie è venuto proprio dal Fascismo. Ciò che voleva fare il comunismo era plasmare l'”uomo nuovo” e, in ultima analisi, fare né più né meno di un grande impero, sebbene comunista.
    Oggi, caduta l’ultima utopia, si torna a bomba su una necessità infraintendibile, almeno dal punto di vista sociale ed economico: indovina chi l’aveva teorizzata e cercata di realizzare?
    Ricorda, e senza voler fare alcuna propaganda ma semplicemente mettendo i puntini della Storia sulle I: il Fascismo cadde perché perse la guerra, non perché fosse un sistema sbagliato, il Comunismo per manifesta incapacità ideologica.

  3. il fascismo è nato da una costola della sx, ma ne è stato anche il principale persecutore (squadracce e olio di ricino non sono un’invenzione di testi storici drogati), con il beneplacito delle oligarchie capitaliste.

    rispetto alle quali, le avrà pure contrastate, ma il risultato non è che sia stato così diverso…….comandano ancora loro!

    ma quel che mi interessa, + che mettere i puntini sulle i al passato (troppi puntini sarebbero da mettere…), quello che mi interessa capire è: c’è da qualche parte a dx la consapevolezza del pericolo apportato dalle idee e dalle strategie neoliberiste e quindi della necessità di creare un soggetto politico che ne raggruppi tutte le forze x contrastarle?

    e c’è la consapevolezza che per realizzare ciò deve cadere la pregiudiziale dell’anticomunismo?

    doc

  4. Cadere in vent’anni per manifesta capacità ideologica sarebbe stato difficile anche per il comunismo.
    Chissà, se il fascismo fosse durato, se avrebbe intrapreso le stesse vie (allo specchio…) che hanno portato al disfacimento il comunismo. Chissà se invece non le avesse intraprese… Chissà, invece, se uno degli oppositori di Stalin non fosse riuscito a scalzarlo, e chissà se…..

    Però la Storia non si fa con i “chissà se”. E se devo comparare due regimi devo contestualizzarli nello spazio geografico, nel tempo storico, nelle popolazioni, ecc..

    Altrimenti giochiamo con le figurine….

    Amichevolmente,

    Sergio R.c.P.

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