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Padroni di niente, servi di nessuno

la protesta culurale

di Piero Ricca
La rivolta di Rivolta

Anche Carlo Rivolta ha detto no.
Non ce l’ha fatta l’attore Carlo Rivolta, giunto a oltre cento repliche dell’Apologia di Socrate sponsorizzata da Dell’Utri, a sopportare il clima vagamente cileno che regnava lunedì sera al Teatro Valle di Roma prima dell’ennesima replica. E ha dato forfait all’ultimo minuto.

Le cronache ci informano che l’attore, accortosi del rischio di strumentalizzazione politica dello spettacolo, avrebbe espresso il desiderio di leggere un suo comunicato di rivendicazione del valore universale di quella straordinaria opera di Platone. Un modo per chiamarsi fuori da quel festino autocelebrativo in cui figure e figuri del generone romano erano chiamati a fare da sfondo all’Apologia di un fresco condannato a nove anni per mafia.

Il permesso di leggere il comunicato gli è stato negato dal suo Mecenate e lo spettacolo è saltato.
Caduto l’ultimo velo, l’Apologia di Socrate è così diventata a tutti gli effetti l’Apologia di Dell’Utri, con il Senatore a improvvisare una conferenza cultural-politica davanti a un pubblico più solidale (con lui) e indignato (con i suoi giudici) che mai.

Sui giornali si leggono alcuni dettagli interessanti. “Con questa scelta non rischio solo di perdere il lavoro”, avrebbe commentato Rivolta. Con il clima che c’è, “mi aspetto anche peggio, molto peggio”.
Si è accorto il Rivolta di essere stato scritturato da personaggi non propriamente tolleranti? E questo alla 116esima replica dell’Apologia di Socrate?

“E’ un moto di pura dissociazione”, avrebbe commentato il Senatore, membro della Commissione Giustizia del Parlamento Europeo.
“Dissociazione”, ma da cosa?
Quando uno show salta si prende in mano il contratto e al limite si chiede un risarcimento. Non si parla di “dissociazione”.

Sempre dalle cronache si apprende che in compenso Bruno Lauzi accompagnerà il Senatore in un tour siciliano per un nuovo show intitolato “Giustizia e Utopia”. Della serie: ci stanno togliendo tutti i miti, uno a uno.

A tal proposito, ricordo come i vari Rivolta e Cacciari in questi anni ostentassero sicurezza quando alcuni fanatici chiedevano loro il motivo per il quale collaborassero alle varie repliche di questo interminabile Dell’Utri Show. “Parliamo e lavoriamo con chi ci pare e piace”, era la risposta di rito.

Morale? Uno, i soldi non puzzano. Due, alcune personalità della cultura dovrebbero forse fare più attenzione a chi li paga. Tre, i liberaloni del partito azzurro sono naturaliter all’opposizione del libero pensiero: vedi anche i casi di Sanguineti, Luzi, Camilleri, Fo ecc.
E Socrate è sempre più innocente.

Converrà riconnetterlo alla memoria degli uomini liberi, visto che la cicuta non c’entra molto con le prescrizioni.

E se organizzassimo un bel tour anche noi della base caselliana e stalinista? Che so, un bello zibaldone di testi tratti da Platone Sciascia e Altri che parta da Arcore e arrivi a Corleone?

Ho in mente il titolo: La Rivolta.

Sarebbe ancora una volta, un atto di purissima dissociazione.

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5 thoughts on “la protesta culurale

  1. A radio città futura, dell’attore Rivolta….

    Capperi, non che io abbiaseguito un granchè sui media la questione, ma da quel poco che ho letto ed ascoltato, la versionedei fatti è stata, di volta in volta, edulcorata e adattata alle esigenze editoriali del caso…

    Niente di nuovo sotto questo cielo, purtroppo…….

    Sergio R.c.P.

    P.s. Chi? Bruno Lauzi? Quello che cantava “io canterò politico….”?

    Cazzobubbolo, mi stanno venendo i brividi……

  2. Non se ne sa ancora molto, ma il progetto Dell’Utri doveva essere grandioso. Il suo scopo era quello di togliere ad una immaginaria “sinistra” il diritto di riconoscersi nella cultura occidentale. La persecuzione di Socrate ad opera dei tiranni e la persecuzione di Berlusconi da parte dei giudici, deve essere percepito come la stessa cosa! Questo progetto corre su tutti i campi e fa capo a cento e passa circoli che il Dell’Utri è andato fondando in Italia. Cultura e destra devono diventare la stessa cosa anche a costo di farsi delle pere intellettuale o di credere che Dio sia il vero fondatore di Pubblitalia. I ricchissimi trenta tiranni di Atene e i comunisti del Leoncavallo devono diventare, nella percezione popolare la stessa cosa. Questa fu la tecnica di persuasione di massa di Goebbels.

  3. Che cosa può fare oggi un musicista, un attore, un cantante, uno scrittore, un regista se vuole lavorare in questo paese? Chi può permettersi di dire di no ad un individuo che controlla il 90 percento della comunicazione? Vuoi forse fare la fine della Guzzanti? O vuoi forse fare la fame? Altro che regime sovietico!

  4. mi dispiace portare sempre personali: mia sorella, pianista, master in tutte le nazioni, uscita dal conservatorio con menzione d’onore….. ora lavora in portogallo. Da solista ha suonato in tutti i teatri di roma, ha vinto tutti i concorsi possibili, in italia, ma evidentemente la bravura non è l’unico criterio necessario, e per chi ha solo quello, o espatria o cambia mestiere.
    Un abbraccio
    antonella

    p.s. a meno che non ci sia la famosa “botta di culo”, ma deve arrivare anche con una certa fretta…..

    a Cuba non si rispettano i diritti umani, tranne che a Guantánamo

  5. IL SOLO FATTO CHE SI QUALIFICHI CASELLIANO E STALINISTA LA QUALIFICA PER QUELLO CHE E’, VALE A DIRE FAZIOSO E PRECONCETTO.
    ELIO BITRITTO

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