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Padroni di niente, servi di nessuno

Amsterdam affascina nell’arte e insegna con la cultura

Amsterdam, dipinto en plain air di una citta’ sull’acqua ammalia con il canto dell’arte in un luogo dove tutto e’ cultura.
Liberta’ di parola, religione e filosofia scorrono nella fluidita’ di una concezione, che da sempre coniuga lo spirito della tolleranza alla storia multiculturale della citta’.

Dinamica e moderna, traccia il suo percorso socio – economico con estrema elasticita’ progettuale, sviluppando, in una soluzione di continuita’, le tematiche chiavi del suo enorme potenziale storico, artistico e culturale. Cellule, risaldate da accurati rimandi e striature quali, tessuto di una citta’ straordinariamente vitale e ordinariamente innovativa, proprio grazie alla sua predisposizione verso ogni apertura mentale. Da questa fusione nasce una poetica dell’arte che si respira nei musei, nei teatri, nelle piazze, nelle vie e perfino nei pub. Contaminazioni di una cultura in grado di cogliere la grande liberta’ del linguaggio tradizionale e le sperimentazioni piu’ audaci e ardite. Tutto, nella formalita’ di un controllo strutturale trasparente e leggero.

Dietro l’apparenza si nasconde sempre il vero volto cittadino, con immancabili problematiche, negativita’ e negligenze varie. Ma la forza di Amsterdam sta nel proiettarsi in avanti, nell’anticipare i casi difficili giocando d’astuzia e intraprendenza. Un’elasticita’ mentale completamente assente nel nostro Paese. Perennemente in stand-by, aspetta che il problema si formi, s’ingrossi e poi, eventualmente, inizia a girarci intorno con convegni e dibattiti per arrivare, al nocciolo della questione solo quando la ferita e’ divenuta cronica. Si confida, allora, nell’arte, nella sua forza ammaliatrice, nell’estetica del bello e si spera che almeno il primo impatto con la citta’ scivoli nel buon gusto e nella magnificenza dell’architettura italiana.

L’architettura olandese, elegante, raffinata e attenta al dettaglio racconta la citta’, i cornicioni decorati e i frontoni triangolari delle facciate, caratterizzano i suoi quartieri. Riflessi di una teatralita’ artistica perfettamente omogenea che fa da sfondo alla zona dei musei, dove sono riuniti, il Rijksmuseum, lo Stedelijk Museum ( oggi in restauro e trasferito alla Central Station), il Van Gogh Museum e il Concertgebouw.

Vermeer, Steen, Huysum, Rembrandt, s’incontrano nell’ovattata atmosfera del Rijksmuseum e subito le suggestioni dei chiaro-scuri risvegliano il senso dell’arte nella profonda matrice olandese. Sospesi nel paesaggio ci ritroviamo nel Stedelijk Museum, il cuore dell’arte contemporanea. Dissonanze e contrasti solo in apparenza, perche’ tutto converge nell’assoluto e sprofonda nell’astrazione dell’inconscio, per poi ritrovarsi nel Van Gogh Museum. Idiosincrasie di un’artista la cui percezione fin troppo acuta, dilaga nella visionaria follia, espressa da morbide pennellate, dai gialli, dai verdi e dai bruni di una natura che nasce e muore nella forza del suo pennello. Sonorita’ calde e variazioni di tema ci spingono verso il Concertgebouw, la casa della musica. Attraverso le note di un concerto una profusione di suoni e colori segnano l’alba del futuro e il tramonto di un passato proteso nel presente, pulviscolo sonoro che si disperde sulla citta’ come una leggera pioggia di emozioni.

Un temporale, invece, squarcia il cielo nostrano. Precipitazioni burocratiche e venti sfavorevoli introducono programmi insostenibili, che fanno naufragare la lirica, il teatro e il balletto, mentre il suono delle orchestre si spegne in un canto del cigno malinconico e struggente.

di Antonella Iozzo

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