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Padroni di niente, servi di nessuno

Aeroporto di Roma una situazione vergognosa

Il giorno 31/03/05 non è stato rinnovato il permesso
che abilita gli Accompagnatori
Turistici (A.T.) ad entrare nelle zone riconsegna
bagagli e transiti. Questo
permetteva di svolgere un lavoro di accoglienza e
benvenuto ai clienti in
arrivo e partenza in una zona sicura.

Il rilascio del permesso era subordinato al nulla
osta di Pubblica Sicurezza,
Guardia di Finanza, Dogana e Cerimoniale di Stato ed
aveva valenza annuale.
Pochi mesi prima del mancato rinnovo , è stato
imposto un corso di sicurezza
a carico degli A.T.

Avendo tutti i colleghi effettuato il corso suddetto,
essi attendevano una
conferma per ottenere il rinnovo secondo prassi :
tale conferma non è mai
arrivata.

Al momento, gli A.T. sono obbligati ad accogliere i
loro clienti nella zona
aperta al pubblico, zona non sicura visti anche i
recenti fatti di cronaca
( vedi anche Il Messaggero-Cronaca di Roma- del 23 /
04/05 rissa in
aeroporto).

Inoltre per sostare in questa area aperta al
pubblico, impongono agli A.T.
l’acquisto di un permesso, a scopo identificativo.
Noi siamo titolari di
una regolare licenza con foto e dati personali e con
obbligo di esposizione
che non lascia alcun dubbio circa l’identificazione
dell’A.T.

Nonostante ciò, gli A.T. si adeguano alle nuove
disposizione aeroportuali,
ma nel contempo, oggi, 23 aprile 2005, sotto gli
occhi di vari colleghi,
abbiamo visto varie persone con cartelli turistici
all’interno della zona
bagagli. Come confermato dagli agenti della Guardia
di Finanza , gli ADR
vendono postazioni interne, in zona doganale, con
permesso provvisorio a
operatori che ne facciano richiesta e paghino il
dovuto.

Premesso che, il permesso di accesso in queste aree
ci è stato ritirato per
motivi di sicurezza, sembra incoerente il rilascio
dello stesso permesso
dietro pagamento.

L’esposizione di questi fatti è fornita da un gruppo
di accompagnatori turistici
oggi presenti in Aeroporto. Desideriamo la
pubblicazione della lettera a
condizione dell’anonimato per tutela della nostra
professione e nella integralità
del testo.

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