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Padroni di niente, servi di nessuno

La genesi del precariato

Buona parte della sinistra, insieme alla gente comune, soprattutto chi vive la condizione di lavoratori precari, attribuiscono la paternità del lavoro instabile a Marco Biagi. La Legge 30 è famosa per aver introdotto la flessibilità attraverso circa quarantasette tipologie contrattuali, anche se i datori di lavoro hanno preferito solo alcune forme, forse le più becere: a progetto, di inserimento, tirocini formativi, che hanno reso facili i licenziamenti ed hanno abbattuto i costi per le aziende, legalizzato il precariato e l’assenza di diritti per i lavoratori.

Questa situazione per chi la vive crea disagio non solo economico, ma anche psicologico, perché significa non poter avere progetti per il proprio futuro e vivere male il presente. In questa situazione non si trovano solo i neodiplomati o laureati, ma anche tutti coloro che pensavano di avere un lavoro “sicuro” fin quando l’azienda in cui lavorano non comincia a vacillare, a mettere in cassaintegrazion, per poi giungere a chiusura con un fallimento… i lavoratori a casa ed i medesimi proprietari o soci dell’ex azienda, nella maggior parte dei casi, si ritrovano in un’altra società, in un altro consiglio di amministrazione, in un altro paese –magari dell’est- a continuare l’attività fallita in Italia.

Chi resta in Italia? I neodisoccupati, che vanno alla disperata ricerca di un altro impiego. C’è da riqualificarsi, da spedire il curriculum oltre che imparare a scriverlo al computer… ed ecco che si entra in contatto con le agenzie interinali. Oggi ne abbiamo un gran numero. Furono legalizzate con la legge 196 del 1997, il famoso pacchetto Treu “Norme in materia di promozione dell’occupazione”. Dunque il motivo fondamentale per cui il legislatore inserisce agenzie che affittano il lavoro e contratti temporanei è quello di aumentare l’occupazione. Da una parte il datore era agevolato fiscalmente, e dall’altra il giovane lavoratore imparava il mestiere che doveva garantirgli l’assunzione fino al pensionamento.
È da qui che nascono i contratti a scadenza: di formazione, di apprendistato, ecc. Nella loro concezione dovevano essere da tramite per il lavoro a tempo indeterminato… ma sappiamo bene che in realtà sono stato motivo di una serie infinita di contratti a tempo determinato per lo stesso soggetto o hanno generato un vero e proprio turn over di forza lavoro.

Ma continuando ancora nella ricerca spunta fuori un’altra realtà, e così la storia può essere integrata da fatti inediti, che la politica italiana ha tutto l’interesse di tenere nascosto. Nel libro “Il rosso & il nero”, scritto dal sindacalista Roberto Di Fede, pubblicato nel 1998, si può leggere da dove nascono: il lavoro precario e le agenzie interinali. La prima agenzia interinale nasce nel 1996, quindi prima che venisse legalizzata, si chiamava Obiettivo Lavoro srl, aveva il compito di fornire manodopera di pronto consumo ad imprese pubbliche e private.

Il suo presidente era Pino Cova, membro della presidenza della Lega delle Cooperative della Lombardia. In attesa della sua legalizzazione, la Lega progetta una rete nazionale di sportelli per offrire lavoro temporaneo, saranno presenti anche all’interno delle Camere del Lavoro della Cgil (ma come, non doveva tutelare la stabilità dei lavoratori???). Insomma le cooperative sono le prime che impiegheranno lavoratori flessibili. Un esempio pratico. Nel 1973 viene costituita a Milano la cooperativa 2 giugno srl, con oggetto sociale la custodia e ricovero di autoveicoli nei parcheggi ottenuti in gestione da enti pubblici e/o privati in aree aperte o chiuse, servizi di rifornimento, lavaggio e riparazione auto, facchinaggio, autrasporto per enti pubblici.

L’obiettivo che si pone è di trovare un impiego ai lavoratori espulsi dalle aziende per ragioni politiche o sindacali e a giovani disoccupati vicini all’area del Pci o della Cgil milanesi. Inizialmente i soci impiegati sono circa una ventina, gli introiti sono modesti fino al 1977. Poi le cose incominciano ad andare meglio e nel 1980 la cooperativa conta più di 50 soci. Nel 1982 la cooperativa 2 giugno modifica la denominazione sociale in Movicoop Srl, mantenendo pressoché immutato l’oggetto sociale. Nel 1982 la situazione economica è negativa: deficit di 16 milioni di lire. Nel frattempo alla presidenza si è avuto sempre esponenti della Cgil legati al Pci di Armando Cossutta.

Ma il risultato del 1983 è capovolto: c’è un attivo di 9 milioni. C’è una commessa in particolare di movimentazione scenografica, che fa lavorare la Movicoop Srl, e risolleva le sue sorti, sicuramente non rosee perché è proprio a partire dagli anni ottanta che comincia nel nostro paese la crisi nel settore trasporti. Ma il vantaggio è anche per l’azienda che attinge forza lavoro dalla cooperativa, perché in questo modo può contare su manodopera specializzata ma allo stesso tempo flessibile ed adattabile alla produzione. Viene ampliato l’oggetto sociale di Movicoop per poter erogare questo nuovo servizio legato alla televisione.

Nel 1984 l’utile è di 66 milioni, e l’anno dopo Movicoop inizia a fornire lavoro anche all’estero raggiungendo un utile di 380 milioni. Ormai la mansione che viene svolta prevalentemente riguarda il settore televisivo, e consolida un rapporto esclusivo con l’azienda che le ha cambiato la sorte nel 1983, la quale ha sua volta beneficia di tutta una serie di sgravi sul costo del personale, in violazione degli accordi sindacali e della legge che vieta espressamente di prestare mera manodopera. Nel 1987 i soci lavoratori salgono a 99. Il 60% del fatturato deriva dalla medesima società. Nel 1989, nel corso dell’assemblea di approvazione del bilancio, alcuni soci iniziano a sollevare critiche sulla gestione del personale e sull’assegnazione dei servizi.

Nel 1994, il primo governo Berlusconi vara una serie di provvedimenti in materia economica, in particolare sgravi fiscali per le aziende, condono edilizio, legge “salvaladri”. In questo contesto interviene anche Movicoop: “alcune misure prese dal governo Berlusconi in materia fiscale e alcune altre che intende prendere in materia di occupazione, comporteranno benefici economici e fiscali sulle assunzioni di nuovi lavoratori, ma tantissimi saranno i problemi che dovremo affrontare a causa del più sfrenato liberismo che ci sarà in questo nuovo mercato”.

Il problema della cooperativa, presieduta sempre da esponenti della Cgil, del Pci e Psi, è la concorrenza, non la posizione dei soci-lavoratori, che intanto sono diventati 210. Arriviamo al 1995, quando per la prima volta su un settimanale: L’Espresso, Peter Gomez svelerà chi è l’azienda che fa lavorare ed incrementare gli utili della Movicoop: la Fininvest di Berlusconi. Si arriva a ciò, per un’indagine della Procura della Repubblica di Milano per l’emissione di false fatture su denuncia di un socio. In tutta questa vicenda, tanto per cambiare, l’opinione pubblica è stata poco informato ed ahimé, il lavoro precario è aumentato e la sua abrogazione è stata dimenticata da tutta la politica… per ovvi motivi…

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