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Padroni di niente, servi di nessuno

Il malessere dell’Arma

un ex ufficiale dell’arma, racconta la sua esperienza.
Semper fidelis a volte è chiedere troppo.

I miei trascorsi da ufficiale di complemento dell’Arma e l’attuale professione di avvocato di tanti Carabinieri sparsi nello stivale mi inducono a segnalare il grave malessere che affligge oggi una delle più importanti istituzioni del Paese.
L’esperienza quotidiana mi avverte che i Carabinieri stanno male e che, all’insaputa dei cittadini, vivono una prostrazione che solo dieci anni fa non era registrabile.

I Carabinieri sono privati di troppi diritti: non possono iscriversi a partiti politici; è precluso loro di organizzarsi in sindacato; i loro organi di rappresentanza sono puramente ornamentali, giacché privi di concreti poteri; possono associarsi solo previa autorizzazione del Ministro della difesa che, però, da anni immancabilmente la nega a tutti; se partecipano o promuovono un’adunanza di militari «per trattare di cose attinenti al servizio militare o alla disciplina», sono puniti con la reclusione.

I Carabinieri sono sottopagati, così tanti sono costretti al doppio lavoro. In segreto dalle gerarchie che non lo consentirebbero, arrotondano lo stipendio improvvisandosi idraulici o muratori, prevenendo i furti nei supermercati o sovrintendendo alla sicurezza di discoteche ed esercizi pubblici.
Più sono adoperati in servizi pericolosi, più rischiano di cadere in disgrazia presso la stessa Arma: se riesci sei un eroe, ma se sbagli sei reietto. Un sottufficiale sposato e con figli, impiegato come infiltrato tra gli spacciatori, è stato destituito allorché è balenato da un’intercettazione che nel corso di un’operazione anch’egli avesse assunto sostanze stupefacenti.

L’unica regola salutare è il basso profilo, magari con l’imboscamento in un comodo ufficio. Il coraggio non paga. Un graduato denunciò la schedatura dei cittadini illegittimamente operata dall’Arma: l’Autorità garante della privacy gli diede ragione, ma poi – dopo 17 anni di servizio – il militare passò repentinamente dalla qualifica di “eccellente” a quella di “insufficiente” e fu destituito per scarso rendimento.
La presunzione di innocenza praticamente non esiste. I Carabinieri fatti oggetto di indagine penale, sono sovente trasferiti a centinaia di chilometri dalla loro sede: un appuntato a trecento chilometri, anche se nel frattempo il PM aveva già chiesto l’archiviazione dell’indagine a suo carico; un maresciallo a 600 chilometri, ponendo la consorte nel dilemma se chiudere il proprio negozietto o separarsi dal marito ed accudire da sola la giovane prole.

Reagire è spesso inutile e controproducente. I ricorsi al TAR costano uno o più mesi di stipendio e, comunque, si imbattono in una magistratura amministrativa troppo spesso appiattita sulle posizioni dell’Amministrazione.
La legge n. 241/1990, che aveva modernizzato l’azione amministrativa imponendo precisi obblighi di garanzia e conferendo specifiche tutele ai cittadini interessati, è ritenuta solo parzialmente applicabile ai militari per via di una regola inventata di sana pianta dall’interpretazione dei TAR. Così, passa per legittimo un trasferimento a centinaia di chilometri non motivato né preceduto da alcun avviso: quando arriva, si hanno pochi giorni per fare le valigie per sé e per la propria famiglia e partire senza fiatare.

Se cadono vittime nel corso di missioni all’estero sono celebrati come eroi, se però tornano illesi, devono tribolare per farsi riconoscere le indennità economiche loro spettanti.
Ciò che ancora salva l’istituzione è l’impegno e la tenacia di questi eroi quotidiani che, pure, non esitano a confessarmi di temere più i superiori che i delinquenti.
E’ assolutamente urgente che si ponga rimedio a tale disagio. Percepisco, infatti, che della proverbiale dedizione al dovere dei Carabinieri non si potrà ancora abusare a lungo.

Avv. Giorgio Carta – Roma

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5 thoughts on “Il malessere dell’Arma

  1. So benissimo cosa vuol dire essere trasferiti e subire due processi militari in un anno.Per l’Arma sei già colpevole prima ancora del tribunale.Sono stato assolto alla fine, ma chi mi ripagherà mai del tempo perduto nei tribunali, nello studio del mio avvocato, negli uffici della regione carabinieri ecc.ecc..?Nessuno, ecco chi.
    Chi ha sbagliato è giusto che paghi ma per certe cose non esiste risarcimento.
    A disposizione per ulteriori dettagli.
    Distinti saluti.

  2. in un mondo fatto alla rovescia, paga sempre l’innocente

    “A coloro che potendo intervenire non sono intervenuti, tutti il nostro disprezzo””
    Ultimo

  3. Caro Giorgio,
    sono anch’io un ex dell’Arma proveniente dal glorioso 124° corso AUC.
    Non avevo Santi in Paradiso e ho deciso di lasciare l’Arma per non restare a 800 km da casa. Ho lavorato per anni in Confindustria fino a ricoprire cariche dirigenziali credendo nei principi di onestà, rettitudine e nei valori quali democrazia, libertà, ecc.MA MI SI SONO RITORTI CONTRO.
    Attualmente sono disoccupato involontario perchè sono stato licenziato lo scorso anno da Confindustria per “soppressione della posizione lavorativa” (ufficialmente). In realtà non ero uno “yes man” e così sono stato purgato.
    Come vedi…dalla padella alla brace…e…il peggio non è mai morto!
    Se interessa la mia storia: vedi http://licenziatidisoccupati.blogspot.com/
    Se volete scrivermi: cagnoni.massimo@virgilio.it mi farà molto piacere

    CORAGGIO RAGAZZI!!!

  4. Non so esattamente cosa sia successo ma per quello che ho sentito dire alla base di certi provvedimenti ( e credo succeda spesso) ci sono soprattutto motivi personali, invidie e forse il desiderio di dimostrare chi è il capo!
    Mi dispiace per quello che hai dovuto passare. ma almeno è finita questa storia?

  5. di solito anche se una storia di ingiustizia finisce, anche se a tuo favore, ti fa rimanere l’amaro in bocca per non aver potuto fare quello che avresti voluto, impegnati come si è a passare la vita tra processi e avvocati.
    Quando si entra in un tribunale, si è già dalla parte del torto, specie per la stampa ufficiale, che non aspetta altro che uno scoop, una notizia, a volte falsa, per rovinare la vita a una persona.
    Prendiamo l’ingegnere zornitta, una bomber. La storia sua è chiusa, ma chi lo ripaga di quanto subìto?
    ad ogni modo, auguri a tutti quelli che passano per queste trafile giudiziario/burocratiche
    antonella

    “A coloro che potendo intervenire non sono intervenuti, tutti il nostro disprezzo””
    Ultimo

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