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Padroni di niente, servi di nessuno

Categorie protette, da chi?

Flavio Pappalardo ha 32 anni. Sono trascorsi quasi 4 anni dall’incidente, si definisce un gran lavoratore. A 16 anni decide di non andare più a scuola e di cominciare a lavorare. Riesce a coltivare le sue passioni, la palestra ed il ciclismo. Inoltre la sera, per guadagnare qualcosa extra, faceva il servizio di sicurezza presso locali notturni. Un ragazzo molto attivo fino al giorno dell’infortunio, da allora è cambiata la sua vita e quella della sua famiglia.

«Ho avuto un incidente in itinere il 2 giugno del 2004, mancavano circa 100 metri per arrivare a casa. Tutte le mattine con il mio datore di lavoro da Tagliacozzo andavo a Sulmona per svolgere la mia mansione di marmista. Lasciavo la mia auto a casa sua, e partivamo insieme. Quel giorno era bel tempo e decisi di andare con la moto. Tornammo la sera verso le 19.15. Ripresi la mia moto e mi diressi verso casa. Erano quasi le 19.30. Mi ritrovai un’auto davanti, con la freccia inserita a sinistra, mi allargai sulla destra. Mentre stavo sorpassando, il veicolo si reinserì nella corsia, mi prese il ginocchio e fui buttato a terra».

Rimase a terra per più di venti minuti. Con il sangue che fuoriusciva dalla vena femorale. E la gamba che sembrava avergli perforato lo stomaco.

Flavio ha riportato la frattura in 4 parti dell’astragalo, frattura di tibia e perone, sfondamento del acetabolo, paralisi totale del nervo sciatico, frattura della clavicola sinistra e frattura del quinto metacarpo della mano sinistra. Poi ha avuto un infezione: l’osteomielite. Inizialmente pensava di aver avuto un incidente banale, dove se la sarebbe cavata con un po’ di gesso. Invece deve affrontare 6 interventi chirurgici, ha rischiato l’amputazione della gamba. Ha una protesi all’anca e numerosi chiodi che gli tengono dritta tutto l’arto: dall’anca al piede. Ha trascorso 9 mesi in ospedale. I primi sei li ha trascorsi a letto, immobile. Successivamente è cominciata la riabilitazione prima a Trasacco, poi a Tagliacozzo ed infine di nuovo a Trasacco.

«Oggi continuo la fisioterapia ad Avezzano, a mie spese. Racconta Flavio: Pago 25 euro a seduta. Vado tre volte a settimana. Ho scelto un privato perché in ospedale non mi seguivano come avrebbero dovuto. Con i movimenti che mi dicevano di fare, mi hanno fatto uscire la protesi dell’anca. Oltre alla fisioterapia, vado in palestra per riacquistare massa muscolare. Anche se il mio polpaccio non lo recupererò. La mia vita è cambiata. L’Inail mi ha riconosciuto un’invalidità del 80%, dopo tre anni e mezzo inizio a capire cosa è successo. Ho trascorso mesi senza potermi muovere. I medici pensavano che non tornassi a camminare. Oggi mi rendo conto che cose normalissime ho difficoltà a fare: non dormo più. Prima cercavo di riposare sul fianco destro ma non riuscivo, poi con tanto dolore ho provato a spostarmi sul sinistro ed infine la soluzione è di passare le notti in bianco.

Mi sento di intralcio. Se esco con gli amici, non riesco ad accendermi neanche una sigaretta in libertà. Devo fermarmi, trovare un sostegno, mettermi il bastone fra le gambe ed accendermi la sigaretta. Così non riesco a relazionarmi. Non ho più neanche una vita sessuale. Con l’aiuto della mia famiglia sto cercando di combattere la mia depressione. Quando non potevo camminare mio padre mi prendeva con la sedia a rotelle e mi faceva uscire. Però ho la testa del Flavio di prima, dentro il corpo di un altro. Non è facile.»

Il padre del ragazzo quando è accaduto l’incidente era a Torino per lavoro. Tornò a Tagliacozzo e si diede da fare per capire com’è avvenuta la dinamica dell’incidente. Ci sono versioni discordanti fra quella del figlio e l’altra parte, un poliziotto. La vicenda non è chiara, c’è un procedimento in corso.

La battaglia più dura è il ricollocamento. La mamma si domanda perché suo figlio non riceve l’attenzione alla quale ha diritto:

«Dov’è la protezione, se fa parte delle categorie protette? Al sindacato ci hanno detto a chiare lettere che deve trovarsi una raccomandazione se vuole tornare a lavorare».

L’Anmil di L’Aquila, lo sta aiutando a cercare un nuovo lavoro, ma non è semplice. Da un anno circa cammina senza sedie a rotelle, con l’aiuto di un bastone. È stato possibile per la sua grande forza di volontà. È autonomo, può portare la macchina.

«Sto cercando di crearmi più possibilità per un impiego. -dice Flavio- Purtroppo non ho finito la scuola. Però ho fatto un corso l’anno scorso di Office ed ora ne sto facendo un altro come Operatore di Web. Così ho di nuovo contatti con la società. Ma a volte ho pensato di togliermela vita. Dal giorno dell’incidente non ho più lavorato. Neanche un giorno di prova. Non ricevo nessuna risposta alle mie richieste, ho spedito molti curricula, ma tutto tace. Sembra come se mi sbattessero una porta in faccia. La mia volontà l’ho dimostrata anche cercando di mettermi in proprio. Volevo realizzare una piscina per la riabilitazione a Tagliacozzo. L’Inail mi disse che mi avrebbero rimborsato il 50%. Ma dovevo presentare prima un progetto. L’architetto mi ha chiesto 15.000 euro. Come posso affrontare una spesa simile se non ho la certezza che venga approvata la mia proposta? Allora cerco disperatamente un lavoro.» Prosegue la mamma: «Ma chi non conosce nessuno, deve morire di fame? Saremmo contenti anche di un lavoro part-time»-continua Flavio- anche se la mia famiglia ne avrebbe bisogno: mia madre è casalinga mio padre ora è disoccupato e anche mio fratello. Prendo un vitalizio di circa 1.200. Qualcuno mi ha detto che ho già il mio riconoscimento. Ma perché non si informano. Io affronto molte spese: la fisioterapia, l’automobile, la palestra, le calzature, ecc. Ho dovuto attingere dai risparmi che avevo messo da parte. Inizio a sentirmi inutile per la società. Ora c’è un concorso al comune di Tagliacozzo, credo che se perdessi questa opportunità, non so se riuscirò ad avere ancora speranza.»

«Non lo faccio per una questione di soldi,

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