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Padroni di niente, servi di nessuno

Votiamo perchè?

Decrescita. Parola chiave per definire oggi la situazione all’interno dei partiti in Italia. Però c’è una netta sproporzione fra gli iscritti ai medesimi (circa due milioni) e gli elettori che si recano alle urne (quasi undici milioni nel 2006). Il contatto più diretto per i cittadini con la classe politica dovrebbe essere quello locale, nei comuni. L’anno scorso in molte città ci sono state le amministrative e non importa in quale, ma ecco alcune motivazione che hanno determinato la scelta del voto.
Simona, 30 anni, tirocinante presso uno studio associato di avvocati. «Da quando avevo 18 anni ho sempre votato a sinistra. L’Avvocato presso il quale faccio tirocinio era candidato. Mi disse: “Non voglio sapere neanche la tua appartenenza politica. Devi votarmi!” Ero costretta a fare una cosa aberrante per come la penso. Alla fine la soluzione è stata: voto disgiunto. Consigliere di centrodestra e sindaco di centrosinistra.»
Domenico, 56 anni, barista. “Ho votato uno che poteva far riavvicinare mia figlia che lavora fuori.”
Gregorio, 24 anni, commesso. «Ho votato chi ha raccomandato mio fratello per entrare in un’azienda municipalizzata. Anche se non l’ho trovato molto giusto perché la mia famiglia pagò anche, ma se ciò serve per il lavoro.»
Roberto 55 anni, disoccupato. «Ho militato per una vita a sinistra. Ho sempre creduto nei valori in difesa dei deboli, dei lavoratori, ecc. Avevo un incarico politico alla Regione. Dopo le elezioni politiche, fui messo alla porta. Mi sono ritrovato senza più un reddito ed una famiglia da campare. Molto ferito, ho giurato a me stesso che non sarei più andato a votare.»
Beniamino, 50 anni, impiegato. «Ho dovuto votare il figlio di un avvocato. Non ho potuto dire di no perché in passato mi favorì.»
Manola, 21 anni, disoccupata. «Alle primarie del 2005 ho votato per un partito con un albero. Per il comune ho votato un ragazzo candidato a destra che mi ha chiesto il voto ad una festa.»
Maurizio, 53 anni, sociologo. «Sono sempre stato di sinistra, ho fatto parte di organismi politici e credo che la politica abbia bisogno di un cambio generazionale. Perciò ho votato una precaria laureata: ho pensato che potesse rappresentare una condizione presente oggi in Italia.»
Questo è un campione che rappresenta uno spaccato di realtà, ma dimostra quanto sia difficile trovare dei militanti che votano per appartenenza ideologica. Questo stesso campione si lamenta quotidianamente dell’attuale classe politica, ma fra essi ci sono persone che supinamente accettano queste situazioni di “velato” voto di scambio.

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