Censurati.it

Padroni di niente, servi di nessuno

San Libero n. 359 – 16 aprile 2008

In sostanza, dopo la tivvù, l’acqua, i telefoni e un po’ di altre cose, hanno privatizzato la politica. Puoi votare Coca-cola e questo è facile, basta votare per l’uomo più ricco del regno sperando che qualche soldino rotoli fino a te. O puoi votare Pepsi, e qui devi perdere un po’ più di tempo a leggere i giornali. Comunque per uno dei due. Alla fine ha vinto Berlusconi ma ha vinto – a modo suo – pure Veltroni. Abbiamo perso Peppone, Don Camillo, ed io. La politica è una cosa troppo importante per lasciarla fare alla gente comune, è l’idea di ora. Possiamo applaudire i politici, gridare viva e abbasso, ma far politica noi poveracci è cosa ormai d’altri tempi, come il maestro Manzi o l’idrolitina. Veltroni non solo non si dimette, ma è anzi commosso; Berlusconi non solo non finirà in galera, ma ci manderà giudici e carabinieri. E va bene. Adesso spariamo un po’ sulla croce rossa.

Veltroni. Andare a una lotta per un premio di maggioranza proclamando per prima cosa “corro da solo” significa istantaneamente trasmettere il messaggio “cerchiamo di perdere le elezioni, e in compenso sbarazziamoci di Prodi, di D’Alema, dei cortei, dei sindacati e di tutte quelle noiose faccende che c’impediscono di fare i Grandi Leader senza dar conto a nessuno”. Confusione e basta. Ora non c’è più confusione, c’è Dell’Utri, c’è Caldiroli, pazienza, in compenso nel nostro feudo finalmente comanda uno solo. Come in Russia, dove Putin del comunismo s’è tenuto il potere assoluto e la disciplina, e ha buttato alle ortiche tutto il resto.
(Una campagna cominciata con un “Vinceremo come i Giants di Chicago” e finita con un “Pronto Duce? Mi congratulo per la sua vittoria! Come fa Al Gore!”).

Bertinotti. Si poteva fare una sinistra decente. Con Vendola, con Zanotelli, comunque non con un segretario di partito. S’è fatta una sinistra di notabili, col capo del partito A, il vicecapo del B, ecc. Tutankamon in rappresentanza di Egitto Alternativo, Hammurabi per la Sinistra Babilonese, ecc. “Mi dimetto” è una risposta da otto settembre. Il problema non era attacccarsi o meno alla falcemartello (la coperta di Linus). Era se fare una sinistra di giovani, con tutti i particolari antipatici che ciò comporta, o mantenersi attaccati alle piccole poltrone foderate di rosso.

Beppe Grillo. Tanto utile prima, quanto coglione poi. “Non si vota! Astensione!” e un minuto dopo “Vota Puro-e-Duro! La lista della rivoluzione!” (questo in Sicilia) è esattamente quel che faceva, temporibus illis, Servire il Popolo. E’ andata com’è andata.

Di Pietro. Non mi ha nemmeno telefonato per dirmi che non è d’accordo col suo collega di schieramento Salvo Andò, quello che ha messo in programma “basta coi professionisti dell’antimafia” (cioè, filologicamente, con Paolo Borsellino). Orlando, per prima cosa, ha detto che “perlomeno ci siamo sbarazzati della sinistra”. Anche i migliori peggiorano, con le cattive compagnie.

Dalla Chiesa. Non ha preso neppure un voto. Più che altro perché non l’hanno neanche candidato. I voti, a Milano, li doveva portare il figlio di Colaninno. Napoleonico.

Finocchiaro. Era la Segolene italiana, era la futura presidente del consiglio donna, era qua, era là. Ora è semplicemente il politico più catastrofico dell’intera storia politica della Sicilia. Che avrebbe straperso si sapeva già, visto che non aveva mai vinto un’elezione. E allora perché l’hanno presentata (non ci voleva un genio per capire che la Borsellino avrebbe preso più voti)? Perché l’ha ordinato Veltroni, alla faccia della democrazia. E noi antimafiosi non siamo stati nemmeno capaci (ognuno per sè e Dio per tutti) di tenerla lontana da un’elezione in cui ci si giocava dieci anni di Sicilia.

Bossi. E’ riuscito a far digerire ai lombardi la perdita delle fabbriche, che ora sono in Cina. Bravo. Come Goebbels, quando riuscì a persuadere gli operai di Berlino che la colpa dell’inflazione era degli ebrei.

Fini. Fini chi?

Prodi. Per ironia della storia, l’unico a far vincere (per due volte) la sinistra è stato un democristiano. E – ironia esagerata – per due volte è stato accoltellato alle spalle da un ex “comunista”.

Cipputi. Il popolo di sinistra. Il meglio dell’Italia, quel che una volta ne faceva un paese civile. Ha votato disciplinatamente come gli hanno detto i capi. I capi via via erano Stalin, Togliatti, Berlinguer, Occhetto, D’Alema, Arlecchino. Hanno obbedito a tutti, con eroica disciplina. Forse sarebbe stato meglio obbedire di meno e ragionare di più.

Noialtri. Non siamo stati all’altezza. Neppure i socialisti lo erano stati, quando salì Mussolini. Erano convinti che si trattasse ancora di destra e sinistra, che Benito fosse solo un sabaudo più cattivo degli altri. Non era così. Ci vollero proprio i giovani per capirlo (Gobetti, Gramsci e compagnia) e anche stavolta le carte della sinistra sono in mano all’ultima generazione. Ai vecchi il compito, essenzialmente e per chi ce la fa, di non tradire. I partiti che butteranno giù Berlusconi non hanno ancora neanche un nome. Eppure in un certo senso stanno già nascendo, e proprio ora.

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Come mai

Ma come mai Zapatero, invece, ha vinto?

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Documenti

< Io Romano, fig.lo del quondam Mario Prodi di Bologna, dell’età mia d’anni 68, constituto personalmente in giudizio, e inginocchiato avanti di voi Emin.mi e Rev.mi Cardinali, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l’aiuto di Dio crederò per l’avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la Ss.ma Cattolica e Apostolica Chiesa. Ma da questo Santo Offizio, per aver tenuto, difeso e insegnate in voce e in scritto, la falsa dottrina che i cittadini siano eguali fra loro, sono stato giudicato veementemente sospetto d’eresia.

Pertanto volendo io levar dalla mente delle Eminenze Vostre e d’ogni fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, e eresia e setta contraria alla S.ta Chiesa; e giuro che per l’avvenire non dirò mai più né asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simile sospizione; ma se conoscerò alcun eretico o che sia sospetto d’eresia lo denonzierò a questo S. Offizio, o vero all’Inquisitore o Ordinario del luogo, dove mi trovarò.

Giuro anco e prometto d’adempire e osservare intieramente tutte le penitenze che mi sono state o mi saranno da questo S. Offizo imposte; e contravenendo ad alcuna delle dette mie promesse e giuramenti, il che Dio non voglia, mi sottometto a tutte le pene e castighi che sono da’ sacri canoni e altre constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate.
Io Romano Prodi sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; e in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia abiurazione e recitatala di parola in parola, in Roma, nel convento della Minerva, questo dì 15 aprile 2008. >
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Web e politica

La nuova politica passa dal web. In questo clima mediatico avvelenato da una campagna elettorale sempre più simile al tifofa bene al cuore scoprire che c’è ancora qualcuno che vive la comunicazione politica come uno strumento di cambiamento e non di propaganda. Tra questi c’è Lucia, una ragazza appassionata di tecnologie e candidata alla circoscrizione Castellamare per le elezioni amministrative di Pescara, che mi ha scritto per segnalarmi il suo sito web. Non ho neppure guardato qual è il suo partito: quando si tratta di comunicazione, le coordinate che contano sono quelle alto/basso e non destra/sinistra. A partire dallo slogan “Fà Volare le tue idee”, molto più bello ed efficace di quello costruito dagli spin doctor del PD, il sito di Lucia è lo specchio di una generazione che non affida più al tecnico di turno la comunicazione online, ma la usa intenzionalmente e in prima persona. Basta guardare i blog ammuffiti della vecchia politica per capire la differenza tra chi usa la rete come strumento di azione diretta e chi non riesce ad andare oltre l’idea di una vetrina con “cyber-santini” che sostituiscono le vecchie immaginette col faccione.

Sono andato sul sito di Barack Obama per vedere un video, e ho cominciato a ricevere via email richieste di contributi economici alla sua campagna elettorale; ho provato a scrivere a Veltroni per alcune domande sulle sue politiche di pace, ma sul sito del PD non c’è traccia di un indirizzo diretto, e anche dopo averlo ottenuto per altre vie la risposta non è mai arrivata. Il sito di Lucia, invece, è nato attorno all’idea di una festa dell’integrazione dove far giocare assieme bambini e migranti, contiene informazioni utili e spendibili da chiunque, indipendentemente dall’orientamento politico, e fa riflettere sul fatto che per realizzare pienamente il potenziale di cambiamento che ora ci fanno intravedere le nuove tecnologie sarà necessario aspettare che la nostra gerontocrazia decida di farsi finalmente da parte. Basta allungare lo sguardo un pò più in là per scoprire che la rete è piena di ragazzi che possono spremere il web a costi quasi nulli per ottenere nel mondo reale risultati superiori a quelli dei partiti, ancora inchiodati sulla trasmissione verticale in un’era di comunicazione orizzontale. [carlo gubitosa]

Bookmark: http://www.luciazappacosta.it/

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Paola Favaretti wrote:
Buongiorno sign. O.,
vivo a Auckland ( New Zealand) e sono molto interessata a leggere giudizi e opinioni su quello che accade in Italia e quello che si pensa in Italia.
Sono nata nel Veneto ma vivo all’estero da piú di 25 anni. Essendo partita dall’Italia all’inizio del ’79, per lunghi anni ho continuato a ricordare l’Italia come io l’avevo vissuta nella mia abbastanza tranquilla esistenza. All’universitá ci si preoccupava degli estremismi di quegli anni ma non si parlava assolutamente del tema mafia. Per me era un fenomeno probabilmente estinto o di relativa poca importanza e soprattutto locale , laggiú al sud. Naturalmente ho imparato , durante gli ultimi 30 anni come eravamo , o meglio ero, totalmente inconsapevole di una realtá globale.
Tra le mie letture via internet ho trovato il sito san libero e la sua offerta di mandare l’e-magazine su richiesta della persona interessata.
Io sono genuinamente interessata a capire meglio il mio paese e la sua gente. Non ho nostalgie, né rimpianti. Ma credo di avere una mente aperta, curiosa e analitica. Voglio sapere di piú per capire di piú. La saluto.

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Nicola C. wrote:
< Per quel che mi riguarda forse la verità è che dopo 10 anni di peregrinazione su e giù per l’Italia ho maturato la convinzione in fin dei conti la Sicilia è il posto più moderno e più trendy del mondo e che vivere in Sicilia, oggi, significa essere 200 anni più avanti degli altri, significa vivere ciò che il resto dell’Europa vivrà fra due secoli: l’esplosione e la decadenza della nostra civiltà.
Vivere in Sicilia, quindi, significa essere dei privilegiati perché essa è il luogo più all’avanguardia che c’è e questo è il motivo che mi spinge a voler ritornare nella terra che fu di Archimede: voglio nuovamente godere dello status di privilegiato >
* * *
Caro Nicola, in Sicilia vivono persone normali, insieme a una minoranza di persone “non normali” che sono assolutamente disponibii a vendere il proprio voto. Questo non si verifica a Bologna o a Torino. Si verifica invece a Palermo. Dove peraltro è una tradizione abbastanza antica, generata – negli anni 50, come in altre città del Sud – essenzialmente dalla miseria.
Oggi però molti di coloro che vendono il proprio voto a Palermo non versano affatto in stato d’indigenza (automobili, satellitari, ecc.) ma sono semplicemente deprivati culturalmente; non percepiscono di avere dei diritti, nè dei doveri, nei confronti della collettività. Sono dunque tecnicamente “incivili” (“non-cives”).
Questa inciviltà, che non ha più giustificazioni sociologiche, va contrastata. I palermitani sono cittadini di una delle più importanti città d’Europa, non minorenni da trattare con paternalistica condiscendenza. Chi viene sorpreso a vendere il proprio voto dev’essere dunque esemplarmente punito, come per un delitto grave. E le elezioni, finché dura questa situazione, debbono essere condotte sotto controllo internazionale, esattamente come in certi paesi del Terzo Mondo.

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Patrizia Santoro, Palermo, wrote (al Giornale di Sicilia il 14 aprile 1985, ma è ancora attuale):
< Sono una onesta cittadina che paga regolarmente le tasse e lavora otto ore al giorno. Vorrei essere aiutata a risolvere il mio problema che, credo, sia quello di tutti gli abitanti della medesima via. Regolarmente tutti i giorni (non c’è sabato e domenica che tenga), al mattino, durante l’ora di pranzo, nel primissimo pomeriggio e la sera (senza limiti di orario) vengo letteralmente “assillata” da continue e assordanti sirene di auto della polizia che scortano i vari giudici. Ora io domando: è mai possibile che non si possa, eventualmente, riposare un poco nell’intervallo del lavoro o, quantomeno, seguire un programma televisivo in pace, dato che, pure con le finestre chiuse, il rumore delle sirene è molto forte?
Mi rivolgo al giornale, per chiedere perché non si costruiscono per questi “egregi signori” delle villette alla periferia della città, in modo tale che, da una parte sia tutelata la tranquillità di noi cittadini-lavoratori, dall’altra, soprattutto, l’incolumità di noi tutti che, nel caso di un attentato, siamo regolarmente coinvolti senza ragione (vedi strage Chinnici). Non mi si venga a dire di cambiare appartamento (e quindi via), perché credo che sia un sacrosanto diritto di ogni cittadino abitare dove meglio crede, senza, però, doverne subire conseguenze facilmente evitabili >

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Novità

Dai un’occhiata qua:
http://www.ucuntu.info

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Antonella Consoli wrote:

NEL PAESE DOVE C’ERA UNA VOLTA

< Nel paese dove c’era una volta
son scomparse le foglie
ma non è inverno >

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“A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare?” (Giuseppe Fava)
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