Censurati.it

Padroni di niente, servi di nessuno

risposta di Napolitano alla nostra Samanta

Signor Presidente,

mi chiamo Samanta Di Persio sono una ragazza di 28 anni precaria, membro del Comitato Centrale del Pdci. Non scrivo per me.

Il 1° maggio Lei ha consegnato le medaglie ai familiari dei Caduti sul lavoro della ThissenKrupp e di Molfetta. Lei sa che l’anno scorso sono morte 1047 uomini e donne. Lei sa che l’anno prima ne sono morti 1341, e sono morti l’anno prima ancora, ancora e ancora. L’Eurispes ha stimato che dal 2003 al 2006, nel nostro Paese i morti sul lavoro sono stati 5.252.

Quante lacrime, quanto dolore.

Lei ha vissuto la guerra, la resistenza. Io no. Lei ha potuto combattere per dei valori, per la libertà da una dittatura. Io no.

Oggi si devono portare avanti altre battaglie. Anch’io volevo lasciare qualcosa: un libro. Ho deciso di iniziare un viaggio per l’Italia, parlare con le persone che hanno perso i loro familiari sul lavoro. Quando ho iniziato ero digiuna sulle condizioni di lavoro, nel senso: so dai giornali, dalla televisione. Ma poi, quando ascolti e vedi con le tue orecchie e con i tuoi occhi, ti senti impotente di fronte all’inciviltà del nostro Paese.

Gennaro Di Lorenzo ha perso il fratello il 27 luglio 2007 schiacciato da una ruspa a Baiano (AV) ha lasciato moglie e una figlia, mi chiede: “Perché mio fratello è una morte di serie C? Perché è stato dimenticato? Perché neanche la Chiesa ha aiutato mia cognata?”.

Stefano Di Bartolomeo ha avuto lo schiacciamento del braccio all’interno di un batti stoccafisso. Non lavora più, ha un mutuo e due figli. Sarà costretto a vendere la casa; non ce la fa a pagare il mutuo.

Graziella Marota, Maddalena Risso, Milena Ben, Silvia Pellegrinelli. Sono delle madri. Hanno perso i loro figli. Di 23, 17, 21 e 17 anni. L’età dei giovani partigiani morti per la loro Patria. Però questi ragazzi sono morti per l’economia di questo Paese. C’è stato un processo. I padroni hanno avuto pochi mesi di reclusione e poi vivranno ancora. Anche le madri vivranno ancora. Queste sono le parole di Milena: “La disperazione è indescrivibile, non si può perdere un figlio per il lavoro. Non si metabolizza mai la perdita di un figlio, forse può diventare meno pesante, ma non sempre (purtroppo). Dicono che con il tempo si potrebbe anche accettare, del resto non rimane nulla da fare. Se riuscissimo a far resuscitare i morti, in tanti cercheremmo di provarci.La morte tragica di un figlio, con il passare del tempo fa solo sentire che hai perso per sempre la persona più cara che avevi, ti fa sentire impotente, sola in mezzo a tanta gente.”

Rita, ha perso suo marito per mesotelioma nel 2001. Ha lavorato alla Fincantieri di Monfalcone. Una donna che ha pianto durante tutta la nostra conversazione. Una donna che vuole quanto meno avere giustizia.

E poi ci sono le vittime dell’Ilva di Taranto. In pochi anni sono morti più di venti uomini. Poche donne hanno il coraggio di parlare, di denunciare affinché non muoia più nessuno lì dentro. Per Francesca Caliolo, vedova di Antonino Mingolla, anche una sola vita salvata è tanto.

Ce ne sono ancora e ancora. Non voglio dimenticarli, ho voluto raccontarle le vicende più strazianti, più rappresentative, quelle di cui nessuno parla e nessuno ricorda.

Questi uomini e queste donne, sono cittadini di una Repubblica fondata sul lavoro. Questi cittadini hanno una dignità. Questi cittadini hanno dei doveri, ma chiedono anche dei diritti.

Samanta Di Persio
samantadipersio@virgilio.it

pubblichiamo la risposta di Napolitano.

una piccola parte del lavoro di samanta, lo potete leggere nella sezione dedicata agli infortuni sul lavoro produciconsumacrepa

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7 thoughts on “risposta di Napolitano alla nostra Samanta

  1. Brava, samanta!
    lo so che questo per te non è certo un traguardo, spero che invece possa essere un aiuto, una molla in più per continuare.

    e io, nel frattempo, farò la mia parte!

    un abbraccio
    Marilena

  2. un iscritto al mio blog cdv.splinder.com commentando questo articolo che ho riportato nel mio blog scrive :

    < < vedi, cara senzafirma, quando scrivi che "ti senti impotente di fronte all'inciviltà del nostro paese...", vedi, mi viene dalle viscere una bella risposta: "PARLA PER TE!" , non mi sommare a quelli che la pensano come te sull'inciviltà. Spiego. Come d’abitudine, per la mia professione, commissiono lavori ad artigiani. sono un tale rompicoglioni sulla precisione e sulla sicurezza, che quando chiedo un preventivo, specifico anche le spese da esporre per CASCO, GUANTI, MASCHERINE, OCCHIALI, PARAORECCHI, VALIGETTE INFORTUNI, ecc... Regolarmente queste voci vengono esposte (non lo trovi stravagante?) e altri, almeno formalmente, scrivono che tali oggetti fanno parte del comune accessoriamento di lavoro. Gli operai arrivano, a mia domanda mostrano effettivamente di avere l’attrezzatura ma dopo 3 minuti esatte si tolgono casco, guanti, ecc... NON NE VOGLIONO SAPERE. Perché mai dovrei sentirmi accomunato con degli ignoranti incalliti. Mi sento offeso dal tuo scritto. perché non fate un giro tra i cantieri, interrogate i lavoratori e sentite cosa vi dicono? ed eventualmente fate il culo a chi di dovere? sarebbe più civile, non trovi? basta fare di tutta l’erba un fascio ... come benito. Vedi per esempio, c’è una legge che obbliga l’uso del casco per i motociclisti. vai a napoli a vedere e sentire come ti mandano affanculo se glielo vuoi far portare. allora, scura l’affondo, modera, ti prego. PS PS non dare più del lei al presidente, mica sei un suddito con meno dignità! ciao >>

  3. qualcuno dica a questo utente che nessuno l’ha accusato di nulla, che datori di lavoro che vogliono la sicurezza (come lui) non ce ne sono poi così tanti, e che se Samanta avesse un cantiere da gestire certamente si sentirebbe più potente.

    Il fatto è che purtroppo leggi che permettono di non essere rispettate, non servono proprio a niente. Per far rispettare una legge DA TUTTI (e non solo da quelli con un coscienza, come te), bisogna che esistano sanzioni FORTI E CERTE. Sia se a non rispettare la legge è un datore di lavoro, sia se è un lavoratore cretino (non a caso quando si fanno i piani per la sicurezza si dice che le operazioni vanno fatte “a prova di scemo”).

    Quindi è lo Stato che DEVE pensarci, e Napolitano, come qualunque altra persona con cui non si abbia una certa confidenza, merita senz’altro il Lei.
    Secondo me.

    saluti

    Marilena

  4. …purtroppo leggi che permettono di non essere rispettate, non servono proprio a niente… bisogna che esistano sanzioni FORTI E CERTE…

    mi sento chiamato in causa, sono un artigiano e mi occupo di assistenza su macchinari presso le ditte, norme di sicurezza ce ne sono tante e cerco di rispettarle, principalmente per la mia incolumità ma certamente ho un’occhio di riguardo verso il macchinario che riparo. Se a distanza di anni detto macchinario causa un infortunio e viene rilevato che c’è stata una negligenza da parte mia è previsto il penale oltre a delle sanzioni. Su questo sono completamente d’accordo!
    Non sono d’accordo sul fatto che se io mi rifiuto di effettuare un’intervento poiché ritengo che si debba intervenire sostituendo parti per raggiungere un certo grado di sicurezza, ci sia subito altre persone che la riparazione la effettua con costi più bassi senza rilevare l’anomalia.
    L’ultima modifica sulla legge antinfortunistica entrata in vigore dal 1° Gennaio, si è risolta in una faccenda burocratica, con molti fogli da compilare, con tante liste di Dispositivi di Protezione Individuale, con una corretta analisi dell’ambiente in cui andrò ad agire, le eventuali interferenze presenti e cosa dovrò fare per eliminarle, gli arnesi del mestiere che utilizzerò…
    Purtroppo fino ad adesso nessuno è mai venuto in loco per controllare se quello che scrivo è corretto. Probabilmente è più comodo fare una legge seduti da una scrivania che andare per cantieri o industrie per constatare personalmente il da farsi, sì certo, se dovesse succedere qualcosa c’è sempre la sanzione ed il penale, ma intanto è avvenuto l’infortunio…
    Andrea

  5. sarebbe opportuno, certo, che ci fossero controlli e verifiche…
    ma certo chi fa le leggi non può anche occuparsi di questo.
    esistono gli ispettori del lavoro, ma i pochi che ho conosciuto io rilasciavano pareri favorevoli in cambio di assunzioni di parenti e amici…
    davanti a queste cose si pone il classico problema: controlli a tutto campo fino a far diventare il posto di lavoro una specie di carcere con nessuna libertà di azione, o interventi di rieducazione, di quelli che devono partire dall’asilo fino all’età adulta, in cui si ridìa un valore alla coscienza del singolo…
    boh, forse tutt’e due le cose…

    ci vorrebbe qualcuno bravo sul serio a legiferare e a far funzionare le cose.

    🙁
    Marilena

  6. puoi dire alla tua utente che dare del Lei a una persona come Napolitano, non vuol dire per forza essere suddito.

    Vuol dire essere educati, rispettosi sia verso una persona anziana che verso le istituzioni. Vuol dire non vomitare acido ogni volta che si parla di una carica istituzionale. Non è così che si cambia l’Italia.

    L’Italia è un paese meraviglioso. Cerchiamo di mandare meno affanculo le persone e di costruire e sensibilizzare di più con umiltà e rispetto.

    Un cambiamento, sono sicura che ci sarà.

    E’ nell’interesse di tutti. Ormai il fondo del barile è raschiato, bisogna solo ritrovare la carica per ricominciare da zero.

    “A coloro che potendo intervenire non sono intervenuti, tutti il nostro disprezzo””
    Ultimo

  7. certamente il compito di controllo non è di chi legifera ma di chi riceve uno stipendio per questa mansione. sono loro che dovrebbero “sporcarsi le scarpe” andando in loco, costringere tutti al rispetto delle norme.
    gli infortuni vanno prevenuti, una volta avvenuto l’unica cosa che possono fare è evitare che risucceda,ma come ho detto, dovrebbero sporcarsi il loro bell’abitino con visite periodiche A SORPESA senza preavviso ammonendo i responsabili della sicurezza prima, con sanzioni dopo un secondo controllo se non sono stati presi provvedimenti.
    la mia esperienza mi dice che ridurre il posto di lavoro in una specie di carcere è controproducente, chi lavora deve avere la possibilità di lavorare agevolmente, con la giusta sicurezza, troppo spesso vedo annullare i dispositivi di sicurezza sui macchinari poichè riducono la produttività e quello che mi sorpende è che spesso sono gli stessi dipendenti all’insaputa del titolare a svolgere questa manomissione.
    la sicurezza come è adesso è solamente una questione amministrativa dove in molti si arricchiscano con corsi vari.
    l’unica soluzione è la prevensione abbinata ad una corretta formazione da effettuare direttamente sul luogo di lavoro analizzando i rischi presenti e non in studi privati con tante, troppe nozioni teoriche.
    Andrea

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