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Padroni di niente, servi di nessuno

Falcone, me lo ricordo

di Massimiliano Coccia

Falcone io me lo ricordo, me lo ricordo bene.
Era maggio e faceva caldo, i mondiali c’erano stati da due anni e la gente aspettava con calma che arrivassero le ferie. A febbraio era cominciata Tangentopoli e mi spiegavano che stavano arrestando i politici che rubavano.
Poi ci fu uno scoppio, enorme, talmente lungo che durò fino a luglio e poi agli anni dopo, le bombe della mafia e gli attentati arrivarono fino a sotto casa mia, a Roma, a San Giovanni.
C’era paura nell’aria, il 23 maggio 1992, e faceva caldo, a Roma così come a Palermo, ci sono eventi che quando sei bambino ti segnano, mutamenti che cambiano una generazione, il 23 Maggio 1992 è cambiato qualcosa per la mia generazione.
Il fiume carsico della degli anni ’80 terminò, in strada c’erano ragazzi, che manifestavano per la giustizia, che vedevano l’omicidio di Falcone, e degli uomini della scorta come una profonda ingiustizia, un ingiustizia che ha cambiato il corso della storia recente del nostro Paese.
”Si muore generalmente perché si soli” diceva il giudice ucciso, e solo il popolo italiano ha lasciato Falcone e lo continua a lasciare tanti anni dopo.
Non servono più le celebrazioni ufficiali, non serve ricordare Falcone come si ricorda Mazzini o Cavour, non serve a niente che Maroni vada a Capaci, non serve più che i ragazzini vengano portati in viaggio a Palermo e poi fatti andar via. La Sicilia è come l’Africa, non serve più la beneficenza dell’antimafia compassionevole, istituzionalmente indignata che vive di convegni, non serve più perché il Paese è cambiato in peggio, non serve che l’ottimo Jovanotti dica che “Vaffanculo alla mafia”, perché sappiamo tutti che Jovanotti è contro la mafia, servirebbe che Jovanotti diverrebbe patrimonio anche della Sicilia e dei ragazzi siciliani, che ogni giorno scelgono di stare dalla parte della mezzeria, del non opporsi alla mafia, in Sicilia non serve beneficenza, serve cooperazione.
Falcone io me lo ricordo, sorrideva, amava la vita, amava l’Italia, amava la Sicilia.
Falcone me lo ricordo bene, mi ricordo bene la vedova Schifani, mi ricordo del cordolo dell’autostrada di Capaci verniciato di rosso, vero monumento civile al magistrato e alla sua scorta.
E oggi sedici anni dopo, che l’Italia è cambiata in peggio, mi manca Falcone, perché Falcone io me lo ricordo, ogni giorno.

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