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Padroni di niente, servi di nessuno

“Papà c’è” ma il tribunale non si pronuncia: continua a fare danni il mobbing affettivo e la malagiustizia

La storia è sempre quella che conoscete attraverso Censurati. L’abbiamo raccontata a più riprese: quasi quattro anni di vita processuale di un uomo, un professionista romano, che vittima di una separazione giudiziale continua a dar battaglia in tribunale per riuscire a vedere suo figlio di tredici anni che ormai non vede più da un anno e mezzo, perché vittima anche lui della separazione dei genitori.

Il suo è un caso chiaro e semplice di una sindrome di “alienazione genitoriale”: il minore è stato plagiato e condizionato dalla madre contro il padre e la famiglia paterna per scopi meramente utili al proprio tornaconto affettivo e patrimoniale.

Un figlio che non vuol vedere il padre è utile per una gestione “malsana” del potere affettivo esercitata dalla madre oltre che un controllo su aspetti meramente economici come, nel caso di una separazione giudiziale, la richiesta di addebito e di danni morali da parte della donna.

Insomma, un figlio che non vuole vedere il padre è utile sia come alleato nella battaglia giudiziaria e sia come “cassaforte”.Fino alla maggiore età è la madre, se affidataria, a gestire l’assegno di mantenimento per la prole e a vivere nella casa patrimoniale, anch’essa grazie all’affidamento del minore.

In questo caso, però, come ricorderete, il minore è stata periziato da una CTU ed affidato più di un anno fa’ ai servizi sociali territoriali in via temporanea, affinché essi provvedessero alla ripresa dei rapporti tra padre e figlio. Questo non è però avvenuto: la madre si è opposta a qualsiasi intervento in merito ed i servizi non hanno mai potuto incontrare il minore per un’opposizione forte e malsana anch’essa di origine materna.

Cosa hanno fatto allora i tre giudici riuniti in consiglio da quasi un anno? Hanno preso tempo: non hanno ancora messo mano all’unica sentenza che esiste in questo processo, ossia la prima sentenza di separazione che risale a tre anni fa’ e che riguarda solo gli aspetti preliminari di due persone che si separano e non hanno ancora risolto il caso.

La sentenza di questa separazione non è stata mai più ridiscussa, sia negli aspetti economici che in quelli relativi al minore, che periziato da uno psichiatra infantile per decisione del tribunale, risultava alienato e plagiato dalla madre, in evidente stato di fragilità emotiva e psicologica.

Tra qualche giorno, dopo quasi quattro anni dalla separazione dei coniugi, dopo una CTU, due relazioni dei servizi sociali, il peso di un onere di separazione per il padre di ben 5000 euro mensili, della perdita del potere di acquisto da parte dell’uomo a fronte della vita agiata e materiale condotta dall’ex coniuge, i giudici hanno deciso di ascoltare il minore. Evviva. Cosa potrà mai dire un minore alienato dalla madre da anni, che forse vuol vivere con papà?Sarà in grado di spiegare ai giudici perché non vuole vedere suo padre, nonostante tutto quello che il padre gli ha assicurato in questi anni? E soprattutto, saranno in grado i giudici di emettere una sentenza che possa far chiarezza e distribuisca responsabilità e meriti secondo giustizia?

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