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Padroni di niente, servi di nessuno

23 maggio, dalla morte alla vita, passando per la guerra

Quanto sto per scrivere è un proclama di guerra. La giustizia quasi mai piove dal cielo, per cui diventa una condizione per la quale bisogna lottare. In una giornata come quella di oggi, in cui ricorre la strage di Capaci dove Falcone, sua moglie e la scorta persero la vita, noi per rispetto a quel magistrato e per le istituzioni che ha difeso e onorato con la vita, dichiariamo guerra a tutte quelle persone che indegnamente usurpano una toga o un’uniforme. Vogliamo preparare l’elenco di tutte quelle persone che con dolo hanno amministrato la legge in maniera sbagliata, giocando con la vita di persone innocenti.

Pescara: caso Marsilii. Una ragazza viene accusata di lesioni aggravate (accoltellamento di un fratello). In prima pagina sui giornali locali. Dopo 5 anni di travaglio e 14 avvocati cambiati, si arriva al proscioglimento con formula piena. Inizialmente la ragazza è stata messa per sei mesi ai domiciliari, 3 giorni in carcere, e nonostante l’avessero pestata a sangue, nessuna cura. Il coltello incriminato, periziato, risulterà completamente PULITO, sia dal sangue che dalle impronte digitali. Chi poteva entrare in luoghi dove hanno accesso reperti sigillati? Come fa a risultare pulito un coltello da cucina che si usava per tagliare una bistecca?

Località protetta: Piera Aiello, testimone di giustizia e stretta collaboratrice del giudice Borsellino, dopo 18 anni di vita in località protetta, scopre che a causa di due cretini che usurpano idegnamente la divisa da carabiniere, tutta la città di Partanna sa la nuova identità, dove vive e chi frequenta. Anzi, non lo sanno tutti, ma le persone amiche dei boss del posto si. E visto che Cosa Nostra non dimentica, non vogliamo dimenticare neanche noi questo gesto irresponsabile di due persone che TUTTORA indossano la divisa.

La Maddalena: caso di Indio. Reo di aver preteso un’acqua pulita per tutti, è stato caricato su una camionetta di carabinieri, pestato e marchiato a sangue e riportato a casa. Era in funzione una telecamera accesa in una tasca, che ha ripreso tutto il pestaggio. Caso archiviato perchè “il ragazzo pensa davvero di aver ricevuto un’aggressione, ma non corrisponde a verità”. Gli infami continuano a usurpare una divisa. Trasferiti di pochi Km ma sempre con un’uniforme. Indegnamente.

Pescara: caso Filograno. Un ragazzo è testimone oculare di una serie di truffe praticate da un amministratore di condominio, assiste a minacce e intimidazioni, da testimone si ritrova indagato per falsa testimonianza, ingiurie e calunnia. Ascoltati i nastri che lo scagionerebbero, il PM (quindi l’accusa), chiede l’assoluzione. Il giudice lo interrompe, lo intimidisce, esce, dopo 5 minuti decreta: colpevole!.

Milano: caso Mariani. Una donna scopre un giro di associazione a delinquere con una serie di rivendita illegale di automobili e targhe dall’estero. Denuncia il fatto, si ritrova rinviata a giudizio e per lei viene richiesta l’interdizione perchè incapace di intendere e di volere. Gli stessi giudici, PM e avvocati, fecero la stessa cosa con un’altra donna, a cui sottrassero un ingente patrimonio, tra cui un immobile che adesso è diventato lo studio legale di uno di quegli avvocati. Assegnati tutor patrimoniali, si è visto prosciugare il patrimonio. 12 anni di processi e travagli giudiziari per la Mariani.

Marsala: caso Morsello. Un itticoltore che viene costretto a chiudere per fallimento nonostante un decreto legislativo lo impedisse. Un imprenditore rovinato, la sua famiglia anche. Ancora stanno aspettando giustizia.

Benevento: Un ingegnere partecipa a una gara d’appalto per apparecchiature di movibilità, si accorge di una turbativa nella gara, chiama i carabinieri, ricorre al TAR che gli da ragione per ben due volte. Non potendo accanirsi su di lui, viene avvicinato il suocero, a cui “amichevolmente” consigliano di far ragionare questo ingegnere. Dopo un diniego, comincia il travaglio giudiziario di un suocero reo di non aver dato “consigli salutari” al proprio genero, che non si piega a ricatti e ingiustizie. Dipendente comunale con regolare concorso vinto, finisce licenziato in tronco. Aspettiamo sviluppi.

Torino: Caso Arciere. Viene rubato un tesoro dal valore inestimabile, Arciere, un semplice maresciallo ma era il vicecomandate di Crimor, il gruppo degli uomini di Ultimo che hanno preso Riina (forse sta pagando per quello), trova molto di più di quanto è stato trafugato, ma viene arrestato, messo ai domiciliari perchè “perche’ AVREBBE POTUTO con questa operazione avere un riconoscimento in termini di carriera”. Il giudice quindi pensando che un carabiniere fa il suo dovere per motivi di immagine, lo arresta. E poi revoca gli arresti. Conseguenza: ora anche di lui si conosce il nome.

E non vogliamo parlare di Pino Maniaci, rinviato a giudizio per esercizio abusivo della professione. Non vogliamo parlare di Carlo Ruta, lo storico che per aver scritto la verità deve passare il suo tempo in aule di tribunali per la pubblicazione di documenti pubblici. Non vogliamo parlare dello stesso Ultimo, bastonato per aver preteso di arrestare il capo dei capi senza prima chiedere il consenso a chi di dovere (come ci si aspetta di solito). E stanno ancora aspettando il pagamento degli straordinari gli uomini della “catturandi”, che hanno messo le manette a zu Binnu. E non vogliamo parlare di me stessa, rinviata a giudizio per essere stata presente in un’aula di tribunale abituata a fare un po’ il bello e il cattivo tempo, con un’accusa di interruzione di pubblico servizio che non c’è mai stata. E ci sarebbero tante ma tante altre storie.

Insomma, la mia dichiarazione di guerra consiste nel pubblicare tutti i nomi e i cognomi di tutti quei responsabili che disonorando una toga, un’uniforme, un tesserino giornalistico, un ruolo istituzionale, offendono chi come Falcone, Chinnici, Cassarà, Livatino, Borsellino, Impastato, Fava, La Torre, Rizzotto, ha dato la vita per quello in cui credevano fermamente.

Proprio oggi, mentre molti commemorano la morte del giudice Falcone con le passerelle, noi vogliamo esaltare la vita, la bellezza, l’arte, saremo vicino ai vivi come Piera Aiello e chi continua a lottare nel silenzio, parlando nelle scuole, lontano dalle tv, dagli occhi di bue, dai riconoscimenti ufficiali, dalle targhe. Oggi si è costituita un’associazione di volontariato del capitano ultimo. Servirà a educare i ragazzi di strada e delle zone “basse” di roma, a uscire da un tipo di vita e scoprire la vita, la bellezza, l’artigianato, il teatro, la cultura, l’arte, la poesia.

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2 thoughts on “23 maggio, dalla morte alla vita, passando per la guerra

  1. Pescara: caso Marsilii.
    Dopo 5 anni di travaglio e 14 avvocati cambiati, si arriva al proscioglimento con formula piena.

    sono veramente contento!
    quando è stato dato il proscioglimento? la faccenda dal taccuinaggio abusivo è chiusa anche quella?
    Andrea

  2. si concluderà il 27 ottobre. Avrebbe dovuto finire prima ma il terremoto ha reso inagibile l’aula.

    i travagli di quell’accusa infamante di alessandra sono finiti, ma le torture no, le minacce neanche e le intimidazioni ancora peggio

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