Censurati.it

Padroni di niente, servi di nessuno

E ora, per cercare la verità sulla mafia, si chiede una mano a Totò Riina.

E’ indegno per qualsiasi Paese civile mettere alla gogna un uomo che arresta un mafioso, e chiamare il mafioso stesso ad autocertificarsi sull’estraneità dei fatti.

E adesso avremmo un po’ di domande da fare alla gente, e un po’ di NOMI E COGNOMI FINORA OMESSI DA TUTTI i giornalisti “perbene”, come Travaglio, Bolzoni, Lodato, Lo Biondo, Pennarola. E per ora mi fermo qui.

Andiamo per ordine:
E’ mai possibile che nessun giornalista, nessun magistrato, nessun procuratore che si occupi di antimafia, sappia la differenza tra controllo/sorveglianza a breve termine e controllo a lungo termine?
Anche l’investigatore privato del paesino di 500 anime sa che se si deve controllare una persona per 2/3 giorni il medoto è il controllo con ripresa costante, se l’appostamento deve perdurare per settimane/mesi (perchè come dice Ultimo stesso, il fine era di controllare chi entrava e chi usciva da quella casa, quindi seguire i Sansone, e ricostituire i circuiti politico imprenditoriali) la sorveglianza costante metterebbe a rischio di vita chi sorveglia, con l’aggravante di bruciare il posto da controllare. Però ci sarebbero stati dei bei funerali, su cui piangere tanto, magari i giornalisti “perbene” avrebbe fatto un articolo con encomio solenne, avremmo un morto in più e un martire in più. Il fine di Ultimo non era questo, e ora paga lo scotto di aver preferito mettere le manette a chi, latitante per anni, ha messo a ferro e fuoco il Paese, piuttosto che creare un martire da piangere in più.

Che cosa spinge i procuratori di Palermo e i giornalisti “perbene”, a COPRIRE i veri responsabili nell’arma dei carabinieri? Cominciamo a fare nomi, cognomi, ruoli ricoperti e falsità dette, sia all’interno delle istituzione che nella stampa servile.

1) Maggiore Ripollino (mai nominato da Travaglio, da Bolzoni, da Lodato, e da tutta quella gente perbene della stampa che segue i processi da casa perchè non hanno tempo da perdere, tanto ci sono le soffiate delle procure), maggiore dei Carabinieri che, contravvenendo all’ordine di non divulgare la notizia sull’ubicazione del covo, preferì bruciare il territorio dando alla stampa la notizia che la Procura INTERA,
Caselli incluso, aveva deciso di non diramare. Non ci risulta nessun provvedimento per preso, nè accuse di favoreggiamento, per questo atto sconsiderato.

2) Vittorio Aliquò, Procuratore aggiunto di Palermo che durante il periodo dell’arresto di Riina fece di tutto per mandare Ultimo e i suoi uomini a sorvegliare un posto CHE NON FOSSE VIA BERNINI, un luogo chiamato Fondo gelsomino, non abitato, non frequentato, ma secondo lui il vero rifugio di Riina. L’unico modo per continuare a sorvegliare via Bernini è stato assicurare ad Aliquò un controllo anche a Fondo Gelsomino, dimezzando così gli uomini a disposizione, i cui turni erano di 18/20 ore di lavoro al giorno. Lo stesso Aliquò durante il processo che si tenne contro Ultimo e Mori, produsse un documento falso, un falso diario, che Ingroia lodò per la “scrupolosa e minuziosa cronaca del dottor Aliquo’ in presa diretta“, diario in cui si parlava di un incontro con i vertici del Ros avvenuto il 27 gennaio 93, in cui si leggeva: seppur la procura sollecitasse l’effettuazione di una perquisizione nella villa di via Bernini, l’allora colonnello Mori “sembra non avere urgenza e dice che l’osservazione del complesso di via Bernini stava creando tensione e stress al personale operante, accennando alla sua sospensione”. Peccato che quel giorno Mori non era affatto a caltanissetta, ma nell’aula bunker di Rebibbia, INSIEME AD INGROIA, PER INTERROGARE CIANCIMINO. Ma non era un errore di data, perchè quella riunione non c’er mai stata. Nonostante tutto questo materiale falsificato per trame che non ci è dato sapere, nessuno avverte la necessità di aprire un fascicolo su Aliquò, un teste che produce documenti falsi in tribunale durante un processo per mafia, non deve essere così interessante, agli occhi di un PM.

3)Il generale dei Ros Sabato Palazzo, che tolse continuamente personale a Ultimo durante le operazioni, lo punì subito dopo l’arresto, smembrò la squadra, e fece di tutto per mandare Ultimo e i suoi uomini lontano dai Ros. Fu colui che diramo’ un’ansa in cui mise in chiaro il vero nome di Ultimo per la prima volta rendendo pubbliche le sue generalità. A seguito di un blitz anticamorra a Pozzuoli, è stato chiamato a rispondere a reati quali corruzione, falso, favoreggiamento aggravato e abuso d’ufficio. Questo signore, non è mai stato nominato da nessun giornalista (o siamo più informati di Bolzoni e Travaglio, o questi due OMETTONO VOLUTAMENTE di parlare di questa simpatica gente. Si fa notare, che per quanto riguarda invece la caccia a Provenzano, Cancemi disse al generale Palazzo il posto e l’ora in cui avrebbe potuto trovare il boss, ma non solo non andò lui, ma non fece andare neanche nessuno all’appuntamento. Vietato cacciare Provenzano, quindi, era prerogativa di Palazzo, non di Mori. Ma se aspettate che questi fatti escano su repubblica, diventeremo vecchi rimanendo ignoranti.

4)Antonio Ingroia, il 19 febbraio 2005, dopo la richiesta di archiviazione che fece dopo le udienze preliminari, dichiarò: “per noi sarebbe difficile andare a rappresentare un’accusa alla quale non crediamo“. Dopo l’intervento del Gip Vincenzina Massa che ordinò l’invito coatto a procedere (lo stesso GIP che scrisse qualcosa di una cassaforte strappata dalle mura di casa.. quando si vede anche oggi, ancora lì intonsa, non si capisce come fa fare le indagini, questo GIP) cambio’ linea e in 15 giorni riformulò l’accusa in base a prove inconfutabili, a suo dire, che però in tribunale non mostrò mai. Non solo, pur ritenendo Ultimo e Mori colpevoli (nonostante chiese l’assoluzione finale), fu deciso di non procedere in appello in tribunale, ma in televisione da Santoro. Il circo si chiude. Ci domandiamo: perchè un uomo che crede così fortemente nelle istituzioni e nella giustizia, decide di proseguire il processo in TV invece che in un’aula di tribunale? E cosa ha mai trovato di così pesante, quei 15 giorni di lavoro, che non avesse potuto trovare prima durante le indagini preliminari e durante l’udienza preliminare, durate anni? Prove inconfutabili, a suo dire, ma mai mostrate in dibattimento. Chi ha convinto Ingroia a cambiare parere?

5) Attilio Bolzoni, giornalista di Repubblica, l’uomo che adesso fa gli scoop su Riina e Massimo Ciancimino. E’ lo stesso Bolzoni che balbettava davanti al giudice, chiamato a testimoniare? E’ lo stesso Bolzoni che incalzato su alcuni fatti di cui ha scritto in passato è stato in grado di rispondere “non ricordo, non ho riletto il libro”? Come si fa a scordare il contenuto di un libro scritto da se stesso? E’ lo stesso Bolzoni che si trincerava dietro il segreto professionale per non rispondere agli avvocati e al presidente di tribunale? Lo stesso Attilio Bolzoni che dopo la sentenza di assoluzione “perchè il fatto non costituisce reato” scrisse su Repubblica che un reato era andato in prescrizione approfittando dell legge Cirami? E’ lo stesso Bolzoni che ora scrive che il teste Ultimo è stato assolto per insufficienza di prove? Tranquillo, Bolzoni, ora gliele costruiscono, le prove. A costo di chiamare Riina in soccorso. Ma… a parte lui (e qualche altro collaboratore che poi è stato smentito da altri suoi pari) quel papello, l’ha mai visto qualcun altro?

6)Sandro Provvisionato, è il giornalista che in posta privata si vantò con me per aver sollevato per primo i dubbi sulla perquisizione del covo. Disse che aveva scritto tutto su un libro e che non fu querelato da nessuno, e per questo deve essere vero. Ci sono milioni di persone non querelate mai da nessuno, eppure scrivono un mare di bestialità. Però lo possono fare, sono giornalisti, loro. Sono persone “perbene”.

7) Saverio Lodato: giornalista de L’Unità, che davanti al giudice si scusò per aver scritto cose non vere, e chiedeva scusa ai suoi lettori, perchè il periodo di riferimento, gennaio ’93, era inesperto e non sapeva ancora molte cose. Il giorno dopo, usci’ di nuovo un articolo al vetriolo con infamie, le stesse di cui si scusava davanti al giudice. Era Lodato che scrisse il libro insieme a Travaglio “Gli Intoccabili”? E’ sempre sul libro di Travaglio e Lodato che si trovano tutte le informazioni contenute sul diario di Aliquò che poi si scoprì essere un falso? Dobbiamo supporre che la fonte di Travaglio e Lodato sia Aliquò, un teste che ha disperso energie nelle fasi della cattura, che dimezzò la squadra mandandola altrove e che poi produsse in dibattimento un documento falso su cui nessuno fece obiezione neanche dopo che fu scoperto il falso? Il circo si richiude.

Sono sempre loro, si dividono, si riuniscono, ma gli attori protagonisti sono sempre loro: i giornalisti sopra citati, i PM e chi ha lavorato con e per loro.

Ci sono cose che poi non riusciamo a capire. Come mai un pentito ascoltato mentre parla con i suoi durante un’intercettazione ambientale, viene creduto meno di uno che collabora a richiesta e per interessi personali?

Chi è che sta trattando con la mafia, quindi: i giudici di adesso che chiedono l’aiuto di Riina e di Massimo Ciancimino (che è l’unico che è riuscito a far credere di ricordare solo dopo un anno di processo di avere un DISCHETTO con tutti i tabulati dei ROS sulla mancata cattura di Provenzano. E qui non vado oltre, perchè chi sa un po’ di informatica sa che la cosa è praticamente impossibile).

Non è trattare con Cosa Nostra, questa ricerca ossessiva di prove per un papello che, a parte Bolzoni, nessuno prima aveva mai sentito nominare? Ne hanno parlato alcuni collaboratori di giustizia perchè (cito testualmente) l’hanno “saputo leggendo Repubblica”.

E perchè, se Riina era stato venduto, non l’hanno messo nelle mani dei carabinieri locali, invece di chiamare Ultimo che stava lavorando in tutt’altra zona, all’epoca?

E perchè, se doveva essere consegnato, Aliquò non voleva che si controllasse via Bernini ma spostò l’attenzione su Fondo Gelsomino? Nessuno l’avrebbe arrestato, Riina (come fu per i 30 anni precedenti), se si fosse sorvegliato il posto sbagliato.

Come mai, nel processo di Ultimo, non furono tartassate di domande persone come Caselli, che si limitò a leggere le vecchie relazioni di 15 anni prima, senza tentare neanche di ricordare cosa fosse avvenuto? E perchè Caselli non si presenta nemmeno ai processi chiamato come teste (faccio riferimento al processo Mori Obinu), motivando con “impossibilitato per motivi personali”? Manca solo Bolzoni che dice “a casa la sapevo” e sembra una fiction. E ci sarebbe da ridere, ma non è una comica, è la giustizia italiana, che fa autocertificare il capo della mafia (che negava anche l’esistenza della mafia stessa) della propria innocenza, e che mette alla gogna un capitano dei carabinieri, che per due milioni di vecchie lire al mese, si ritrova dopo la duomo connection, dopo le indagini quotidiane sull’ecomafia, dopo l’arresto di Ganci, di Riina e di innumerevoli altri, ad essere linciato mediaticamente. Proprio come lo fu Falcone a suo tempo. Nessuno ha mai pagato per le infamie, finora. Mi auguro che comincino da oggi, però.

Tutte le dichiarazioni fatte per questo articolo, posso essere verificabili dalle udienze dei singoli testi deposte in tribunale, ormai atti pubblici perchè l’assoluzione è passata in giudicato a da qualche annetto, ormai. Checchè se ne dica in giro, e nonostante le insinuazioni di chiunque. Invito chiunque a un confronto pubblico sul caso, incluso Salvatore Borsellino, che da come parla, sembra molto più informato dei magistrati stessi. Eppure anche lui parla di cassaforte strappata dalle mura. Non sappiamo se informato male (imbeccato, direi) o in buona fede. Difficilmente però si insinua il dubbio con la buona fede e con precise accuse.

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