La scorta a Ultimo è uno status simbol, lo dice un parlamentare

Non pensavo esistesse un simile grado di superficialità in parlamento (preferisco parlare di superficialità perchè l’alternativa è stupidità estrema). Molti sapranno della scorta tolta a Ultimo senza nessuna giustificazione, senza nessun segnale di scampato pericolo. Per far vedere quali sono i pericoli facciamo parlare i rapporti della DIA consegnati alla Procura di Caltanissetta, che forse sono più credibili di un giornalista qualunque.

PROCURA DELLA REPUBBLICA

Presso il Tribunale di CALTANISSETTA

Direzione Distrettuale Antimafia

Documentazione estratta dalla Richiesta per l’applicazioni di Misure Cautelari del 11 novembre 1998, inerente al procedimento contraddistinto con il numero 1902/98 R.G. modo 21, D.D.A.

2) Il progetto di attentato nei confronti del Capitano dei Carabinieri “ULTIMO”. Correlazioni con le dichiarazioni rese da Salvatore CANCEMI e da Gioacchino LA BARBERA: configurabilità del reato di istigazione di cui all’art. 302 c.p. nei confronti di Bernardo PROVENZANO.

ANZELMO dichiarava di avere avuto riferito da Raffaele GANCI di un incontro, avvenuto dopo l’arresto di Salvatore RIINA, al quale partecipavano Salvatore CANCEMI e Bemardo PROVENZANO, nel corso del quale quest’ultimo manifestava l’intenzione di uccidere, ovvero di eliminare, l’Ufficiale dei Carabinieri che aveva coordinato le operazioni di arresto di Salvatore RIINA. Al riguardo, evidenziava che il PROVENZANO li sollecitava ad attivare ogni “canale informativo” per raccogliere le necessarie informazioni e che il CANCEMI aveva manifestato le sue perplessità con riferimento all’opportunità di porre in essere tale crimine nel quadro della più ampia strategia divisata da Cosa Nostra, anche in considerazione del proliferare del fenomeno dei collaboratori di Giustizia.

Si riporta qui di seguito il relativo brano delle dichiarazioni:

R: – Ah sì, mi ricordo che Ganci Raffaele mi disse che si erano incontrati con Bino Provenzano e che se non vado errato, se non ricordo male, si parlò di intercettare questo capitano che aveva arrestato diciamo a Totò Riina.

D: – Sì, interrompiamo un momento che arriva una telefonata (interruzione) Allora, sono le 11.43, dopo qualche secondo si riprende la registrazione interrotta. Allora, stavamo dicendo, si parlò durante…

R: – Durante questa riunione Bino Provenzano dicendo che era interessato di intercettare questo capitano che aveva arrestato diciamo a Totò Riina.

D: – Ma è una cosa normale questa che lo faceva, cioè si capì lo spirito di questa cosa, cioè era per vendicare l’arresto di Riina…

R: – Sì, proprio per quello, per ucciderlo.

D: – Eh. Quindi come una forma di vendetta, ma…

R: – Sì, sì, sì.

D:- Ma era una cosa reale, oppure c’erano i presupposti, perché…

R: – Ma questo non lo so se c’erano i presupposti, però diciamo che…

D: – Sapevate chi era?

R: – No, no io non lo sapevo chi era, io non lo sapevo, si doveva vedere di intercettarlo infatti mi sembra che ho detto, di vedere di sapere qualche cosa in merito a questo capitano.

D: – Quindi allora il discorso è Provenzano, sotto un certo profilo, dà incarico anche a Ganci Raffaele…

R: – A Totò Cancemi di vedere, di attivarsi per vedere di sapere qualche cosa. (vedi pago 10 trascrizione interrogatorio del 4 marzo 1998).

R:- SÌ, anche perché io ricordando meglio, in quel famoso appuntamento che ci ha Bino con Ganci Raffaele e Totò Cancemi, forse lui… ci… in virtù di questa situazione che… Bino Provenzano ci dice di vedere di attivarsi per ritrovare a questo Capitano Quarra (?), lui tipo che tra noi forse mi sembra che ci disse ma ‘Zu Bino, lui pensa che ancora dura questa Cosa Nostra? Una situazione del genere…

D: – Cioè dicendo dopo l’arresto di Riina ancora dura questa Cosa Nostra?

R: – SÌ una cosa di questo genere.

D: – E questo chi glielo ha riferito?

R: – Ganci Raffaele.

D: – Ganci Raffaele, ma no era già andato in carcere?

R: – No, no, mentre eravamo fuori, dice mischia dice Totò ci ha (incomprensibile).

D.- Quindi ?

R: – Una parola di questo genere ora non ce l ‘ho chiara, comunque una situazione di questo genere.

D: – Oppure dobbiamo fare la guerra allo Stato perché…

R: – Non mi ricordo dottore però una situazione di questo genere, tipo per dire che, … diceva che, ma ancora a durare sta… una cosa di questa non mi ricordo, infatti Ganci Raffaele però, Ganci Raffaele la commentava cosÌ scherzosamente, allora può darsi che lui magari ci fece diciamo poi… D: – Ho capito, lui si è spaventato…

R: – Sì.

D: – Che lo dovevano ammazzare…

R: – Sì…

D: -Allora tanto vale…

R: – SÌ.

D: – Si andò a presentare…

R: – Noi cosÌ ce lo siamo spiegato.

D: – Presso i Carabinieri. Ho capito, e quindi a lei risulta certamente questa, queste cose, le risultanoperchègliele ha dette…?

R: – Che cosa mi scusi… (vedi da pag. 27 a 29 trascrizione interrogatorio del 4 marzo 1998).

Le suddette indicazioni dell’ ANZELMO hanno trovato una significativa confenna in quelle precedentemente rese da Salvatore CANCEMI (vedi verbali di interrogatorio del 22.07. 1993;del 27.08.1993, del 16 e 17.11.1993, deI 14.12.1993 .deI 24.03.1994,. da pag.229 a pag.231 della trascrizione della deposizione del 19 aprile 1996, resa nell’ambito del dibattimento Capaci), il quale ha riferito di aver partecipato ad una riunione tenutasi nel mese di maggio 1993, nella zona di Villa Serena, unitamente a Raffaele GANCI e a Bernardo PROVENZANO, nel corso della quale quest’ultimo aveva riferito che occorreva “prendere vivo” o, ove non si fosse riusciti nell’intento, ammazzare il Capitano dei Carabinieri noto con lo pseudonimo di “Ultimo”. Evidenziava che, nell’ occasione, sia il GANCI sia lui stesso, avevano manifestato una non adesione al proposito di detto progetto criminale,che, pur dovendo si ricollegare ad un desiderio di vendetta nei confronti dell’ autore dell ‘ arresto di Salvatore RIINA anche per il trattamento a questi riservato immediatamente dopo la cattura, si poneva come una continuazione della “strategia di sangue e di terrore precedentemente perseguita insieme al RllNA ” anche se non rientrava nella pianificazione originaria. (vedi in particolare, su quest ‘ultimo punto, il verbale del 24.03.1994).

V’è, poi, da rilevare che anche Gioacchino LA BARBERA ha reso dichiarazioni, pur non rivestendo un ruolo di vertice all’ interno dell’ organizzazione, che consentono di riecheggiare quelle rese dall’ ANZELMO e dal CANCEMI, posto che Leoluca BAGARELLA gli aveva richiesto, come già abbiamo avuto modo di evidenziare nel corso della presente richiesta, di acquisire informazioni per individuare il luogo ove l’Ufficiale dei Carabinieri si trovasse (vedi pagg. 43 e 44 trascrizione dell ‘ interrogatorio del 3.10.1998). La circostanza assume notevole valenza, in considerazione del soggetto che richiede al LA BARBERA l’acquisizione delle informazioni. Infatti, ciò dimostra che il PROVENZANO separatamente aveva svolto una funzione di istigazione nei confronti del BAGARELLA, che rivolgendosi al LA BARBERA ha dimostrato che la condotta istigatrice del PROVENZANO veniva da lui accolta. Ma non solo, ciò dimostra che i contatti tra i vari capi mandamento continuavano ad avvenire sia pur con un ulteriore frazionamento ed una sempre crescente prudenza.

Gli elementi di prova su richiamanti consentono di ritenere dimostrato che il progetto criminale da concretizzare in pregiudizio del Capitano Ultimo rientra nel più ampio disegno cospirativo, sul quale ci siamo soffermati. Lo stesso presente, tuttavia, la peculiarità di essere scaturito dalla spinta emozionale seguita all’arresto del promotore dell’ organizzazione, che quest’Ufficio ritiene essersi costituita, per quanto si è già detto nel corso della presente richiesta, a far data dal 1991. Non vi può essere, in effetti, dubbio alcuno sul fatto che ontologicamente tale delitto programmato rientri nello schema dell’ attentato per finalità terroristiche e nel sequestro di persona a scopo di terrorismo e di eversione, non solo per il fatto che lo stesso, così come ha sottolineato il CANCEMI, si colloca, pur sempre, in un’ ottica di scontro con lo Stato, ma per l’inevitabile sconcerto che la sua attuazione avrebbe prodotto nella pubblica opinione, posto che, nell’ immaginario collettivo lo stesso non poteva che essere letto come una incapacità da parte dello Stato di tutelare i suoi funzionari più qualificati e impegnati.

ecco, a seguito di questi documenti fu assegnata la scorta, e da allora nulla è cambiato. Anzi, è cambiato che adesso lo Stato gentilmente ricambia togliendo una scorta che ci sembra (allo stato di quanto sopra) più che dovuta. Non sono stati ravveduti cambiamenti nè uno scampato pericolo, quindi gli uomini di Ultimo hanno pensato di provvedere DURANTE IL LORO TEMPO LIBERO alla sicurezza del proprio comandante, che continua ad essere considerato IL COMANDANTE. A Turco questa tutela volontaria non solo non è piaciuta, ma ha chiesto che siano presi provvedimenti verso chi si è proposto di aiutare Ultimo contravvenendo agli ordini dello Stato (ma quale Stato?).
Vi lasciamo ascoltare l’intervista che ha rilasciato l’onorevole a Radio Radicale, in cui si parla di scorta come STATUS SIMBOL (sarà abituato così, lui).
 
 

 

Segue la reolica del Cocer al dis-onorevole Turco

OGGETTO:- On. TURCO Maurizio contro i 120 Carabinieri del Nucleo Scorte di Palermo per le dichiarazioni rese alla stampa da parte del Delegato del CO.CE.R. Carabinieri Rumore Alessandro in merito alla solidarietà espressa al Capitano Ultimo.

Rimango sbigottito dall’Interrogazione Parlamentare a risposta scritta che il l’On. Maurizio Turco, ha voluto redigere nella seduta del 9 dicembre 2009 insieme ad altri 6 suoi colleghi.
Assurdamente l’On. Turco vuole sapere dal Presidente del Consiglio, dal Ministro degli Interni e dal Ministro della Difesa, come mai 120 Carabinieri di propria iniziativa decidano in forma autonoma, di voler aiutare un loro commilitone resosi responsabile nell’aver tratto in arresto Totò RIINA.
Credo che questo Parlamentare avrebbe potuto spendere meglio le sue energie se avesse applaudito da un lato, l’azione benevola dei 120 Carabinieri del Nucleo Scorte di Palermo mirata a favore di un eroe Nazionale come Sergio De Caprio, e dall’altra interrogandosi ed interrogando chi di competenza del fatto che allo stesso Ufficiale dell’Arma gli è stata tolta la scorta senza nessun motivo, nella considerazione che “Ultimo” era stato dichiarato dai vertici Mafiosi un uomo da eliminare.
Dispiace inoltre constatare che questo famigerato Onorevole della Repubblica Italiana, sprechi gran parte del suo tempo prezioso, pagato tra l’altro dai contribuenti, per attaccare continuamente il CO.CE.R. Carabinieri e alcuni Delegati che ne fanno parte.

Forse l’On. Turco e i suoi colleghi potrebbero attivarsi per promuovere interrogazioni Parlamentari sugli stipendi bassi delle Forze dell’Ordine, sui soprusi che subiamo, sulle tredicesime tagliate, sugli straordinari che non percepiamo, sul contratto scaduto da due anni, sugli avanzamenti di carriera bloccati, sulle Caserme e Commissariati en fatiscenti, sul parco auto e moto ridotto all’osso e non per ultimo sul rischio che noi Carabinieri incorriamo giornalmente per dare una certa Sicurezza ai Cittadini.

Forse On. Turco non sa che i Carabinieri rappresentano insieme ai Sindaci, lo Stato, in quelle località che a volte non compaiono neanche sulle cartine geografiche, con collegamenti e comunicazioni inesistenti. Ma questo il famigerato Parlamentare Turco non può saperlo, visto che nel suo piccolo studio della Camera dei Deputati, ha altro da fare.

I Carabinieri specialmente quelli del Nucleo Scorte non volevano affatto sostituirsi allo Stato, visto che ogni giorno scortano proprio personalità di spicco sia del Governo sia del Parlamento che autorevoli Magistrati impegnati costantemente contro le Criminalità Organizzate. Gli stessi tramite lo scrivente che è il loro Rappresentante del CO.CE.R., volevano dire alla Mafia che lo Stato non lascia mai soli i suoi Uomini, anche con iniziative autonome o di volontariato.

Se poi l’On. Turco ha queste convinzioni, faccia in modo di non trincerarsi dietro la carica di Parlamentare per attaccare costantemente i Delegati della Rappresentanza o i Carabinieri che eseguono azioni lodevoli come quella assunta dai 120 Carabinieri del Nucleo Scorte di Palermo.

Borgetto, 13 dicembre 2009

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violinista per hobby, giornalista per dovere civico e morale, casalinga per lavoro, contadina del web e "colpevole" di questo sito antonella@censurati.it