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Padroni di niente, servi di nessuno

Sentimenti ostaggio dei tribunali. Il problema burocrazia

Le cifre e i numeri del caso provengono direttamente dai tribunali italiani ed inutile, ci sembra, il grido di allarme da parte di coloro che possono e devono fare qualcosa in materia. Le istituzioni e il Legislatore hanno l’obbligo morale di intervenire perché in Italia c’è una burocrazia dei sentimenti nei tribunali che tiene in ostaggio centinaia e centinaia di cittadini che si separano. Dato di fatto che sempre più coppie scelgono la via della separazione e che un terzo dei matrimoni finisce male in tribunale, vediamo, dati alla mano, quali sono le patologie peggiori di “quest’inutile burocrazia dei sentimenti” che passa per i tribunali.

Primo, come abbiamo già detto, si sfascia un matrimonio su tre, però le separazioni sono di gran lunga superiori ai divorzi. La ragione va rintracciata -come sempre- nei costi dei servizi legali, perché per sottoporsi ad un secondo giro di avvocati per il divorzio i costi lievitano e non tutti possono permetterselo. D’altronde la separazione è un lusso in sé e per sé: si stimava nel marzo 2003 una spesa di almeno 8mila euro per andare in tribunale, senza contare il raddoppio dell’affitto, delle bollette, delle spese quotidiane ossia per i consumi dei separati. Fonte: (il Sole 24 Ore.)Da qui l’aumento dei separati in casa, tanto che la Cassazione ha dovuto arrendersi al fenomeno, estendendo a tali coppie lo status di legalmente separate (sentenza n.3323.)

Secondo, l’importo degli assegni di mantenimento varia da una regione all’altra, tanto che in Lombardia è il doppio che in Molise (730 euro contro 300 euro) e che in Lazio, con una media di 620 euro non ci si può giustificare pensando che nella regione della capitale d’Italia girano più soldi e redditi più alti che al sud.

Insomma non si parla di una sola Italia, nei tribunali italiani del diritto di famiglia, ma di Italie divise da muri invisibili e da cifre di mantenimento. Giudici più o meno avari? più o meno sensibili alla sorte dei mariti?Il risultato è sotto l’occhio di tutti: storie di diritti negati, di disuguaglianze e di fatiche giudiziarie per molti dei malcapitati che hanno solo deciso di separarsi e che non hanno di certo compiuto un reato nel richiedere la separazione.

Secondo chi scrive, visti i casi che anche da Censurati, abbiamo denunciato, si è davvero creato un sistema di discrezionalità nei tribunali italiani che può trasformare una separazione o un divorzio in una partita alla roulette russa.

Nel 2003 l’Associazione nazionale magistrati diffuse una propria ricerca: per accertare la capacità patrimoniale del coniuge tenuto a versare l’assegno di mantenimento, il 48% dei tribunali si limita ad acquisire la dichiarazione dei redditi dell’ultimo anno percepita dai coniugi prima della separazione,ma il 93% dei tribunali se ne discosta allegramente. Questo è un dato di fatto ed è di per sé allarmante.

Terzo: la lotteria dei tempi, tempi biblici della separazione soprattutto se hai la sfortuna di vivere al centro-sud. Da fonte dell’Anm, si apprende che a Messina servono 900 giorni per una causa di divorzio, 972 a Bari mentre al Nord, la media è di 571 giorni. Un po’ meglio al Nord che al centro sud, ma certamente siamo lontani dalle medie dei paesi più industrializzati. E oltretutto i tempi per i giudizi si allungano di anno in anno:617 giorni per una separazione giudiziale nel 2002 e ben 739 giorni nel 2008. La distinzione tra una separazione consensuale e quella giudiziale va fatta, calcolando che se due terzi dei contrasti in tribunale vengono risolti consensualmente, chi sceglie la lite giudiziale deve mettere in conto almeno tre anni di più. Se sono almeno quattro gli anni per una separazione consensuale, calcolando che dopo tre anni dalla separazione si possono avviare consensualmente le pratiche del divorzio, il discorso cambia notevolmente nei casi della separazione giudiziale quando non c’è intesa tra i coniugi, dove si calcolano in media sette anni di procedimento in tribunale. Questa è la malagiustizia che regna in Italia; troppe lungaggini, troppa burocrazia e notevole dispendio di tempo e denaro per le coppie che decidono di separarsi.

L’incapacità di somministrare la giustizia in tempi ragionevoli rende l’Italia uno dei paesi più oggettivamente più burocratizzati di Europa.Non è tempo di fare qualcosa? La legge è davvero uguale per tutti?

Secondo chi scrive, visto che oggi le coppie devono affrontare due cause, una per la separazione e una per il divorzio si potrebbe almeno accelerare sulla discussione del “divorzio breve” provando a tagliare i tempi per i procedimenti che per ora risulta limitato al penale.

E visto che in Italia, oltre agli assassini e ai criminali, ci sono milioni di cittadini che non compiono nessun reato di rilevanza penale chiedendo al tribunale competente di esercitare il proprio diritto di separazione dal coniuge, forse sarebbe il caso-caro Legislatore – di pensare ai cittadini comuni e di parlare e di accelerare sui tempi brevi anche per il diritto di famiglia. Questo è soprattutto il vostro mandato,cari politici, ed è ora di meritarvi veramente il posto che occupate in parlamento in nostro nome.

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