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Padroni di niente, servi di nessuno

Vergogna italiana sulla pelle di Emergency e degli afghani

Milioni di arcobaleno fioriscano per Emergency, la Pace e la dignità umana

Solo mercoledì 28 aprile sono stati rilasciati 5 (su 6) operatori afghani rapiti dai servizi segreti di Karzai. Il castello di menzogne e disinformazione è crollato miseramente ma l’ospedale di Emergency resta scandalosamente chiuso. Prosegua la mobilitazione pacifista ad oltranza di fronte a questi soprusi e allo scandaloso comportamento del governo e di parte della stampa italiana.

La mattina di mercoledì 28 aprile le agenzie stampa hanno battuto la notizia del rilascio di 5 operatori afghani, rapiti il 10 aprile scorso.

In questo momento quindi, mentre ormai il castello di menzogne e disinformazione (pensiamo alle balle sulla confessione, rilanciata da Libero e Il Giornale in maniera scandalosa, o al coinvolgimento dei tre italiani rapiti nel sequestro Mastrogiacomo, impossibile perché all’epoca dei fatti erano lontanissimi dall’Afghanistan) è totalmente crollato, l’ospedale di Lashgar-Kah (l’unico che cura gratuitamente e con livelli di eccellenza migliaia di bambini, donne e uomini e unico testimone di Pace e dei crimini di guerra che vengono commessi nella zona) resta chiuso e in mano ai militari e un operatore afghano dell’Ong pacifista è ancora in mano ai servizi segreti di Karzai. E’ inaccettabile, scandalosamente gravissimo!

In queste settimane abbiamo assistito a gravissime prese di posizione da parte di ministri del governo italiano (più impegnati ad attaccare Emergency, e ad accreditarsi come alleati dell’occupazione militare e del governo Karzai, che a difendere i diritti criminosamente violati di alcuni suoi cittadini) e ad articoli su alcuni quotidiani (su tutti La Repubblica, Il Giornale e Libero) degni della propaganda bellicista di epoca fascista, proseguiti anche dopo la liberazione dei tre italiani montando l’inesistente caso dello scontro con la Farnesina sul rientro con volo di Stato.

Un uomo è ancora privato della sua libertà per la colpa di voler curare e difendere i diritti dei più deboli in una zona di guerra, ad un ospedale di altissima efficienza, dove migliaia di persone vengono curate gratuitamente è ancora impedito di tornare a lavorare. I 50.000 che sono straordinariamente scesi in piazza a Roma, gli oltre 300.000(italiani ma anche afghani) che hanno sottoscritto l’appello “Io sto con Emergency” non si arrendano. Anzi, rilanciamo ancora di più. Coinvolgiamo amici, parenti, chiunque riusciamo a raggiungere in una nuova mobilitazione pacifista. Manteniamo alta la bandiera della Pace, gli stracci bianchi di Emergency, i simboli della nonviolenza e della difesa dei diritti umani. Lasciamoci quotidianamente accompagnare dalla nobile aspirazione dell’umanità e dal ripudio del sommo di ogni pazzia, la guerra. Perché non c’è vita dove c’è guerra, non ci sono diritti dove impera l’abuso e la violenza militarista, non c’è libertà dove le menzogne e l’ipocrisia avvelenano i luoghi che dovrebbero difendere la convivenza civile.

La mobilitazione pacifista prosegua. In difesa di Emergency, della Pace e della dignità di un’Italia che troppo spesso si è lasciata calpestare da poteri forti militari e in nome della “ragion di guerra”(Ustica, Cermis, l’assassinio di Nicola Calipari…).

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