Censurati.it

Padroni di niente, servi di nessuno

Aiutiamo Sonia Alfano

Mentre in tutta Italia il 19 luglio c’era fermento per l’organizzazione della ricorrenza della strage di via d’Amelio, l’on. Sonia Alfano si è sentita in dovere di fare dichiarazioni alla stampa, nelle quali chiede a Ultimo un incontro pubblico con lui, che vive con una condanna di morte da parte dei Corleonesi che pende sulla sua testa. Riportiamo testualmente le sue dichiarazioni:

“Se Ultimo ritiene che io dica falsità lo invito a confrontarsi in modo diretto con me, così chiariremo pure in merito alla sua falsa testimonianza al pm nelle indagini sui mandanti occulti dell’omicidio di mio padre”.

Bene. Vorremmo ricordare alla signora figlia di Beppe Alfano che del processo di suo padre Ultimo non si occupo’ affatto, e che avendolo lei seguito in tutte le udienze non poteva non saperlo. Ci chiediamo quindi come sia possibile una falsa testimonianza per un processo mai visto né sentito. A quelle dichiarazioni risponde oggi il capitano Ultimo, perché diversamente dai professionisti perbene dell’antimafia certificata ISO, lui parla solo quando chiamato in causa e se ha tempo libero per farlo.

Ho letto le deliranti e offensive affermazioni contro di me da parte dell’on. Sonia Alfano. Alla figlia di Beppe Alfano dico solo che le voglio bene e le sono vicino come lo sono a tutti i familiari delle vittime della mafia. Le offese e gli oltraggi dell’on. Sonia Alfano invece sono uguali a quelle di Riina Salvatore e come quelle mi lasciano completamente indifferente e non mi intimidiscono.

Ultimo”

Bene, questa la risposta. L’on. Alfano ci teneva così tanto… Per i lettori invece, noi insistiamo con la richiesta ad avere risposte ad una lettera che è rimasta inascoltata dall’onorevole, poste diverso tempo fa dall’avv. Ugo Colonna, e censurate anche dal blog di Beppe Grillo.

L’avv. Colonna, atti processuali alla mano,  afferma:

– quando Beppe Alfano, secondo le interviste della figlia Sonia, ebbe a riferire nel dicembre 1992 al pm Canali il luogo del barcellonese ove Santapaola secondo le informazioni in suo possesso era latitante, il boss catanese era invece ospite in una abitazione di Mascalucia, a circa 150 km di distanza, né nel periodo precedente aveva mai trovato rifugio a Barcellona P.G. o nelle vicinanze. A questo punto, sulla base della legittimazione che deriva dai fatti riportati e rimanendo sempre in attesa di replica che sia in termini e non si limiti a generica invettiva, sorgono le seguenti domande:
1) Perché l’on.le Sonia Alfano, sentita nel corso del dibattimento per l’omicidio del padre, ha mostrato in allora di condividere e aderire ad una causale diversa dalla “pista della latitanza Santapaola”?
2) Perché l’on. Sonia Alfano per molti anni, sino al 2002, non ha non ha mai parlato né denunziato l’esistenza di un collegamento tra l’omicidio del padre e la latitanza del boss etneo?
3) Perché, se è vero che Beppe Alfano non riferì al Pm Canali soltanto suoi meri sospetti ma bensì indicò il luogo preciso ove Santapaola si trovava nascosto a Barcellona P.G., l’on.le Alfano, che assume di essere stata presente al colloquio, non ha mai indicato specificamente il covo di cui il padre avrebbe parlato al P.M.?
4) E se alla base di tale mutato atteggiamento vi è la scoperta successiva di un dato nuovo, quali sono gli altri, diversi elementi di cui è venuta a conoscenza l’on. Alfano, che giustificano le sue affermazioni e le sue destabilizzanti denunce a partire dal 2003 che oggettivamente mettono in crisi il giudicato formatosi?

Certi che a queste domande l’onorevole non risponderà mai, auguriamo buon ferragosto a tutti, ma soprattutto a Ultimo, che negli unici giorni liberi che ha, deve replicare a insinuazioni farneticanti di una persona che passa così tanto tempo a curare le unghie da non accorgersi che al processo di suo padre il Capitano non ha mai deposto.

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