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Le “cellule” contese: quando il Legislatore non aggiorna la legge e l’Informazione tace

A cura di Lisa Biasci

Sarà che sto per diventare mamma e questo va certamente premesso, ma frequentando per questa ragione consultori, ambulatori medici, fondazioni scientifiche etc… ho toccato con mano uno dei temi più delicati che riguardano noi tutti per cui, anche l’Informazione gioca un ruolo di primo piano. Questa volta in negativo, va detto. Se ne parla poco, talvolta male e nel momento della scelta, molte mamme e papà italiani non sanno di poter orientarsi tra tre opzioni e il cordone ombelicale tanto conteso finisce nel inceneritore degli ospedali di casa nostra. Questo, per almeno il 95% dei casi a detta del prof. Stefano Grossi, ginecologo e tra i primi -in Italia- a cavalcare l’onda della sensibilizzazione presso l’opinione pubblica sull’importanza delle staminali del cordone ombelicale.

Nessuna pretesa scientifica mi spinge a parlare del tema, ma solo il mero tentativo di denunciare il vuoto informativo che c’è in Italia a proposito di staminali e la miopia del Legislatore che anche in questo caso, non aggiorna la legge.

Provare per credere. Se il legislatore italiano ha dalla sua- e ribadisco– un ritardo macroscopico nell’aggiornare e ammodernare la legge, va anche segnalato il fatto che l’informazione di questo paese quando si incontra con la ricerca scientifica non ha la “forza” e i “denari” per svolgere al pieno il compito cardine di divulgazione e di sensibilizzazione presso l’opinione pubblica.

Quanti di noi, opinione pubblica, sanno che le cellule del cordone ombelicale sono cellule adulte e non embrionali e quindi, che non esistono problemi di carattere etico/religioso e che possono essere conservate e congelate presso apposite banche pubbliche e private, italiane o estere?

Quanti di noi sanno che le cellule staminali cordonali sono preziosissime e vere e proprie salvavita per combattere malattie del sangue molto gravi?

Per capire bene la loro importanza, basti ricordare che le staminali sono identiche a quelle del midollo osseo e possono essere trapiantate nei pazienti affetti da leucemia, anemia, talassemia e altre rare patologie. Vanno, infatti, a generare gli elementi fondamentali del sangue umano, globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Se il trapianto di midollo, esige una compatibilità del 100% tra donatore e recettore, per il sangue del cordone ombelicale basta una compatibilità del 70%, e questo aumenta notevolmente la possibilità di trovare un donatore.

Insomma, se la scienza ci aiuta a valorizzare il “ruolo” che esse possono svolgere in ambito medico e terapeutico, veniamo ai guai dei ritardi e delle omissioni della legge e dell’informazione a casa nostra.

Cosa dice la legge in Italia? In Italia, con un’ordinanza del ministero della Salute del 11 gennaio 2002, rinnovata il 25 febbraio 2004, si vietava di conservare in strutture private il sangue del cordone ombelicale e se ne proibiva anche l’uso autologo ossia personale del donatore.

L’ordinanza è stata poi rivista il 13 aprile 2006 ed ha lasciato inalterato il divieto di conservazione presso banche private (che in Italia non possono esserci) ma ha permesso la conservazione di sangue da cordone ombelicale per uso autologo o dedicato presso banche pubbliche ad un consanguineo con grave patologia in atto, previa presentazione di motivata documentazione clinico – sanitaria.

Arriviamo così all’ordinanza del 4 maggio 2007 del ministro Livia Turco, che ha confermato le precedenti ed ha solo fatto un’apertura alla conservazione autologa, invitando il Legislatore ad occuparsene ma ribadendo che scoraggerà questo tipo di donazione.

A questo scopo si era formulato un emendamento al decreto mille proroghe del 2007 che prevedeva la coesistenza tra banche pubbliche e private ma nel 2008 c’è stata la cancellazione e l’attuale governo-va detto-ne ha fatto una battaglia ideologica.

Da allora ad oggi, nessun aggiornamento è stato fatto a questa legge che necessita davvero in questo campo così delicato un pronto intervento. In più, badate bene, non è come la legge 40 sulla fecondazione assistita eterologa che scomodiamo implicazioni etiche e sociali. Qui, non c’è nulla di tutto questo. Si tratta di cellule adulte, preziosissime e come tali devono essere trattate e non “cestinate” in sala parto.

Allo stato dei fatti, quindi, coi limiti imposti dal Legislatore nel nostro paese la conservazione autologa senza patologie in atto, si può fare solo in banche straniere.
Per farlo, l’autorizzazione all’esportazione va richiesta al ministero della Salute, dai diretti interessati che, preso atto dei contenuti dell’ordinanza, previo counselling con il Centro Nazionale Trapianti e previo accordo con la direzione sanitaria sede del parto seguono una trafila burocratica scrupolosissima.

I costi della conservazione e del congelamento delle staminali del cordone ombelicale presso banche estere- che di solito sono istituti di ricerca scientifica- si aggirano intorno ai 2000/2500 euro per almeno venti anni di conservazione e le strutture oltre confine sono davvero tante, tra la Svizzera, il Belgio, la Gran Bretagna, la Repubblica di San Marino ETC…Basta scegliere tra le più serie ed accreditate.

Quindi, senza alcun dubbio, possiamo affermare che a causa dei “ritardi normativi italiani”e alle “miopie italiche”e a causa del governo-Legislatore che ancora non se ne è occupato a fondo e ne ha fatto una battaglia ideologica contro, i nostri concittadini vanno all’estero per garantire al proprio bambino ed a sé stessi la possibilità di essere curati con le staminali qualora un giorno se ne creasse la necessità.

Chi non segue questa strada che ribadiamo, dovrebbe essere più divulgata dai media e dal governo-se non tagliasse i fondi alla ricerca e considerando, poi, che all’estero e proprio in quelle banche estere lavorano il fior fiore dei nostri ricercatori- dovrebbe sapere che la partoriente ha la possibilità di donare il proprio cordone ombelicale presso le banche pubbliche italiane, a scopo meramente solidaristico, altruistico e di ricerca.

Purtroppo, nonostante i successi dei trapianti, e il riconoscimento unanime sull’importanza di queste cellule, in Italia non tutti gli ospedali e le cliniche sono predisposti per farlo. E anche nelle strutture attrezzate, non sempre è un servizio segnalato e suggerito da medici e infermieri. E senza una campagna stampa efficace sui media televisivi e cartacei, il risultato è che il 95% dei cordoni ombelicali finisce nell’inceneritore (parola del Prof.Grossi). Pensate che inutile spreco e che occasione buttata!

I risultati sono sconfortanti da ogni punto di vista sia perché le future mamme non vengono massicciamente sensibilizzate né alla donazione etereloga verso terzi né a quella autologa per il proprio bambino sia perché, come sempre, siamo il fanalino di coda dell’Europa.

L’inceneritore è sicuramente il luogo più gettonato a casa nostra, nostro malgrado- e questo è a parer mio una grave sconfitta per tutti.

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