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Rifiuti: in Abruzzo il 2011 rischia di essere l’anno del collasso

Il 2010 ha evidenziato una gestione ostaggio di clientelismi, illegalità e inefficienze. E l’anno nuovo è già iniziato in emergenza…

 Il 22 settembre scorso gli abruzzesi hanno iniziato la giornata con l’esplodere del ciclone Rifiutopoli, che ha portato gli inquirenti a denunciare un vero e proprio sistema di potere (e che per alcune ore sembrava dovesse spazzar via l’intera amministrazione regionale) che gestiva e spartiva il sistema dei rifiuti abruzzesi (e che, è poi emerso, è connotato da lobby, clientelismi, spartizioni territoriali e in alcuni casi anche vere e proprie guerre di potere). Davanti alle denunce della Procura di Pescara (e agli arresti che il 2 Agosto avevano già colpito la famiglia dell’allora assessore regionale all’ambiente Daniela Stati) abbiamo scritto che in Abruzzo domina “Un coacervo di illegalità e di devastanti speculazioni che, anche quando nel limite della legalità, minaccia costantemente la salute dei cittadini e il territorio” definendola una “Sodoma ambientale“. Nonostante le inchieste della magistratura, e una situazione sempre più grave, non sembra all’esserci all’orizzonte alcuna presa di coscienza e prospettiva d’uscita.

Il 2011 è iniziato con l’incredibile chiusura, per alcuni giorni, della discarica di Cerratina a Lanciano a causa del mancato rinnovo dell’autorizzazione provvisoria (nell’attesa della realizzazione di un impianto definitivo di trattamento meccanico-biologico dei rifiuti) dell’impianto mobile di pre-trattamento che dev’essere ri-autorizzato annualmente. Nell’Abruzzo della pre-emergenza (come è stata definita dalla Regione stessa) un impianto rischia paradossalmente la chiusura per “questioni burocratiche”.

L’ex presidente del Consorzio Comprensoriale dei Rifiuti del Lancianese (del quale è socio di minoranza la Ecologica Sangro, partecipata al 95% dalla DE.CO. di Di Zio), secondo gli inquirenti, era finito nel mirino del sistema di potere della famiglia Di Zio. Il senatore Fabrizio Di Stefano, a seguito delle pressioni della famiglia Di Zio, pretese e ottenne la sua rimozione. Nel 2009 La Morgia aveva intrapreso il progetto di ridurre le tariffe pagate dai Comuni, con conseguente risparmio per la popolazione, e la realizzazione di un impianto di biocompostaggio. Questo progetto avrebbe reso antieconomico l’analogo impianto di proprietà diretta di Di Zio nel comune di Casoni. La riduzione sarebbe potuta avvenire anche a seguito della rimodulazione delle tariffe pagate alla Ecologica Sangro per lo smaltimento.

Sono passati mesi dall’inchiesta, i fatti sono noti eppure, incredibilmente, la situazione è rimasta pressoché identica e la discarica di Cerratina resta ancora in una totale provvisorietà. L’assessore provinciale all’Ambiente Caporrella ha dichiarato che addirittura avrebbe ancora solo pochi mesi di vita. Fino a non moltissime settimane fa si parlava di quattro anni, poi via via ridotti e ora siamo arrivati a questo brevissimo termine. Come è possibile? Cosa è successo nel frattempo? E, come è possibile che l’impianto di pre-trattamento non ha ancora autorizzazioni definitive?

Il 2010 era iniziato con l’Accordo di Programma tra la Regione e il CIVETA che chiudeva l’emergenza del consorzio del Vastese. Un’emergenza che, secondo il commissario straordinario della Regione, era stata causata (sono atti pubblici ufficiali facilmente rintracciabili anche su Internet) da una “gestione, quasi senza regole“. Una gestione gravissima, costellata sempre secondo il commissario, “di continui mancati appuntamenti” e incredibilmente approdata sulle pagine della cronaca politica, tra le tantissime, per un’ordinanza del sindaco di Cupello (il comune sul cui territorio si trova la discarica) che la Regione definì illegittima. L’Accordo di Programma ha previsto la concessione dalla Regione stessa di oltre un milione di euro al Consorzio, che i cittadini hanno pagato almeno due volte, avendo viste anche le proprie bollette lievitare fino al 30%. Nonostante tutto ciò nessuno, nell’ultimo anno, ha informato i cittadini sulle vicende dell’impianto, sulla destinazione di questi onerosissimi costi che hanno dovuto sopportare e sul futuro del CIVETA. Anzi, un anno dopo aver ottenuto dalla Regione questi finanziamenti e l’autorizzazione all’apertura di una nuova discarica di servizio (che avrebbe dovuto risolvere le tantissime criticità dell’impianto), fonti istituzionali informano che è iniziato l’iter per la richiesta di autorizzarne una nuova. E’ forse già vicina alla saturazione? Proseguiremo forse con aprirne una all’anno? Come è possibile che, dopo essere stata per mesi sulle prime pagine invocata come la soluzione di ogni problema, oggi diventa insufficiente?

Un anno, quello trascorso, conclusosi con la vicenda dei consorzi teramani. Scioperi dei dipendenti, rifiuti in strada, la “deriva campana” sempre dietro l’angolo. Dopo un brevissimo Consiglio di Amministrazione, dimessosi dopo pochissimi giorni, all’inizio di Dicembre il CIRSU (il Consorzio partecipato dai Comuni del teramano) ha nominato nuovi amministratori, scegliendoli con un bando pubblico. Bando che ha scatenato le polemiche e l’annuncio di una diffida da parte dell’Ordine degli Ingegneri(il 21 gennaio l’Ordine ha informato di aver inviato comunicazione anche al prefetto). L’Ordine ha denunciato “gravi irregolarità nella procedura di evidenza pubblica” e contestato vari aspetti del bando, come il mancato riferimento al corrispettivo “che deve essere pubblico e definito e non rimandare ad una indennità non quantificata”.

La forte e gentile si muoverà?” E’ la domanda provocatoria posta nell’Agosto 2008, a seguito delle dichiarazioni dell’allora Comandante del Corpo Forestale dello Stato di Pescara Guido Conti che denunciava il rischio di una gravissima emergenza rifiuti in arrivo. Gli avvenimenti dei due anni e mezzo trascorsi hanno dimostrato come quella denuncia, seguita alle tante prese di posizione delle associazioni ambientaliste ma non solo, è rimasta lettera morta.

Il 2010 è stato l’anno horribilis di una gestione dei rifiuti che da tempo segna il passo e che inesorabilmente porterà verso il disastro. Si susseguono proclami e progetti di inceneritori, mentre le discariche sono sempre più sature e inadeguate. In tutto ciò la classe politica, ostaggio di localismi e clientelismi, appare incapace di una qualsivoglia progettualità che sappia evitare il collasso definitivo.

Un collasso che rischia di essere ormai dietro l’angolo.

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