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Padroni di niente, servi di nessuno

PM=Processo Mori

Un’altra puntata, oggi, a Palermo, del circo più divertente: la farsa del processo Mori-Obinu.

Un processo che è stato pompato mediaticamente ogni volta che parlava il leader di una certa antimafia, Massimo Ciancimino. Oggi che sono venuti i periti di parte, consulenti del RIS e massimi esperti a livello internazionale, a provare le manipolazioni dei documenti presentati dal figlio di don Vito, non c’era nessuno, in aula. Quasi nessuno, anzi, perchè due giornaliste c’erano, hanno ascoltato il cappello introduttivo che ha fatto il PM Di Matteo, quanto basta per lanciare un’agenzia che parlava di colpo di scena e di rivelazioni di un pentito. Ma oggi, in aula, non c’erano pentiti e non c’erano rivelazioni da colpi di scena. Non erano scoop, le manipolazioni da forbici e colla del colluso più difeso dall’antimafia perbene. Non erano scoop perchè queste manipolazioni sui copia e incolla, le pubblicammo il 12 febbraio 2010, erano studi approfonditi del blogger Enrico Tagliaferro, che risalgono a oltre un anno e mezzo fa. E’ stato scritto un libro, in merito, è stato portato dalla difesa in aula per l’acquisizione e i PM si opposero a questa acquisizione. Tanto ci pensava la polizia scientifica. Ci si chiede, però, come mai il documento principale in cui la manipolazione era più evidente, e che avrebbe dato il via a una serie di comparazioni calligrafiche, non è stato sottoposto ad esame da parte della polizia scientifica. Non ha colpe, la polizia scientifica. Esegue ordini. Viene chiesto se in un determinato documento la calligrafia che si riscontra è quella di don Vito oppure no. La polizia scientifica, a domanda risponde: si, la calligrafia è la sua. Ma ci sono interminabili sfaccettature, per l’esame di falsificazione dei documenti. L’esame dei consulenti che oggi hanno deposto a Palermo, ha semplicemente aggiunto dei dati, scientifici e oggettivi, per poter dire che anche con una calligrafia dimostratasi autentica, può non essere autentico il documento dove viene analizzata. In buona sintesi: la scientifica aveva ordine di capire se alcuni documenti erano scritti da Vito Ciancimino o no, ma non aveva il compito di capire se quei documenti sono stati presi da altri fogli manoscritti e incollati ad arte (o grossolanamente, dipende dalla finezza dell’occhio di chi guarda, dato che anche ad occhio nudo si evincono dettagli importanti).

Il PM Di Matteo ha fatto notare come i periti non abbiano smentito la polizia scientifica, perchè il documento più importante, NON E’ MAI STATO ESAMINATO dai suoi tecnici. E lo dice sbraitando in aula! Un PM che interpreta in maniera del tutto personale l’articolo 358 c.p.p in maniera restrittiva rispetta al dovere di “svolgere altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini”. Già, il codice di procedura penale dice che un PM deve accertare i fatti, mentre oggi sono stati cercati cavilli per screditare il lavoro minuzioso di tre professionisti in modo tale da poter far apparire Ciancimino jr l’icona che era un tempo. Quello che produceva documenti che trovava non si sa dove, nonostante le innumerevoli perquisizioni in cui mai è stato trovato nulla. Le agenzie battute hanno ridotto a poche righe l’intervento di oltre tre ore dei periti di parte in cui si sbriciolava l’attendibilità di Massimo Ciancimino, sia riguardo ai pizzini di Provenzano, sia sui test fatti con la tecnica del carbonio 14, efficace si, ma non per documenti giudiziari, avendo un margine di errore troppo ampio per datare carta e inchiostro. Ma malignamente ci viene da ricordare che una giornalista di una agenzia di stampa era proprio la compagna dell’uomo che aiutava Ciancimino a sotterrare o far sparire esplosivi e detonatori. Va da se che le notizie che incastrerebbero l’”icona dell’antimafia” vengono riportate parziali e imprecise.

Malignamente poi pensiamo a tutta la stampa presente quando i testimoni a deporre erano quelli chiamati dall’accusa, mentre quando la difesa ha i suoi testi, la stampa è inesistente. Il vero colpo di scena c’è stato quando il PM Di Matteo, per provare che il figlio del mafioso (che ricordiamo… è stato arrestato, attualmente si trova ai domiciliari) è attendibile mentre i Carabinieri non lo sono, chiama un ALTRO pentito ancora, che avrebbe saputo a sua volta da un altro pentito (quindi una serie di fatti raccontati de relato senza nessun valore probatorio) come Cosa Nostra avrebbe trattato con gli ufficiali dell’Arma. E a provare tutto ciò, porta.. nientepopodimenoche, ARTICOLI DI GIORNALE! Insomma, mentre l’arroganza di un PM che dimentica che è d’obbligo per lui “fare accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta a indagini” mentre preferisce sminuire il lavoro scientifico e professionale di persone che per anni hanno svolto consulenze anche per multinazionali e soprattutto parliamo di professionisti che hanno un alto senso dello Stato, dall’altra parte, lo stesso PM produce come prova ARTICOLI DI GIORNALE E PAROLE DI UN PENTITO CHE AVREBBE SAPUTO DA UN ALTRO PENTITO CHE… ecc ecc. Se non ci fosse da piangere per la gravità della cosa, ne rideremmo volentieri. In chiusura, a scanso di equivoci, visto che questo sembra uno di quei processi che è iniziato ma non si sa quando finisce, il generale Mori ha dichiarato che non intende avvalersi della prescrizione, se dovessero maturare i tempi durante l’andamento del processo.

Non è tardata una replica di Ultimo, a seguito di quanto è accaduto oggi: “La rinuncia all’eventuale prescrizione è l’ennesima splendida lezione che il nostro generale dà ai professionisti dell’Antimafia e alla nuova mafia dell’antistato. I pentiti – ha aggiunto Ultimo – devono fare chiarezza sulle coperture che la magistratura ha offerto ai mafiosi corleonesi per decenni, di cui nessuno vuole parlare e su cui nessuno vuole indagare. Chi ha tradito Giovanni Falcone e lo ha ucciso professionalmente deve pagare» Già: chi ha tradito Falcone? Ci dispiace solo di una cosa: non aver potuto vedere l’espressione del magistrato Ingroia mentre parlavano gli esperti del RIS. E’ stato veramente un peccato. Sarà per la prossima volta.

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