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Padroni di niente, servi di nessuno

Il pupillo

318041_10200469179960689_767365421_nArticolo a cura di Enrico Tagliaferro e Antonella Serafini

Sono in tanti a pensare che Ingroia sia il pupillo di Borsellino. Questo perchè? Magari perché lui stesso ha dimostrato più compiacimento che intenzione di apporre anche solo qualche modesta correzione, a detta definizione, quando negli ultimi anni gli è stata associata, sui vari mezzi d’informazione e comunicazione, in centinaia di occasioni: una ricerca su “Google” dell’accoppiata di parole “Ingroia and pupillo” fornisce circa 22.700 link a siti vari, uno più, uno meno .

Già il 21 maggio 1993, su Repubblica, si faceva specifico uso di quel termine, per creare distinzione fra Ingroia ed i suoi colleghi: “Dalla vigilia dell’ anniversario delle stragi di Capaci e di via D’ Amelio, quattro colleghi di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino, rompono il silenzio. I quattro magistrati, Antonino Ingroia,il “pupillo” di Paolo Borsellino, Giacchino Natoli, Roberto Scarpinato e Guido Lo Forte, descrivono il clima di rinnovata unità all’ interno di quello che un tempo fu definito il “palazzo dei veleni” [ed anche “nido di serpenti”, definizione dello stesso Borsellino – ndr] ed indicano la strategia d’ attacco contro Cosa Nostra elaborata ed attuata in questi ultimi dodici mesi.”

Noi nutriamo seri dubbi sull’effettiva proprietà di questo sostantivo “pupillo”, nella definizione del rapporto tra Antonio Ingroia e Paolo Borsellino, dal momento che il modus operandi del magistrato nemico giurato di Cosa Nostra, differisce parecchio da quello del magistrato politico. Per ripristinare le cosiddette verità, in questo periodo, si è disposti a tutto, anche a crearne di nuove di zecca. Purchè si tenga il riflettore acceso… e così, il delfino di Borsellino, per spirito patriottico, si toglie la toga (ma solo temporaneamente, perchè è in aspettativa, metti che va male con la politica, la poltrona di magistrato se la tiene calda) e viene a fare le pulci al nostro Paese.

Un magistrato che ha fatto spendere alla procura di Palermo una valanga di euro per istruire processi imbastiti talvolta solo su sospetti (proprio stamani ne è stato archiviato uno che aveva visto l’NCIS di Ingroia riesumare e scandagliare la mummia settuagenaria del bandito Giuliano, che secondo il nostro pupillo era un impostore, e quando mai) , molti dei quali non possono che avere gratificato mafiosi come Riina, Madonia, Fidanzati ed altri (i quali, pizzicati e schiaffati in galera dal ROS dopo anni di latitanza, hanno potuto sedersi in poltrona ad assistere compiaciuti alle numerose persecuzioni giudiziarie in danno proprio ai loro nemici-cacciatori del ROS) , quanto può far comodo alla nostra politica? Ma facciamo un po’ noi, le pulci a questa sanguetta.

Il 15 luglio 1992 Borsellino al pomeriggio tardi è solo nel palazzo deserto con Ingroia, che se ne va per penultimo lasciando solo Borsellino nel palazzo deserto. Così si legge nelle sue biografie più autorizzate. Ma se passiamo poi alle testimonianze di Agnese Borsellino, scopriamo che Borsellino QUELLO STESSO GIORNO uscito da quel palazzo, torna a casa dalla moglie e gli dimostra grande sconforto ed inappetenza, a causa del fatto che, così come riferisce la vedova, al lavoro qualcuno gli aveva detto che un GENERALE DEI CARABINIERI, Subranni, era NIENTEMENO CHE “PUNGIUTU” (affiliato a Cosa Nostra con tanto di giuramento e”punzonatura”), e la cosa in Borsellino aveva provocato un grosso turbamento.

Quindi, i casi possono essere soltanto due: o la rivelazione proveniva dallo stesso Ingroia (che è la sola persona certa che ci risulti avere parlato con Borsellino nel palazzo CHE ERA DESERTO PERCHE’ ERA SANTA ROSALIA LA FESTA PATRONALE), oppure, seconda eventualità, altri fecero a Borsellino quella confidenza quel giorno, SENZA CHE EGLI PERO’ NE FACESSE PAROLA CON IL SUO PUPILLO prima di rientrare.

In buona sostanza, avrebbe raccontato alla moglie di essere sconvolto per una cosa enorme che gli era stata detta su Subranni, tacendo invece, nonostante l’intimità della circostanza che vedeva i due soli nel palazzo a causa della festività, la stessa informazione al suo pupillo che tra l’altro aveva invece competenza per ottenerla, essendo suo collega alla DDA.

Intorno al 25 giugno, Borsellino palesa un altro momento di sconforto ai magistrati RUSSO e CAMASSA rivelando che un amico lo aveva tradito. Idem come sopra. Fa tale rivelazione a due figure della procura per lui più marginali, mentre NON NE FA PAROLA CON IL SUO PUPILLO.

In un verbale del 3.5.2002 Agnese BORSELLINO riferisce di un incontro avvenuto il 29.06.1992 con il pm Fabio Salamone di Agrigento in questi termini: “Ricordo che il giorno del suo onomastico, fra i tanti che vennero a trovare Paolo per gli auguri, vi fu il magistrato di Agrigento Fabio Salamone. Rimasero nello studio in un colloquio riservato per circa tre ore. Ricordo solo che quando lo accompagnò sul pianerottolo gli sentii dire a Paolo: “io ti consiglio di andar via dalla Sicilia”. Nel salotto c’erano altre persone, fra cui Antonio Ingroia e i miei genitori. Antonio si era lamentato perché Paolo non l’aveva fatto entrare nello studio dove era già iniziato il colloquio con Salamone. Nulla so del contenuto di tale colloquio.” E nulla dovrebbe quindi saperne il pupillo di Borsellino, dal momento che il suo tutore morale lo lasciò alla porta.

Ma proseguiamo. Nel mese di giugno, secondo i PM che oggi accusano il ROS, Borsellino era venuto a conoscenza della trattativa stato-mafia e vi si opponeva, tanto che Cosa Nostra decide di “accelerare” il suo omicidio. Immagino avrete già compreso dove voglio arrivare: al suo pupillo, di una cosa così importante, non dice un bel niente. Per la verità, che intendesse opporsi ad una trattativa Borsellino pare non averlo proprio mai detto a nessuno, se non nelle visioni creative di qualche magistrato, e comunque men che meno al suo pupillo.

Ad un certo punto decide di riunirsi con i carabinieri nella caserma Carini, per parlare di “mafia e appalti.” Ma a quanto pare al suo pupillo si guarda bene di farne anche solo una parola.

Infine: Borsellino dice che rivelerà ai PM di Caltanissetta il movente e la ratio della strage di Capaci. Morirà prima di poterlo fare, ma neppure si può dire che, nonostante sapesse di dover morire, avesse intorno a lui qualche “pupillo” o “braccio destro” cui lasciare in eredità tale informazioni. Di fatto, non lo fa, e men che meno con Ingroia. Al tenente Canale, suo vero braccio destro, confiderà di avere l’intenzione di arrestare il procuratore Giammanco. Ma al tenente Canale, eh? Non certo al suo pupillo.

Pupillo sul dizionario italiano significa “prediletto”. Ora, è vero che se hai un figlio prediletto, cerchi di proteggerlo anche tacendogli delle informazioni. ma con un collega sostituto procuratore della Direzione Antimafia. è un po’ diverso. Se lo avesse considerato davvero il suo pupillo, qualcosina avrebbe dovuto dirglielo. Invece, scusate la volgarità, pare proprio che Borsellino al suo pupillo non volesse dirgli un cazzo.

Partendo dal presupposto che le coincidenze non esistono, noi ci domandiamo: è corretto o meno, ipotizzare che la persona che fece il nome di Subranni a Borsellino fosse proprio Ingroia, quel giorno di festa, al che, a seguito di ciò, Borsellino tornando a casa disse che aveva visto “la mafia in diretta” perchè qualcuno gli aveva raccontato che Subranni fosse punciutu e che questa cosa gli aveva tolto l’appetito e dato i conati di vomito, perché per lui “l’arma dei carabinieri era intoccabile”? La posizione di Ingroia, negli ultimi vent’anni, nei confronti dei comandi del ROS di Palermo di quel periodo, non è forse compatibile con quest’ipotesi, oppure è sempre stata decisamente amichevole e mai ostile? E ancora: potrebbe essere che quando Borsellino lamentava che un amico lo aveva tradito, non si riferisse proprio a Ingroia, che era suo collega e contiguo da un certo tempo anche in altre procure, ma con cui si rifiutò di trascorrere il week-end al mare pur sapendo che a Palermo aveva le ore contate?

Ed ultima domanda: perchè mai Riina dovrebbe mai avercela con chi l’ha arrestato? E come mai Ingroia e Riina se la prendono spesso con le stesse persone?

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