12 Domande al Procuratore Sergio Lari

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Premessa: queste domande sorgono con la lettura della notizia, apparsa il 16/04/2013 sui maggiori quotidiani nazionali, circa le ordinanze di arresto per il commando della Strage di Capaci  e rappresentano le domande che qualunque cittadino si è fatto durante la lettura. Ci riserviamo di aggiungere/rettificare le domande alla vista dell’atto ufficiale.

 

1. Sappiamo dell’incarico di Giovanni Falcone presso il Ministero di Giustizia, ovvero la dirigenza della sezione Affari Penali. Sappiamo anche che Paolo Borsellino in persona, assieme ad un gruppo di colleghi, espresse il dubbio che l’incarico gli fosse stato assegnato per allontanarlo dalle sue indagini. Ora, con un personaggio così impegnato come Falcone, che elementi sostengono l’ipotesi che non ci siano mandanti esterni a Cosa Nostra?
2. Sappiamo anche che Falcone conduceva un’inchiesta pesantissima prima dell’incarico ministeriale, il cosiddetto dossier Mafia e Appalti, che vedeva coinvolta sì la Mafia ma come vincitrice di appalti pubblici. Ancora una volta la politica si riaffaccia alla vita di Falcone. Cosa ha portato ad escludere questo collegamento dalle indagini?

 

3. Le dichiarazioni di Spatuzza sulla preparazione dell’attentato lasciano un pochino perplessi e portano a chiedersi se la mafia da lui descritta sia la stessa su cui indagava il giudice Falcone. In particolare restiamo colpiti dal fatto che Falcone indagasse su appalti, traffici internazionali, riciclaggio, assegni milionari mentre Spatuzza ci parla di una mafia di manovali, un po’ grezza perfino. Quanto sono affidabili queste dichiarazioni? Sappiamo che in più sedi qualcuno chiese la verifica delle dichiarazioni di Spatuzza (il caso più eclatante fu l’allora Procuratore Grasso per il processo dell’Ultri). In questo caso, che operazioni sono state compiute per verificare quanto dichiarato?

 

4. Entrando nello specifico, le dichiarazioni di Spatuzza parlavano di un pescatore che pescava in mare l’esplosivo. Le dichiarazioni virgolettate riportate dai giornali al momento dell’arresto di Cosimo d’Amato, il pescatore appunto, avvenute all’interno dell’inchiesta per le stragi del ‘93  e quelle all’indomani degli arresti per la strage di Capaci sono molto diverse. A Novembre 2012 leggiamo che si riporta a verbale il fatto che un mese e mezzo prima di Capaci, Spatuzza venne contattato dal Sig. Fifetto Cannella affinchè si procurasse una macchina grande. “Quindi siamo andati a Porticello, ci siamo avvicinati alla banchina e c’erano tre pescherecci ormeggiati: siamo saliti sopra uno di questi e nei fianchi erano legate delle funi, quindi abbiamo tirato la prima fune e c’erano praticamente semisommersi dei fusti, all’incirca mezzo metro per un metro. Quindi, abbiamo tirato sulla barca il primo fusto, poi il secondo e li abbiamo trasferiti in macchina [..] Su un’imbarcazione abbiamo trovato un ragazzo, si chiama Cosimo, un biondino che all’epoca aveva 30 anni […] Era Cosimo che si occupava del recupero dell’esplosivo in mare. Lo prendeva da alcuni ordigni della seconda guerra mondiale chirimasti nei fondali davanti Palermo” In aprile 2013 invece, il racconto diventa: “Ci recammo quindi a Porticello, ove trovammo un certo Cosimo, ed assieme a lui ci recammo su un peschereccio attraccato al molo, da dove recuperammo dei cilindri delle dimensioni di 50 centimetri per un metro legati con delle funi sulle paratie della barca. Al loro interno vi erano delle bombe“. Il numero dei pescherecci è stato ridimensionato, assieme al numero dei fusti totali o cilindri in sè. Ancora, nella prima versione non si parla del loro contenuto, mentre nella seconda sì. Come mai a distanza di sei mesi due versioni simili ma discordanti tra di loro?

 

5. Sempre nella dichiarazione del 2013, c’è una discordanza interna nel racconto. Prima Spatuzza parla dei cilindri che all’interno contenevano delle bombe, poi descrive che iniziarono la procedura di recupero dell’esplosivo “tagliando la lamiera dei cilindri con scalpello e martello ed estraendo il contenuto”. Apparentemente, nella seconda parte del raccondo, le bombe sono scomparse ed i cilindri sono tornati dei fusti contenenti esplosivo. Le bombe possono essere pescate in mare e nell’aprirle si sottopone l’operatore a rischio esplosione della stessa, i fusti potrebbero essere stati solo trasportati dai pescatori. Perchè non riusciamo a leggere di domande a Spatuzza per chiarire un nodo così cruciale del suo racconto?

 

6.  A sostegno della domanda precedente, a novembre 2012 si parlava del recupero di esplosivo in mare come di  “un’operazione non facile, da eseguire con mani esperte, forse addirittura con la complicità di alcuni artificieri”, mentre nel 2013 questa considerazione è completamente assente e si lascia tutto il recupero e l’assemblaggio degli ordigni in mano alla manovalanza mafiosa. Come mai? Che competenze ha trovato la Procura di Caltanissetta in Spatuzza che possano giustificare una tale dimestichezza con l’esplosivo?

 

7. L’esplosivo. Il Gip di Firenze a chiusura indagini per le stragi del ‘93 avvenute nell’ottobre 2012 e che hanno inserito Cosimo d’Amato come fornitore dell’esplosivo, dice che nelle stragi mafiose è stato usato sempre lo stesso esplosivo proveniente dallo stesso posto e scrive : “Le consulenze già svolte dai periti hanno evidenziato in ciascuna delle cariche esplosive utilizzate per le stragi i medesimi componenti, miscelati: sono da rincondurre ad esplosivi di tipo militare e segnatamente tritolo (o Tnt), T4 (o Rdx), e Pentrite (o Petn)“. Spatuzza invece afferma che l’esplosivo arriva da due posti diversi ed è ben diverso da quello analizzato dal pool fiorentino. Si legge infatti che al porticello prelevarono tritolo pescato dal mare, mentre alla cava presero dell’”Euranfo 70”, un esplosivo comunemente utilizzato nelle imprese di estrazione. Inoltre, il Gip fiorentino conferma che vennero usati 500 kg di esplosivo nella strage di Capaci, mentre nella notizia del 2013 se ne identificano solo 400, nonostante i 5 fusti contati unendo le dichiarazioni del 2012-2013 di Spatuzza. Come avete raccordato e confermato la composizione dell’esplosivo con le dichiarazioni di Spatuzza? E come mai allora il GIP di firenze scrisse in maniera inequivocabile la composizione degli ordigni e scrisse la frasi “comuni a tutte le stragi di mafia e provenienti da un unico posto”? Come mai il Gip parla solo di esplosivo militare e non di esplosivo da cava?

 

8. I tempi. Spatuzza in entrambe le versioni è fermo del dire che l’Incontro con Cosimo d’Amato è avvenuto un mese e mezzo prima della Strage di Capaci. Nella seconda versione però, scende nei particolari della preparazione delle cariche esplosive: “L’esplosivo che macinavamo era solido, di colore tra giallo chiaro e panna. Lo macinavamo schiacciandolo con un mazzuolo, lo setacciavamo con lo scolapasta sino a portarlo allo stato di sabbia”. Afferma anche che al termine delle operazioni una parte fu consegnata a Giuseppe Graviano per la strage di Capaci, una parte servì per l’omicidio di Borsellino. Ora, sappiamo che per l’omicidio di Falcone vennero usati 500kg di esplosivo, mentre per Borsellino 100kg. Come possono un pugno di uomini, armati solo di scolapasta, mazzuolo, scalpello e martello aver aperto circa cinque “cilindri” (teniamo buoni i 3 del primo racconto a cui si aggiungono i due recuperati in un secondo momento “alla Cava” nel secondo racconto) in meno di un mese (si considerino i due traslochi del materiale esplosivo, prima in una casa diroccata di una zia di Spatuzza diventata poi condominio e poi alla ditta di Trasporti Val Trans, dove lavorava Spatuzza e quindi l’impiego “part time” nella fabbricazione dell’ordigno) aver preparato e raffinato quasi 600kg di esplosivo e fabbricato nuovamente un ordigno funzionante?

 

9. Alla luce dell’ultima domanda e riprendendo la terza, quanto è attendibile alla luce di queste considerazioni una mafia di manovalanza come quella descritta da Spatuzza? Che elementi possono togliere ogni dubbio sulla veridicità di dichiarazioni che vedono un’organizzazione che nel 1980, stanto alle indagini del Dott. Gaetano Costa, univa tre continenti finanziariamente e “commercialmente” manovrare con uno scolapasta in un magazzino?

 

10. Questo ruolo di bassa manovalanza di alcuni mafiosi con piani molto caserecci si ritrova in altre dichiarazioni di Spatuzza. Ad esempio, nel 2011, durante la revisione del processo su Via d’Amelio, raccontò di aver rubato insieme a Cannella, la 126 che servì per l’attentato “portandola via a spinte”. Riprendendo le indagini di Costa e Falcone, qualcuno ha mai vagliato l’ipotesi che questo apparente semplicismo della mafia potesse in realtà essere un depistaggio?

 

11. Il nodo Borsellino. In un’intervista al TGR Sicilia del 2010 disse che Borsellino era a conoscenza di quella trattativa atta a fermare la Mafia e le sue stragi. Disse anche che il movente poteva ricercarsi sia nel tentativo di Paolo Borsellino di fermare questa trattativa e sia in un “nervosismo” (mi passi il termine) di Totò Riina in quanto la trattativa non stava andando in porto, decidendo autonomamente di accelerare una strage già programmata. Lei ritiene che la decisione dell’accelerazione della Strage sia da trovarsi anche nelle parole di Spatuzza, che vedeva già una parte dell’esplosivo destinato a Paolo Borsellino pronto prima ancora della morte di Giovanni Falcone oppure ritiene, alla luce delle nuove indagini, che non ci fu nessuna accelerazione ed anche per Borsellino la decisione sia da trovarsi tutta all’interno di Cosa Nostra?

 

12. Stando alle parole di Spatuzza rilasciate nel 2011 per la revisione del processo in via d’Amelio, durante le operazioni di preparazione delle cariche esplosive sulla 126 era presente un uomo dei servizi segreti, l’anno dopo l’inizio del processo sulla trattativa. Quel nesso coi servizi segreti era già venuto fuori prima del 2010? Sappiamo anche che Scarantino (il pentito di riferimento per le indagini su Via d’Amelio prima di Spatuzza nda), dopo la scoperta della infondatezza delle sue dichiarazioni, dichiarò che i carabinieri avevano fatto pressioni psicologiche affinchè lui mentisse. Sono state verificate queste dichiarazioni? E cosa ne è risultato?

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Contabile per vocazione, motociclista per passione, blogger per hobby. Votata ai dettami della Netiquette, di cui chiede il rispetto. Twitter: @kiraketziahaso Email: kezia@censurati.it