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Assoluzione Mori: ingiustizia con una pezza sopra

mario_mori[1]Saranno in molti a dire che l’assoluzione di Mario Mori equivale a giustizia. Ma non la vediamo così. La giustizia vera, COMPLETA, sarebbe stata non processarlo neanche. O quantomeno, processare tutte le persone che hanno prodotto materiale artefatto e insieme a loro, tutti quelli che hanno pompato mediaticamente il caso, dando credibilità a quasi tutti i pezzi piccoli e quelli grossi di Cosa Nostra. Nessuno è stato risparmiato. Sono partiti da Ciancimino, per arrivare a Brusca, a Spatuzza, a Calcara e molti altri mafiosi di rango che puntano il dito contro chi l’ha arrestati, altri mafiosi che presentano documenti farlocchi e ritoccati con la fotocopiatrice (ammissione in diretta durante il dibattimento), magistrati che strumentalizzano la politica per fini personali e per chiara visibilità. Per fare soldi e carriera. Ovviamente dall’altra parte c’è una persone che è stata già processata e assolta nel 2006 per lo stesso identico motivo per cui è stata processata e assolta oggi. Riassumiamo i fatti, in maniera stringatissima e poco tecnica (della parte tecnica parleremo in seguito) in modo che chi non ha seguito il processo possa ritrovare punto per punto tutti gli elementi e capirci qualcosa in più.

Un personaggio come Totò Riina, nel 2005 dice durante un processo a Firenze: “Perchè non chiedete a Massimo Ciancimino?” Non fa una richiesta, Riina. Riina non chiede, Riina comanda. E ovviamente quando lui comanda qualcuno pronto a eseguire lo trova sempre. E’ il capo dei capi, anche dal carcere.

E con negligenza, gli ordini sono stati scambiati per consigli da due megaespertoni galattici dell’antimafia: Antonio Ingroia e Nino Di Matteo. (non sappiamo se sia più grave non capire il linguaggio mafioso quando si vuole combattere Cosa Nostra, o se sia peggio assecondare gli ordini del boss con DOLO). Fatto sta che da allora Ciancimino junior viene da questi abili magistrati portato alla ribalta. Le sue deposizioni (rese pubbliche qualche anno fa proprio da censurati), chiunque le abbia lette ha avuto la stessa reazione: “possibile che se ci sono 5 versioni discordanti tra loro, i pm ritengano Ciancimino attendibile?”. Non solo attendibile, amici cari, è stato definito da Ingroia “quasi icona dell’antimafia”. Cavalcando le ombre di presunti sospetti di servizi segreti uniti a Cosa Nostra (ma se così fosse stato, ci sarebbe stato bisogno dell’intercessione di un carabiniere come Mori?) in molti hanno mangiato, fatto soldi, libri, successo, trasmissioni televisive e creato opinione dicendo sempre e sistematicamente frasi FALSE e ritoccate, affibbiate al defunto Paolo Borsellino, a sua moglie post mortem, a Falcone. Tutti hanno tagliato e incollato testi, facendo credere a chi non legge gli atti, che borsellino temeva per la sua incolumità a causa di istituzioni colluse, quando invece tutti sapevano che non si fidava DEI COLLEGHI. Gli stessi colleghi che hanno voluto con tutta la forza mettere a tacere i ROS che hanno inchiodato le talpe di Provenzano (GUARDACASO, in alcuni casi la talpa era il braccio destro di Ingroia in altri il compagno di vacanze di Travaglio, che si inalbera ogniqualvolta qualcuno glielo ricorda in tv).

E cosa accade? Accade che un ufficiale dell’arma, viene scoperto a trafficare droga, viene arrestato dal generale Mori e la sua carriera e il suo nome vengono offuscati. Chi è causa del suo male pianga se stesso, si dice. Questo ufficiale si chiama Michele Riccio, condannato in cassazione per detenzione e spaccio di stupefacenti (quattro anni e 10 mesi più pena pecuniaria). Riccio riferisce che un suo confidente gli disse che Provenzano si trovava in un casale di Mezzojuso, in Sicilia, e che Mori non volle né andare ad arrestarlo né cercarlo. Durante il dibattimento viene fuori che questo confidente, fece delle dichiarazioni al pm Giuseppe Pignatone in cui diceva esattamente il contrario, e cioè che SICURAMENTE in quel casale NON AVREBBERO MAI TROVATO Provenzano. Ma questo documento della dichiarazione del confidente, scagionante Mori (giuridicamente chiamato prova di manifesta innocenza), non solo non fu mai menzionato dalla procura e dai magistrati, ma hanno anche tentato di opporsi alla deposizione mentre la si presentava in Tribunale.

Questo, si badi bene, contro legge, perchè il PM per legge deve ACCERTARE LA VERITA’, non accusare l’imputato tout court. Ora, però, sulla pelle del generale Mori, Ingroia ha tentato la scalata politica (fallendo, come suo solito), Travaglio ha venduto giornali e fa tuttora spettacoli a teatro.. come i pagliacci (che però, a differenza dei pagliacci, non fa ridere nessuno se non le sue tasche), Santoro ha fatto audience ogni volta che ha intervistato mafiosi che accusavano Mori, e tutti gli adepti dell’ufologo Bongiovanni pubblicano (come il loro guru insegna) articoli fuorvianti e manipolati con virgolettati rivisitati e corretti. Ovviamente chi non ha seguito la causa, tanti dettagli non li può conoscere, ma quando il capitano Ultimo dichiarava che quando c’era Ingroia in aula lui vedeva Riina, ora in molti capiranno meglio il senso. L’assoluzione perchè “il fatto non costituisce reato” non è PER MANCANZA DI PROVE, come ha già detto oggi Ingroia alle agenzie di stampa, ma semplicemente perchè il fatto di non pequisire un casale dove non si sarebbe trovato nessuno, non potrà mai essere considerato reato. Sic et simpliciter. Ora, il giudice Fontana ha scelto la strada dell’integrità morale. Questa è una cosa che a Cosa Nostra non piacerà. Ci vogliamo scommettere una mano che il giudice Fontana ora sarà oggetto di critica da tutti i magistrati che hanno un padrone diverso dalla nostra cara Patria. E sarà un bene perchè capiremo chi sta dalla parte dei perseguitati onesti e chi esegue gli ordini di chissà quale mano occulta. E se la legge è uguale per tutti, e Ingroia si può permettere di insinuare dubbi sull’innocenza di Mori dichiarando che il favoreggiamento c’è stato ma senza dolo, noi ci permettiamo di dire, con pari suoi diritti, che a nostro avviso, il favoreggiamento di Ingroia verso Cosa Nostra E’ CON DOLO.

segue la sentenza di assoluzione. Da leggere e divulgare, in attesa di conoscere tra 90 giorni le motivazioni

Assoluzione Mario Mori

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