Dott. Teresi, ragioniamoci assieme – ep.1 Michele Riccio

TeresiTra le dichiarazioni a caldo, raccolte all’uscita della sentenza di assoluzione del Processo Mori, abbiamo sentito il Dott. Teresi, Procuratore aggiunto di Palermo e parte dell’accusa assieme al PM di Matteo, dichiarare: “Siamo amareggiati. Adesso si tratta di capire i punti di vista di chi, come il Tribunale, ha analizzato le carte. In tutti i processi si può vincere e si può perdere ma sono importanti le motivazioni. Bisogna vedere il ragionamento che hanno fatto i giudici per ritenere non credibili Riccio e Ciancimino, lo spiegheranno nelle motivazioni“.

Nell’attesa però, chiediamo al Dott. Teresi di ragionare con noi sulle carte di questo processo, che in cinque anni abbiamo imparato a conoscere e di cui tutti, in un modo o nell’altro, ci siamo fatti un’idea, suddividendole in due tronconi – le prove di Michele Riccio e le prove di Massimo Ciancimino – per capire insieme in quale altro modo avrebbero potuto essere interpretate dalla commissione presieduta dal Dott. Antonio Fontana.

1) MICHELE RICCIO

In fase di indagini preliminari, sappiamo che ci furono già dei dubbi sulla credibilità di Michele Riccio. Sappiamo infatti che già nel 2002 e nel 2005 il tenente colonnello Damiano, cofirmatario della famosa relazione sul sopralluogo a Mezzojuso, aveva riferito che Riccio non era presente al famoso incontro di Mezzojuso e che la relazione fu redatta”non nell’immediatezza del fatto” e falsata nei contenuti, perchè vedeva Riccio presente.

La versione, che vede il tenente colonnello Damiano incontrarsi con Riccio nell’Autogrill di Gelsobianco, per poi effettuare una perlustrazione nei dintorni di Mezzojuso, tornare a Palermo, dormire in macchina in piazza a Mondello, per poi recarsi all’alba nuovamente a Mezzojuso per effettuare il lavoro di osservazione e consegnare in serata a Catania il materiale fotografico a Riccio, viene riconfermata da Damiano all’udienza del 10/11/2009.  Che peso darebbe lei a questa testimonianza, se si trovasse al posto del Dott. Fontana? Dopo le dichiarazioni di Damiano, Riccio cambiò parzialmente versione, spostando la sua presenza da Mezzojuso a “nei paraggi” e quindi confermando la sua assenza dalla scena del sopralluogo. Che grado di attendibilità mantiene un personaggio che ritratta in modo netto dopo essere stato “sconfessato” dal collega?

Proseguendo, Riccio non era l’unico assente al famoso “incontro di Mezzojuso”: neppure Provenzano era presente quel giorno. L’assenza della primula rossa mafiosa era già nota al Tribunale di Palermo. In particolare, nell’ordinanza con cui il GIP Maria Pino archiviava il procedimento per calunnia aperto dal Gen. Mori nei confronti di Michele Riccio (a cui il Generale ha fatto ricorso in cassazione ed è stato accolto), si può rintracciare una relazione, redatta dal Dott. Giuseppe Pignatone in data 30.04.2003 dove si legge:

escludo categoricamente che il Col. Riccio mi abbia mai parlato di una possibilità concreta ed immediata di catturare Provenzano per la cattura si rimase invero, sempre in attesa che il latitante fissasse con Ilardo un appuntamento con modalità tali da consentire un intervento in condizioni di sicurezza

e poi:

superata la prima fase in cui sembrava imminente la possibilità di cattura, mano mano fu per circa un anno, un anno e mezzo quanto è durata questa vicenda, si è sempre rimasti in attesa di una riunione che il PROVENZANO avrebbe dovuto fissare, a cui la fonte avrebbe dovuto partecipare, avvisando preventivamente RICCIO e quindi mettendo in moto un meccanismo di possibile cattura, discutendo le possibilità di intervenire senza scoprire la fonte, che a un certo punto la fonte accettava, stando a quello che mi disse RICCIO, di essere pure arrestata pur di arrivare al dunque della situazione, in un certo momento addirittura si disse che la riunione avrebbe dovuto essere una specie di riunione plenaria, cioè con la presenza di altri latitanti tra cui i due più importanti a quell’epoca io seguivo come ricerche, cioè BAGARELLA e BRUSCA, ma questa riunione, finché ci sono stato io, cioè fino al 16 marzo, non si è realizzata o perlomeno non mi è stata… non ne ho saputo niente”.

Quindi, prima ancora di aprire il procedimento contro il Generale Mori si conosceva l’assenza di Provenzano e che quindi il fatto di cui era accusato – la mancata cattura di Provenzano – non si era verificato. Vorremmo sapere cosa ne pensa il Dott. Teresi di queste affermazioni e come le rapporta alle esternazioni del Dott. Ingroia, che vede Mori aver “commesso il fatto ma senza dolo”. In che modo Mori avrebbe potuto favorire una persona non solo non presente, ma che mai si mostrò neppure disponibile ad essere presente, concedendo un appuntamento ad Ilardo?

Passiamo alle prove fornite in aula. Iniziamo con le agende, in cui Riccio avrebbe dovuto annotare i suoi impegni per non scordarsene. Sappiamo che l’accusa ha dato grande peso a questi documenti nonostante la perizia effettuata dal prof. Aldo Agosto depositata il 24 novembre 1997 nel processo n. 2979/96/21 a carico di Michele Riccio ed altri suoi collaboratori e che recitava:

…la prima impressione( che dà) è quella di apparire in gran parte una “bella copia”, innanzitutto per l’estremo ordine generale normalmente presente .“;

. sull’apposizione di parti aggiunte anche con foglietti autoadesivi rileva che, testuale: “non mostra continuità grafica con i testi di cui sono il  seguito, e non offre garanzie di contestualità con gli stessi“;

. aggiunge anche che, testuale: “talora si sono potuti accertare i segni di matita non perfettamente cancellati con la gomma o solchi di brevi tracciati precedenti scritti, pure cancellati con la gomma“;

. e conclude poi che la scrittura in esame appare come “ …una stesura sotto forma di memoriale, certamente riveduta e completata in vari momenti successivi.”

Come può un documento del genere poter essere utilizzato come prova? In che modo potrebbe dimostrare l’attendibilità di Riccio un documento redatto a posteriori e quindi che lascia spazio al dubbio di una eventuale modifica dei contenuti?

Sempre in merito alle prove portate a processo, grande spazio è stato dato ai floppy disk contenenti le relazioni prodotte da Riccio che, a loro volta, non sono risultati propriamente attendibili. In particolare, durante l’udienza del 10/11/2009 interrogando il consulente di parte del Pubblico Ministero, Ing. Fulantelli, è emerso che:

non si può escludere la manipolazione della data di creazione dei files;

i files sono composti con il sistema operativo Windows 95 e compilati in Word 6 ma alcuni files come data creazione riportano la data di gennaio 93, data in cui il sistema operativo non era ancora commercializzato;

Gennaio 1993 è una data che contrasta con le dichiarazioni di Riccio, che fa risalire la collaborazione con Ilardo ad Ottobre 1993;

La data di ultima modifica di questi files creati nel 1993 è in tutti i files è il 05/07/1996

La data di ultima modifica di tutte le relazioni combacia con le affermazioni del Tenente Colonnello Damiano che afferma che tutte le relazioni presentate furono create da Riccio contemporaneamente alla redazione dell’informativa.

In che modo questi floppy, richiamati alla memoria anche dal Suo collega Antonino di Matteo durante la penultima udienza del Processo Mori il 12/07/2013, possono costituire una prova inconfutabile e schiacciante alle tesi dell’accusa contro il Generale Mori, ovvero che queste relazioni proverebbero la responsabilità del Generale alla mancata cattura di Bernardo Provenzano il 31.10.1995?

 

[Continua…]

 

 

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