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Padroni di niente, servi di nessuno

Ultimo ci racconta un miracolo.. e la fine di un miracolo

 Il sacerdote della casa famiglia lascia l’associazione di volontariato. Lasciamo al capitano ultimo (o colonnello De Caprio, fate voi) la descrizione di un miracolo avvenuto e di un miracolo finito. 

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Tre anni fa bussò alla porta della mia caserma, un giovane sacerdote che veniva dal nord. Mi chiese di essere accolto nella nostra piccola comunità poichè a seguito di “disguidi” con il suo Vescovo aveva sentito nel cuore e nella sua Vocazione, il dovere di servire gli umili sulla strada accanto alla casa famiglia del capitano ultimo. Non gli chiesi niente, non gli feci nessuna domanda , lo guardai negli occhi e  aprii la porta a chi aveva bussato. Da quel giorno il giovane sacerdote   divenne Padre “Rovo”.

Così giorno dopo giorno , per tre anni, lo abbiamo avuto accanto, l’ abbiamo visto preparare il lievito madre e infornare il pane del mendicante; l’ abbiamo visto insegnare ai detenuti ed ai volontari , l’ abbiamo visto cucinare il pasto alle persone con disagio sociale e psichico inviati dai Municipi del comune di Roma;

l’ abbiamo visto accompagnare a scuola i ragazzi della casa famiglia, l’ abbiamo visto servire ai tavoli accanto ai detenuti , ai carabinieri ed agli altri volontari,

l’ abbiamo visto aiutare i nostri fratelli diversamente abili, l’ abbiamo visto parlare di Gesù nella via Prenestina  portando la croce di Cristo nelle processioni di strada. L’ abbiamo visto nella piccola capanna celebrare la messa con parole semplici e con lo sguardo umile di chi Serve;

l’ abbiamo visto insieme a noi nel carcere minorile di Casal del Marmo e nel carcere minorile di Nisida, dare speranza e portare la parola di Gesù nei cuori dei giovani detenuti.

L’ abbiamo visto accogliere ed aiutare i migranti, i rifugiati dei centri di accoglienza .

Ci ha fatto vedere una preghiera di strada che avevamo nel cuore ma che non avevamo mai trovato nel mondo e abbiamo pregato con lui mischiando le lacrime con le goccie della pioggia, mischiando il nostro respiro al soffio del vento, in semplicità e povertà, insieme a chi non ha una casa e a chi non ha una famiglia.

E così insieme a lui , tante volte, abbiamo visto presenti, vivi,  Francesco di Assisi e Gesù di Nazaret.  Abbiamo visto che servire gli altri senza volere niente in cambio, donarsi con amore, è un modo di pregare, di essere Cristiani pur essendo peccatori.

Questo è stato il miracolo di Padre Rovo e lo porteremo sempre nel cuore.

Purtroppo il miracolo è finito.

Padre Rovo, come si dice in gergo tecnico si è “sospeso a divinis” o è stato costretto a sospendersi (il risultato è lo stesso). A noi non interessano i motivi, a noi non interessano le gerarchie e le regole quando diventano oppressione, quando calpestano i fiori e distruggono i sogni. Noi non giudichiamo. Noi sappiamo soltanto che ci mancherà molto quella dolce preghiera di strada che ci faceva vedere accanto Francesco di Assisi,  quella preghiera semplice e dolce che ci dava un po’ di pace e che ci faceva sentire fratelli in Cristo col sole o con la pioggia in pochi amici o in cento persone, nella strada o accanto al fuoco.

Noi guarderemo ancora le stelle nel cielo e le nostre lacrime si mischieranno alla  pioggia,  e pregheremo ogni giorno perchè Padre “Rovo” torni da noi con la sua Croce di Legno accanto ai più deboli.

Noi abbiamo perso un Fratello, la Chiesa ha perso un grande Sacerdote.

A noi non interessano  le regole e le gerarchie quando diventano oppressione, quando calpestano i fiori e distruggono i sogni.

ultimo

  

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