Censurati.it

Padroni di niente, servi di nessuno

Quell’antimafia di cui abbiamo le palle piene

 

 Sul Fatto non leggerete mai che questo Masi è già stato condannato anche in seocndo grado a 6 mesi per tentata truffa e per aver prodotto materiale falso, ovviamente.
Sul Fatto non leggerete mai che questo Masi è già stato condannato anche in seocndo grado a 6 mesi per tentata truffa e per aver prodotto materiale falso, ovviamente.

Tempo fa, parlare o scrivere di antimafia era un atto di coraggio. Poi siamo passati al periodo in cui Totò Cuffaro per prendere voti diceva “la mafia fa schifo”, fino ad arrivare ad oggi, in cui personaggi come Massimo Ciancimino sono stati assunti a simbolo dell’ “antimafia” dagli unici che si sentono in diritto di usare questa parola.

 

Michele Santoro ha fatto audience con questi signori, “il Fatto Quotidiano” ha dato un blog da gestire proprio a questi personaggi, indagati e talvolta già condannati, anche in via definitiva, per riciclaggio, detenzione di materiale esplosivo, calunnia e altre belle cosette. Poi ci sono gli arresti delle ‘ndranghetiste, una in particolare pizzicata dai carabinieri persino con una pistola rubata e col colpo già in canna, che prima del fermo promuovevano pubblicamente le petizioni a favore dei PM che si occupano della trattativa stato-mafia. Ah, si, la trattativa! Quel processo che è stato fondato sulla narrativa e sulle fotocopie di Massimo Ciancimino dopo e secondo precise indicazioni di Totò Riina. In ordine, Riina dichiara infatti, nel 2004 alla corte d’assise di Firenze: “Perchè non sentite il figlio di Ciancimino?”, e subito dopo fornisce anche istruzioni sull’argomento sul quale Ciancimino, a dir suo, avrebbe dovuto essere ascoltato, parlando espressamente di un “colonnello dei carabinieri”, “quelli che mi hanno arrestato”. E qualcuno alla procura di Palermo subito obbedisce: sia fatta la volontà di Riina. Il figlio di Ciancimino viene così ascoltato, produce documenti falsi (perché fotomontati), o incompleti perché mancanti di parti fondamentali per capirne i reali contenuti, o ritagli di quelli originali, custodisce dinamite in giardino, la fa circolare in auto e persino sul traghetto per la Sicilia, il tutto sotto una vigile scorta che vogliamo sperare non si sia accorta di nulla.

Poi va a riciclare assegni permutandoli con contanti a colpi di 100mila euro per volta, e dichiara che “in procura faccio quello che minchia voglio”.

Ma viene malauguratamente intercettato (ovviamente con microspie piazzate da un’altra Procura, mica da chi avrebbe dovuto nella Procura di Palermo, non erano quelle le indicazioni di Riina. Loro dovevano solo ascoltarlo sui carabinieri che lo avevano arrestato).

Poi sempre Ciancimino viene sgamato nella più grande operazione di riciclaggio con la maxi discarica in Romania, per cui il grande e zelante PM Antonio Ingroia chiese l’archiviazione il 15 aprile 2011 (vogliamo sperare che il motivo non sia il “non voler indagare”, ma semplicemente “non so da che parte cominciare, quindi non cominciamo affatto”)

Fortunatamente la Procura di Roma ha lavorato e anche bene. C’è solo un problema: nelle intercettazioni Ciancimino, preoccupato per gli esiti dell’inchiesta sul riciclaggio del patrimonio paterno e sulla discarica in Romania, dice a una sua partner, riferendosi agli inquirenti palermitani impegnati sia sul fronte del riciclaggio che su quello della “trattativa”: “io gli ho fatto patti chiari! … gli ho detto che negherò tutto [sulla trattativa – ndr] se non mi aiutano [sul riciclaggio – ndr] ! “In udienza nego tutto, gli ho detto! “

 

E poi c’è Ingroia, imploso per i suoi innumerevoli flop in ogni settore, su cui non vorremmo soffermarci.

Passiamo direttamente a Di Matteo: l’uomo che non si presenta ai processi perchè si sente minacciato da Cosa Nostra, però va a teatro, ai convegni pubblici, ovunque ci sia gente, tanta gente…, tanto che viene da pensare che o lui sa di non rischiare nulla, o ritiene di non preoccuparsi per la sicurezza di chi siede a teatro con lui, ai convegni con lui, perchè si sa, se il tritolo deve arrivare, arriva anche a teatro. Insomma, quando Paolo Borsellino ebbe l’informazione che si stava preparando una bomba per ucciderlo, è cosa nota che egli iniziò a muoversi in Palermo anche in solitudine, nella speranza di potere essere ucciso da solo, cercando così di risparmiare la stessa fine persino agli uomini della sua scorta. Di Matteo invece di fronte allo stesso rischio annunciato, siede in seconda fila in un teatro sold-out.

 

Ci sembra evidente che i posti scomodi in procura, quelli che portano a fare indagini, praticamente A LAVORARE, siano mal visti da chiunque si sieda su quelle poltrone. La voglia di lavorare ha contraddistinto Ingroia, che per mesi ha preso lo stipendio senza fare nulla, e poi è toccato a Di Matteo, che imbastisce processi a cui non si presenta neppure. Poi c’è infine il Procuratore Generale di Palermo, tal Patronaggio, che, purtroppo bisogna dirlo, non fa i compiti a casa. Non legge le sentenze, ha scritto un appello sul processo Mori facendo del sarcasmo, rendendo un atto processuale una pagliacciata in vero stile. Scrive opinioni non tenendo conto di tutti gli elementi studiati dalla polizia scientifica e dai periti, come se fossero acqua sporca. Opinioni, non fatti. Ma questo Patronaggio non è un nome che ricorre nella ricerca di latitanti. Forse perché attaccare i ROS, e nello specifico gli uomini di Ultimo e di Mori, portano inevitabilmente a una sorta di impunità tacita, agevolata dalla stampa dei poteri forti e dagli ufologi professionisti.

 

Da tutta questa antimafia che fa passerelle, carriera, che nomina Falcone e Borsellino senza aver capito nulla del loro lavoro e del loro esempio, noi, francamente, ne abbiamo le palle piene. A noi non interessa vendere copie (come piace tanto a Travaglio) o fare audience (come fa Santoro) o salvare patrimoni rubati (come fa Ciancimino) o salire sul carro del più potente per sentirci potenti da essere indenni anche nei tribunali. Perchè ormai è cosa nota: se una persona dice “i ROS sono collusi”, è libertà di opinione, mentre se diciamo “il magistrato obbedisce agli ordini di Riina”, anche se all’atto pratico è vero perchè così è andata, si rischia di diventare imputati.

 

Noi siamo convinti che la volontà di Riina (che non parla mai, ma caso strano quando lo intercettano usa anche un italiano forbito, roba che chiunque abbia sentito le sue testimonianze sa benissimo che le parole riportate sui giornali sono altamente improbabili, a meno che non stesse leggendo un copione preconfezionato da altri) sia ora quella di dimostrare chi è il più forte, chi è che comanda. E per fare questo, ha creato una situazione tale da portare al banco degli imputati colui che ha contribuito al suo arresto. E le parole di Brusca, che all’avvocato Milio dice: “ringrazi il generale Mori per aver fatto fare a Riina la fine del topo”… difficile credere che siano veri ringraziamenti. Sono messaggi. Come quando dicevano a Falcone di “stare attento al sole e non andare al male, che il sole fa male” a ridosso dell’attentato all’Addaura.

 

Una cosa è certa: che Cosa Nostra non dimentica. Ma l’antimafia si. E di questo, tutti noi di censurati, siamo davvero stanchi. Se pagliacciata deve essere, rimanga circoscritta nei palazzi di potere. Noi torniamo nella strada, prendiamo le distanze da questi antimafiosi D.O.P. che si sentono al di sopra delle leggi, che possono dire e fare tutto, perchè sono amici/parenti/fan dei giudici morti ammazzati. E che stanno uccidendo per la seconda volta. Consapevolmente o meno. 

 

POST SCRIPTUM:  NOI DI TUTTA LA REDAZIONE DI CENSURATI.IT SOSTENIAMO I PROCURATORI DI PALERMO CHE VERAMENTE RISCHIANO LA VITA, QUALI LA DOTT.SSA TERESA PRINCIPATO E ALTRI ONESTI MAGISTRATI CHE NON SONO MENZIONATI NELL’ARTICOLO. A CHI LAVORA ONESTAMENTE E SENZA NECESSITA’ DI UN RIFLETTORE MEDIATICO ADDOSSO, TUTTA LA NOSTRA STIMA E IL NOSTRO SOSTEGNO. INCONDIZIONATO!

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