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Padroni di niente, servi di nessuno

Gemelli Diversi

burattiniPraticamente all’unisono, oggi sono stati pubblicati due articoli.

Uno su Micromega (http://goo.gl/BS7Vot) , e l’altro su Antimafia Duemila (http://goo.gl/YgypGW ).

Uno di Angelo Cannatà, l’altro di Nicola Tranfaglia.

Uno si intitola “Trattativa Stato-mafia: le congetture di Fiandaca e i fatti di Travaglio”, l’altro “La trattativa non si può negare”.

Ora, questi due articoli, con parole diverse, dicono la stessa identica cosa, talmente identica che sembra il lavoro di due studenti che hanno copiato maldestramente dagli stessi appunti.

Il messaggio  che i due articoli si propongono di esplicitare, è profondo: quello di Travaglio sulla trattativa, è un bel libro. Quello del prof. Fiandaca, invece no.   Il prof. Fiandaca sulla trattativa farebbe solo congetture, invece loro hanno appena letto Travaglio (ma guarda, forse lo hanno letto insieme) e riscontrano compiaciuti che lui non fa solo congetture, lui no. Tanto compiaciuti, che tutti e due insieme han dato mano alla penna per comunicarcelo.

E tutti e due insieme, con un livello di coincidenza quasi preternaturale, cercano di convincerci della fondatezza di quanto scritto da Travaglio, attribuendogli il merito dell’oggettività, con la motivazione che segue:

“(pp. 98-153). Si evidenzia, tra l’altro, che la trattativa ha salvato la vita di qualche politico ma ne ha sacrificate molte altre, come quella di Borsellino considerato un ostacolo, e delle vittime delle stragi del ‘93. “ (Cannatà)

alle pagine 98-153 si ricorda che la trattativa ha salvato la vita di qualche politico ma ne ha sacrificato molte altre, come quella di Borsellino considerato un ostacolo e quella di tutte le vittime delle stragi del 1993.” (Tranfaglia).

Quindi entrambi gli autori ritengono che Travaglio sarebbe stato in grado di provare l’esistenza di una trattativa illegale stato-mafia, nel momento in cui avrebbe illustrato ciò che la trattativa avrebbe prodotto (un capolavoro di logica, anzi, un doppio capolavoro), e cioè la salvezza della vita di qualche politico e la morte di Borsellino, che secondo loro sarebbero “fatti” e non congetture. Peccato però che il fatto che la vita di qualche politico sia stata salvata da una trattativa stato-mafia e soprattutto che Borsellino sia stato ucciso per la trattativa stato-mafia, resta ancora da provare, tanto che i due autorevoli ammiratori degli scritti di Travaglio omettono il piccolo dettaglio di citare quali sarebbero le prove atte a dimostrare che queste presunte conseguenze di questa presunta trattativa siano effettivamente circostanze reali e verificate.  Un dettaglio da nulla.

Poi c’è la chiosa finale, frutto evidente di un clamoroso caso di trasmissione del pensiero, o forse persino di metempsicosi, poiché entrambi i giornalisti chiudono indirizzando al prof. Fiandaca lo stesso, identico (è proprio il caso di dirlo, anche se uno lo fa citando Umberto Eco e l’altro “una vecchia massima”, che poi è la stessa della citazione di Eco), consiglio:

“ …un libro molto utile – contro gli eccessi del giustificazionismo – è I limiti dell’interpretazione di Umberto Eco. Scrive: “Le congetture andranno provate sulla coerenza del testo e la coerenza testuale non potrà non disapprovare certe congetture avventate.” Si parla di ermeneutica dei testi, certo, ma il discorso vale anche in ambito giudiziario. LE INTERPRETAZIONI NON POSSONO PRESCINDERE DAI FATTI. Lo consiglio per l’estate al professor Fiandaca.” (Cannatà)

“Ai colleghi Fiandaca e Lupo ricorderei una vecchia massima che è sempre valida, oggi come ieri: “LE INTERPRETAZIONI SONO NECESSARIE MA NON POSSONO PRESCINDERE DAI FATTI”. O sono io a sbagliare ancora una volta?” (Tranfaglia)

Praticamente come gemelli separati dalla nascita.

Come potrà Fiandaca evitare di ascoltare un consiglio addirittura doppio?

Noi qualche idea ci sentiamo di dargliela:  ad esempio, replicando con una doppia pernacchia.

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