Per fare i furbi bisogna innanzitutto esserlo

Tempi duri ci aspettano. Tempi in cui non ci sono più lettori attenti, ma pressapochisti dei social che pontificano e fanno i leoni da tastiera, a leggerli son tutti Socrate, ma nella sostanza non sanno nulla, e offendono il lavoro di chi ci mette mesi a studiare un fascicolo, un processo un qualunque dettaglio. Ed è per questo che vogliamo precisare una cosa: non accettiamo più passivamente le offese nè gli insulti. E’ bene anche (e lo dico anche con amore) che ognuno cominci ad assumersi la responsabilità di ciò che dice e scrive. E ora vi lascio all’articolo.

Buona lettura

 

Tempi di requisitorie, al processo di Palermo sulla trattativa, e quindi acceso dibatto sul web per i riassuntini della tesi formulati dai PM, anche se non c’è molto di nuovo, si tratta per lo più di cose già sentite e rigettate dalla Corte nella sentenza al processo recente – per lo stesso reato – contro Mannino, dove si erano sentite essendo però già sentite e rigettate dalle Corti nelle sentenze, al processo Mori-Obinu iniziato nel 2009,  dove si erano sentite essendo però già in buona parte sentite e rigettate dalla corte nella sentenza al processo Mori-Ultimo, chiuso con sentenza divenuta definitiva nel 2006.

Affermare però che si tratta di circostanze in larga parte già esaminate e negate  appunto in processi precedenti, non si può, senza rendere nervosi i fans della tesi della trattativa, che sui social network formano salotti in cui se la cantano e se la suonano tacciando di stupidità, di ignoranza, di servilismo,  di infamia, di corruzione, di collusione, di interesse personale, di tracotanza e, naturalmente, di mendacio, chiunque non si senta di prendere per buono, mettendolo in discussione,  il verbo della trattativa, professato dai PM più coraggiosi d’Italia.  Ma che dico, d’Italia.… Del mondo.

Così, nella foga emotiva, può capitare che qualcuno la faccia fuori dal pitale, ed è ad esempio il caso di tal E.B., che si è concessa il lusso di definire questo blog, Censurati, un “blog di menzogne”.

In una pagina pubblica di Facebook.

Ci ha pure messo il nome di Enrico Tagliaferro, collaboratore di questo blog e maniacale ricercatore della verità documentata, il quale naturalmente è pronto insieme a me a costituirsi in giudizio per la grave diffamazione.

Già, perchè ovviamente, per poter essere liberi di fare una simile affermazione, e quindi di infangare il prossimo, senza timori di querele, bisognerebbe che questo fosse un blog zeppo di menzogne.

Quanto meno zeppo, per poterlo definire “blog di menzogne”.

Così noi, che siamo molto civili e non vogliamo il male di nessuno, abbiamo concesso alla signora E.B. un termine di due giorni per indicarci almeno 2 (due) menzogne da noi inserite su questo blog. Una soltanto non basta, perché ha usato il plurale, ma chiedere alla nostra detrattrice di indicarne soltanto due, è un gesto di grande cortesia e magnanimità, perché la dicitura “blog di menzogne”, presupporrebbe invece che nel blog fossero inserite molte più menzogne, molte molte di più, almeno una o due per articolo, non certo solo due in totale.

Ma la nostra comprensione non si ferma qui. Poiché ci siamo resi conto che i 2 giorni concessi come termine cadevano di sabato e domenica, abbiamo deciso di prorogare alla signora E.B. il termine per indicarci ameno due menzogne da noi scritte sul blog sino alle 24 di martedì prossimo venturo, 23/01/18.

 

Nel contempo, vorremmo rammentare alla signora E.B. il significato dato al termine “menzogna” dal dizionario Treccani:

 

menzógna s. f. [lat. *mentionia, der. di mentiri «mentire»]. – 1. Affermazione contraria a ciò che si sa o si crede vero, o anche contraria a ciò che si pensa; alterazione (oppure negazione, o anche occultamento) consapevole e intenzionale della verità (in questo sign. è meno pop. di bugia, che indica, di solito, una mancanza meno grave)

 

Il dizionario “sapere.it”, la definisce semplicemente a questo modo:

menzógna  n.f. [pl. -gne] ( lett.) affermazione consapevolmente falsa:

 

Quindi, cara E.B., qui non si sta parlando di refusi, o sviste, o errori non rilevanti o non capaci di modificare sostanzialmente e intenzionalmente la realtà. No, lei, accusandoci di essere dediti alla “menzogna” ci ha accusati di mentire consapevolmente allo scopo di alterare la verità. In modo diffuso e continuo (“blog di menzogne”).

Noi, nonostante riteniamo grave la diffamazione, ed assolutamente irriguardosa nei confronti di chi ha passato per anni le notti a studiare per passione migliaia di pagine di atti giudiziari, sentenze, verbali istruttori, libri e articoli di giornale, proprio allo scopo di conoscere i fatti e riportarli fedelmente, le abbiamo concesso la possibilità di evitare una causa soltanto indicandoci 2, soltanto 2, esempi di menzogna, vale a dire due casi in cui, nei nostri articoli, lei riuscisse a dimostrare la presenza di alterazioni CONSAPEVOLI ED INTENZIONALI DELLA VERITA’.

In caso contrario, mancando all’appuntamento entro le 24 del 23 gennaio, avrà ancora tempo di esperire lo stesso tentativo di dimostrazione, ma in tribunale.

Cordialissimi saluti

Antonella Serafini

 

 

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About the Author

violinista per hobby, giornalista per dovere civico e morale, casalinga per lavoro, contadina del web e "colpevole" di questo sito antonella@censurati.it