Ultimo senza scorta, a chi conviene?

Sta facendo molto scalpore questi giorni la notizia secondo la quale al capitano che decapitò la mafia corleonese è stato deciso di togliere la tutela. Tempo fa ci fu un’iniziativa di alcuni carabinieri di Palermo del nucleo scorte, di offrirsi volontari per difendere la vita di Ultimo. Ma è da anni che Ultimo deve difendersi. Prima da attacchi giudiziari finiti male, poi da attacchi politici, poi dal fuoco amico, dallo stesso comando generale che lui da anni serve. E adesso, come già accaduto in passato, si passa a un altro tipo di aggressione: la revoca della tutela al colonnello De Caprio, già demansionato, punito per un arresto che gli ha reso la vita impossibile, aggredito da una politica che doveva servire il Paese e non se stessa. E rieccoci di nuovo a vedere lo stesso film di sempre. Quasi abituati, ma sempre schifati. Bene ha fatto Rita Dalla Chiesa a sollevare la domanda indignata sulle motivazioni della revoca, se sia giusto o meno. Cerchiamo di capirci di più.

Esiste dal 2001 un Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale, altrimenti detto UCIS, che è l’unico organo preposto all’assegnazione di scorte e tutele delle persone sottoposte a rischio incolumità. Di solito si riunisce una commissione centrale consultiva, presieduta da un direttore, ma composta da tutti gli organi di sicurezza. C’è un ufficio analisi che raccoglie informazioni sul rischio incolumità delle persone, sulla base delle quali il prefetto invia la proposta di assegnare, modificare o revocare la scorta alle persone sotto minaccia fisica. Anni fa, sia sotto interrogatorio davanti al giudice, sia nelle intercettazioni telefoniche effettuate agli uomini di Cosa Nostra, i corleonesi posero una taglia sulla testa del Capitano che arrestò Totò Riina.

Secondo memoria storica, le condanne di Cosa Nostra non hanno mai avuto una scadenza. Le tecniche sono sempre andate a buon fine, i magistrati di Palermo e carabinieri e poliziotti non graditi purtroppo potrebbero confermarlo ma sono morti troppo presto per poterlo raccontare. E una delle tecniche è la pazienza nell’attendere il momento giusto.

Cosa Nostra è un’organizzazione che dà molto peso a simboli e rituali, e la data del 3 settembre, giorno dell’omicidio del generale Dalla Chiesa, per togliere la scorta al capitano Ultimo, potrebbe essere casuale, ma non siamo uomini di Cosa Nostra, per cui non sappiamo trovare una giustificazione.

Abbiamo cercato di interpellare l’Ufficio preposto, però di sabato non lavorano. Di sabato le persone non rischiano la vita, quindi non c’è necessità di effettuare turnazioni. Deve essere per forza così.

Dopo l’omicidio Biagi, ucciso dopo che lo Stato gli ha tolto la scorta perché evidentemente la riteneva superflua per la sua incolumità, ci chiediamo e auguriamo che almeno nell’ufficio analisi non ci siano le stesse persone di prima, perché questa facoltà di poter togliere la vita, purtroppo per loro, appartiene solo a Dio. Sarebbe bello assegnare nomi e cognomi a chi ha deciso sulla sicurezza di Ultimo così come chi decise della sicurezza di Biagi, ma i cortigiani e le pecore di solito non hanno mai un’attitudine da leone, e vivono nascondendosi dietro sportelli timbri e scartoffie. La faccia la fanno esporre ad altri, perché la reputazione non si perde mai, quando si vive nell’ombra. Fuori i nomi. Dei responsabili della morte di Biagi e della condanna a morte di Ultimo.

In sintesi, se tagli devono esserci, che ci siano all’interno dell’Ucis. I funzionari incapaci fuori dai posti di rilievo. E pecore e cortigiani fuori dalle caserme. In nome del popolo sovrano. Rimane una domanda aperta. PERCHE’? A CHI CONVIENE?

 

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violinista per hobby, giornalista per dovere civico e morale, casalinga per lavoro, contadina del web e "colpevole" di questo sito antonella@censurati.it